La nostra copertina: “MADONNA DELLO SPLENDORE” di Antonio Di Fabrizio La copertina del XXII numero della Madonna dello Splendore è quest’anno opera importante e bellissima del pittore pennese Antonio Di Fabrizio. Menzionato dagli storici dell’arte come rappresentante, insieme a Gigino Falconi, di una nuova figurazione abruzzese, ci dà della “nostra” Madonna, un’immagine di grande effetto, sospesa com’è tra un’atmosfera metafisica e un’aurea rinascimentale. Di Fabrizio ha concluso i suoi studi presso il Magistero d’Arte di Porta Romana di Firenze. E’ stato docente di discipline pittoriche negli Istituti d’Arte di Isernia, Chieti e Pescara. Ha iniziato la sua carriera artistica partecipando nel 1953 al IV Premio Avezzano dove vinse il Premio Unico per il Disegno. Da allora ha ottenuto numerosissimi altri riconoscimenti. Moltissime le sue personali e collettive in Italia e all’estero. -Marialuisa De Santis-.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 22
Giulianova, 22 aprile 2003
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 
Lo scultore Venzo Crocetti
(foto di Pierino santomo)
 
Il Sindaco Giancarlo Cameli consegna la pergamena e la medaglia d'oro a Crocetti
 
La Madonna in marmo della Chiesa di San Flaviano, stupenda opera di Crocetti.
(foto di Pierino Santomo)
 
VENANZO CROCETTI, IL FIGLIOL PRODIGO
"CAVALIERE DELLA PACE"

 

Il grande scultore giuliese ha ricevuto il 2 Luglio 2000,
due anni e mezzo prima della sua morte, la cittadinanza onoraria e la medaglia d'oro per prestigio alla città.

di Ludovico Raimondi

Non è irriverente e irriguardoso dirlo adesso, dopo: Giulianova ha fatto appena in tempo a riconciliarsi con Venanzo Crocetti. Già, quando con l’amico Sergio Di Diodoro mi incontrai in Biblioteca (saranno stati 5 anni fa) per studiare una strategia di avvicinamento al Maestro, allo scopo di carpirne l’umore, prima ancora che la volontà e la disponibilità, circa la possibilità di aprire una sezione del Polo Mussale Civico a lui dedicata, Sergio mi disse proprio così: dobbiamo darci da fare. Considerata la veneranda età del grande artista giuliese, che da Giulianova si era allontanato da oltre mezzo secolo, dovevamo stringere i tempi. La mia idea, esposta all’Amministrazione Comunale, era (e rimane) quella di creare uno spazio museale di testimonianza delle opere, della bibliografia, delle documentazioni riguardanti Venanzo Crocetti. La mia fisima era (e rimane) quella di un’acquisizione, da parte del Comune, del torrione di Porta Napoli o S. Francesco, in Piazza Diaz, da destinare a museo dei quattro scultori giuliesi: Raffaello Pagliaccetti, Ulderico Ulizio, Alfonso Tentarelli, Venanzo Crocetti . Il risultato si è limitato qualche passo verso la famiglia Di Silvestre, proprietaria dell’antico immobile, una trattativa abbozzata ed abortita. Le immancabili farraginosità, o più legittime e valide scelte, hanno spento sul nascere i buoni propositi ma, per fortuna, amici più autorevoli e di maggiore ascendente nei confronti del Maestro sono riusciti nell’intento di riportare tra le braccia di Giulianova uno dei suoi figli più gloriosi, di fama internazionale. Un figliol prodigo, che aveva rotto i rapporti giovinetto con la città natia, anche lui vittima della strana sindrome di “sanflavianismo” che porta i Giuliesi a favorire le fortune dei forestieri ed a favorire la diaspora dei concittadini migliori. Uno di questi, appunto, fu il grande scultore della “Porta dei Sacramenti” della Basilica di S. Pietro in Vaticano, del “Cavaliere della Pace” esposto davanti all’Onu, di altri capolavori assurti all’onore dell’ospitalità all’Ermitage. Raccontano che il Maestro tornasse di nascosto, di tanto in tanto, nella sua Giulianova, rifugiandosi in casa di amici molto selezionati e discreti (come non ricordare tra loro il buon Etterino Gerardini, il papà dell’ex parlamentare Franco?). Domenica 2 Luglio 2000, finalmente, venne il giorno della riconciliazione solenne ed ufficiale, il giorno atteso del ritorno di Crocetti con tutti gli onori nella culla abiurata/adorata. Fu una giornata trepidante, di intense emozioni, commovente. Il Consiglio Comunale, riunito in seduta straordinaria nella mattinata, conferì all’artista la Cittadinanza Onoraria e gli donò una medaglia d’oro per il prestigio alla città.

Il Sindaco Giancarlo Cameli consegnò i riconoscimenti ad un Crocetti claudicante, visibilmente emozionato, anziano di età ma ringiovanito e rinvigorito dall’evento, fiero e toccante nelle parole con quali ricordò i luoghi, le situazioni, gli aneddoti, anche infelici e tristi, della sua adolescenza e delle prime manifestazioni del suo notevole talento artistico grazie alle quali aiutava la modesta famiglia a sbarcare il difficile lunario.

La cerimonia in Comune si concluse con un “aperitivo” nel Gabinetto del Sindaco nel corso del quale Crocetti rivelò una disponibilità inaspettata per chi ne aveva sentito parlare di persona scorbutica. Un burbero benefico, evidentemente. Il Maestro si concesse ad una processione di autorità, personalità politiche, civili, militari e religiose, di amici, di gente comune, di semplici curiosi. A tutti strinse la mano ed a quanti fu possibile (comunque tanti, forse troppi) firmò con dedica il frontespizio del catalogo edito dal M.A.S. proprio in questa occasione della mostra Venanzo Crocetti: Dall’armonia della Bellezza alle forme della materia: sculture e opere su carta dal 1932 al 2000. L’Artista era venuto per l’appuntamento artistico che sembrò quasi un pretesto, il più congeniale, per la riconciliazione. L’inaugurazione della mostra fu celebrata nel pomeriggio di quella Domenica 2 Luglio alla presenza del Maestro, presso il Museo d’Arte dello Splendore.

Raccontano coloro che gli furono più vicini e lo seguirono passo passo nella memorabile ed indimenticabile giornata, che Crocetti si sentì appagato e sollevato dall’abbraccio della sua città. I grandi amori sono fatti così: richiedono il pedaggio, spesso salato, della sofferenza e dell’inquietudine, delle ferite. Giulianova aveva riparato ad un danno tardi, ma appena in tempo per essere in pace, seppure non completamente, con se stessa e con il “cavaliere della pace”. Ora che il suo figliol prodigo non tornerà più - ora che potrebbe - per volere dell’ineluttabile, il modo migliore per farlo sentire bene per sempre a casa Sua sarebbe, come minimo, dedicargli qualcosa d’importante, di tangibile, di imperituro. Una strada, una piazza, perchè no?, un museo.