VENANZO
CROCETTI
di
Marialuisa De SANTIS
E’ morto a Roma il 3 febbraio del 2003 Venanzo Crocetti.
Venanzo Crocetti era nato a Giulianova nel 1913. Si dice che a cinque anni già
disegnasse prodigiosamente, e che lo facesse col carbone, sulle pareti di casa e
sulle pietre che lastricavano le strade del suo paese natale. Forse era l’unico
gioco concesso a quei tempi ad un bambino, non appartenente ad una famiglia
abbiente ma sensibile e dotato di precoci capacità artistiche. La vita acuirà la
sensibilità del giovane Crocetti, riservandogli troppo presto sofferenze
presumibilmente laceranti a livello psicologico. Costretto dalla perdita di
entrambi i genitori a lasciare Giulianova, porterà con sé l’affabulante “gioco”
del disegno che diventerà per lui il filo conduttore della vita, anzi, la vita
stessa, come lui ebbe a dichiarare più volte: “…scultura e disegno…Questo per me
è tutto ed è la mia vita..” ( Venanzo Crocetti. Sculture e opere su carta dal
1932 al 2000, Edizioni MAS, Giulianova).
Lo studio duro e la dedizione quasi ascetica, totale, al
mondo dell’arte, dettero presto i loro frutti. Crocetti ottenne giovanissimo
premi e riconoscimenti. Nel 1932, non ancora ventenne, vinse il concorso di
scultura dell’Accademia di San Luca e due anni dopo venne invitato per la prima
volta alla Biennale di Venezia che vincerà nel 1938. Partecipò, premiato nel
’41, anche a molte Quadriennali d’Arte di Roma. Ottenne le prestigiose cattedre
di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia ( succedendo ad Arturo
Martini), di Firenze e infine di Roma.
Fu Accademico Nazionale di San Luca, Accademico delle Arti
del Disegno di Firenze, dell’Accademia di San Fernando di Madrid e di altre
Accademie di Belle Arti. Fu insignito della Medaglia d’Oro dei Benemeriti
dell’Arte e della Cultura.
Forse l’opera che gli dà più lustro e comunque l’ha reso
noto al mondo intero è la Porta dei Sacramenti della Basilica di San
Pietro per la quale lavorò quindici anni e che venne inaugurata nel 1966 da
Paolo VI.
Ma fama internazionale gli ha procurato anche Il Giovane
Cavaliere della pace che sintetizza mirabilmente la concezione estetica e
insieme così fortemente etica di Venanzo Crocetti.
Il Giovane Cavaliere della Pace è un ragazzo dal
volto nobile e austero, incoronato di uva e di pampini, senza spada, quasi
ignudo, guida un cavallo che si attarda a brucare l’erba. Un cavaliere in cui è
riconoscibile, secondo la dichiarata volontà dello stesso Crocetti, l’idea di un
mondo pacificato, restituito finalmente alla serenità e alla pace. L’opera fu
completata nel 1989, e proprio nello stesso anno, in significativa concomitanza
con il 45° anniversario del lancio della prima bomba atomica, iniziò da
Hiroschima un lungo viaggio, propositivo di pace e di armoniosa e civile
convivenza tra i popoli. La grande statua dopo Hiroschima fu esposta al Palazzo
dell’ONU, poi all’Ermitage di San Pietroburgo, alla sede del Parlamento Europeo
a Strasburgo, alla Galleria d’Arte Contemporanea di Budapest e poi collocata
definitivamente sulle colline di Collignì a Ginevra.
Crocetti certo, modellando la statua, non ignorava le forze
negative che agiscono dentro la storia e che conducono spesso al sonno della
ragione, generando dei mostri. Alla statua rivolse parole affettuose ed oggi
tristemente attuali “ Mi rimane quindi di porgere al mio giovane cavaliere della
pace, gli auguri paterni per un buon cammino lungo le vie del mondo affinché
rechi un messaggio di pace ispirando e ampliando dove e come può sentimenti di
armonia.” ( Venanzo Crocetti. Il Giovane Cavaliere della Pace, Fondazione
Crocetti, 1989).
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