Notizie
inedite su Villa Ciafardoni
di Renata
MAGAZZENI
Voglio
raccontarvi una storia… come una fiaba, la storia di un magnifico castello
(si fa per dire), di un’antica dimora che domina sovrana la collina di
Giulianova, un po’ più a sud del famoso cupolone del Duomo di San Flaviano.
I passeggeri dei treni che sferragliano nella bassa pianura di questa
cittadina, si saranno sempre chiesti e si chiederanno ancora negli anni a
venire: «come sarà bella quella dimora, che s’intravede tra il verde degli
alberi e l’azzurro del cielo!!!». E la curiosità rimarrà sempre nella loro
memoria.
Nel
lontano 1850 in quella zona, su quella collina non c’erano case, solo
terreno coltivato a grano, intervallato da prati, con qua e là alberi di
ulivo, di mandorli, di meli ed anche di gelsi. Perché a Giulianova in quel
periodo erano fiorenti le BACHICULTURE ed anche la famiglia Ciafardoni,
proprietaria del terreno di cui parliamo, era dedita a questo prosperoso
commercio (come risulta dalla ricerca da me svolta e pubblicata nel n. 18
della rivista “Madonna dello Splendore” pagg. 97,99,101, 103). I proprietari
della prospiciente collina, situata a sud di Giulianova, in una intuizione
futuristica positiva e lungimirante, pensarono di costruire una bella villa,
con vista mare, con un immenso parco, fuori dalle mura della città, in
aperta campagna, da dove potevano ammirare il sole che sorge ogni mattina
sul mare e seguirlo fino al suo tramonto dietro i monti del massiccio del
Gran Sasso. Fu un’idea brillante della trisavola, che fu subito accolta dai
familiari tutti con entusiasmo e gioia. Fu chiamato un luminare
dell’architettura fiorentina... (anche la città era stata progettata da un
architetto toscano nel lontano 1547), quindi era doveroso rivolgersi ad
esperti forestieri per realizzare “una villa in campagna” degna del casato.
Il disegno sulla carta appariva bello, armonico, invitante, ma con
l’avanzare dei lavori, la trisavola incominciò a preoccuparsi per
l’estensione enorme del fabbricato. Non era più una villa con parco, ma un
grosso monumento alla “grandeur” e i maestri muratori furono invitati a
ridimensionare un po’ le cose... L’intervento sacrificatorio non andò a
genio all’architetto che per seguire i lavori doveva spostarsi da Firenze
con i mezzi di trasporto dell’epoca e ciò comportava il dover affrontare non
pochi disagi e tempi lunghi. Allora, vedendo il suo progetto ridotto,
amareggiato, troncò ogni rapporto con la famiglia e la villa rimase così,
com’è oggi, bella e imponente, maestosa ed elegante, con i suoi grandi
saloni affrescati, con i suoi ampi spazi, con il suo enorme parco, con i
suoi maestosi alberi e con il suo curato giardino. Nel numero di dicembre
1996 della rivista Ville e Giardini, si possono ammirare foto di interni ed
esterni di villa Ciafardoni. Ora gli eredi l’hanno messa in vendita. Ci
auguriamo che possa anche in avvenire brillare per il suo splendore di
antica, solenne dimora, con i suoi quattordicimila metri quadrati di parco e
i suoi solenni, maestosi alberi. Potrebbe brillare come CENTRO Dl CULTURA,
come i famosi ”College” americani di Yale, Princepton, ecc... dove i giovani
universitari potrebbero studiare e passeggiare in mezzo al verde del parco o
sostare nei saloni affrescati... Potrebbe essere CENTRO DI BENESSERE con
l’aggiunta del benessere naturale e balsamico delle piante, del giardino,
della rilassante contemplazione del mare sottostante... Potrebbe essere
PALAZZO della Provincia, del Comune dove tutti possono entrare, ammirare,
studiare, conversare, ristorarsi e forse anche dimenticare le traversie
della vita, sostare nel parco ,leggere seduti su comode panchine, godersi il
riposo, ritagliarsi un piccolo spazio di tranquillità se i NOSTRI UOMINI
POLITICI CHE CONTANO ci volessero fare questo bel regalo... Sarebbe
veramente un sogno, un sogno che potrebbe avverarsi, che potrebbe
sussistere, che potrebbe essere accarezzato, vagliato, desiderato anche se
ci sono tante altre necessità più importanti. Ma è tutto importante nel
tempo, nella vita di noi tutti, dei nostri figli, dei nostri nipoti. Bisogna
guardare al futuro, come aveva sapientemente intuito la trisavola... quando
ideò di costruire “una villa in campagna”. È un invito, una preghiera,
perché questa “perla” della nostra Posillipo d’Abruzzo, possa splendere
sempre anche per le generazioni future..., possa brillare per la sua gente,
per tutti quelli che amano e gioiscono per le bellezze che la vita, la
natura e gli uomini capaci e volenterosi ci offrono.