La nostra copertina: “MADONNA DELLO SPLENDORE” di Lucio Monaco. Lucio Monaco, noto artista abruzzese d’avanguardia, è l’autore della nostra copertina. L’artista ha dato una interpretazione del tutto singolare dell’apparizione della Madonna, dalla quale però traspare appieno il profondo significato del miracoloso evento. Il giovane artista ha ricevuto di recente un prestigioso riconoscimento da parte del governo di una sua opera dal Ministro Maurizio Gasparri.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 24
Giulianova, 22 aprile 2005
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 
Autoritratto
 

Giuseppe Ettorre. Il pittore “sbrigliato”

di Stefania SEGRETI
foto di Pierino Santomo

Con Giuseppe Ettorre, un’altra personalità si aggiunge, al gruppo di protagonisti della storia artistica giuliese. Il suo nome era stato citato nel numero precedente di questa stessa rivista, in occasione della presentazione del pittore Clodomiro lezzi (Giulianova 1868- 1951)[1]. La stampa dei primissimi anni del Novecento, lo segnalava come promettente allievo nello studio di lezzi, esecutore di un ritratto del padre morente di quest’ultimo. Simili notizie provenivano da precise indicazioni bibliografiche, in particolare da un breve ma importante saggio steso nel 1909 da Luigi Savorini, tra i primi, presumibilmente, a tracciare un profilo della attività giovanile del pittore, rivelando, contemporaneamente, le sue precoci qualità di paesaggista e ritrattista. Da un anno a questa parte, però, le informazioni intorno all’artista si sono arricchite di altre testimonianze, tali da autorizzarci una prima schematica descrizione del suo operato. La nostra indagine su Giuseppe Ettorre prende avvio concentrandosi soprattutto sui dati cartacei piuttosto che su quelli visivi, anche se sono state allegate, a corredo di questa sintetica presentazione, alcune sue opere. Troppo lacunosa risulta infatti la sua produzione pittorica, dispersa nelle collezioni esistenti fuori e dentro la nostra regione. La documentazione a nostra disposizione comprende attestati, diplomi, riconoscimenti, scritti sull’artista e dello stesso, manifestatosi, nel corso della sua esistenza, anche come attento promotore di situazioni artistiche, autore di drammi teatrali a sfondo politico. Questi ultimi aspetti fanno emergere l’immagine per molti versi ancora tutta da definire, di una personalità molto complessa, animata da forti ideali ideologici che lo porteranno per due volte a lasciare l’Italia per gli Stati Uniti d’America. In questo paese continuerà la sua attività di pittore, riscuotendo notevoli consensi anche come commediografo con l’opera Il Garibaldino di ieri e l’ardito di oggi rappresentato nel 1935 a Youngstown nello Ohio[2]. Il dramma prende lo spunto dagli eventi della I guerra mondiale, declinati dall’autore in chiave profondamente patriottica, appellandosi ai principi della passione e dell’impegno civile. Tali determinati valori erano stati gli argomenti centrali di un preciso filone storico inaugurato dalla pittura risorgimentale, una sorta di pietra di paragone con cui si misuravano ancora le diverse tendenze artistiche della fine del secolo. L’Ottocento si concludeva proponendo agli artisti nuovi percorsi tematici e la possibilità di aggregazione in varie direzioni.

Paesaggio
 
Paesaggio
   
La morte di Chopin
   
Paesaggio marino
   
Paesaggio marino
   

Giuseppe Ettorre nasce a Giulianova nel 1887 da Andrea, primo segretario della sezione socialista locale, e da Splendora Crocetti[3]. Il padre ci sembra il maggior ispiratore del futuro orientamento del figlio, ricordato da Riccardo Cerulli come un attivo rappresentante delle forze politiche più progressiste, volte a denunciare, agli inizi del Novecento, il grave stato di degrado ambientale e sociale vissuto nel piccolo abitato giuliese. Una denuncia che diventa a poco a poco unanime e avvincente condotta all’insegna del cambiamento, da una precisa classe di uomini politici e intellettuali, preparati e molto determinati nei loro propositi[4]. Nel 1903, dopo l’iniziale tirocinio compiuto nello studio di Clodomiro Iezzi, viene inviato dai genitori, su suggerimento molto probabilmente dello stesso, a studiare nella capitale[5]. A Roma frequenta i corsi alla Libera Accademia del Real Istituto di Belle Arti con molto profitto, come apprendiamo nell’attestato rilasciato nel marzo del 1907[6]. Nel documento firmato da Dario Querci (Messina 1831 – Roma 1918) oltre al gratificante giudizio sulle riconosciute qualità artistiche del giovane Ettorre, non appaiono ulteriori informazioni sul suo conto. L’anziano Dario Querci, un celebrato pittore di storia, specialista di opere con soggetti storici e risorgimentali, era anche un paesaggista della Campagna Romana, meta di molti artisti fra i quali Ettore Ferrari, direttore dell’ Accademia di Belle Arti. Ferrari fu tra i fondatori nel 1904, del gruppo dei XXV della Campagna Romana, frequentata dal 1870 insieme al pittore Onorato Carlandi[7]. Scarse sono le notizie sull’artista del periodo romano. Nel 1909 organizza, a Giulianova, una delle sue prime mostre, esponendo una quindicina di opere a carattere paesaggistico, scegliendo come tema prevalente i dintorni della sua città nativa. Esegue a questo proposito l’opera dal titolo il Convento di Mosciano e altre ancora, prese da vari punti di vista e una Veduta della vallata di Fiesole dalla collina del Pino[8]. A Castellammare Adriatico un decennio dopo crea insieme ad altri artisti L’Associazione artisti e giornalisti, che dà origine nel 1921 all’Esposizione d’arte abruzzese, ispirata al modello espositivo romano della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti[9]. Potremmo concludere questa breve disamina, attribuendo a Giuseppe Ettorre vari meriti. Primo fra questi quelli di aver introdotto, nella nostra città e nell’ Abruzzo, i presupposti per la nascita di una nuova dimensione culturale, contribuendo, con la sua intelligenza raffinata e critica al tempo stesso, a elevare artisticamente il nostro territorio. L’altro merito va ricondotto nel fatto che è stato uno dei primi a documentare l’immagine della nostra città, consegnataci insieme al suo maestro Clodomiro lezzi, nei toni idilliaci dei lavoratori delle campagne limitrofe, nelle albe e nei tramonti, nelle marine burrascose e desolanti.

NOTE

[1] Segreti 5., Clodomiro Iezzi, in “La Madonna dello Splendore’ a cura di 5. Di Diodoro, M. Orsini, P. Santomo, Giulianova, 2004, n. 23, pp. 55-59.

[2] Rappresentò inoltre sempre negli Stati Uniti, Rimorso del 1935, Sangue emigrato, e Amore per Mariuccia.

[3] Cfr., Cerulli R., Giulianova 1860, Teramo, Abruzzo Oggi, 1968, pp. 325- 326.

[4] La vivacità di questo periodo è stata ricostruita con molta pertinenza dallo stesso Cerulli. Numerose sono le persode, i fatti e le situazioni che emergono da questo complesso quadro storico. Ricordiamo a questo proposito Bartolomeo Cichetti, pittore e direttore del settimanale Il Fuoco (1901- 1903), organo del partito socialista locale. Altre interessanti figure si evidenziano in questo accesissimo contesto politico, tra i quali lo scultore Raffaello PagI iaccetti, l’ormai anziano Francesco Contald,, notaio e traduttore, Giuseppe De Bartolomei, avvocato, un radicale appoggiato dagli intellettuali citati. Si veda a tal proposito Cerulli, op. cit. pp.325-328.

[5] Negli ultimi anni dell’ottocento Clodomiro lezzi era molto impegnato nella capitale romana con vari lavori: il Diogene e un Tramonto Abruzzese esposto quest’ultimo alla mostra della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti. I rapporti con Roma era stati intensificati da lezzi, poiché, proprio in quel periodo, apprendeva dal pittore romano Cesare Mariani, la tecnica dell’affresco. CfL Rassegna Adriatica, Al. 1900, p. 85.

[6] Cfr., Il certificato di frequenza rilasciato dalla Real Accademia di Belle Arti di Roma, datato 9marzo 1907.

[7] Ferrari, in “Dizionario biografico degli italiani’ Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1996, voI. XLVI, pp. 550-555.

[8] Vedi lo scritto di Savorini L., Sulla soglia dell’arte. L’esposizione dei primi lavori di un giovane pittore, in “L’italia CentraIe’ A. Xli, n. 100, 14-15 dicembre 1909

[9] Apprendiamo queste notizie da un articolo pubblicato da un quotidiano purtroppo pervenutoci acefalo, presumibilmente databile intorno alla metà degli anni Quaranta.

 
Bibliografia
Rassegna Adriatica, AI., 1900
Attestato di frequenza rilasciato dal Real Istituto di Belle Arti di Roma, Roma, 1907
Savorini L., Sulla soglia dell’arte. L’esposizione dei primi lavori di un giovane pittore, in “Ultalia Centrale” A. XII, n. 100, 14-15 dicembre 1909
Cerulli R., Giulianova 1860, Teramo, Abruzzo Oggi, 1968, pp. 325-326
Damigella A. M., La pittura simbolista in Italia. 1885-1900, Torino, Einaudi, 1981
Ettore Ferrari, in “Dizionario biografico degli italiani’, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1996, voL XLVI, pp. 550-555
Segreti S., Clodomiro lezzi, in “La Madonna dello SpIendore” a cura di S. Di Diodoro, M. Orsini, P. Santomo, Giulianova, 2004, n. 23, pp. 55-59