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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 24
- Giulianova, 22
aprile 2005
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
- Frontespizio
dell'Opera omnia
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L’Opera omnia di Giannatonio Campano
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episcopus aprutinus
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di
Cinzia FALINI
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Il
presente lavoro, parte di uno studio più ampio, nasce dalla
osservazione, presso la Biblioteca comunale “Vincenzo Bindi” di
Giulianova, dell’esemplare
dell’Opera omnia di Giannantonio Campano: uno dei volumi di più
antica data conservato nelle biblioteche della nostra città. La figura
del Vescovo di Teramo è tracciata solo a grandi linee e in riferimento
esclusivo alla attività di emendator che il Campano svolse nella Roma
del Quattrocento.
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Il 31
ottobre 1495 viene stampato a Roma, presso la tipografia di Eucharius
Silber, l’Opera omnia di Giannantonio Campano curata da Michele
Ferno. Eucharius Silber è uno dei maggiori stampatori nella Roma di fine
‘400 e divide con Stephan Plannck e Johann Besicken la quasi totalità
delle pubblicazioni.
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Giannatonio Campano,
morto nel 1477, aveva ben conosciuto l’ambiente editoriale romano; negli
anni infatti tra il 1468 e il 1471 egli si era occupato della critica
textus come emendator.
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Sono
questi i primi anni della stampa a Roma; il 1467 è l’anno in cui i
chierici giunti da Subiaco, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz
pubblicano le Epistolae ad familiares di Cicerone, l’anno
successivo danno alle stampe cinque nuove edizioni e, nel 1469 ben
undici. Nel 1468 anche Ulrich Han inizia la sua attività; tedesco anche
lui e con un passato di copista, il 5 dicembre del 1468 stampa il De
oratore di Cicerone. In questa prima fase della stampa a Roma c’è
una grande saldatura tra intellettuali e stampatori testimoniata dal
fatto che, nella ristampa dei classici, eminenti figure di intellettuali
lavorano come emendator per gli stampatori; Sweynheym e Pannartz erano
affiancati da Giovanni Andrea Bussi De Rossi Vescovo di Aleria e Ulrich
Ran da Giannantonio Campano vescovo di Teramo.
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La
nuova tecnica di stampa aveva immediatamente affascinato e fatto
avvertire la sua portata innovativa. Il fermento intellettuale che la
circondava è ben evidenziato da una caratteristica “editoriale”: le
prime edizioni di Ulrich Han erano caratterizzate dalla precisione nel
segnalare giorno, mese ed anno di stampa; da un certo punto in poi, e
solo fino al 1471 anno nel quale finì la collaborazione tra l’editore ed
il Campano, al posto delle indicazioni relative alla data di stampa, Han
appose i famosi versi del Campano che iniziavano Anser Tarpeii...
che, giocando con la traduzione dalla parola tedesca hahn e il nome
dello stampatore Ulrich Han, si chiudono con Imprimit ille die
quantum non scribitur anno ad indicare che con la invenzione della
stampa Ulrich Han può stampare in un giorno quanto si riesce a scrivere
in un anno.
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Un
esame della produzione editoriale dei volumi che convenzionalmente
chiamiamo incunaboli (i volumi stampati fino al 1500) ci dice che la
loro produzione era essenzialmente in lingua latina (per una percentuale
pari al 77%), il 45% delle pubblicazioni era di carattere religioso,
oltre il 30% di carattere letterario, classico, medievale e
contemporaneo.
in questo ultimo ambito che si colloca l’attività di emendator di
Giannatonio Campano prima in collaborazione con U. Han e poi con Filippo
De Legnamine, con il quale emendò, nel 1470, Svetonio e Quintiliano.
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Campano svolse la sua attività di emendator fino alla partenza, nel
1471, per la Dieta di Ratisbona con la delegazione pontificia.
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Flavio Di Bernardo, eminente biografo del Campano, avanza la possibilità
che il Campano sia stato qualcosa in più di un emendator; le sue
asserzioni si basano sulla osservazione che, in alcuni casi, grandi
opere furono stampate per iniziativa di grandi intellettuali dell’epoca
che le commissionavano: sembra ad esempio che sia stato lo stesso
Torquemada a far venire a Roma Ulrich Han da Ingolstadt e a fargli
stampare le Meditationes.
Il Di Bernardo intravede nelle due personalità vicine al Campano,
Francesco Todeschini Piccolomini e l’Ammannati, due potenziali
collaboratori, ancorché solo per la parte economica, almeno nelle due
opere che Campano emendò per Filippo De Legnamine. Siamo nel campo delle
ipotesi, di certo sappiamo che per Ulrich Han il Campano lavorò solo in
qualità di emendator; di una cosa Di Bernardo sembra certo: che due tra
le prime personalità che attesero a questo compito, il Campano e il
Bussi, non furono presi dalla “mania di mutare e di correggere... anche
là dove non conveniva apportare variazioni”
rispettando fortemente il testo classico.
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Diciotto anni dopo la morte del Campano, a Roma, Eucharius Silber
pubblica la sua Opera omnia curata da Michele Ferno. Il volume
raccoglie tutte le opere del Vescovo di Teramo precedute dalla prima
biografia dell’autore, priva di fonti, composta dal Ferno. Ma chi era
Michele Ferno? Di lui (1465ca.-1513) sappiamo che fu correttore di bozze
presso la stamperia di Silber ma non sappiamo se la collaborazione sia
andata oltre la pubblicazione dell’Opera omnia del Campano che
certamente rappresentò per il curatore una fatica editoriale ed
economica a causa della difficoltà di reperimento delle opere.
Il Campano, aveva visto datata e stampata in vita, una sola opera:
l’orazione funebre per Battista Sforza, tenuta nel 1472 ad Urbino
l’Opera ominia contiene, come si evince già dal frontespizio:
Tractatus V, Orationes XV Epistolarum IX libri, Vita Pii,
Historia Brachii, Epigrammatum VIII libri.
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Prima
delle opere troviamo una serie di carte nelle quali riconosciamo: il
privilegio di privativa dell’editore, alcune poesie, un epitaffio per il
Campano e due lettere: una di Jacopo Antiquari a Michele Ferno ed una
lettera del Ferno all’Antiquari. Di Michele Ferno sappiamo inoltre che
si trasferì da Milano a Roma dove lavorò da avvocato mantenendo sempre
fervido l’interesse per le lettere e per la ricerca di manoscritti
interessanti; forse fece parte dell’Accademia di Pomponio Leto verso il
quale ebbe una venerazione e al quale dedicò, alla sua morte, un
componimento. Il Ferno fu in stretto contatto epistolare con Jacopo
Antiquari, segretario di Ludovico Sforza, il quale fu al centro di una
tela di rapporti con i più grandi letterati del tempo; egli aveva nei
confronti delle lettere e quindi dei letterati grande ammirazione e gran
rispetto, per questo motivo frequentò e coltivò lunghe e sincere
amicizie con letterati, artisti, che protesse, difese ed aiutò, anche
economicamente.
Iacopo Antiquari aveva conosciuto Giannatonio Campano, era stato prima
suo discepolo, negli anni tra il 1450 e il ‘60 nei
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quali
il Campano aveva insegnato e Perugia, e poi suo amico. L’Antiquari
condivise col Campano il progetto editoriale della pubblicazione
dell’Opera omnia
che vide il compimento, nel 1495, grazie alla operosità di Michele
Perno che non conobbe direttamente il Campano ma che ebbe il grande
merito di riunire tutte le notizie in suo possesso sul Vescovo di Teramo
insieme a tutte le opere scritte dallo stesso.
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Una
seconda edizione dell’opera venne stampata a Venezia, nel 1502 per i
caratteri di Bernardino Viani e Andrea Torresano.
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Una
ristampa anastatica dell’edizione romana di Eucharius Silber del 1495 è
stata data alle stampe nel 1969 dall’inglese Gregg Jnternational
Publishers di Farnborough.
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Un
esemplare dell’Opera omnia del Campano è conservato presso la
Biblioteca comunale “Vincenzo Bindi” di Giulianova e fa parte del
lascito “V. Bindi’ Nel Catalogo della collezione di libri ed opuscoli
riguardante gli Abruzzi od appartenenti ad autori abruzzesi donata al
Comune di Giulianova,
il Bindi stesso da dell’incunabolo la seguente descrizione: “Campano
Giov. Ant., Vescovo di Teramo. — Opera omnia etc. Impressum Romae per
Eucharium Sibar alias Franck, unius ipsius Michaelis Fern. Mediol. cura
corretione et impensa. Anno Christianae Salutis XCCCCXCV. Frontespizio
istoriato. Incunabolo. Magnifico e marginoso esemplare con lig. orig. e
l’ultima pagina, del pari istoriata, con figure simboliche impresse in
legno, ripieno di testimoni. Vi si legge la firma di Belisario Bulgarini,
patrizio di Siena. Rarissimo”.
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Troviamo una descrizione accuratissima dell’opera nella Biblioteca
storico topografica degli Abruzzi
di Camillo Minieri Riccio.
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La
descrizione del Minieri Riccio, accurata e meticolosa, descrive il
volume nelle sue parti essenziali e ad essa si rimanda per una lettura
attenta. Si è passati quindi a confrontate la descrizione del Minieri
Riccio, quella del Bindi riferita all’esemplare in merito, con
l’esemplare custodito presso la Biblioteca comunale di Giulianova.
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L’incunabolo osservato, risulta in buono stato di conservazione.
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Titolo: Plus in alieno. De te mox de me. Ne precor quid prius dato
lector uitio quamomnia intueare. Nani spero fore ut nisi cuncta abiicias
cogaris singola laudari. Continetur. Tractaus 5. Oractiones. 15.
Epistolarum. 9. libri. Vita Pii Historia Brachii. Epigrammatum 8. libri
Materia: carta
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Misure fogli: mm 205x310
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Misure specchio: mm 140x234
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Descrizione fisica: [304] c.; fol.
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Decorazione: Iniziali xilografate.
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Integrazioni a mano: no
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Lingua di pubblicazione: latino
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Note:
mancano le ultime due carte con l’explicit
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Note
di possesso: Ex libris di Vincenzo Bindi. Sul frontespizio l’indicazione
di Ignatij Constantij e la data 1678. Nell’ultima pagina il nome di
Bellisario Bulgarini e la data 1585.
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Il
Bindi ci definisce la legatura come originale, ma uno scollamento del
margine rivela l’utilizzo, all’interno, di carta con chiara calligrafia
ottocentesca; inoltre il Bindi, descrive quello che lui stesso chiama
ultimo foglio nel quale sono rappresentate “figure simboliche impresse
in legno”.
Dal confronto tra l’incunabolo, la descrizione di Vincenzo Bindi e
quella di Minieri Riccio notiamo che l’esemplare risulta mancante di due
carte finali nelle quali avremmo letto l’explicit: Characteri bus
Venetis impressum RomaeperEucharium Silber alis Franck unius ispius
Michaelis Ferni Mediolantr cura corretione et impensa. Anno Christianae
salutis MCCCCXCV Pridie Kla∞ s Novembris.
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Interessanti sono le note di possesso; in fondo all’ultima pagina
leggiamo: “Bellisarij Bulgarini Patricij senensis, et amicorum, emit
senis anno salutis 1585. Laus Deo Optimus Maximus semper et ubique” E
sotto una mano diversa: “Emit scilicet pretio soluto librorum octo
denariorum”.
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Il
volume quindi entrò nella biblioteca di Bellisario Bulgarini, nel 1585
al prezzo di otto denari, nel 1678 lo troviamo di proprietà di Ignazio
Costanzo mentre la terza nota di proprietà è l’ex libris di Vincenzo
Bindi.
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Di
Bellisario Bulgarini (Siena 1539-1619) della nobile famiglia senese
sappiamo che fu uomo di vasta e profonda cultura, appassionato studioso
ed esperto nello studio delle lingue antiche e moderne; fece rivivere a
Siena l’Accademia degli Intronati, fondata nel 1525 la quale assorbì,
nel 1603, l’Accademia degli Accesi fondata dallo stesso Bulgarini. La
sua fama è legata alla polemica, negli ultimi decenni del 1500, sul
valore poetico della Commedia di Dante originata da un’opera
divulgata in forma manoscritta nel 1572 a firma di Ridolfo Castravilla
(uno pseudonimo) il quale avanzava dei dubbi sulla poeticità dell’opera
dantesca; alcuni riconobbero nel Castravilla il Bulgarini stesso. I suoi
numerosi manoscritti sono conservati presso la biblioteca comunale di
Siena.
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Riguardo ad Ignazio Costanzo possiamo solo avanzare delle ipotesi che
sono ancora in fase di verifica. Non abbiamo inoltre notizia su quando
il volume sia entrato a far parte della biblioteca di Vincenzo Bindi.
NOTE
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In questa sede non si traccerà un profilo biografico del Vescovo
Campano per il quale si rimanda a: Lesca GGiuseppe, e Giov.
Campano detto l’tpiscopus apro tinus, Saggio biografico e
critico, Pontedera, Tipografia Ristori, 1892; Hausmann, F [Rank
Rutger], Campano Giannantonio, in Dizionario
Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia
Italiana, 1974, pp. 424-429; Di BERNARDO Flavio, Un Vescovo
umanista alla Corte Pontificia, Giannatonio Campano (1429-1477),
Roma, Università Gregoriana Editrice, 1975.
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L’emendator aveva il compito di confrontare i
vari codici per epurarli da eventuali errori compiuti dai
copisti in modo da ricondurre il testo alla forma originale
preparandolo per la stampa.
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Di BERNARDO Flavio, cit., p. 236.
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FEBVRE LUCIEN — MARTIN HENRY-JEAN, La nascita
del libro, Roma-Bari, Laterza, 1985, p. 317.
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Scrittura,
biblioteche e starnpa a Roma nel
Quattrocento. Aspetti e problemi. Atti del seminario, 1-2giugno
1979. Indice delle edizioni romane a stampa, 1467-1500. Città
del Vaticano, scuola vaticana di Paleografia, Diplomatica e
Archivistica, 1980, p. 9.
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FEBVRE LUCIEN — MARTIN HENRY-JEAN, cit. p.
215.
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Di BERNARDO, cit., p. 244.
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Per notizie biografiche su Michele Ferno si veda:
CERESA MASSIMO, Ferno, Michele, in Dizionario biografico
degli italiani, vol. XLVI, Roma, Istituto della Enciclopedia
Italiana, 1996, pp. 359-361.
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Come riferisce Di BERNARDO, cit, p. 5,
l’orazione venne stampata nel 1476 a Cagli, città soggetta ai
Montefeltro, da Bernardino Di Bergamo e Roberto di Fano; il
discorso che avrebbe invece dovuto pronunciare alla Dieta di
Francoforte fu stampato senza indicazioni cronologiche ma
comunque databile al 1487 circa quindi all’incirca dieci anni
dopo la morte del Campano.
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Iacopo
Antiquari (Perugia, 1444-45/Milano 1512), uomo politico di
grande onestà e correttezza viene ricordato per l’incessante
attività di protettore, confidente dei maggiori letterati
dell’epoca come il Filelfo, Aldo Manuzio e il Poliziano.
Maggiori notizie in BIGI Emilio, Antiquari lacopo, in
Dizionario biografico degli italiani, vol. III, Roma, Istituto
della Enciclopedia Italiana, 1961, pp. 470-472.
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CERESA MASSIMO, cit. p. 360.
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Bernardino Viani tipografo e Andrea Torresano
editore e tipografo sono attivi nella Venezia di inizi ‘500, il
Torresani diverrà prima socio e poi suocero di Aldo Manuzio il
vecchio alla morte del quale gestirà, temporaneamente e per
conto dei figli, la tipografia.
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BINDI VINCENZO, Catalogo della collezione di
libri ed opuscoli riguardante gli Abruzzi od appartenenti ad
autori abruzzesi donata al Comune di Giulianova da Vincenzo
Bindi, Pescara, R. Stab. Tip. D. De Arcangelis & Figlio,
1930-VIII, p. 72.
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MINTIERI RICCIO CAMILLO, Biblioteca storico
topografica degli Abruzzi, composta sulle proprie collezioni,
Napoli, Tip. Prigiobba, 1862; data l’indisponibilità di
questa edizione si è consultata la ristampa anastatica
dell’Editore Forni del 1968, pp. 122-125 in cui si legge una
descrizione precisa e minuziosa dell’opera.
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BINDI VINCENzO, cit, p. 72.
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Minieri, Riccio Camillo, cit, p. 125.
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Cft. Agostini Francesco, Bulgarini Bellisario,
in Dizionario biografico degli italiani, vol. XV, Roma,
Istituto della Enciclopedia Italiana, 1961, pp. 40-43.
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