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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 20
- Giulianova, 22
aprile 2001
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
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- La statua della Madonna dello Splendore
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di Carmen Di Odoardo
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Nel percorso di conoscenza della storia del
Santuario della Madonna dello Splendore, una particolare e
doverosa attenzione va riservata proprio alla statua che
raffigura la Madonna, oltre che alle numerose testimonianze
iconografiche che nel tempo hanno reso omaggio alla sua
immagine.
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All’interno del santuario si trovano ben due
statue della Madonna dello Splendore: quella originale e
quella per le processioni. La statua originale è posta nella
nicchia sopra l’Altare Maggiore mentre l’altra, molto più
recente è custodita nella sacrestia. Questa seconda statua
viene utilizzata per gli spostamenti dal santuario al Duomo
di San Flaviano e quindi per le vie di Giulianova, nel
giorno della processione che si svolge il 22 di aprile di
ogni anno. Ambedue sono opere di grande efficacia anche se,
artisticamente, sono molto diverse tra loro e tale diversità
si rivela sia nella cronologia che nell’idea del sacro che
ha guidato le mani degli artisti che le hanno create.
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Nel giardino annesso al convento, su una piccola
fontanina, si trova una statua della Madonna dello Splendore
in bronzo, di piccole dimensioni ma non per questo meno
bella e portatrice del suo messaggio di serenità. La statua
è opera del pittore-scultore giuliese Alfonso Tentareili. In
un corridoio all’interno del convento si trova il modello
originario di quest’ultima, ben scolpito nel legno grezzo e
montato sopra un pezzo di tronco d’albero levigato e senza
corteccia, il modello ligneo ha una sua dolcezza e una sua
grazia autonome che ne fanno un capolavoro a parte rispetto
al bronzo.
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Doverosamente tutte le attenzioni e riletture
vanno alla statua più antica, la vera Madonna dello
Splendore. Si tratta di una statua lignea di circa 82
centimetri di altezza e di cui, stranamente, nessuno
studioso di abruzzesistica o d’arte in generale pare
interessarsi. Essa sembra non esistere nè come espressione
d’arte, nè come espressione di culto e ciò appare strano,
direi ancor più strano, se si pensa alla particolare cura
che gli studiosi sopracitati pongono nel rinvenire e
celebrare qualsiasi reperto, simbolo della nostra terra. La
statua originale della Madonna dello Splendore, ha comunque
una sua storia.
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Un documento oltremodo interessante su cui
fondare le proprie conoscenze storiche sul santuario ed al
tempo stesso sul culto della Madonna dello Splendore, sia da
un punto di vista devozionale che materiale, è rappresentato
dalla «Cronaca». La Cronaca fu scritta da Padre Pietro
Capullo de’ L’ Aquila, Priore dei Celestini, a più riprese
tra il 1657 ed il 1674. A questo manoscritto si sono rifatte
gran parte delle pubblicazioni successive che, in linea di
massima, hanno trascritto intere parti dell’opera
utilizzando un linguaggio via via più moderno.
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Scriveva Francesco Rozzi, nel 1861:
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“Il Capulli Priore de’ Celestini scrisse.la Cronaca di tale santuario dal 1657 al 1674 colle notizie
precise, e col citare i testimonj della grazie, e dei
prodigj, de’ quali furono verificati dal Canonico de
Bartolomeis Vicario Foraneo di Giulia di ordine del Vescovo
Aprutino”.
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Nel 1870 veniva pubblicata un «Cronica» che ha
tutta l’aria di essere l’opera a suo tempo scritta dal
Capullo, data anche la prefazione che appunto porta la firma
di P. Pietro Capullo e la data del 15 luglio 1657.
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Nell’opera si può leggere una bella descrizione
del santuario e dell’Altare Maggiore dove era custodita,
all’interno di una nicchia, la statua della Madonna dello
Splendore affiancata, ai lati dell’Altare, dalle statue di
San Pietro Celestino e di San Benedetto. Inoltre si ha
notizia della precoce collocazione di quattro dipinti, opere
del Farelli, sugli altri quattro altari del santuario oltre
che di una doppia raggiera intorno alla statua della
Madonna.
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La precisione di Padre Pietro Capullo è
impareggiabile se si pensa che Padre Luigi da Teramo, nella
seconda metà dell’800, a proposito della statua scrive
semplicemente:
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“Stando alle parole devesi ritenere con indubbia fede che la
statua che oggi, al momento attuale, si venera sull‘Altare
Maggiore nell‘omonimo santuario, sia quella apparsa a
Bertolino…
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La tradizione popolare è certamente molto
suggestiva e nel tempo ha fuso insieme varie ipotesi
relative alle origini o alla provenienza della piccola
statua. Da un lato si riteneva che a Bertolino fosse apparsa
addirittura una statua o che comunque, in modo o nell’altro,
qualcuno gliela avesse fatta trovare. Tuttora le sue origini
sono sconosciute, ma certamente molto diverse da quelle
definite dalla tradizione popolare.
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In un libretto del 1907 curato dai RR. PP.
Cappuccini custodi del Convento e della Chiesa, si può
leggere una piccola ma interessante nota che rappresenta la
sintesi di quanto detto precedentemente:
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“È opinione di moltissimi, confermata in alcuni scritti del
fu P. Luigi da Teramo, dotto e zelante Sacerdote Cappuccino,
che l’immagine di Maria SS.ma dello Splendore che si venera
attualmente sull‘altare maggiore della Chiesa, sia appunto
quella che apparve nel 22 Aprile 1557 al buon Bertolino.
Inoltre in una delle preghiere del novenario che si propone
alla festa annuale di Maria SS.ma dello Splendore, di data
antichissima, parlandosi di detta immagine sta scritto: «Se
non
è dal Ciel discesa, è certamente per ordine del
Cielo a noi venuta». Questa immagine è di stile
greco, tutta dorata, e si ritiene sia una di quelle che
scomparvero dall‘Oriente nell‘epoca tristissima degli
Iconosclasti...”
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Nel 1914, “Preci Novendiali”, stampato a Milano,
edito dai F.F. Cappuccini a ricordo dell’incoronazione della
statua avvenuta il 15 agosto 1914, riporta le stesse parole,
la stessa teoria del 1907.
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Il fatto che la statua possa essere di origine
orientale non solo inserisce all’interno della tradizione
popolare un elemento di realtà, ma costituisce al tempo
stesso una possibile verità. In effetti basta riportare alla
memoria, la storia delle reliquie di San Flaviano, altro
patrono di Giulianova, per ricordare che un tempo
l’Adriatico era solcato da molte navi che navigavano, con
più o meno fortuna, lungo la rotta commerciale da e per
l’Oriente e che il piccolo porto sul Batinus/Tordino era pur
sempre un punto d’approdo nelle difficoltà.
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Dal 1914 occorre spostarsi fino al 1919 quando
sulla “Rassegna d’arte” del mese di settembre Vincenzo Bindi,
grande cultore d’arte, parlando del santuario della Madonna
dello Splendore offre una lunga e interessante descrizione
della preziosa statua:
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“Molto si è fantasticato fino ad oggi intorno alla materia
di cui la Vergine è formata, ma avendo io ottenuto dal
veramente egregio e venerando guardiano P. Matteo da
Spoltore, che l‘immagine venisse spogliata delle
vestimenta, ho visto che la statua stessa ha l’ossatura di
legno, a cui è sovrapposta una composizione che pare di
gesso o di scagliola, con la quale l’artista ha modellato le
forme della Vergine e del Putto, la prima con ampia veste,
che a larghe pieghe ben aggruppate ed armonicamente divise,
le scende fino a ricoprirle i piedi, e il Bambino in abito
succinto con le gambe e i piedi nudi: i visini, veduti di
prospetto, molto espressivi ed in soave atteggiamento,
destano venerazione ed affetto, e lasciano in chi li guarda
una profonda ed indimenticabile impressione. L’artista
ricoprì le statue di dorature e pitture con bene armonici
colori; gli occhi sono anche essi, non formati, ma
semplicemente dipinti, cosa che non sembra a chi non li
guardi da vicino, tanto paiono vivi e scintillanti e
producono così grande effetto da parer veri.”
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Inoltre V. Bindi offre delle delucidazioni anche
sul periodo storico in cui, con tutta probabilità, la statua
venne scolpita dal suo ignoto autore. Altre notizie
interessanti sottolineano l’originaria appartenenza della
statua ed aprono ampi e diversi spiragli di verità rispetto
alla filogenesi delle teorie popolari. Di certo la statua è
di molto anteriore all’epoca del miracolo, avvenuto nella
prima metà del XVI secolo. Scrive Bindi:
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“È un’opera interessantissima della fine del XIV o dei primi
anni del secolo XV che dovette appartenere ad una chiesa di
San Flaviano, probabilmente a quella intitolata SMaria in
Platea, e poi, insieme a tante altre reliquie, nella chiesa
madre di Giulianova; o forse rinvenuta tra le rovine del
distrutto castello, i fedeli la recarono a Giulia, dando
origine al tempio “
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Sempre Bindi nel medesimo articolo parla
dell’esistenza di una seconda statua, di minor valore
artistico ed utile ai fini della realizzazione della
processione del 22 aprile.
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L’esistenza della seconda statua sembra rivelare
una inconsapevole cognizione del valore artistico della
statua originaria e, certamente, sarebbe molto interessante
poter scoprire quando abbia avuto inizio questa tradizione.
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Comunque leggendo quanto scritto dal Bindi si
riesce ad avere una visione abbastanza chiara della
micro-storia inerente la statua. Inoltre grazie a Vincenzo
Bindi e alla sua sensibilità, per ben due volte, si parlato
della statua perché lo stesso articolo, sopra menzionato,
apparve anche nel 1927 in “Giulianova. La Posillipo degli
Abruzzi”. Tra le diverse descrizioni fatte nei secoli fino a
quella di Vincenzo Bindi, si può notare come i punti di
vista sulle origini della statua siano molti e diversi tra
loro, oscillando tra il principio della realtà e quello
della pura fantasia. Infatti, realisticamente, per alcuni
studiosi la statua è databile alla fine del XIV o all’inizio
del XV secolo, mentre per altri essa è di generica origine
greca. Da un punto di vista più fantasioso ma comunque
ricolmo di fede genuina e semplice la statua è apparsa
direttamente a Bertolino, oppure è stata mandata dal cielo
in un secondo tempo. Purtroppo i contributi che, nello
specifico, trattano della statua finiscono con il 1927 tanto
che Valerio Mariani, nel suo “Sculture lignee in Abruzzo”
edito dall’istituto Nazionale L.U.C.E., nel 1930 non ne fa
menzione e non ne parla neppure Giammario Sgattoni nello
spazio del Calendario della Cassa di Risparmio della
Provincia di Teramo che nel 1978 aveva come tema: ‘Sculture
lignee del teramano”. E si potrebbero citare tanti altri di
studiosi che tra il 1930 e il 1978 hanno parlato
dell’Abruzzo e dei suoi tesori dimenticandosi, e a volte
solo citando, il santuario della Madonna dello Splendore e
comunque senza dire parola alcuna in merito alla statua.
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Un particolare molto interessante che emerge
dallo scritto bindiano è quello relativo alle “vestimenta”
in quanto, secondo una tradizione tipica dei secoli passati,
nonostante l’artista avesse già modellato le vesti della
Madonna e del Bambino, sopra queste venivano messe delle
vesti di stoffa pregiata e variamente colorata, ricercata
nei particolari e nella preziosità dei ricami e dei decori.
La Madonna dello Splendore aveva una veste ricchissima
ricamata in oro zecchino e un manto altrettanto ricco
coperto di molti ornamenti, proprio per sottolineare quello
splendore divino di cui era portatrice.
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Secondo P. Candido Donatelli,
la Madonna dello Splendore ha smesso le sue ricche vesti
intorno agli anni Trenta tornando così alla sua primitiva
bellezza e semplicità, ma la datazione non è certa. Non è
accaduto lo stesso con la seconda statua della Madonna,
quella utilizzata per le processioni, che per molti anni
ancora ha conservato la sua antica immagine. Le molte foto
amatoriali scattate in occasioni della festa tra gli anni 30
e gli anni 50. la mostrano ancora riccamente vestita, ma ciò
non deve stupire in quanto questa statua era del tipo detto
“conocchia”
e non poteva essere privata dei suoi indumenti. La
“conocchia” infatti non ha, sotto la ricca veste, un’altra
statua ben scolpita nel sue parti, ma un’armatura sulla
quale è costruita tutta la parte esteriore. Probabilmente la
statua delle processioni era un “conocchia” di tipo
classico, cioè ad uso processionale per cui l’armatura
interna doveva essere a trespolo o a campana con una base
tronco-conica fatta con stecche di legno e le vesti che
arrivavano fino alla base. In linea generale la tradizione
di vestire le statue dei santi è molto antica e può essere
letta come testimonianza di una fede popolare. Attraverso
l’uso degli elementi terreni, si cerca di portare avanti una
sorta di metalinguaggio capace di colpire l’occhio e il
cuore anche laddove manca quella necessaria cultura atta a
comprendere le simbologie più raffinate attraverso l’uso del
linguaggio.
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La statua originale della Madonna dello
Splendore, fortemente deteriorata dall’usura del tempo e del
tarlo, dal 24 settembre 1987 al 18 marzo 1988 è stata
restaurata a Roma dalla prof. Maria Lucrezia Savini. Al
completamento dei lavori la studiosa ha rilasciato una
descrizione molto dettagliata della stessa prima e dopo il
restauro, fornendo tutta una serie di notizie oltremodo
interessanti.
La prof. Maria Lucrezia Savini descrive la statua come
“scultura lignea policroma” del XV secolo circa. La
scultura, a tutto tondo, è di legno di noce. Inoltre
l’artista non ha riservato grosse cure alla parte posteriore
che appare sgrossata alla meglio. Sia Madonna che Bambino:
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“sono scolpiti probabilmente in un unico blocco di legno...
La statua è fissata su un piedistallo ligneo moderno e
rettangolare…”.
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Inoltre si dà notizia anche della tecnica
utilizzata dallo scultore per la sua coloritura:
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“… è stato applicato direttamente sul legno uno strato di
tela con lo scopo di evitare il propagarsi di eventuali
spaccature sul dipinto… la presenza di uno strato omogeneo
di un pigmento bruno prima dell‘imprimitura. La tecnica di
esecuzione del dipinto superficiale e probabilmente di
quello, frammentario, sottostante, è quella della tempera su
imprimitura di gesso e colla animale”.
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Non meno interessante è la descrizione circa i
colori delle vesti della Madonna e del Bambino:
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“La doratura del manto della Madonna e della veste del
Bambino è eseguita secondo la tecnica dell’applicazione di
foglie di oro zecchino sul bolo rosso per mezzo di una
missione (cioè una colla particolare)... in evidenza, sul
manto della Madonna, delle damascature ottenute,
probabilmente, con una particolare e differenziata brunitura
della foglie d’oro. La veste rosso-scura della Madonna, che
si intravede sotto il manto, ha una preparazione a foglia
d’oro”.
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Il 15 agosto 1914 si è proceduto alla prima
solenne incoronazione della statua miracolosa della Madonna
dello Splendore da parte del vescovo di Teramo Mons.
Alessandro Zanecchia, mentre una seconda incoronazione è
avvenuta il 22 aprile del 1964 con approvazione da parte del
Capitolo Vaticano
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L’evento della incoronazione è molto importante
perché è:
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“… il segno più grande della dignità di Maria
e il riconoscimento della sua Divina Maternità e
soprannaturale potenza”.
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L’incoronazione, allora, rappresenta la
sublimazione dell’evento materiale per cui è detto “Re” chi
esercita un potere di vita e di morte nella costrizione e
nella paura, ed in quanto epifenomeno religioso diventa:
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“un privilegio che è riservato solo alle immagini del
Signore Gesù e della Vergine Santissima. In questo rito… si
raffigura la glorificazione suprema di Maria SS. ma Assunta
in cielo che è costituita Regina del cielo e della terra”.
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In quella prima occasione furono poste sulla
testa della Madonna e del Bambino delle corone di argento
massiccio laminato in oro e finemente lavorate ad intaglio,
mentre nella seconda incoronazione le corone sono molte
sobrie ed a più forte valenza simbolica.
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L’incoronazione di una statua o immagine che
sia, è anche il simbolo di una fede ardente e incrollabile
tributata dal popolo nello scorrere dei decenni. La preziosa
statua solo raramente abbandona il santuario, circa ogni 50
o 100 anni, a celebrazione del centenario o in occasione di
particolari eventi come è stato per il 1948, quando si è
voluto ringraziare la Madonna per aver protetto il paese e i
suoi abitanti dalla rovina della guerra, o nel 1988 subito
dopo il restauro. Negli anni cinquanta la statua è stata
inserita in una raggiera, simbolo della luce divina, e
quindi posta sopra un tronco di albero, simbolo
dell’olmo/ulivo su cui apparve per la prima volta. Vicino al
tronco, dalle cui radici sgorga l’acqua benedetta, vi è la
statua di Bertolino in atto di meraviglia. Da notare che
Bertolino è quasi calvo sulla sommità del capo. Poco
distante da Bertolino vi è l’accetta, il suo attrezzo di
lavoro, che sembra quasi scomparire nel terreno riducendo la
sua fisionomia di arma. La raggiera, il tronco e Bertolino
sono stati scolpiti da Umberto Degano un artista, pittore ed
ebanista al tempo stesso, di Ortisei (Bz) in Val Gardena,
culla di maestri del legno.
Come si vedrà parlando dell’iconografia dedicata alla
Madonna dello Splendore, la raggiera attuale sostituisce
altre raggiere più articolate ed antiche forse distrutte a
causa del tempo, degli avvenimenti e del tarlo.
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La stessa presenza di Bertolino inginocchiato
vicino alla Madonna, non è continua e ciò si nota osservando
appunto l’iconografia attualmente disponibile. E, laddove è
presente, si può anche osservare che la sua collocazione è
incerta: a volte è alla destra della Madonna ed a volte alla
sua sinistra. Inoltre mentre un tempo aveva una capigliatura
molto abbondante, attualmente presenta una certa calvizie
superiore. Nel 1988 sempre ad Ortisei, presso il laboratorio
Art-Studio Demetz, sono stati restaurati la raggiera, il
tronco e Bertolino. All’artista di Ortisei ed ai suoi
collaboratori si deve anche la creazione di una seconda
Madonna dello Splendore, da portare in processione
sostituendo la precedente ormai troppo vecchia e
antiliturgica in quanto, come già detto precedentemente, del
tipo definito come “conocchia”. L’attuale statua è molto
diversa fisicamente da quella originale, incanta l’ovale del
viso estremamente giovane della Madonna che ispira profonda
dolcezza e comprensione, le proporzioni e le simmetrie sono
ottime. Ogni particolare è ben curato e la stessa raggiera,
nella sua semplicità, contribuisce a non ingabbiare ed
appesantire la statua. Infatti i raggi che la compongono
sono a linea ondulata, ben spaziati tra loro così da creare
effetti di luce con l’ambiente circostante. Considerando che
questa statua viene portata in processione in un bagno di
folla, si può realizzare un più intimo collegamento della
Madonna e del Bambino con l’umanità sofferente.
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Riguardo alla statua originale della Madonna
dello Splendore non può mancare un cenno all’estetica della
scultura vista nel suo insieme. Dagli occhi che sembrano
come veri, citando Vincenzo Bindi, si proiettano verso
l’esterno sguardi brillanti di luminosità ed al tempo stesso
portatori di un interno dolore e di una consapevolezza
dell’umano errare che li fissa oltre l’orizzonte terreno.
Sia il viso della Madonna che quello del Bambino comunicano
un senso di pietosa attesa. Colpiscono, nel loro insieme, le
linee arrotondate della statua sia rispetto ai visi che
rispetto alla geometria sostanziale dei corpi ed in questo
elogio della sfericità, cerchio inconchiuso delle cose
terrene, non vanno tralasciate le due corone. Queste nella
loro forma richiamano il significato simbolico del piccolo
globo che il Bambino regge nella mano sinistra come se fosse
un piccolo frutto o un piccolo gioco. Si può intuire nella
loro forma una somiglianza con il tetto del campanile del
santuario. Questo tetto visto nella sua geometria richiama
le ondulazioni delle due corone, compresa la piccola sfera
con la croce che forma gli apici di entrambi, tetto e
corone. Un gioco di linee sembra allora caratterizzare la
Madonna dello Splendore tra i raggi della luce e gli apici
delle corone riportando il fedele ad una intrinseca
semplicità e originalità della vita sulla terra, oltre ogni
forma artificiosamente costruita.
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Non passano inosservate nemmeno le proporzioni
asimmetriche delle braccia della Madonna e le sue mani
abbastanza forti, considerando il taglio rozzo e
sproporzionato delle dita. Inoltre, con riferimento al
Bambino, questi dà l’idea di un peso estremamente leggero
posto tra le tozze braccia della Santa Madre. Eppure, pur
tra tante asimmetrie, la soluzione finale è quella di una
estrema dolcezza e pazienza verso le cose terrene. Il
Bambino è in atto benedicente mentre sulla mano sinistra
regge un piccolo globo che ben rappresenta la terra e indica
la potenza divina, Il Bambino è posto sul braccio destro
della Madre. Solitamente, osservando la configurazione
classica, il Bambino è posato sul braccio sinistro della
Madre. Anche l’aggiunta della raggiera molto forte e ricolma
di raggi a linea dritta, aiuta a comprendere ed a
sottolineare lo sguardo pietoso della Madonna e del Bambino,
mentre Bertolino appare in tutta la sua infinita sorpresa e
devozione. Le aggiunte degli anni cinquanta, pur completando
la rappresentazione, segnano un certo distacco rispetto
all’economia del tutto tradendo uno stile più moderno della
manifattura. Il tronco dell’albero, in cui la chioma
superiore é schiacciata da un cuscinetto di nuvole bianche
ondeggianti come onde di mare, forma una sorta di
piedistallo atto a sorreggere la preziosa statua.
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Iconografia della Madonna dello Splendore
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Anche se quantitativamente abbastanza discreta, l’iconografia
della Madonna dello Splendore non lascia delusi.
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Sono pochissimi i santini di un tempo passato, dalla carta
spessa e un po’ telata, con i margini merlati o dentellati,
probabilmente perché realmente quasi insistenti oppure perché
non c’é stata la necessaria attenzione per mantenere una piccola
documentazione. Un santino antico molto bello, appunto stampato
su carta spessa, bordi merlati e particolari ripassati in oro,
presenta la Madonna sopra un albero che sembrerebbe di olmo dato
il tronco ben lineare. Sulla testa della Madre e del Bambino ci
sono le corone, ma questo elemento non riesce a comunicarci la
datazione in quanto le corone erano state poste sulle sacre
immagini molto prima della solenne incoronazione del 1914. La
Madonna è attorniata da angeli che spuntano sia dalle nubi del
cielo illuminato e sia dalle nubi bianche che trasfigurano
l’albero. Lo stesso Bertolino, posto a destra dell’albero, ha un
atteggiamento di grande umiltà e l’acqua che sgorga dall’albero
sembra una vera sorgente. Il paesaggio è tipicamente giuliese.
Si intravede perfino il mare e sulla sommità di un colle una
cupola che ha tutta l’aria di essere quella della Chiesa di “San
Flaviano”. Si può osservare persino un viottolo che porta dalla
Chiesa fino alla spiaggia, dove il mare lambisce il colle.
Ammettendo che la cupola indicata sia quella della Chiesa di San
Flaviano, si nota un errore prospettico in quanto il paesaggio,
appare ribaltato. Ovviamente nessuno impedisce di pensare che la
Chiesa appartenga invece a Tortoreto, paesino a nord di
Giulianova e posto comunque su un colle. Sotto l’immagine c’è la
scritta “Madonna dello Splendore che si venera nella Chiesa dei
P.P. Cappuccini di Giulianova”. Sul retro, dopo la preghiera, si
trova il nome di “Frà Alessandro Vesc. Aprutino”, una buona
indicazione per avere un riferimento cronologico. Frà Alexandrus
Beniaminus, (Francesco Zanecchia-Giannetti), é quello stesso
vescovo che nel 1914 procede alla prima solenne incoronazione
della Madonna. Egli fu eletto vescovo il 13 luglio 1902 ed
assolto dal vincolo della Chiesa Casauriense, fu trasferito
nella Chiesa Aprutina dove morì il 21 febbraio 1920.
L’immagine di questo santino può essere ammirata, in un formato
piuttosto grande che evidenzia molti particolari, sulla
copertina del 1° numero della rivista “Madonna dello Splendore”
del 1982. Sulla controcopertina di quello stesso numero vi è
raffigurata
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“Una rarissima incisione del 1850 che ritrae la Madonna dello
Splendore. Sullo sfondo uno scorcio della città con la cupola
della Chiesa di San Flaviano”.
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Questa incisione presenta molte analogie, tra cui il
ribaltamento del paesaggio e il colle con la cupola, con
l’immagine del santino già descritto. Certamente il disegno é
più sobrio, ma il contenuto determinato appunto da quei
particolari, segna un percorso. È un’incisione che non va
trascurata per le somiglianze con un’altra più antica e forse
databile al periodo precedente l’approvazione, con Regio Decreto
del 1826, dell’installazione della Confraternita dei devoti
sotto il nome di Maria Santissima dello Splendore. Anche in
questa, come la precedente del 1850, appare uno scorcio di paese
con cupola in prospettiva ribaltata ammesso che se il luogo sia
l’antica Giulianova.
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L’incisione è conservata nell’Archivio di Stato di Teramo, ma
può anche essere ammirata nel n°12 della rivista Madonna dello
Splendore”.
E’ possibile che una prima fonte iconografica della Madonna
dello Splendore si sia caratterizzata attraverso alcuni simboli
ricorrenti quali l’albero a mezza via tra olmo e ulivo,
Bertolino in ginocchio a destra dell’albero, la Madonna
incoronata e il paesaggio di Giulianova per via della cupola,
sul fondo, in posizione ribaltata. Andando indietro nel tempo,
sulla controcopertina del numero del 1984 della consueta
rivista, si può ammirare un’impronta da tavoletta tipografica
della Madonna che appare incoronata e circondata da putti, fiori
e astri, cioè la luna e il sole. Sul fondo la cupola della
Chiesa di San Flaviano e accanto a Bertolino l’accetta.
Colpiscono gli arbusti laterali che sembrano simboleggiare la
folta vegetazione del luogo santo.
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Essendo l’impronta il rovescio ribaltato della copia reale, si
nota di nuovo che il paesaggio di Giulianova, nella copia a
stampa, era spostato a sinistra. Un particolare interessante è
dato dal fatto che lo scorcio di paese con cupola non è posto su
un colle ma rappresenta una sorta di locazione identificativa.
In parole povere l’incisione ricolloca la Madonna dello
Splendore nel luogo della sua apparizione reale e il paesino
diventa un simbolo come gli astri, i fiori e gli angeli. Sotto
questa riproduzione si può leggere:
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“impronta ricavata da una tavoletta tipografica del 1600
custodita presso il Palazzo Ducale di Venezia, in calce a questa
immagine si legge
“: Miracolosa effigie di Maria SS. dello Splendore protettrice
di Giulianova che si venera nella sua Chiesa. Questa impronta è
stata recentemente rinvenuta nell’Archivio storico del Comune di
Giulianova, cui si deve la cortesia della sua riproduzione”.
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Presumibilmente l’immagine del santino sopradetto mentre è stata
la rielaborazione a colori di una serie di incisioni molto
antiche, a sua volta é stata oggetto di una imitazione differita
e rielaborata per una pittura parietale - murale o semplicemente
una tempera davvero imponente che si può ammirare all’interno
del santuario, a sinistra dell’Altare Maggiore. Diversamente dal
santino, il dipinto sul muro presenta Bertolino alla sinistra
dell’albero su cui appare la Madonna circondata da bianche e
soffici nubi intersecate tra i rami dell’olmo/ulivo Tra i rami e
le nubi scaturiscono raggi di intensa luminosità che forse
richiamano le raggiere che nel tempo avevano già contornato
l’immagine della Madonna. Un angelo, posto dietro le spalle di
Bertolino, ha le braccia protese verso l’anziano uomo in preda
alla più forte delle meraviglie. A destra dell’albero si profila
la collina, senza cenno di cupole o altro, per cui nella pittura
murale l’artista attua una ricollocazione spaziale del tutto.
Sia i colori del dipinto sul muro che quelli del santino sono
estremamente delicati.
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Alla destra dell’Altare c’é invece la rappresentazione di
Bertolino che guida in processione il popolo di Giulianova al
luogo dell’Apparizione. Tra le persone della processione,
l’artista ha dipinto i vari benefattori che, con la loro bontà,
nel tempo hanno reso possibile il restauro del santuario. Da
notare che il Bertolino di queste pitture murali, presenta una
certa calvizie sulla sommità del capo, elemento che poi ha
caratterizzato anche il lavoro degli artisti di Ortisei. Autore
di queste due pitture murali o tempere é stato il
pittore-scultore giuliese Alfonso Tentarelli che nei primi anni
cinquanta ebbe l’incarico da parte di alcuni devoti, di eseguire
appunto le pitture al lati dell’Altare Maggiore.
Precedentemente ai lati dell’Altare c’erano le statue di P.
Pietro Celestino e di San Benedetto. Ritornando ai piccoli
santini certamente ne saranno esistiti alcuni con bordi a pizzo,
o dipinti a mano o variamente decorati, ma attualmente non se ne
ha traccia. I santini che più facilmente sono stati conservati e
sono giunti fino ai nostri giorni. appartengono come datazione
alla prima metà del 900 e, in generale, sono immagini
fotografiche della statua o riproduzioni dell’immagine del
santino più antico con il bordo merlato. Sono immaginette in
carta semplice, colorate in bianco e nero, seppia, bluetto,
viola e non eccellono nel risultato finale sia per la carta
pregiata e sia per le tecniche di stampa incapaci di comunicare
il senso reale dello splendore, sinonimo e simbolo
-
di questa Madonna. Altro santino molto interessante, colorato in
bianco e nero ha come immaginetta una statua della Madonna molto
simile, se non la stessa, a quella di un dipinto su tela di un
artista dell’800. Questa tela era la tendina della vecchia
nicchia dell’Altare Maggiore. Nel santino, come nella tendina,
le corone indossate dalla Madonna e dal Bambino sono finemente
cesellate ma non possiedono quella rotondità simbolo della terra
e che caratterizzano quelle attuali. Si potrebbe supporre che
tali corone siano quelle della prima incoronazione avvenuta nel
1914. Intorno ai corpi ci sono delle costruzioni tondeggianti
che presumibilmente stanno a simboleggiare le nubi del cielo,
queste creano uno stacco rispetto alla raggiera i cui raggi sono
sagomati in modo da creare i petali di un grande fiore. Sulla
raggiera sono posati dei piccoli putti a testa alata. Altro
particolare é dato dall’albero che certamente é più vivo ed
armonico di quello attuale e soprattutto é ricco di foglie,
forse di olmo ma certamente non di ulivo. Anche Bertolino é
diverso, si nota soprattutto la testa un po’ troppo rigonfia
verso l’alto. Sotto il santino c’é la didascalia:” Vera
effige di Maria SS. dello Splendore, che si venera nella
Chiesa R.R.P.P. Cappuccini di Giulianova “. La raggiera a
petalo di fiore indica che la foto del santino possa essere
antecedente agli anni cinquanta, ma il problema di una eventuale
datazione si pone perché c’é un altro santino, quasi simile a
quello già descritto, che riproduce la foto in bianco e nero
della statua originale all’interno della nicchia sopra l’Altare
Maggiore. Osservando bene la nicchia si nota che essa risale ad
un tempo in cui la Chiesa non era stata ancora restaurata e
rinnovata, ma é difficile la precisa collocazione storica.
Inoltre questa effige la si può ammirare alla pag. 5 del testo
scritto dal Bindi nel 1919. È un’immagine estremamente scarna:
non ci sono putti, non c’é l’albero con le sue ricche foglie,
non c’é Bertolino, ma c’é la raggiera già descritta con i raggi
formati dei petali e le bolle che creano lo stacco tra la statua
e la raggiera stessa. Anche le corone sono diverse da quelle
attuali. Sotto questo santino c’é scritto: “Lo Vergine dello
Splendore. Scultura in legno policromo (secolo XV)”. Anche
sotto la foto della pubblicazione del Bindi c’é la stessa
scritta, nessuno ci vieta di pensare che la didascalia sia stata
scritta dallo stesso studioso e poi ripresa per il santino.
All’epoca le notizie sull’origine e datazione della statua erano
molto confuse. Riguardo alla raggiera nella “Cronica”,
pubblicata nel 1870, si può leggere:
-
-
“… Nel mezzo é il nicchio, ove maestralmente sta la Vergine
Beata, il cui esteriore recinto tutto balenato di raggi d ‘oro,
e da vari angioletti graziosamente formato con una bellissima
vetriata di cristalli avanti la di Lei graziosissima faccia, di
sopra al frontespizio un cornicione di famoso intaglio…”
-
-
Si comprende bene che la nicchia contenente la statua della
Madonna dello Splendore, già munita di raggiera, era a sua volta
circondata da raggiera più maestosa e lineare; il cui disegno é
stato indubbiamente fonte suggestiva per la raggiera attuale.
Che ci fossero due raggiere, si può osservare sia in una
cartolina d’epoca e sia in una foto di tutto l’Altare Maggiore.
Entrambe le immagini si possono ammirare nella rivista della
Madonna dello Splendore del 1984. La cartolina può essere datata
intorno ai primissimi anni del 1900 in quanto il campanile della
chiesa é inglobato all’interno di una costruzione più ampia
riferita all’Ospedale. In tempi più recenti é stato creato un
santino di carta lucida a fondo azzuffo intenso su cui emerge la
statua originale vista nella sua edizione completa con la
raggiera, Bertolino, il tronco e l’acqua benedetta sgorgante
nella sua freschezza. Una buona fonte di immagini variamente
create con la statua della Madonna in primo piano e sullo sfondo
il paesaggio di Giulianova, si possono rinvenire in alcuni ormai
rari giornalini degli anni 50 e 60 che, ogni mese, venivano
stampati dalla tipografia Tontodonati & C. di Pescara, quale
periodico del santuario da inviare nelle case dei devoti. Non
mancano di incuriosire anche le piccolissime medagliette con
l’effige della Madonna da un altro ed un fiore e la scritta
“Ricordo” dall’altro. Non se ne trovano più in circolazione né
in argento, né in semplice metallo eppure sollevano nei cuori i
bei ricordi di un tempo passato, quando portare una medaglietta
di tal tipo non era certo superstizione, ma fede nella sua forma
più semplificata. Si legge su uno dei mensili della Madonna
dello Splendore:
-
-
“La medaglia della Madonna dello Splendore che tante volte
viene profanata con gli altri oggetti superstiziosi, essa sola,
portata indosso, stringerla, baciarla, confidare a Lei i segreti
affanni, é giusto e ragionevole, é il solo mezzo proporzionato
per avere fortuna ed ogni benessere, essendo la Madonna la madre
di Dio, l’Onnipotente per grazia. Le Sua immagine decentemente
venerata, porta con sé impressa la potenza di Lei, non in quanto
metallo od altra materia; ma perché noi per la stessa immagine
riaffermiamo la nostra fede ed il nostro amore a Colei che é
invocata con i più bei titoli, i quali sono i segni manifesti di
prodigi, di favori e di grazie”.
-
-
Né mancano dei piccoli capolavori ricamati, uno dei quali può
essere ammirato nella foto riprodotta sulla controcopertina del
n°12 della rivista omonima. Si tratta di un lavoro fatto con
estrema pazienza e accuratezza dalla ricamatrice di Civitella
del Tronto, Donna Chiodi, intorno alla foto della Madonna. La
raggiera é sommersa di fiori coloratissimi eseguiti a punto
chiacchierino. La Madonna della foto utilizzata é quella delle
processioni.
Ancora un lavoro di ricamo della stessa ricamatrice può essere
ammirato nel n°13 della rivista. In questo caso il ricamo
circonda, arricchisce e incornicia il santino a fondo azzurro
attualmente prodotto per i fedeli.
Nella rivista “Madonna dello Splendore” del 1993 si possono
ammirare altre testimonianze artistiche dedicate alla Madonna
tra cui un dipinto del 1905 di Luigi Ettorre e un medaglione a
sbalzo che veniva indossato dal Priore e dagli Ufficiali delle
varie Associazioni e Congreghe che aprivano la processione del
22 aprile.
In ambedue le figurazioni la Madonna e il Bambino sono
incoronati. Molto interessante la descrizione che Padre Candido
Donatelli fornisce del medaglione, opera artigianale di un certo
PT, come si legge nella parte alta dello stesso.
Questo medaglione, ovviamente di piccole dimensioni, presenta la
Madonna che porta il Bambino sul braccio sinistro.
Probabilmente, poiché la tecnica di esecuzione dello sbalzo
prevede il rovesciamento del disegno in fuori, l’artista o
l’artigiano per comodità di esecuzione ha ritenuto opportuno
copiare l’originale senza operare spostamenti. Interessante
anche la raggiera che presenta dei raggi raccolti a fasce simili
ad una croce, inoltre tra i vari fasci sono disseminati numerosi
piccoli putti.
-
Il dipinto di Luigi Ettorre del 1905 propone una Madonna ed un
Bambino riccamente vestiti. Si possono osservare anche le
damascature che nel vestito vero probabilmente erano in oro
zecchino e il mantello appare notevole nella sua abbondanza.
Nell’insieme si potrebbe sostenere che il modello di riferimento
utilizzato da Luigi Ettorre, sia stata la Madonna delle
processioni, cioè la conocchia. Anche in questo caso la Madonna
regge il Bambino a sinistra e osservando le foto d’epoca si può
osservare che la statua portata in processione, riccamente
vestita, ha il Bambino appunto a sinistra anziché a destra.
Altro cenno va alle cartoline d’epoca che nel tempo hanno
immortalato le processioni con la statua tipo “conocchia”
riccamente vestita e che lasciano intravedere come l’armatura
della stessa fosse di tipo piramidale. Ci sono poi delle
cartoline che, riproducendo il santuario visto dall’interno o
dall’esterno, hanno aggiunto anche la foto della statua posta
sulla nicchia sopra l’Altare Maggiore e che spesso la si
ritrova, tra vecchie carte, ben ritagliata a mò di santino.
Altra cartolina molto suggestiva é quella pubblicata in prima
pagina sull’Araldo Abruzzese dell’8 agosto 1914, per annunciare
l’imminente incoronazione della Madonna dello Splendore. La
cartolina, in realtà, é del 1907 e presenta la statua originale
riccamente vestita e adornata di ori compresa, la bella corona
finemente lavorata. L’immagine lascia ben osservare la
preziosità dei ricami che si svolgono in un crescendo di
ghirigori floreali. Inoltre il fatto stesso che la statua sotto
il vestito abbia una sua completezza viene dimostrato dalla
forma trapezoidale delle vesti sia per il Bambino che per la
Santa Madre. Vesti che semplicemente coprono altre vesti ma non
costituiscono il corpus della costruzione. Intorno emerge la
nota raggiera con fasci di raggi a forma di petalo, e tra i
fasci luminosi si affacciano numerosi piccoli putti.
Nell’immagine in questione si possono ammirare dei cuori simbolo
dell’amore divino. Sotto la statua c’é il disegno di un tronco
d’albero a metà con brevi ramoscelli sparsi qua e là e che
sostituisce il tronco ricco di foglie e la statua di Bertolino.
Tutta l’immagine é racchiusa in un ovale, cioè la nicchia sopra
l’Altare Maggiore, circondato a sua volta da una fitta raggiera
su cui, ancora sono sparsi gruppi di putti o angeli. Della
doppia raggiera si é già detto in precedenza.
Una cartolina moderna risalente agli anni settanta circa,
riproduce la statua originaria della Madonna così come si
presenta dopo l’intervento dell’ebanista di Ortisei, Umberto
Degano. La cartolina appartiene alle edizioni Marraccini. Per le
stesse edizioni é tuttora in circolazione una cartolina
riproducente l’attuale santuario, arricchito da un primo piano
(in alto a destra) della Madonna e dell’Altare Maggiore (in
basso a sinistra). Delle iniziative interessanti sono apparse
sulla rivista “Madonna dello Splendore” che dal 1982 viene
pubblicata, a numero unico, in occasione della festa del 22
aprile. Ogni anno la copertina, ed a volte anche la
controcopertina, raffigurante la Madonna dello Splendore viene
realizzata da un artista contemporaneo secondo la sua libera
interpretazione. Dal 1982 ad oggi si dispone dunque di una ricca
galleria di immagini tra loro molto diverse e comunque molto
interessanti anche da un punto di vista della poliedricità delle
interpretazioni artistiche del sacro. Non si dimenticano i
calendari dedicati, almeno per quel che riguarda le copertine e
controcopertine, alla Madonna dello Splendore e che negli anni
hanno riproposto un fondo blu mare su cui campeggia la statua in
tutto il suo splendore. La figurazione é quella del santino di
cui si é già detto, varia solo l’intensità del blu. Ad esempio
nel calendario del 1993, in seconda pagina, é riproposta la
vicenda del caro Bertolino in sei quadretti coloratissimi
secondo la tradizione della pittura popolare. Queste sei scene
insieme a tutte le altre che illustrano la vicenda di Bertolino
al completo sono riprese dal libro “L’acqua utile, umile,
preziosa e casta”
e possono essere ammirate anche in un piccolo librettino
dedicato al santuario.
Le illustrazioni sono opera dell’artista Lucas e costituiscono
un corpus estremamente ricco e ben riuscito secondo una
interpretatività popolare scevra da ogni intellettualismo. Un
filone argutamente della storia reale, o presunta tale, alla
quale sia il fedele che l’ateo riconducono, pur se con
motivazioni diverse, le proprie radici.
-
All’interno del convento, nell’ala dedicata al nuovo Museo MAS,
può essere ammirata una tela di grosse proporzioni che ripropone
il fondo blu intenso della copertina del calendario e la
figurazione in essa presente. La naiveté dell’opera é
incontestabile e, al di là di ogni giudizio critico, nonostante
siano evidenti l’imitazione e la semplicità della mano, colpisce
lo sguardo di chi passa ed invita a fermarsi, a riflettere. La
tela, pur essendo collocata sul muro di un largo pianerottolo
che porta al nuovo piano del museo inaugurato il 14 dicembre
1997, risente negativamente della posizione troppo alta e della
luce che non sottolinea la costruzione pittorica. Autore é forse
un devoto della Madonna dello Splendore, ma la firma sul dipinto
non é molto chiara. Della Madonna dello Splendore esistono anche
dei pregevoli bassorilievi come quello di proprietà di Domenico
Castorani, scolpito da una mano anonima. Da notare in questo
bassorilievo sia le corone tondeggianti e sia le raggiera che é
molto simile a quella attuale, ma al contrario di quest’ultima,
possiede una sua leggerezza e maestosità.
Certamente questa carrellata é incompleta e sarebbe
interessante, un giorno, poter raccogliere insieme tutte le
varie rappresentazioni iconografiche della Madonna dello
Splendore per ammirarle nella loro storia che é anche la storia
di un paese, Giulianova.
- NOTE
-
Francesco Rozzi, Santuarj di Maria
Santissima nella Regione Aprutina, Teramo,
presso Quintino Scalpelli, 1861, pagg. 14-15.
-
R.R.P.P. Monaci Celestini dell Ordine di
San Benedeno, Cronica. Relazione del Sacro
Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova,
Napoli, Tipografia Strada Nuova de’ Pellegrini-8, 1870.
L’opera é dedica a D. Giov. Girolamo Acquaviva
D’Aragona.
-
Padre Candido Donatelli, il Simulacro Miracoloso
della Madonna dello Splendore, in Rivista Madonna
dello Splendore, n° 2, Giulianova, 1983 ora in AA. VV.,
Il cerchio inconchiuso di Sandro Galantini,
Demian Edizioni Teramo, dicembre 1995, pagg. 19/21
-
R.R.P.P. Cappuccini custodi del Convento e della Chiesa,
Brevi notizie del culto che si presta in Giulianova a
Maria SS. dello Splendore, Sulmona,Tipografia
Antonio Damiani,
1907, pag. 9.
-
Vincenzo Bindi, opera citata
-
Padre Candido Donatelli, il Simulacro
Miracoloso della Madonna dello Splendore, In Rivista
Madonna dello Splendore n°2, Giulianova, 1983 ora in AA.
VV., Il cerchio inconchiuso di Sandro Galantini,
Demian Edizioni Teramo, dicembre 1995, pagg. 19/21.
-
Nicolino Farina, Le “Conocchie” minute
statue di devozione casalinga, in Santini et similia,
n°9, Roma, luglio-settembre 1997
-
Maria Lucrezia Savini, Relazione della
scultura lignea della madonna dello Splendore ad
opera di Maria Lucrezia Savini, (1987 - 1988), in
Rivista Madonna dello Splendore n°7,
Giulianova, 1998, pag. 15, poi Lucas, Giulianova e il
Sontuario Maria Santissima dello Splendore, a cura
dell’Ass. Cult. "Amici del Santuario Maria Santissima
dello Splendore” Grafiche Ballerini, Pescara, 1988,
pagg. 43-44.
-
Maria Lucrezia Savini, articolo già
citato.
-
Maria Lucrezia Savini, articolo già
citato.
-
Maria Lucrezia Savini, articolo già
citato.
-
Padre Candido Donatelti, 1914-1964:
settantacinquesimo e venticinquesimo anniversario
dell’incoronazione della statua della Madonna dello
Splendore, in Rivista Madonna dello Splendore, n°8,
Giulianova, 1989 ora in AA. VV., Il cerchio
inconchiuso di Sandro Galantini, Demian Edizioni
Teramo, dicembre 1995. pagg. 48/52.
-
Padre Candido Donatelli, articolo già
citato.
-
Lucas, Giulianova e il Santuario Maria Santissima
dello Splendore, a cura dell’Ass. Cult. “Marta
Santissima dello Splendore”, Grafiche Ballerini,
Pescara, 1988, pag. 42
-
Annuario 1921, pag. 739, Segreteria
Brevium n°6052, fogli 383/2 r,v.
-
Rivista Madonna dello Splendore, n°1,
Giulianova, 1982.
-
Rivista Madonna dello Splendore, n°12,
Giulianova, 1993, pag. 15.
-
Rivista Madonna dello Splendore, n°1,
Giulianova, 1983, controcopertina.
-
Annuali
dei FF. MM. Cappuccini degli Abruzzi
Curia Provinciale dei P.P. Cappuccini, L
Aquila, fascicolo XVII, agosto 1952 - luglio 1953.
-
F.M.F., Cronica, relazione del sacro
tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova
Tipografia Strada Nuova de’ Pellegrini-8, Napoli, 1870,
pagg. 17-18.
-
P.P. Cappuccini Giulianova (Teramo),
Devota superstizione, in Rivista Madonna dello
Splendore, Giulianova, dicembre 1952.
-
Rivista Madonna dello Splendore, n°12, ,
Giulianova, 1993, controcopertina.
-
Rivista Madonna dello Splendore, n° 13.
Giulianova, 1994. pag. 81.
-
Foto di Pierino Santomo, rivista Madonna
dello Splendore, n°12, Giulianova, 1993, pag. 51.
-
Padre Candido Donatelli, La confraternita o congrega
della Madonna dello Splendore, in Rivista Madonna
dello Splendore, n°11, Giulianova, 1992 ora in AA. VV.,
il cerchio
inconchiuso
di Sandro Galantinì, Demian Edizioni
Teramo, dicembre 1995, pagg. 75-78.
-
L’Araldo Abruzzese, L’incoronazione
dello Madonna dello Splendore, Teramo, 8-8-1914, in
rivista Madonna dello Splendore, n° 12, Giulianova,
1993, pagg. 40-41.
-
Gaetano Meaolo, L’acqua utile, umile,
preziosa e casta, copyright by Santuario della
Madonna dello Splendore, Grafiche Ballerini, Pescara,
settembre 1992.
-
Ass. Cult. “Amici per il Santuario Maria
Santissima dello Splendore”, Santuario Mario SS.
dello Splendore in Giulionova (Te), P.P. Cappuccini,
dalle origini ai nostri giorni, Grafiche Ballerini,
Pescara. 1992.
-
Foto di Pierino Santomo, rivista Madonna
dello Splendore, n°15, Giulianova, 1996, pag. 7.
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