Le copertine dei venti numeri fin qui pubblicati di “MADONNA DELLO SPLENDORE”. Copertina insolita, stavolta, per il nostro 20° numero. Vi sono infatti riprodotte le copertine che via via hanno illustrato i venti numeri fin qui usciti di “Madonna dello Splendore”. Ad illustrarle si sono avvicendati artisti della più varia estrazione, tutti, comunque, dotati di grande vena artistica, cosa che ha loro permesso di interpretare l’immagine della Madonna secondo un punto di vista congeniale e particolarmente suggestivo. Abbiamo potuto così utilizzare opere di artisti come Aligi Sassu, Gigino Falconi, Cattaneo, ecc... Le nostre copertine costituiscono quasi una piccola originale e particolare pinacoteca, messa insieme nel corso di questi nostri vent’anni, con l’aiuto di tanti validi artisti che qui pubblicamente ringraziamo.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 20
Giulianova, 22 aprile 2001
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Vera effige di
Maria SS. dello Splendore
che si venera nella Chiesa
R.R.P.P. Cappuccini di Giulianova
 
 
 
 
 
 

La Madonna dello Splendore aveva una veste ricchissima ricamata in oro zecchino e un manto altrettanto ricco coperto di molti ornamenti, proprio per sottolineare quello Splendore divino di cui era portatrice.

 
 
 
 
 
 
Madonna dello Splendore
che si venera nella Chiesa dei
P.P. Cappuccini di Giulianova.
 
 
 
 
 
 
Giulianova
Processione della Madonna dello Splendore del 22 aprile
 
 
 
 
 
 
Altare Maggiore col Tempio della Madonna dello Splendore
- Cappuccini Giulianova -
 
 
 
 
 
 
Madonna dello Splendore
che si venera nella Chiesa dei
P.P. Cappuccini di Giulianova
 
 
 
 
 
 
Vera effige di
Maria SS. dello Splendore
che si venera nella Chiesa
R.R.P.P. Cappuccini di Giulianova
 
 
 
 
 
 
Maria SS. dello Splendore
Protrettrice di Giulianova (TE)
Frati Cappuccini
 
 
 
 
 
 
 
Vera effige di
Maria SS. dello Splendore
 
 
 
   
 

Copertina insolita, stavolta, per il nostro 20° numero. Vi sono infatti riprodotte le copertine che via via hanno illustrato i venti numeri fin qui usciti di “Madonna dello Splendore”. Ad illustrarle si sono avvicendati artisti della più varia estrazione, tutti, comunque, dotati di grande vena artistica, cosa che ha loro permesso di interpretare l’immagine della Madonna secondo un punto di vista congeniale e particolarmente suggestivo. Abbiamo potuto così utilizzare opere di artisti come Aligi Sassu, Gigino Falconi, Cattaneo, ecc... Le nostre copertine costituiscono quasi una piccola originale e particolare pinacoteca, messa insieme nel corso di questi nostri vent’anni, con l’aiuto di tanti validi artisti che qui pubblicamente ringraziamo.

La statua della Madonna dello Splendore
 
                                             di Carmen Di Odoardo
 
Nel percorso di conoscenza della storia del Santuario della Madonna dello Splendore, una particolare e doverosa attenzione va riservata proprio alla statua che raffigura la Madonna, oltre che alle numerose testimonianze iconografiche che nel tempo hanno reso omaggio alla sua immagine.
All’interno del santuario si trovano ben due statue della Madonna dello Splendore: quella originale e quella per le processioni. La statua originale è posta nella nicchia sopra l’Altare Maggiore mentre l’altra, molto più recente è custodita nella sacrestia. Questa seconda statua viene utilizzata per gli spostamenti dal santuario al Duomo di San Flaviano e quindi per le vie di Giulianova, nel giorno della processione che si svolge il 22 di aprile di ogni anno. Ambedue sono opere di grande efficacia anche se, artisticamente, sono molto diverse tra loro e tale diversità si rivela sia nella cronologia che nell’idea del sacro che ha guidato le mani degli artisti che le hanno create.
Nel giardino annesso al convento, su una piccola fontanina, si trova una statua della Madonna dello Splendore in bronzo, di piccole dimensioni ma non per questo meno bella e portatrice del suo messaggio di serenità. La statua è opera del pittore-scultore giuliese Alfonso Tentareili. In un corridoio all’interno del convento si trova il modello originario di quest’ultima, ben scolpito nel legno grezzo e montato sopra un pezzo di tronco d’albero levigato e senza corteccia, il modello ligneo ha una sua dolcezza e una sua grazia autonome che ne fanno un capolavoro a parte rispetto al bronzo.
Doverosamente tutte le attenzioni e riletture vanno alla statua più antica, la vera Madonna dello Splendore. Si tratta di una statua lignea di circa 82 centimetri di altezza e di cui, stranamente, nessuno studioso di abruzzesistica o d’arte in generale pare interessarsi. Essa sembra non esistere nè come espressione d’arte, nè come espressione di culto e ciò appare strano, direi ancor più strano, se si pensa alla particolare cura che gli studiosi sopracitati pongono nel rinvenire e celebrare qualsiasi reperto, simbolo della nostra terra. La statua originale della Madonna dello Splendore, ha comunque una sua storia.
Un documento oltremodo interessante su cui fondare le proprie conoscenze storiche sul santuario ed al tempo stesso sul culto della Madonna dello Splendore, sia da un punto di vista devozionale che materiale, è rappresentato dalla «Cronaca». La Cronaca fu scritta da Padre Pietro Capullo de’ L’ Aquila, Priore dei Celestini, a più riprese tra il 1657 ed il 1674. A questo manoscritto si sono rifatte gran parte delle pubblicazioni successive che, in linea di massima, hanno trascritto intere parti dell’opera utilizzando un linguaggio via via più moderno.
 
Scriveva Francesco Rozzi, nel 1861:
 
“Il Capulli Priore de’ Celestini scrisse.la Cronaca di tale santuario dal 1657 al 1674 colle notizie precise, e col citare i testimonj della grazie, e dei prodigj, de’ quali furono verificati dal Canonico de Bartolomeis Vicario Foraneo di Giulia di ordine del Vescovo Aprutino” [1].
 
Nel 1870 veniva pubblicata un «Cronica» che ha tutta l’aria di essere l’opera a suo tempo scritta dal Capullo, data anche la prefazione che appunto porta la firma di P. Pietro Capullo e la data del 15 luglio 1657.[2]
Nell’opera si può leggere una bella descrizione del santuario e dell’Altare Maggiore dove era custodita, all’interno di una nicchia, la statua della Madonna dello Splendore affiancata, ai lati dell’Altare, dalle statue di San Pietro Celestino e di San Benedetto. Inoltre si ha notizia della precoce collocazione di quattro dipinti, opere del Farelli, sugli altri quattro altari del santuario oltre che di una doppia raggiera intorno alla statua della Madonna.
La precisione di Padre Pietro Capullo è impareggiabile se si pensa che Padre Luigi da Teramo, nella seconda metà dell’800, a proposito della statua scrive semplicemente:
 
“Stando alle parole devesi ritenere con indubbia fede che la statua che oggi, al momento attuale, si venera sull‘Altare Maggiore nell‘omonimo santuario, sia quella apparsa a Bertolino…[3]
 
La tradizione popolare è certamente molto suggestiva e nel tempo ha fuso insieme varie ipotesi relative alle origini o alla provenienza della piccola statua. Da un lato si riteneva che a Bertolino fosse apparsa addirittura una statua o che comunque, in modo o nell’altro, qualcuno gliela avesse fatta trovare. Tuttora le sue origini sono sconosciute, ma certamente molto diverse da quelle definite dalla tradizione popolare.
In un libretto del 1907 curato dai RR. PP. Cappuccini custodi del Convento e della Chiesa, si può leggere una piccola ma interessante nota che rappresenta la sintesi di quanto detto precedentemente:
 
“È opinione di moltissimi, confermata in alcuni scritti del fu P. Luigi da Teramo, dotto e zelante Sacerdote Cappuccino, che l’immagine di Maria SS.ma dello Splendore che si venera attualmente sull‘altare maggiore della Chiesa, sia appunto quella che apparve nel 22 Aprile 1557 al buon Bertolino. Inoltre in una delle preghiere del novenario che si propone alla festa annuale di Maria SS.ma dello Splendore, di data antichissima, parlandosi di detta immagine sta scritto: «Se non è dal Ciel discesa, è certamente per ordine del Cielo a noi venuta». Questa immagine è di stile greco, tutta dorata, e si ritiene sia una di quelle che scomparvero dall‘Oriente nell‘epoca tristissima degli Iconosclasti...”[4]
 
Nel 1914, “Preci Novendiali”, stampato a Milano, edito dai F.F. Cappuccini a ricordo dell’incoronazione della statua avvenuta il 15 agosto 1914, riporta le stesse parole, la stessa teoria del 1907.
Il fatto che la statua possa essere di origine orientale non solo inserisce all’interno della tradizione popolare un elemento di realtà, ma costituisce al tempo stesso una possibile verità. In effetti basta riportare alla memoria, la storia delle reliquie di San Flaviano, altro patrono di Giulianova, per ricordare che un tempo l’Adriatico era solcato da molte navi che navigavano, con più o meno fortuna, lungo la rotta commerciale da e per l’Oriente e che il piccolo porto sul Batinus/Tordino era pur sempre un punto d’approdo nelle difficoltà.
Dal 1914 occorre spostarsi fino al 1919 quando sulla “Rassegna d’arte” del mese di settembre Vincenzo Bindi, grande cultore d’arte, parlando del santuario della Madonna dello Splendore offre una lunga e interessante descrizione della preziosa statua:
 
“Molto si è fantasticato fino ad oggi intorno alla materia di cui la Vergine è formata, ma avendo io ottenuto dal veramente egregio e venerando guardiano P. Matteo da Spoltore, che l‘immagine venisse spogliata delle vestimenta, ho visto che la statua stessa ha l’ossatura di legno, a cui è sovrapposta una composizione che pare di gesso o di scagliola, con la quale l’artista ha modellato le forme della Vergine e del Putto, la prima con ampia veste, che a larghe pieghe ben aggruppate ed armonicamente divise, le scende fino a ricoprirle i piedi, e il Bambino in abito succinto con le gambe e i piedi nudi: i visini, veduti di prospetto, molto espressivi ed in soave atteggiamento, destano venerazione ed affetto, e lasciano in chi li guarda una profonda ed indimenticabile impressione. L’artista ricoprì le statue di dorature e pitture con bene armonici colori; gli occhi sono anche essi, non formati, ma semplicemente dipinti, cosa che non sembra a chi non li guardi da vicino, tanto paiono vivi e scintillanti e producono così grande effetto da parer veri.”[5]
 
Inoltre V. Bindi offre delle delucidazioni anche sul periodo storico in cui, con tutta probabilità, la statua venne scolpita dal suo ignoto autore. Altre notizie interessanti sottolineano l’originaria appartenenza della statua ed aprono ampi e diversi spiragli di verità rispetto alla filogenesi delle teorie popolari. Di certo la statua è di molto anteriore all’epoca del miracolo, avvenuto nella prima metà del XVI secolo. Scrive Bindi:
 
“È un’opera interessantissima della fine del XIV o dei primi anni del secolo XV che dovette appartenere ad una chiesa di San Flaviano, probabilmente a quella intitolata SMaria in Platea, e poi, insieme a tante altre reliquie, nella chiesa madre di Giulianova; o forse rinvenuta tra le rovine del distrutto castello, i fedeli la recarono a Giulia, dando origine al tempio “[6]
 
Sempre Bindi nel medesimo articolo parla dell’esistenza di una seconda statua, di minor valore artistico ed utile ai fini della realizzazione della processione del 22 aprile.
L’esistenza della seconda statua sembra rivelare una inconsapevole cognizione del valore artistico della statua originaria e, certamente, sarebbe molto interessante poter scoprire quando abbia avuto inizio questa tradizione.
Comunque leggendo quanto scritto dal Bindi si riesce ad avere una visione abbastanza chiara della micro-storia inerente la statua. Inoltre grazie a Vincenzo Bindi e alla sua sensibilità, per ben due volte, si parlato della statua perché lo stesso articolo, sopra menzionato, apparve anche nel 1927 in “Giulianova. La Posillipo degli Abruzzi”. Tra le diverse descrizioni fatte nei secoli fino a quella di Vincenzo Bindi, si può notare come i punti di vista sulle origini della statua siano molti e diversi tra loro, oscillando tra il principio della realtà e quello della pura fantasia. Infatti, realisticamente, per alcuni studiosi la statua è databile alla fine del XIV o all’inizio del XV secolo, mentre per altri essa è di generica origine greca. Da un punto di vista più fantasioso ma comunque ricolmo di fede genuina e semplice la statua è apparsa direttamente a Bertolino, oppure è stata mandata dal cielo in un secondo tempo. Purtroppo i contributi che, nello specifico, trattano della statua finiscono con il 1927 tanto che Valerio Mariani, nel suo “Sculture lignee in Abruzzo” edito dall’istituto Nazionale L.U.C.E., nel 1930 non ne fa menzione e non ne parla neppure Giammario Sgattoni nello spazio del Calendario della Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo che nel 1978 aveva come tema: ‘Sculture lignee del teramano”. E si potrebbero citare tanti altri di studiosi che tra il 1930 e il 1978 hanno parlato dell’Abruzzo e dei suoi tesori dimenticandosi, e a volte solo citando, il santuario della Madonna dello Splendore e comunque senza dire parola alcuna in merito alla statua.
Un particolare molto interessante che emerge dallo scritto bindiano è quello relativo alle “vestimenta” in quanto, secondo una tradizione tipica dei secoli passati, nonostante l’artista avesse già modellato le vesti della Madonna e del Bambino, sopra queste venivano messe delle vesti di stoffa pregiata e variamente colorata, ricercata nei particolari e nella preziosità dei ricami e dei decori. La Madonna dello Splendore aveva una veste ricchissima ricamata in oro zecchino e un manto altrettanto ricco coperto di molti ornamenti, proprio per sottolineare quello splendore divino di cui era portatrice.
Secondo P. Candido Donatelli[7], la Madonna dello Splendore ha smesso le sue ricche vesti intorno agli anni Trenta tornando così alla sua primitiva bellezza e semplicità, ma la datazione non è certa. Non è accaduto lo stesso con la seconda statua della Madonna, quella utilizzata per le processioni, che per molti anni ancora ha conservato la sua antica immagine. Le molte foto amatoriali scattate in occasioni della festa tra gli anni 30 e gli anni 50. la mostrano ancora riccamente vestita, ma ciò non deve stupire in quanto questa statua era del tipo detto “conocchia”[8] e non poteva essere privata dei suoi indumenti. La “conocchia” infatti non ha, sotto la ricca veste, un’altra statua ben scolpita nel sue parti, ma un’armatura sulla quale è costruita tutta la parte esteriore. Probabilmente la statua delle processioni era un “conocchia” di tipo classico, cioè ad uso processionale per cui l’armatura interna doveva essere a trespolo o a campana con una base tronco-conica fatta con stecche di legno e le vesti che arrivavano fino alla base. In linea generale la tradizione di vestire le statue dei santi è molto antica e può essere letta come testimonianza di una fede popolare. Attraverso l’uso degli elementi terreni, si cerca di portare avanti una sorta di metalinguaggio capace di colpire l’occhio e il cuore anche laddove manca quella necessaria cultura atta a comprendere le simbologie più raffinate attraverso l’uso del linguaggio.
La statua originale della Madonna dello Splendore, fortemente deteriorata dall’usura del tempo e del tarlo, dal 24 settembre 1987 al 18 marzo 1988 è stata restaurata a Roma dalla prof. Maria Lucrezia Savini. Al completamento dei lavori la studiosa ha rilasciato una descrizione molto dettagliata della stessa prima e dopo il restauro, fornendo tutta una serie di notizie oltremodo interessanti[9]. La prof. Maria Lucrezia Savini descrive la statua come “scultura lignea policroma” del XV secolo circa. La scultura, a tutto tondo, è di legno di noce. Inoltre l’artista non ha riservato grosse cure alla parte posteriore che appare sgrossata alla meglio. Sia Madonna che Bambino:
 
“sono scolpiti probabilmente in un unico blocco di legno... La statua è fissata su un piedistallo ligneo moderno e rettangolare…”.[10]
 
Inoltre si dà notizia anche della tecnica utilizzata dallo scultore per la sua coloritura:
 
“… è stato applicato direttamente sul legno uno strato di tela con lo scopo di evitare il propagarsi di eventuali spaccature sul dipinto… la presenza di uno strato omogeneo di un pigmento bruno prima dell‘imprimitura. La tecnica di esecuzione del dipinto superficiale e probabilmente di quello, frammentario, sottostante, è quella della tempera su imprimitura di gesso e colla animale”.[11]
 
Non meno interessante è la descrizione circa i colori delle vesti della Madonna e del Bambino:
 
“La doratura del manto della Madonna e della veste del Bambino è eseguita secondo la tecnica dell’applicazione di foglie di oro zecchino sul bolo rosso per mezzo di una missione (cioè una colla particolare)... in evidenza, sul manto della Madonna, delle damascature ottenute, probabilmente, con una particolare e differenziata brunitura della foglie d’oro. La veste rosso-scura della Madonna, che si intravede sotto il manto, ha una preparazione a foglia d’oro”.[12]
 
Il 15 agosto 1914 si è proceduto alla prima solenne incoronazione della statua miracolosa della Madonna dello Splendore da parte del vescovo di Teramo Mons. Alessandro Zanecchia, mentre una seconda incoronazione è avvenuta il 22 aprile del 1964 con approvazione da parte del Capitolo Vaticano
 
L’evento della incoronazione è molto importante perché è:
 
“… il segno più grande della dignità di Maria e il riconoscimento della sua Divina Maternità e soprannaturale potenza”.[13]
 
L’incoronazione, allora, rappresenta la sublimazione dell’evento materiale per cui è detto “Re” chi esercita un potere di vita e di morte nella costrizione e nella paura, ed in quanto epifenomeno religioso diventa:
 
“un privilegio che è riservato solo alle immagini del Signore Gesù e della Vergine Santissima. In questo rito… si raffigura la glorificazione suprema di Maria SS. ma Assunta in cielo che è costituita Regina del cielo e della terra”.[14]
 
In quella prima occasione furono poste sulla testa della Madonna e del Bambino delle corone di argento massiccio laminato in oro e finemente lavorate ad intaglio, mentre nella seconda incoronazione le corone sono molte sobrie ed a più forte valenza simbolica.
L’incoronazione di una statua o immagine che sia, è anche il simbolo di una fede ardente e incrollabile tributata dal popolo nello scorrere dei decenni. La preziosa statua solo raramente abbandona il santuario, circa ogni 50 o 100 anni, a celebrazione del centenario o in occasione di particolari eventi come è stato per il 1948, quando si è voluto ringraziare la Madonna per aver protetto il paese e i suoi abitanti dalla rovina della guerra, o nel 1988 subito dopo il restauro. Negli anni cinquanta la statua è stata inserita in una raggiera, simbolo della luce divina, e quindi posta sopra un tronco di albero, simbolo dell’olmo/ulivo su cui apparve per la prima volta. Vicino al tronco, dalle cui radici sgorga l’acqua benedetta, vi è la statua di Bertolino in atto di meraviglia. Da notare che Bertolino è quasi calvo sulla sommità del capo. Poco distante da Bertolino vi è l’accetta, il suo attrezzo di lavoro, che sembra quasi scomparire nel terreno riducendo la sua fisionomia di arma. La raggiera, il tronco e Bertolino sono stati scolpiti da Umberto Degano un artista, pittore ed ebanista al tempo stesso, di Ortisei (Bz) in Val Gardena, culla di maestri del legno[15]. Come si vedrà parlando dell’iconografia dedicata alla Madonna dello Splendore, la raggiera attuale sostituisce altre raggiere più articolate ed antiche forse distrutte a causa del tempo, degli avvenimenti e del tarlo.
La stessa presenza di Bertolino inginocchiato vicino alla Madonna, non è continua e ciò si nota osservando appunto l’iconografia attualmente disponibile. E, laddove è presente, si può anche osservare che la sua collocazione è incerta: a volte è alla destra della Madonna ed a volte alla sua sinistra. Inoltre mentre un tempo aveva una capigliatura molto abbondante, attualmente presenta una certa calvizie superiore. Nel 1988 sempre ad Ortisei, presso il laboratorio Art-Studio Demetz, sono stati restaurati la raggiera, il tronco e Bertolino. All’artista di Ortisei ed ai suoi collaboratori si deve anche la creazione di una seconda Madonna dello Splendore, da portare in processione sostituendo la precedente ormai troppo vecchia e antiliturgica in quanto, come già detto precedentemente, del tipo definito come “conocchia”. L’attuale statua è molto diversa fisicamente da quella originale, incanta l’ovale del viso estremamente giovane della Madonna che ispira profonda dolcezza e comprensione, le proporzioni e le simmetrie sono ottime. Ogni particolare è ben curato e la stessa raggiera, nella sua semplicità, contribuisce a non ingabbiare ed appesantire la statua. Infatti i raggi che la compongono sono a linea ondulata, ben spaziati tra loro così da creare effetti di luce con l’ambiente circostante. Considerando che questa statua viene portata in processione in un bagno di folla, si può realizzare un più intimo collegamento della Madonna e del Bambino con l’umanità sofferente.
Riguardo alla statua originale della Madonna dello Splendore non può mancare un cenno all’estetica della scultura vista nel suo insieme. Dagli occhi che sembrano come veri, citando Vincenzo Bindi, si proiettano verso l’esterno sguardi brillanti di luminosità ed al tempo stesso portatori di un interno dolore e di una consapevolezza dell’umano errare che li fissa oltre l’orizzonte terreno. Sia il viso della Madonna che quello del Bambino comunicano un senso di pietosa attesa. Colpiscono, nel loro insieme, le linee arrotondate della statua sia rispetto ai visi che rispetto alla geometria sostanziale dei corpi ed in questo elogio della sfericità, cerchio inconchiuso delle cose terrene, non vanno tralasciate le due corone. Queste nella loro forma richiamano il significato simbolico del piccolo globo che il Bambino regge nella mano sinistra come se fosse un piccolo frutto o un piccolo gioco. Si può intuire nella loro forma una somiglianza con il tetto del campanile del santuario. Questo tetto visto nella sua geometria richiama le ondulazioni delle due corone, compresa la piccola sfera con la croce che forma gli apici di entrambi, tetto e corone. Un gioco di linee sembra allora caratterizzare la Madonna dello Splendore tra i raggi della luce e gli apici delle corone riportando il fedele ad una intrinseca semplicità e originalità della vita sulla terra, oltre ogni forma artificiosamente costruita.
Non passano inosservate nemmeno le proporzioni asimmetriche delle braccia della Madonna e le sue mani abbastanza forti, considerando il taglio rozzo e sproporzionato delle dita. Inoltre, con riferimento al Bambino, questi dà l’idea di un peso estremamente leggero posto tra le tozze braccia della Santa Madre. Eppure, pur tra tante asimmetrie, la soluzione finale è quella di una estrema dolcezza e pazienza verso le cose terrene. Il Bambino è in atto benedicente mentre sulla mano sinistra regge un piccolo globo che ben rappresenta la terra e indica la potenza divina, Il Bambino è posto sul braccio destro della Madre. Solitamente, osservando la configurazione classica, il Bambino è posato sul braccio sinistro della Madre. Anche l’aggiunta della raggiera molto forte e ricolma di raggi a linea dritta, aiuta a comprendere ed a sottolineare lo sguardo pietoso della Madonna e del Bambino, mentre Bertolino appare in tutta la sua infinita sorpresa e devozione. Le aggiunte degli anni cinquanta, pur completando la rappresentazione, segnano un certo distacco rispetto all’economia del tutto tradendo uno stile più moderno della manifattura. Il tronco dell’albero, in cui la chioma superiore é schiacciata da un cuscinetto di nuvole bianche ondeggianti come onde di mare, forma una sorta di piedistallo atto a sorreggere la preziosa statua.

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Iconografia della Madonna dello Splendore
 
Anche se quantitativamente abbastanza discreta, l’iconografia della Madonna dello Splendore non lascia delusi.
Sono pochissimi i santini di un tempo passato, dalla carta spessa e un po’ telata, con i margini merlati o dentellati, probabilmente perché realmente quasi insistenti oppure perché non c’é stata la necessaria attenzione per mantenere una piccola documentazione. Un santino antico molto bello, appunto stampato su carta spessa, bordi merlati e particolari ripassati in oro, presenta la Madonna sopra un albero che sembrerebbe di olmo dato il tronco ben lineare. Sulla testa della Madre e del Bambino ci sono le corone, ma questo elemento non riesce a comunicarci la datazione in quanto le corone erano state poste sulle sacre immagini molto prima della solenne incoronazione del 1914. La Madonna è attorniata da angeli che spuntano sia dalle nubi del cielo illuminato e sia dalle nubi bianche che trasfigurano l’albero. Lo stesso Bertolino, posto a destra dell’albero, ha un atteggiamento di grande umiltà e l’acqua che sgorga dall’albero sembra una vera sorgente. Il paesaggio è tipicamente giuliese. Si intravede perfino il mare e sulla sommità di un colle una cupola che ha tutta l’aria di essere quella della Chiesa di “San Flaviano”. Si può osservare persino un viottolo che porta dalla Chiesa fino alla spiaggia, dove il mare lambisce il colle. Ammettendo che la cupola indicata sia quella della Chiesa di San Flaviano, si nota un errore prospettico in quanto il paesaggio, appare ribaltato. Ovviamente nessuno impedisce di pensare che la Chiesa appartenga invece a Tortoreto, paesino a nord di Giulianova e posto comunque su un colle. Sotto l’immagine c’è la scritta “Madonna dello Splendore che si venera nella Chiesa dei P.P. Cappuccini di Giulianova”. Sul retro, dopo la preghiera, si trova il nome di “Frà Alessandro Vesc. Aprutino”, una buona indicazione per avere un riferimento cronologico. Frà Alexandrus Beniaminus, (Francesco Zanecchia-Giannetti), é quello stesso vescovo che nel 1914 procede alla prima solenne incoronazione della Madonna. Egli fu eletto vescovo il 13 luglio 1902 ed assolto dal vincolo della Chiesa Casauriense, fu trasferito nella Chiesa Aprutina dove morì il 21 febbraio 1920[16]. L’immagine di questo santino può essere ammirata, in un formato piuttosto grande che evidenzia molti particolari, sulla copertina del 1° numero della rivista “Madonna dello Splendore” del 1982. Sulla controcopertina di quello stesso numero vi è raffigurata
 
“Una rarissima incisione del 1850 che ritrae la Madonna dello Splendore. Sullo sfondo uno scorcio della città con la cupola della Chiesa di San Flaviano”.[17]
 
Questa incisione presenta molte analogie, tra cui il ribaltamento del paesaggio e il colle con la cupola, con l’immagine del santino già descritto. Certamente il disegno é più sobrio, ma il contenuto determinato appunto da quei particolari, segna un percorso. È un’incisione che non va trascurata per le somiglianze con un’altra più antica e forse databile al periodo precedente l’approvazione, con Regio Decreto del 1826, dell’installazione della Confraternita dei devoti sotto il nome di Maria Santissima dello Splendore. Anche in questa, come la precedente del 1850, appare uno scorcio di paese con cupola in prospettiva ribaltata ammesso che se il luogo sia l’antica Giulianova.
L’incisione è conservata nell’Archivio di Stato di Teramo, ma può anche essere ammirata nel n°12 della rivista Madonna dello Splendore”.[18] E’ possibile che una prima fonte iconografica della Madonna dello Splendore si sia caratterizzata attraverso alcuni simboli ricorrenti quali l’albero a mezza via tra olmo e ulivo, Bertolino in ginocchio a destra dell’albero, la Madonna incoronata e il paesaggio di Giulianova per via della cupola, sul fondo, in posizione ribaltata. Andando indietro nel tempo, sulla controcopertina del numero del 1984 della consueta rivista, si può ammirare un’impronta da tavoletta tipografica della Madonna che appare incoronata e circondata da putti, fiori e astri, cioè la luna e il sole. Sul fondo la cupola della Chiesa di San Flaviano e accanto a Bertolino l’accetta. Colpiscono gli arbusti laterali che sembrano simboleggiare la folta vegetazione del luogo santo.
Essendo l’impronta il rovescio ribaltato della copia reale, si nota di nuovo che il paesaggio di Giulianova, nella copia a stampa, era spostato a sinistra. Un particolare interessante è dato dal fatto che lo scorcio di paese con cupola non è posto su un colle ma rappresenta una sorta di locazione identificativa. In parole povere l’incisione ricolloca la Madonna dello Splendore nel luogo della sua apparizione reale e il paesino diventa un simbolo come gli astri, i fiori e gli angeli. Sotto questa riproduzione si può leggere:
 
“impronta ricavata da una tavoletta tipografica del 1600 custodita presso il Palazzo Ducale di Venezia, in calce a questa immagine si legge “: Miracolosa effigie di Maria SS. dello Splendore protettrice di Giulianova che si venera nella sua Chiesa. Questa impronta è stata recentemente rinvenuta nell’Archivio storico del Comune di Giulianova, cui si deve la cortesia della sua riproduzione”.[19]
 
Presumibilmente l’immagine del santino sopradetto mentre è stata la rielaborazione a colori di una serie di incisioni molto antiche, a sua volta é stata oggetto di una imitazione differita e rielaborata per una pittura parietale - murale o semplicemente una tempera davvero imponente che si può ammirare all’interno del santuario, a sinistra dell’Altare Maggiore. Diversamente dal santino, il dipinto sul muro presenta Bertolino alla sinistra dell’albero su cui appare la Madonna circondata da bianche e soffici nubi intersecate tra i rami dell’olmo/ulivo Tra i rami e le nubi scaturiscono raggi di intensa luminosità che forse richiamano le raggiere che nel tempo avevano già contornato l’immagine della Madonna. Un angelo, posto dietro le spalle di Bertolino, ha le braccia protese verso l’anziano uomo in preda alla più forte delle meraviglie. A destra dell’albero si profila la collina, senza cenno di cupole o altro, per cui nella pittura murale l’artista attua una ricollocazione spaziale del tutto. Sia i colori del dipinto sul muro che quelli del santino sono estremamente delicati.
Alla destra dell’Altare c’é invece la rappresentazione di Bertolino che guida in processione il popolo di Giulianova al luogo dell’Apparizione. Tra le persone della processione, l’artista ha dipinto i vari benefattori che, con la loro bontà, nel tempo hanno reso possibile il restauro del santuario. Da notare che il Bertolino di queste pitture murali, presenta una certa calvizie sulla sommità del capo, elemento che poi ha caratterizzato anche il lavoro degli artisti di Ortisei. Autore di queste due pitture murali o tempere é stato il pittore-scultore giuliese Alfonso Tentarelli che nei primi anni cinquanta ebbe l’incarico da parte di alcuni devoti, di eseguire appunto le pitture al lati dell’Altare Maggiore[20]. Precedentemente ai lati dell’Altare c’erano le statue di P. Pietro Celestino e di San Benedetto. Ritornando ai piccoli santini certamente ne saranno esistiti alcuni con bordi a pizzo, o dipinti a mano o variamente decorati, ma attualmente non se ne ha traccia. I santini che più facilmente sono stati conservati e sono giunti fino ai nostri giorni. appartengono come datazione alla prima metà del 900 e, in generale, sono immagini fotografiche della statua o riproduzioni dell’immagine del santino più antico con il bordo merlato. Sono immaginette in carta semplice, colorate in bianco e nero, seppia, bluetto, viola e non eccellono nel risultato finale sia per la carta pregiata e sia per le tecniche di stampa incapaci di comunicare il senso reale dello splendore, sinonimo e simbolo
di questa Madonna. Altro santino molto interessante, colorato in bianco e nero ha come immaginetta una statua della Madonna molto simile, se non la stessa, a quella di un dipinto su tela di un artista dell’800. Questa tela era la tendina della vecchia nicchia dell’Altare Maggiore. Nel santino, come nella tendina, le corone indossate dalla Madonna e dal Bambino sono finemente cesellate ma non possiedono quella rotondità simbolo della terra e che caratterizzano quelle attuali. Si potrebbe supporre che tali corone siano quelle della prima incoronazione avvenuta nel 1914. Intorno ai corpi ci sono delle costruzioni tondeggianti che presumibilmente stanno a simboleggiare le nubi del cielo, queste creano uno stacco rispetto alla raggiera i cui raggi sono sagomati in modo da creare i petali di un grande fiore. Sulla raggiera sono posati dei piccoli putti a testa alata. Altro particolare é dato dall’albero che certamente é più vivo ed armonico di quello attuale e soprattutto é ricco di foglie, forse di olmo ma certamente non di ulivo. Anche Bertolino é diverso, si nota soprattutto la testa un po’ troppo rigonfia verso l’alto. Sotto il santino c’é la didascalia:” Vera effige di Maria SS. dello Splendore, che si venera nella Chiesa R.R.P.P. Cappuccini di Giulianova “. La raggiera a petalo di fiore indica che la foto del santino possa essere antecedente agli anni cinquanta, ma il problema di una eventuale datazione si pone perché c’é un altro santino, quasi simile a quello già descritto, che riproduce la foto in bianco e nero della statua originale all’interno della nicchia sopra l’Altare Maggiore. Osservando bene la nicchia si nota che essa risale ad un tempo in cui la Chiesa non era stata ancora restaurata e rinnovata, ma é difficile la precisa collocazione storica. Inoltre questa effige la si può ammirare alla pag. 5 del testo scritto dal Bindi nel 1919. È un’immagine estremamente scarna: non ci sono putti, non c’é l’albero con le sue ricche foglie, non c’é Bertolino, ma c’é la raggiera già descritta con i raggi formati dei petali e le bolle che creano lo stacco tra la statua e la raggiera stessa. Anche le corone sono diverse da quelle attuali. Sotto questo santino c’é scritto: “Lo Vergine dello Splendore. Scultura in legno policromo (secolo XV)”. Anche sotto la foto della pubblicazione del Bindi c’é la stessa scritta, nessuno ci vieta di pensare che la didascalia sia stata scritta dallo stesso studioso e poi ripresa per il santino. All’epoca le notizie sull’origine e datazione della statua erano molto confuse. Riguardo alla raggiera nella “Cronica”, pubblicata nel 1870, si può leggere:
 
“… Nel mezzo é il nicchio, ove maestralmente sta la Vergine Beata, il cui esteriore recinto tutto balenato di raggi d ‘oro, e da vari angioletti graziosamente formato con una bellissima vetriata di cristalli avanti la di Lei graziosissima faccia, di sopra al frontespizio un cornicione di famoso intaglio…”[21]
 
Si comprende bene che la nicchia contenente la statua della Madonna dello Splendore, già munita di raggiera, era a sua volta circondata da raggiera più maestosa e lineare; il cui disegno é stato indubbiamente fonte suggestiva per la raggiera attuale. Che ci fossero due raggiere, si può osservare sia in una cartolina d’epoca e sia in una foto di tutto l’Altare Maggiore. Entrambe le immagini si possono ammirare nella rivista della Madonna dello Splendore del 1984. La cartolina può essere datata intorno ai primissimi anni del 1900 in quanto il campanile della chiesa é inglobato all’interno di una costruzione più ampia riferita all’Ospedale. In tempi più recenti é stato creato un santino di carta lucida a fondo azzuffo intenso su cui emerge la statua originale vista nella sua edizione completa con la raggiera, Bertolino, il tronco e l’acqua benedetta sgorgante nella sua freschezza. Una buona fonte di immagini variamente create con la statua della Madonna in primo piano e sullo sfondo il paesaggio di Giulianova, si possono rinvenire in alcuni ormai rari giornalini degli anni 50 e 60 che, ogni mese, venivano stampati dalla tipografia Tontodonati & C. di Pescara, quale periodico del santuario da inviare nelle case dei devoti. Non mancano di incuriosire anche le piccolissime medagliette con l’effige della Madonna da un altro ed un fiore e la scritta “Ricordo” dall’altro. Non se ne trovano più in circolazione né in argento, né in semplice metallo eppure sollevano nei cuori i bei ricordi di un tempo passato, quando portare una medaglietta di tal tipo non era certo superstizione, ma fede nella sua forma più semplificata. Si legge su uno dei mensili della Madonna dello Splendore:
 
“La medaglia della Madonna dello Splendore che tante volte viene profanata con gli altri oggetti superstiziosi, essa sola, portata indosso, stringerla, baciarla, confidare a Lei i segreti affanni, é giusto e ragionevole, é il solo mezzo proporzionato per avere fortuna ed ogni benessere, essendo la Madonna la madre di Dio, l’Onnipotente per grazia. Le Sua immagine decentemente venerata, porta con sé impressa la potenza di Lei, non in quanto metallo od altra materia; ma perché noi per la stessa immagine riaffermiamo la nostra fede ed il nostro amore a Colei che é invocata con i più bei titoli, i quali sono i segni manifesti di prodigi, di favori e di grazie”.[22]
 
Né mancano dei piccoli capolavori ricamati, uno dei quali può essere ammirato nella foto riprodotta sulla controcopertina del n°12 della rivista omonima. Si tratta di un lavoro fatto con estrema pazienza e accuratezza dalla ricamatrice di Civitella del Tronto, Donna Chiodi, intorno alla foto della Madonna. La raggiera é sommersa di fiori coloratissimi eseguiti a punto chiacchierino. La Madonna della foto utilizzata é quella delle processioni[23]. Ancora un lavoro di ricamo della stessa ricamatrice può essere ammirato nel n°13 della rivista. In questo caso il ricamo circonda, arricchisce e incornicia il santino a fondo azzurro attualmente prodotto per i fedeli[24]. Nella rivista “Madonna dello Splendore” del 1993 si possono ammirare altre testimonianze artistiche dedicate alla Madonna tra cui un dipinto del 1905 di Luigi Ettorre e un medaglione a sbalzo che veniva indossato dal Priore e dagli Ufficiali delle varie Associazioni e Congreghe che aprivano la processione del 22 aprile[25]. In ambedue le figurazioni la Madonna e il Bambino sono incoronati. Molto interessante la descrizione che Padre Candido Donatelli fornisce del medaglione, opera artigianale di un certo PT, come si legge nella parte alta dello stesso[26]. Questo medaglione, ovviamente di piccole dimensioni, presenta la Madonna che porta il Bambino sul braccio sinistro. Probabilmente, poiché la tecnica di esecuzione dello sbalzo prevede il rovesciamento del disegno in fuori, l’artista o l’artigiano per comodità di esecuzione ha ritenuto opportuno copiare l’originale senza operare spostamenti. Interessante anche la raggiera che presenta dei raggi raccolti a fasce simili ad una croce, inoltre tra i vari fasci sono disseminati numerosi piccoli putti.
Il dipinto di Luigi Ettorre del 1905 propone una Madonna ed un Bambino riccamente vestiti. Si possono osservare anche le damascature che nel vestito vero probabilmente erano in oro zecchino e il mantello appare notevole nella sua abbondanza. Nell’insieme si potrebbe sostenere che il modello di riferimento utilizzato da Luigi Ettorre, sia stata la Madonna delle processioni, cioè la conocchia. Anche in questo caso la Madonna regge il Bambino a sinistra e osservando le foto d’epoca si può osservare che la statua portata in processione, riccamente vestita, ha il Bambino appunto a sinistra anziché a destra. Altro cenno va alle cartoline d’epoca che nel tempo hanno immortalato le processioni con la statua tipo “conocchia” riccamente vestita e che lasciano intravedere come l’armatura della stessa fosse di tipo piramidale. Ci sono poi delle cartoline che, riproducendo il santuario visto dall’interno o dall’esterno, hanno aggiunto anche la foto della statua posta sulla nicchia sopra l’Altare Maggiore e che spesso la si ritrova, tra vecchie carte, ben ritagliata a mò di santino. Altra cartolina molto suggestiva é quella pubblicata in prima pagina sull’Araldo Abruzzese dell’8 agosto 1914, per annunciare l’imminente incoronazione della Madonna dello Splendore. La cartolina, in realtà, é del 1907 e presenta la statua originale riccamente vestita e adornata di ori compresa, la bella corona finemente lavorata. L’immagine lascia ben osservare la preziosità dei ricami che si svolgono in un crescendo di ghirigori floreali. Inoltre il fatto stesso che la statua sotto il vestito abbia una sua completezza viene dimostrato dalla forma trapezoidale delle vesti sia per il Bambino che per la Santa Madre. Vesti che semplicemente coprono altre vesti ma non costituiscono il corpus della costruzione. Intorno emerge la nota raggiera con fasci di raggi a forma di petalo, e tra i fasci luminosi si affacciano numerosi piccoli putti. Nell’immagine in questione si possono ammirare dei cuori simbolo dell’amore divino. Sotto la statua c’é il disegno di un tronco d’albero a metà con brevi ramoscelli sparsi qua e là e che sostituisce il tronco ricco di foglie e la statua di Bertolino. Tutta l’immagine é racchiusa in un ovale, cioè la nicchia sopra l’Altare Maggiore, circondato a sua volta da una fitta raggiera su cui, ancora sono sparsi gruppi di putti o angeli. Della doppia raggiera si é già detto in precedenza[27]. Una cartolina moderna risalente agli anni settanta circa, riproduce la statua originaria della Madonna così come si presenta dopo l’intervento dell’ebanista di Ortisei, Umberto Degano. La cartolina appartiene alle edizioni Marraccini. Per le stesse edizioni é tuttora in circolazione una cartolina riproducente l’attuale santuario, arricchito da un primo piano (in alto a destra) della Madonna e dell’Altare Maggiore (in basso a sinistra). Delle iniziative interessanti sono apparse sulla rivista “Madonna dello Splendore” che dal 1982 viene pubblicata, a numero unico, in occasione della festa del 22 aprile. Ogni anno la copertina, ed a volte anche la controcopertina, raffigurante la Madonna dello Splendore viene realizzata da un artista contemporaneo secondo la sua libera interpretazione. Dal 1982 ad oggi si dispone dunque di una ricca galleria di immagini tra loro molto diverse e comunque molto interessanti anche da un punto di vista della poliedricità delle interpretazioni artistiche del sacro. Non si dimenticano i calendari dedicati, almeno per quel che riguarda le copertine e controcopertine, alla Madonna dello Splendore e che negli anni hanno riproposto un fondo blu mare su cui campeggia la statua in tutto il suo splendore. La figurazione é quella del santino di cui si é già detto, varia solo l’intensità del blu. Ad esempio nel calendario del 1993, in seconda pagina, é riproposta la vicenda del caro Bertolino in sei quadretti coloratissimi secondo la tradizione della pittura popolare. Queste sei scene insieme a tutte le altre che illustrano la vicenda di Bertolino al completo sono riprese dal libro “L’acqua utile, umile, preziosa e casta”[28] e possono essere ammirate anche in un piccolo librettino dedicato al santuario[29]. Le illustrazioni sono opera dell’artista Lucas e costituiscono un corpus estremamente ricco e ben riuscito secondo una interpretatività popolare scevra da ogni intellettualismo. Un filone argutamente della storia reale, o presunta tale, alla quale sia il fedele che l’ateo riconducono, pur se con motivazioni diverse, le proprie radici.
All’interno del convento, nell’ala dedicata al nuovo Museo MAS, può essere ammirata una tela di grosse proporzioni che ripropone il fondo blu intenso della copertina del calendario e la figurazione in essa presente. La naiveté dell’opera é incontestabile e, al di là di ogni giudizio critico, nonostante siano evidenti l’imitazione e la semplicità della mano, colpisce lo sguardo di chi passa ed invita a fermarsi, a riflettere. La tela, pur essendo collocata sul muro di un largo pianerottolo che porta al nuovo piano del museo inaugurato il 14 dicembre 1997, risente negativamente della posizione troppo alta e della luce che non sottolinea la costruzione pittorica. Autore é forse un devoto della Madonna dello Splendore, ma la firma sul dipinto non é molto chiara. Della Madonna dello Splendore esistono anche dei pregevoli bassorilievi come quello di proprietà di Domenico Castorani, scolpito da una mano anonima. Da notare in questo bassorilievo sia le corone tondeggianti e sia le raggiera che é molto simile a quella attuale, ma al contrario di quest’ultima, possiede una sua leggerezza e maestosità[30]. Certamente questa carrellata é incompleta e sarebbe interessante, un giorno, poter raccogliere insieme tutte le varie rappresentazioni iconografiche della Madonna dello Splendore per ammirarle nella loro storia che é anche la storia di un paese, Giulianova.
NOTE
[1] Francesco Rozzi, Santuarj di Maria Santissima nella Regione Aprutina, Teramo, presso Quintino Scalpelli, 1861, pagg. 14-15.
[2] R.R.P.P. Monaci Celestini dell Ordine di San Benedeno, Cronica.  Relazione del Sacro Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova, Napoli, Tipografia Strada Nuova de’ Pellegrini-8, 1870. L’opera é dedica a D. Giov. Girolamo Acquaviva D’Aragona.
[3] Padre Candido Donatelli, il Simulacro Miracoloso della Madonna dello Splendore, in Rivista Madonna dello Splendore, n° 2, Giulianova, 1983 ora in AA. VV., Il cerchio inconchiuso di Sandro Galantini, Demian Edizioni Teramo, dicembre 1995, pagg. 19/21
[4] R.R.P.P. Cappuccini custodi del Convento e della Chiesa, Brevi notizie del culto che si presta in Giulianova a Maria SS. dello Splendore, Sulmona,Tipografia Antonio Damiani, 1907, pag. 9.
[5] ???
[6] Vincenzo Bindi, opera citata
[7] Padre Candido Donatelli, il Simulacro Miracoloso della Madonna dello Splendore, In Rivista Madonna dello Splendore n°2, Giulianova, 1983 ora in AA. VV., Il cerchio inconchiuso di Sandro Galantini, Demian Edizioni Teramo, dicembre 1995, pagg. 19/21.
[8] Nicolino Farina, Le “Conocchie” minute statue di devozione casalinga, in Santini et similia, n°9, Roma, luglio-settembre 1997
[9] Maria Lucrezia Savini, Relazione della scultura lignea della madonna dello Splendore ad opera di Maria Lucrezia Savini, (1987 - 1988), in Rivista Madonna dello Splendore n°7, Giulianova, 1998, pag. 15, poi Lucas, Giulianova e il Sontuario Maria Santissima dello Splendore, a cura dell’Ass. Cult. "Amici del Santuario Maria Santissima dello Splendore” Grafiche Ballerini, Pescara, 1988, pagg. 43-44. 
[10] Maria Lucrezia Savini, articolo già citato.
[11] Maria Lucrezia Savini, articolo già citato.
[12] Maria Lucrezia Savini, articolo già citato.
[13] Padre Candido Donatelti, 1914-1964: settantacinquesimo e venticinquesimo anniversario dell’incoronazione della statua della Madonna dello Splendore, in Rivista Madonna dello Splendore, n°8, Giulianova, 1989 ora in AA. VV., Il cerchio inconchiuso di Sandro Galantini, Demian Edizioni Teramo, dicembre 1995. pagg. 48/52.
[14] Padre Candido Donatelli, articolo già citato.
[15] Lucas, Giulianova e il Santuario Maria Santissima dello Splendore, a cura dell’Ass. Cult. “Marta Santissima dello Splendore”, Grafiche Ballerini, Pescara, 1988, pag. 42
[16] Annuario 1921, pag. 739, Segreteria Brevium n°6052, fogli 383/2 r,v.
[17] Rivista Madonna dello Splendore, n°1, Giulianova, 1982.
[18] Rivista Madonna dello Splendore, n°12, Giulianova, 1993, pag. 15.
[19] Rivista Madonna dello Splendore, n°1, Giulianova, 1983, controcopertina.
[20] Annuali dei FF. MM. Cappuccini degli Abruzzi Curia Provinciale dei P.P. Cappuccini, L Aquila, fascicolo XVII, agosto 1952 - luglio 1953.
[21] F.M.F., Cronica, relazione del sacro tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova Tipografia Strada Nuova de’ Pellegrini-8, Napoli, 1870, pagg. 17-18.
[22] P.P. Cappuccini Giulianova (Teramo), Devota superstizione, in Rivista Madonna dello Splendore, Giulianova, dicembre 1952.
[23] Rivista Madonna dello Splendore, n°12, , Giulianova, 1993, controcopertina.
[24] Rivista Madonna dello Splendore, n° 13. Giulianova, 1994. pag. 81.
[25] Foto di Pierino Santomo, rivista Madonna dello Splendore, n°12, Giulianova, 1993, pag. 51.
[26] Padre Candido Donatelli, La confraternita o congrega della Madonna dello Splendore, in Rivista Madonna dello Splendore, n°11, Giulianova, 1992 ora in AA. VV., il cerchio inconchiuso di Sandro Galantinì, Demian Edizioni Teramo, dicembre 1995, pagg. 75-78.
[27] L’Araldo Abruzzese, L’incoronazione dello Madonna dello Splendore, Teramo, 8-8-1914, in rivista Madonna dello Splendore, n° 12, Giulianova, 1993, pagg. 40-41.
[28] Gaetano Meaolo, L’acqua utile, umile, preziosa e casta, copyright by Santuario della Madonna dello Splendore, Grafiche Ballerini, Pescara, settembre 1992.
[29] Ass. Cult. “Amici per il Santuario Maria Santissima dello Splendore”, Santuario Mario SS. dello Splendore in Giulionova (Te), P.P. Cappuccini, dalle origini ai nostri giorni, Grafiche Ballerini, Pescara. 1992.
[30] Foto di Pierino Santomo, rivista Madonna dello Splendore, n°15, Giulianova, 1996, pag. 7.