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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 24
- Giulianova, 22
aprile 2005
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
- f. 47 dal Codice
Coelestinia (XVI secolo), Biblioteca Malaestiana di Cesena
- Particolare del
Codice Coelestina, (XVI secolo), biblioteca Malaestiana di Cesena
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Dal codice
Coelestinia a Santa Maria dello Splendore
Il
monastero giuliese conquista nuovi anni: 1523
di Lucia
PALAZZI
Il codice
membranaceo Coelestinia del XVI secolo, conservato presso la
Biblioteca Malatestiana di Cesena,
costituisce un inedito, dal punto di vista contenutistico, per la
ricostruzione della storia del monastero celestino di Santa Maria dello
Splendore di Giulianova.
Il
manoscritto, fermato con catena al pluteo di sinistra della quattrocentesca
biblioteca, è esemplare in originale sebbene non si presenti interamente in
buono stato di conservazione ma è integro in quanto al contenuto che
l’amanuense cinquecentesco poté e volle scrivere. Fra Giacomo da San Severo
esemplò
questo codice iussu, ordine et obedientia del superiore generale dei
celestini fra Pietro da Eboli nell’anno 1523.
Il
codex “è forse una delle tante copie eseguite per istruire i capitolari
sullo svolgimento dei capitoli, e i visitatori sul modo di effettuare le
visite e avvertire i superiori delle tasse di cui era gravata la casa cui
presiedevano”.
Proprio nella sezione dedicata al computo delle tasse che le singole
fondazioni dovevano corrispondere alla casa madre si trova menzione della
fondazione giuliese dove il titolo in inchiostro rosso
segna: Taxa ordinaria Reverendissimi Domini Abbati pro tempore existentis
sibi debenda post primam que in capitulo solvitur generali, noviter
composita et revisa a reverendispatri bus visitatori bus et a senioribus ex
antiquis modernisque registris ac originalibus moderata, traducta, exemplata
semper servanda, concessa a admissa per R. patrem Dominum abbatem f
Petrum de Ebulo anno domini 1523. Santa Maria dello Splendore è posto in
elenco tra i monasteri celestini paganti e per esso è esplicitato il
numerario da corrispondere alias tareni due. I monasteri erano soliti
versare una quota secondo una proporzione stabilita di visitatori e
seniori
, nonché secondo criteri evidentemente di possibilità economica delle
singole case.
La
diffusione dell’ordine celestino nel teramano risale al periodo compreso tra
la fine del sec.XV e l’inizio del sec. XVI ed è certamente più tarda
rispetto a quella avvenuta nelle altre province d’Abruzzo; le fonti
consentono di individuare con certezza i seguenti monasteri: Sant’Onofrio di
Campli (1489), Santa Maria di Meiulano di Corropoli (1497) con la dipendenza
di San Benedetto a Gabiano e Santa Maria dello Splendore di Giulianova.
Merita altresì di essere menzionato Sant’Antonio in Montone,
monastero appartenuto ai monaci di San Antonio abate e tenuto nel secolo XVI
dai celestini subentrati nel cenobio. Ancora dal codice Coelestinia
apprendiamo che esisteva anche il locus di San Giacomo di Montone
Per completezza, vanno citati altri due monasteri, per i quali in assenza di
precise testimonianze documentali la presenza dei celestini può essere solo
ipotizzata: San Silvestro di Aielli in Montorio
e Santa Maria di Melantino di Campli.
Nel corso
del XVI secolo la congregazione celestina rallenta il processo di
espansione, consolidando la propria struttura organizzativa; tali
cambiamenti sono testimoniati nel codice di Cesena che documenta, infatti,
le nuove province di terra d’Otranto, di Pescara e di Umbria.
La provincia celestina ultra Piscariae costituisce la circoscrizione
territoriale nella quale il monastero dello Splendore è aggregato con i
monasteri dell’area adriatica quali le fondazioni di San Benedetto di Campli,
Santa Maria di Meiulano di Corropoli, San Giacomo di Montone.
L’importanza del codice Coelestinia è considerevole in quanto
consente di retrodatare ancora di qualche anno, rispetto alle testimonianze
documentarie raccolte dalla storiografia fino a questo momento, l’esistenza
del monastero di Santa Maria dello Splendore ed aggiunge un altro tassello
documentario al variegato e lacunoso mosaico della storia del cenobio
giuliese.
La
menzione di Santa Maria dello Splendore in Coelestinia nell’anno 1523
ci avvicina ad un’altra attestazione documentaria del monastero: il lascito
testamentario del duca Andrea Matteo Acquaviva d’Aragona datato 4 novembre
1525 ed in parte emesso a favore della comunità celestina. Il documento
certifica a “Santa Maria delo Sbendore de Julia nova”
un legato con beneficio di 10 once di 60 carlini; il cenobio giuliese
ottiene così la protezione degli Acquaviva
e il monastero celestino risulta essere l’unica realtà della cittadina di
Julia a trarre vantaggio dal testamento.
L’interesse nei confronti di Santa Maria dello Splendore da parte dei duchi
Acquaviva conferma la particolare devozione alla Vergine impressa perfino
nell’emblema araldico della famiglia. Nelle intenzioni degli Acquaviva la
novella julia avrebbe rivestito il ruolo di ultimo baluardo
spirituale del Regno sulla strada verso Loreto, quasi di fiancheggiamento al
più grande santuario mariano.
Notevole risulta l’impronta acquaviviana sulla fondazione dei monasteri
celestini teramani, basti pensare a Santa Maria di Meiulano di Corropoli
ed al cenobio di San Benedetto a Gabiano.
Ulteriori
attestazioni sull’esistenza del monastero di Santa Maria dello Splendore
sono rintracciabili tra i documenti dell’ordine Celestino; in primis
nel volume di lacopo da Lecce - abate generale dal 4 novembre 1545 al 20
maggio del 1547- Le cerimonie dei monaci celestini, con la vita di
Celestino quinto loro primo padre
stampato a Bologna nell’anno 1549 per i tipi di Anselmo Giacarello. Al
termine della trattazione l’abate stila un elenco dei monasteri celestini,
seguendo nella successione la distribuzione territoriale delle singole
fondazioni raggruppate in ben organizzate circoscrizioni provinciali;
l’organizzazione territoriale celestina riportata dall’alethynus
appare immediatamente più articolata rispetto a quella presente nel codice
Coelestinia a riprova - come si è detto sopra - della lunga e
complessa gestazione delle province dell’ordine. Santa Maria dello
Splendore, inserita nella ormai ben definita provincia oltra Pischaria,
conta una famiglia monastica di due presenze. In secundis,
nell’opuscolo Gli articoli e brievi dei monaci celestini
impresso a Napoli nel 1552 da Raimondo D’Amato contenente in calce le
voci capitolari che eleggono il nuovo abate e che presiedono al capitolo
secondo l’organizzazione provinciale di appartenenza.
Bisogna ora compiere una precisazione in merito alle riflessioni compiute
dal Cerulli
dedotte dal “rotolo delle voci” sulla comparazione delle qualifiche del
prior e del vicarius; a detta dello storico giuliese, andrebbe
considerato “un elemento finora non approfondito” il fatto che il rettore
del monastero dello Splendore sia denominato prior e non vicarius;
la presenza di un priore attesterebbe una radicata presenza dei
celestini a Giulianova e che già nell’anno 1552 “erano trascorsi parecchi
anni dall’apparizione della Vergine” apparizione da sempre accreditata
all’anno 1557 sulla base della Cronaca di Pietro Capullo.
La
suddetta precisazione concerne la terminologia delle cariche all’interno
dell’ordine Celestino che sebbene abbastanza varia nei primi anni del suo
sviluppo,
si trasforma sulla base di un’accresciuta esigenza organizzativa; da una
disanima della struttura interna dell’ordine, si evince che fino all’anno
1616 il titolo di abate spettava al supremo moderatore dei celestini, mentre
tutti i superiori locali erano denominati indistintamente prior anche
le abbazie preesistenti, una volta aggregate all’Ordine, venivano ridotte a
priorati.
Inoltre, sebbene nel rotolo delle voci il monastero di Santa Maria dello
Splendore figuri nominato “e sia pure soltanto sub 106, numero peraltro non
ultimo” - afferma il Cerulli — va precisato che l’elenco delle voci non
segue un ordine di importanza bensì una semplice organizzazione
territoriale. Sulla base di altri studi, il Cerulli è portato a retrodatare
la datazione del miracolo della apparizione
riportata nella Cronica del Capullo, vista la documentata esistenza
del monastero anteriore al 1557; l’analisi critica sin qui condotta porta
invece a ipotizzare una eterogenesi dei fini: da un lato la storia del
monastero celestino, dall’altro la vicenda dell’apparizione collegata più
alla guerra del Tronto
del 22aprile 1557,
che alla correlazione con la fondazione del cenobio celestino. Infatti, da
una lettura delle fonti documentarie celestine si apprende che:
Primieriamente distinguo li Monasteri della nostra Congregazione in tre
Classe et Ordini. Primo: Molti si chiamano con il titolo di San Spirito come
[…] Secondo: Molti altri sono edificati sotto il titulo di Santa Maria, come
per esempio Santa Maria di Collemaggi dell’Aquila, Santa Maria di Trivento,
Santa Maria della Civitella di Chieti, d’Agnone, di Capua, della Lama, et
altri simili. Terzo: Altri sono sotto il titolo di San Pietro Celestino,
come[…]
Quindi dedicare un monastero celestino alla Vergine era una delle più
ricorrenti forme di intitolazione.
Tale interpretazione potrebbe riabilitare la Cronica del Capullo
scritta a più riprese tra il 1657 e il 1674, anni troppo vicini ai fatti
narrati per incorrere nel grossolano errore imputatogli dalla recente
storiografia locale. Non è questa la sede per una attenta esegesi del testo
del priore aquilano che andrebbe supportata e comparata con le fonti
documentarie, per troppo tempo lasciate da parte; all’interno di una
ricostruzione della storia e dello sviluppo della comunità monastica
giuliese non è più possibile prescindere da esse.
(Footnotes)
Il
codice non compare vergato solo dalla mano di Giacomo da San Severo,
infatti, sono numerose le aggiunte di mani posteriori risalenti fino
alla seconda metà del sec XVII e, per lo più, presenti nel
catalogus abbatum posto in calce al manoscritto nel quale
l’ultimo abate segnato è Ilario Spighi, abate generale dall’anno
1651 all’anno 1654
L.
NOVELLI, Un manoscritto..., cit,. p. 241.
Il
manoscritto riprodotto in apparato presenta, oltre al titolo in
inchiostro rosso, le iniziali filigranate e miniate a pennello
bicrome, rosso e blu alternati, con svariati ornamenti in foglia
oro; sono inoltre visibili segni di paragrafo in turchino con
riempimenti in oro.
In
Coelestinia si legge che nel terzo e ultimo giorno del
capitolo generale l’abate assegna i vari uffici, quali ad esempio:
l’ufficio di visitatore, con incarico triennale, prevedeva la visita
ai monasteri della circoscrizione territoriale di appartenenza;
mentre, l’ufficio del senior, anch’esso triennale, rappresenta i
saggi della congregazione custodi delle fondamenta spirituali della
loro religionem. Cfr. U. PAOLI, Fonti per la storia della
Congregazione Celestina nell’Archivio Segreto Vaticano, Cesena,
2004, pp. 101, 110.
La
copia autentica del testamento è conservata oggi nell’Archivio
Caetani di Roma, Fondo generale, 4 novembre 1525, 156890; il
monastero è nominato alla carta 22r, questo documento è segnalato e
trascritto nel volume di M. Bevilacqua, Giulianova. La
costruzione di una "città ideale” del Rinascimento teorie
committenti cantieri, Napoli, 2002.
L. ZANOTTI, Digestum..., cit., 2.2, p. 592; per un puntuale
studio sul Digestum dello Zanotti si rimanda a L. PALAZZI,
Sulle tracce di Ludovico Zanotti da Cesena attraverso la
documentazione celestina degli archivi abruzzesi, nel volume in
corso di stampa dal titolo Da Celestino V all’Orda Coelestinorum,
da parte della Deputazione Abruzzese di Storia Patria e del
Dipartimento di Studi Medievali e Moderni dell’ Università degli
Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Inoltre, sull’intitolazione
di monasteri celestini vedi anche A. Frugoni, Celestiniana,
Roma, 1991, rist. an. dell’edizione del 1954, con introduzione di C.
Gennaro (Nuovi Studi Storici, 16).p. 13.
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