La nostra copertina: “MADONNA DELLO SPLENDORE” di Lucio Monaco. Lucio Monaco, noto artista abruzzese d’avanguardia, è l’autore della nostra copertina. L’artista ha dato una interpretazione del tutto singolare dell’apparizione della Madonna, dalla quale però traspare appieno il profondo significato del miracoloso evento. Il giovane artista ha ricevuto di recente un prestigioso riconoscimento da parte del governo di una sua opera dal Ministro Maurizio Gasparri.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 24
Giulianova, 22 aprile 2005
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 
 
Emidio Magazzeni, Maria Manetta Roberto Bianchi, addio!
 
di Mario ORSINI, Pierino SANTOMO, Sergio DI DIODORO
 
Se ne sono andati via così, in punta di piedi come, d’altronde, era nel loro stile di vita. Nel giro di un anno abbiamo perso Mimì, Maria e Roberto, cosa che ha creato in noi un grande vuoto, difficile se non impossibile colmare. Erano, Mimì Magazzeni e Maria Manetta, attivi collaboratori della nostra rivista; era, Roberto Bianchi, membro, anche lui attivissimo, dell’Associazione “Padre Candido Donatelli”, dove spiccava per molte doti difficilmente eguagliabili. Bontà, discrezione, generosità lo distinguevano e lo rendevano una persona “speciale”.
Che dire di Mimì e di Maria? Erano persone con le quali avevamo spesso a che fare per via della rivista “Madonna dello Splendore”. Ad essa dedicavano parte del loro prezioso tempo e vivido ed intelligente è il solco da loro tracciato. Si avvicina la presentazione del 24° numero di “Madonna dello Splendore”; come si fa a dimenticare Mimì Magazzeni mentre recita la sua poesia lasciandoci, spesso, con gli occhi umidi dalla commozione? Caro Emidio chi ti sostituirà? Chi sostituirà il tuo bonario viso che sprizzava tanta simpatia? Nessuno, certamente! Anche perchè quel giorno tu, Maria Manetta e Roberto Bianchi sarete lì, con noi, a seguire la cerimonia della presentazione della Rivista; ad essa non mancavate mai come pure, ne siamo certi, ad essa, non mancherete mai.
Addio, Emidio Magazzeni, Maria Manetta, Roberto Bianchi, resterete sempre nei nostri cuori!
Di seguito vari interventi, tutti intesi a ricordare affettuosamente i nostri cari amici scomparsi.
 
Emidio Magazzeni
 
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Un ricordo scritto con il cuore
Emidio Magazzeni, l’uomo, il poeta e l’artista, a metà
strada fra la natia Ornano e l’adottiva Giulianova
 
di Luigi BRACCILI
 
E’, bene dirlo subito:non c’ è nulla di più gratificante del fatto di avere l’opportunità di ricordare un fraterno amico che non c’è più in una rivista come questa, che esce annualmente, ma che è dedicata ai secolari festeggiamenti dedicati alla Vergine dello Splendore, un organo di stampa che il ricordato amava tanto da dedicargli, da sempre, collaborazione e perfino sostegno economico sotto forma di pubblicità elargita, insieme alla coniuge Renata, in riferimento alla loro bottega d arte e di antiquariato.
A questo punto, per ricordare integralmente Emidio Magazzeni occorrerebbe che chi scrive questa nota possedesse doti saggistiche che non ha ed ampiezza di scrittura sulla quale non può contare soprattutto per non rubare spazio altrui. Chi era “Mimì”? Tante personalità insieme.
Era stato docente della scuola primaria appassionato e preparato, era antiquario raffinato, poeta dialettale ispirato, paroliere delle canzoni della musica popolare ed esperto di arti figurative.
E poi ancora uomo aperto alle varie attività sociali come presidente del “Lyons club”, come membro della commissione della toponomastica cittadina, presentatore nelle esibizioni della “Corale Braga”, fine dicitore nelle trasmissioni televisive varie ed autore di conferenze e conversazioni sempre da ammirare e ricordare. E l’uomo ? Se esistesse un misuratore di commozione sarebbe stato utile a monitorare quante persone lo hanno pianto durante il suo affollatissimo funerale che ha avuto luogo nello scorso settembre nella chiesa dei Benedettini di Giulianova.
Amava alla stessa maniera il suo paese di nascita, la piccola Ornano Grande di Colledara, ubicata alle falde del Gran Sasso, proprio sotto “montecurne’ come lui stesso lo chiamava e la sua città di adozione lambita dall’Adriatico quella Giulianova che in una sua poesia in vernacolo così gratificava “...Na perle, ammerate da tutte/ s’affacce brillante ndà ‘n’òstreche/ pusate dall’onde a la punte / dell’acque e a li pite dell’orte/ Com’era verso la famiglia ? Ha portato avanti, insieme all’inseparabile Renata, ben cinque figli, ma vi prego, non prendete questa come una considerazione numerica perché quei figli, nel salire le faticose scale sociali, hanno toccato punti elevati sotto tutti i punti di vista con un comune prestigio sull’esempio dei genitori. Ad ogni buon conto, non va taciuta la venerazione che Mimì aveva per i fratelli, il gemello Adolfo che a Philadelphia sentiva fisicamente le sue sofferenze ed Ermando, da tutti ricordato come il “cantore del Gran Sasso” Ebbene Mimì ha tenuto per lungo nel cassetto i propri versi dialettali rifiutandosi di pubblicarli: gli sembrava di operare uno sgarbo all’adorato fratello. Ha atteso quasi vent’anni prima di pubblicare la sua raccolta (“Acque de rocce” ed. Andromeda- 2002).
Il suo “palmares” appare zeppo di premi ambitissimi. Ne sottolineiamo uno solo a scopo indicativo: il primo premio al “Festival della canzone folkloristica abruzzese” (1987). Visto che questa rivista ha lo scopo di presentare la secolare festa di primavera e di fede dedicata alla Vergine dello Splendore che apparve al contadino Bertolino per chiedergli l’erezione del
Santuario, voglio concludere con una breve ma autentica descrizione di come viveva Mimì Magazzeni questa festa.
Consideratelo pure un “reportage” affettuoso, ma tant’è, mi sposto ancora oltre, questa notazione può anche essere interpretata come promessa, non singola bensì cumulativa insieme a quell’... esercito di amici sui quali il nostro Mimì ha potuto contare.
Era lì, il giorno della vigilia della festa, sotto i portici del Santuario per unirsi a coloro che... prelevavano la statua dorata della Vergine ed accompagnarla nell’interno del Duomo dedicato a San Flaviano. La mattina seguente, giornata della festa, si trovava puntuale sotto il “cupolone” e seguiva senza mai staccarsi lungo l’itinerario di fede, di devozione e di tradizione. Poi la batteria fragorosa e la Messa officiata sulla terrazza della “Posillipo d’Abruzzo” In quella occasione in casa Magazzeni si pranzava, “semel in anno” piuttosto tardi. A sera, fino allo sparo, il musicologo Magazzeni, restava sotto l’artistica “cassarmonica” in piazza Buozzi, il salotto buono di Giulianova Alta, a... centellinare le note delle migliori bande musicali di giro abituate da più di un secolo ad esordire sulla collina giuliese. Concedetemi una chiosa: riuscirà il “compare” Emidio ad accettare questo mio ricordo ? Io l’ho scritto e lo unisco alla mia preghiera perché possa godersi il premio del giusto.

Emidio magazzeni (a destra) mentre conversa con Luigi Braccili (a sinistra)

 

‘Nu cavallone bianche,
da lundane,”
(foto di Pierino Santorno)
 
 
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Una poesia di Emidio magazzini
 
LLU SONNE
 
Quel sogno - La bella stagione invita al mare per rivivere un sogno lontano, quello dell’adolescenza che i cavalloni sempre riportano al largo.
 
La ‘nvernate ha passate e lu culore
de lu ciele ha cagnate.
Fere1 pe ll’arie na strana vulije,
nda nu vente addurose
che trascine a l’amore e a la fatije,
che fa penz a dumane
nda a na zuppire ch’arfrulle2 di ‘ddore.
 
Lu mare - finalmente! - s’arepose;
dope tante battaje,
si calme; lasse la cappe d’argente
 e si veste d’azzurre;
si sdrajje su la rive, tra la ggente;
si vede lu respire:
è nda lu jurne appresse chi si spose.
 
Giuvinutte e fandelie corre e cante:
so nda fiure e farfalle
ch’addore e n’ole dentre a nu giardine
refà vatte3 lu core
come lu sone lundane, argintine,
di nu firrare a notte
che fatije cuntente e sude e ncante.
 
Pure llu sonne che facce da n’anne
s’aresvejje de-botte.
Nu cavallone bianche, da lundane,
s’avvicine a la rive.
Llu sonne, allore, piane piane piane,
jje sajje ‘n groppe e parte,
filice. Forse arevè nghe l’affanne.
 
1 Fere: tira, spira, soffia
2 Arfrulle: ribolle, sbocca
3 Vane: battere
   
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Ultimo saluto ad Emidio (Mimì) Magazzeni Chiesa S. Volto 20 settembre 2004
 
Di P. Fortunato RADICIONI OSB. Silv.
 
Caro Mimì. permettimi di chiamarti ancora una volta così, ci hai lasciato in fretta, troppo in fretta. Il più grande nemico dell’uomo, la morte, ti ha rapito, strappato con violenza ai tuoi, a noi tutti, alla nostra città, alla nostra sincera amicizia.
Non riesco ancora a capacitarmi di quanto avvenuto. Ma sono certo, e questo mi consola, che sei e rimani sempre tra noi, perchè la tua vita non è tolta, ma trasformata.
Più di una volta in questi ultimi giorni ci siamo incontrati sul letto della sofferenza, abbiamo pregato insieme, ci siamo fatti coraggio, abbiamo affidato tutto alla misericordia del Padre celeste, che certamente non turba la pace dei suoi figli se non per prepararne un’altra migliore.
Come l’ape che si posa dolcemente qua e là sui fiori per succhiare il dolce nettare, così ora la mia mente in queste ore pensierose va rivisitando quei momenti trascorsi insieme nella Galleria d’Arte, sotto l’albero ombroso antistante la tua casa, qui in questo monastero… dove è sbocciata e cresciuta la nostra amicizia. A quanti ora sono qui convenuti per darti l’ultimo e fraterno saluto (che sapranno ben evidenziare la tua intensa vita d’arte e culturale), vorrei offrire qualche fiore che colgo dal giardino della tua vita. Tu me lo permetterai.
- Ho visto in te un caro padre di famiglia affettuoso e generoso, amante della casa e della vita.
- Ho gustato in te la bellezza dell’arte, della poesia dialettale abruzzese, di cui sei stato compositore e cultore appassionato.
- Ho visto in te l’uomo della fede cristiana sentita, vissuta e cantata qua e là nei tuoi carteggi e pubblicazioni; in particolare vorrei ricordare il canto a “Lu vulte Sante”, nato dalla contemplazione del volto di Gesù che troneggia nell’abside di questo tempio, che puntualmente tu frequentavi ogni domenica (prima di uscire, immancabile il tuo saluto in sagrestia, tocco veramente gentile. Grazie).
- Vorrei cogliere e porgere ancora un ultimo fiore: nelle tue poesie hai sprigionato inni gioiosi alla vita, alla natura in tutte le loro espressioni più belle; basti riandare ai canti al sole, al mare, alle montagne, alle valli, al Gran Sasso, alle stagioni, al cielo stellato, ecc...
Caro Mimì, sono questi alcuni fiori colti dal tuo giardino e che custodisco gelosamente in segno della nostre forte amicizia.
Conservo nel mio studio un quadro che racchiude foto-ricordo della festa del S. Volto del lontano 8 Marzo 1984 mentre sul palco stai declamando la poesia ‘Lu Sante vulte”, composizione da me richiesta. Ne riporto alcuni versi che in questo momento assumono un significato del tutto particolare:
“Denanze a ssu sguarde straziate/lu spinte arpije forze,/le nùvele scumpare da la viste,/lu ciele se schiarisce/e la luce svaville entr’a lu core./Cuscì, ssu vise/s’allarghe de sorrise/E ce porte dritte ‘mparadise”.
Ti ringrazio ancora. Il ricordo di te sarà perenne non solo in me, ma in tutti coloro che in qualche modo ti hanno incontrato. Ora tu dall’esilio terreno sei passato alla abitazione eterna nel Cielo dove contempli svelato senza fine e nella pienezza della gioia il Volto splendente di Cristo Gesù, sorgente di pace e di amore.
Non ti dimenticare di noi pellegrini, caro amico Mimì.
 
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Voglio ricordare Maria Manetta
 
di Marialuisa DE SANTIS
 
Voglio ricordare Maria Manetta così, per le parole che disse in un pomeriggio d’inverno a casa sua. Una casa bellissima, nel cuore di Teramo, di quella sola bellezza che nelle case mi colpisce e che anzi mi commuove, una bellezza non stereotipata né volgarmente alla moda, vissuta e straordinariamente curata, una casa che mi parlava di libri letti e amati, di musiche ascoltate e di dipinti guardati ogni volta senza fretta. Una casa nella quale volentieri mi sarei fermata
molti altri pomeriggi ad ascoltarla, non solo quello. Mi guardavo intorno cercando una lezione e tutte le emozioni possibili da quello che vedevo, a volte lo sguardo mi sembrava indiscreto e lo abbassavo, ma lei stessa richiamava la mia attenzione ora su una cosa ora su un’ altra, parlando della sua vita e dei suoi interessi.
Non nego che anche il suo aspetto elegante avesse su di me un’influenza rassicurante e riuscisse a farmi sentire il passato straordinariamente legato al presente, come quei “santini” che ricordavano Prime Comunioni elargite nella Chiesa di San Rocco e per i quali la aiutavo ad organizzare una mostra. Una realtà, quella dell’istituto San Rocco che tanta parte ha avuto nella formazione culturale di Giulianova e che pure fino a quel momento sembrava caduta nel dimenticatoio.
Ma quel pomeriggio era soprattutto contrariata per il terzo traforo.”Qui i partiti non c’entrano. Mi dà fastidio che tanti non capiscano: è solo una questione di buon senso ed io comunque farò di tutto per oppormi, non m’importa se mi criticano”.
Che meraviglia il suo entusiasmo. Era già malata, ma certo solo nel suo fragile corpo. Il suo animo appassionato era integro e pieno di forze. Conservazione del passato e salvaguardia del presente!
La lezione che cercavo era proprio in quello sfogo di donna che modestamente si definiva solo di buon senso. La cultura non pensa soltanto all’utile immediato ma anche a ciò che può lasciare alle generazioni che verranno, è un atto di amore verso noi stessi ma mai a discapito dei posteri e l’amore conosce e accetta la difficoltà dei “no” Come è più facile invece dire sempre di “sì” , arrendersi alla bieca abitudine del fare senza prima pensare, non contraddire mai per paura dell’impopolarità, com’è più facile osannare il “nuovo” a tutti i costi!
Allora la voglio ricordare così, lontana dalla volgarità e dalla grettezza del mondo attuale, vigile, luminosa, ostinata e battagliera sentinella dei valori della cultura e della bellezza.
 
Una grande perdita per la cultura teramana
Maria Manetta
Custode del patrimonio storico e artistico della nostra città
-------------------------------------------- di Carla Tarquini
 
 
 
E’ mancata a Teramo nella notte del 4 gennaio Maria Monella, una figura di primo piano nella cultura cittadina. Amava la sua città come pochi altri, ne apprezzava ogni testimonianza culturale anche negli aspetti ritenuti minori. Sapeva tutto delle Chiese e Palazzi teramani. Dell’800 e del ‘900 era un ‘autentica esperta. Di molte cose aveva una ricca raccolta documentaria e fotografica che metteva volentieri a disposizione di chi volesse accostarsi alle vicende culturali della nostra città. Studiosa cauta e scrupolosa, univa al rigore della ricercatrice una grande attenzione all’uso di una lingua italiana limpida ed elegante.
Nata in una famiglia della buona borghesia — suo padre ingegnere ha firmato il progetto di palazzi importanti della città, suo nonno avvocato ha legato il suo nome ad una ricca donazione in mobili e libri alla biblioteca Melcchiorre Delfico — aveva ereditato dai suoi la passione per la storia della città e la coscienza di un doveroso impegno civile. Dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università ‘La Sapienza di Roma ed un lungo perfezionamento in Lingue a Grénoble - in Francia - ,
 aveva insegnato francese nelle scuole medie teramane. Raggiunta la pensione, si era dedicata con ogni energia alla ricerca storica e alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale, artistico e ambientale.
Tra il 1994 e il 1995 ha fatto conoscere al grande pubblico, attraverso la pubblicazione di una serie di articoli sulla rivista della Camera di Commercio, tutta una ricca produzione artigianale locale - i lavori in ferro battuto, le decorazioni pittoriche dei palazzi - da sempre ignorata.
A lei va il merito di aver recuperato molte opere d’arte dimenticate o disperse: particolarmente importante è stato, nel 1998, il ritrovamento in un sottoscala di tredici busti in gesso e tre medaglioni dello scultore Pasquale Morgantì.
Come Presidente di Italia Nostra, Maria Manetta ha ispirato e portato avanti, per oltre un decennio, molte importanti battaglie ambientali come quella contro il terzo traforo o in difesa dell’acqua del Gran Sasso.
Preoccupata di far proseguire le opere avviate, fino a quando la malattia glielo ha consentito, ,ha mantenuto i contatti col mondo delle associazioni —
“Teramo Nostra”, gli “Amici della Delfico”, l’Archeoclub, - ed in particolare con Italia nostra di cui era attualmente Presidente onorario. Negli ultimi mesi le stavano particolarmente a cuore il restauro di un busto dì Giannina Milli all’istituto Magistrale e quello della pala “Mezucelli”, rinvenuta da lei casualmente nel 1994 durante uva visita nella cripta del Duomo di Teramo.
Non si è arresa mai davanti alle difficoltà e anche con il male che non le ha dato tregua ha lottato per anni coraggiosamente, fino alla fine.
Con Maria Manetta scompare a Teramo un punto di riferimento importante del mondo culturale, una custode insostituibile del nostro passato, un esempio raro di impegno al servizio della tutela di un patrimonio che è delle attuali ma anche delle future generazioni. Alla sua famiglia, al marito avv Marino Di Pancrazio, alla figlia Elena, alla sorella Giovanna Manetta-Sabatini, le condoglianze sentite della redazione dell’Araldo.
 
 
da:L’Araldo Abruzzese”

 

 

 

 

 

 

Roberto Bianchi
 
 
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Roberto Bianchi, un amico di tutti

 
di Don Domenico PANETTA
 
Non mi sembra vero di non scorgere in mezzo alla folla festante della Madonna dello Splendore l’amico Roberto Bianchi. Infatti egli non è mai mancato a questo grande evento che tanto caratterizza la nostra città. La manifestazione che l’ha visto sempre impegnato è stata la corsa dei cavalli. Anche l’anno scorso ha portato avanti questa plurisecolare tradizione che, con il passare degli anni, diventa sempre più irta di difficoltà. Mi aveva confidato personalmente che il male del secolo minava la sua salute. Ma l’entusiasmo di organizzare la corsa dei cavalli in onore della Madonna dello Splendore fu tale da fargli dimenticare il male che incombeva su di lui. La gioia di aver coronato questo evento tradizionale si leggeva nei suoi occhi e sembrava che il problema fosse sparito. Che dire del lavoro che ha caratterizzato la sua vita? Serietà e professionalità ha rivelato come direttore della Banca Popolare dell’Adriatico di Giulianova, ma soprattutto ha cordialità verso i collaboratori e premura indiscriminata verso i clienti. Non badava soltanto agli interessi della banca, ma aveva sempre una particolare attenzione verso ogni persona, facendosi in quattro per chi era in difficoltà. Chi potrà mai contare i favori concessi a coloro che con tanta fiducia si rivolgevano a lui? La sua generosità è stata sempre incondizionata. In Roberto più che il bancario si incontrava l’amico, comprensivo, fiducioso, sorridente e sempre disponibile. Si godeva in sua compagnia in qualsiasi luogo lo si incontrava. Se n’è andato troppo presto. Avendo moltiplicato la sua attività sia nello stabilimento balneare sia al centro sportivo di Case di Trento nessuno poteva immaginare una dipartita così repentina. Non c’è stato nemmeno il tempo dell’ultimo saluto, per un ultimo abbraccio. Se n’è andato, volato in cielo con grande dolore di tutti. È venuto a mancare a Giulianova: è stato sempre fiero della sua città. È venuto a mancare a tanti amici di Giulianova e di altre località. Nella Messa per lui a San Flaviano si è notata una partecipazione numerosa, commossa e riconoscente. Grazie Roberto per tutto il bene che hai compiuto in mezzo a noi. Sei stato un dono per tutti. Dio, che è grande nell’amore, sicuramente ti ricompenserà. Il suo esempio di benevolenza, di generosità, di squisita umanità ci è di edificazione e costituisce la più importante eredità per noi per una concreta emulazione. Maria SS. dello Splendore che tanto hai festeggiato su questa terra ti accompagni ora nello splendore di Dio. Maria la Madre di Gesù e nostra, interceda per i tuoi cari e per tutti noi, ci conceda conforto e consolazione per proseguire il nostro cammino e ci dia la speranza di ritrovarci un giorno insieme nella festa che non avrà mai fine.