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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 18
- Giulianova, 22
aprile 1999
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
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"La Bachicoltura a Giulianova
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tra fine '800 e inizio '900
di Renata Di Remigio Magazzeni
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Nel
secolo scorso l'industria bacologica nella nostra provincia e
specialmente a Giulianova, era molto fiorente.
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"La
Bachicoltura, ricordiamolo con orgoglio (come si legge nel Programma
redatto per l'Esposizione delle Arti, dei Mestieri e delle Industrie,
che si tenne a Teramo nel 1887) ha mosso i primi passi nelle nostre
parti e nel volgere di breve tempo, è venuta estendendosi nelle
provincia del Nord".
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Si fa
cenno anche nel programma menzionato di una vicina provincia marchigiana
(Ascoli Piceno) i cui operosi industriali cercavano di toglierci il
primato in questo ramo, vendendo per prodotto loro, il raccolto dei
nostri laboriosi bachicultori, che arrivarono a produrre una maggiore
quantità di bozzoli, di qualità nettamente superiore, come leggeremo in
seguito, perché ricavati da seme serico selezionato con cura. Prima di
arrivare a produrre seme selezionato, voluto dal 1° Osservatorio
Bacologico sorto nella nostra provincia intorno al 1874/'75, ogni
agricoltore o industriale usava procurarsi il seme per il proprio
allevamento ricavandoli dai bozzoli più belli.
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Bigattiera di Proprietà dei F.lli Trifoni,
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così come appare oggi.
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Ogni
tanto però compariva la Pebrina, terribile nemica del filugello, che
scoraggiava gli allevatori e molti desistevano dal continuare a produrre
bozzoli, anzi tagliavano e mettevano al fuoco le piante di gelso, le cui
foglie servivano per fare crescere i voraci bachi, quasi volessero con
quest'ultimo gesto, cancellare la sconfitta di fronte all'epidemia che
annullava i loro guadagni.
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Dopo
aver lottato contro ricorrenti epidemie di questo genere, molti
volenterosi industriali e proprietari terrieri giuliesi, si avvalsero
dell'uso del microscopio messo a loro disposizione dall'Osservatorio
Provinciale1 per
ricercare e produrre seme serico selezionato, che fece risvegliare,
riemergere la fiducia nell'allevamento del baco e si ritornò anche ad
abbellire le nostre campagne con alberelli di gelso, sistemati nella
pianura, sulle colline, vicino alle case coloniche, lungo le linee di
confine tra i poderi e in mezzo ai campi.
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Incubatrice per i bachi da seta; l’esemplare nella foto è custodito
dai F.lli Romolo e Domenico Trifoni
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In
campagna ogni famiglia, anche la più povera, aveva il suo piccolo
allevamento di bachi, che richiedeva la collaborazione di tutti i
componenti e serviva a compensare le spese, a saldare i debiti con il
padrone e a ricavarne un onesto guadagno. Anche se si doveva dividere la
casa per alcuni mesi con questi voraci e rumorosi ospiti, tutti si
prodigavano per allevarne quanti più potevano, anche perché offrivano in
cambio un prodotto migliore di quello delle altre zone. Infatti i
bozzoli della nostra cittadina, come quelli di tutta la provincia
teramana, erano ricercati dai commercianti delle regioni vicine ed anche
da quelli che venivano dal nord. Pertanto nelle migliori annate il
prodotto in bozzoli ovunque raggiungeva in media dai 35 ai 40
kilogrammi per ogni oncia di seme2,
mentre nella nostra provincia e specialmente nel nostro comune dove si
trovavano importanti bigattiere3 il
prodotto arrivava alla sbalorditiva quantità di 64 kg. per oncia,
superando anche la produzione giapponese. La notizia della migliore
qualità e del maggior rendimento, si diffuse ovunque, anche se i mezzi
di comunicazione non erano quelli attuali, tuttavia essa raggiunse anche
il lontano Giappone, come si legge nel Corriere Abruzzese del 1889. |
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Farfalla realizzata con bozzoli di seta. Un cartellino, posto in basso a
sinistra, sicuramente predisposto per la mostra dell’Agricoltura,
svoltasi a Teramo del 1988, porta questa dicitura: “Farfalla baco
realizzata con bozzoli di seta. Premiata all’esposizione agricoltura
1888, L’Aquila, proprietario Azienda agricola Trifoni Romolo Giulianova”.
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La
farfalla ha all’incirca queste dimensioni: m 1.10x0.80 e, come si può
rilevare dalla foto, è sistemata su un piano di tessuto pesante; il
tutto è incorniciato a giorno con queste misure: m 1.25x1.00; sul retro
c’è questa annotazione: “Esposizione agricoltura L’Aquila 1888” medaglia
d’oro.
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In
quegli anni infatti a Giulianova c'erano parecchie bigattiere più o meno
grandi, dove trovavano lavoro dai 30 a 40 tra operai ed operaie per
ognuna di esse. Molti operai provenienti dai paesi vicini ricevevano
vitto ed alloggio per poter controllare meglio l'andamento del loro
lavoro affidato.
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Bigattiera di corso Garibaldi, oggi sede del
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Comune di Giulianova
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Troviamo due grandi bigattiere a Colleranesco, una
presso la villa di Domenico Trifoni, nonno dell'ex Sindaco Romolo e
dell'ingegner Domenico Trifoni, dove esiste ancora l'enorme fabbricato
con annesso l'appartamento per gli operai, ormai in disuso da almeno 80
anni. Tra i cimeli più significativi troviamo l'incubatrice che si
conserva ancora intatta, come si può vedere nelle foto di Pierino
Santomo e che serviva per far dischiudere il seme serico mediante il
calore di una lampada a petrolio posta sotto i telarini al centro
dell'incubatrice.
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Inoltre si può anche ammirare una enorme farfalla
realizzata con bozzoli, esposta alla mostra bacologica del 1888
all'Aquila e premiata con medaglia d'oro. L'altra grande bigattiera
apparteneva a Serafino Trifoni, parente di Domenico, e dislocata nelle
vicinanze.
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Un grosso stabilimento bacologico e bigattiera era
dislocato presso l'enorme palazzo che si affaccia sul Corso Garibaldi,
dove oggi ha sede il Comune ed allora apparteneva al commendator
Francesco Ciafardoni, nonno del nostro concittadino Cecco che porta il
suo stesso nome ed é custode di tanti documenti da cui i posteri
potranno venire a conoscenza delle validità, della laboriosità, e del
successo dei nostri avi giuliesi. Nel frontespizio dello stabilimento ci
sono due stemmi per farci ricordare che Francesco Ciafardoni portava
avanti una industria (premiata nel 1888 con medaglia d'oro
all'Esposizione di Bacologia) insieme al Conte Francesco Acquaviva
d'Aragona, il cui stemma è quello di destra, mentre quello di sinistra
appartiene alla famiglia Ciafardoni.
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Nel Corriere d'Abruzzo del 12 agosto 1889 leggiamo
che una delegazione giapponese venne a visitare le grandi bigattiere
giuliesi. Certamente questo avvenimento è da ricordare "con orgoglio"
come è stato accennato all'inizio, perché i Giapponesi avranno
sicuramente inviato i nostri bachicultori che "oltre ad avere un
raccolto di bozzoli migliore anche il prezzo che si ricava da esso è di
molto superiore alla media, come si può facilmente rilevare e
controllare dalle statistiche compilate dal Regio Ministero
dell'Industria, Agricoltura e Commercio".4
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Il prezzo dei bozzoli da filare oscillava nelle varie
zone del Regno da lire 2,6765 a lire 2,9408 al kg, mentre la media
raggiunta dalla vendita del nostro prodotto risultava di lire 4,6401 al
kg, e cioé il 65% al di sopra dei prezzi degli altri mercati.
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Certamente "questo fatto cotanto eccezionale" come
dice il Crugnola, è da attribuirsi non solo al merito della qualità dei
bozzoli, ma anche alla felice posizione della zona compresa tra il Gran
Sasso ed il Mare Adriatico, dove il clima è mite, l'atmosfera sana,
perché mossa dalle correnti che scendendo dalle vette dell'Appennino
lungo i corsi del Tordino e del Salinello "frenano e modificano il vento
di scirocco, il più terribile nemico dell'ultima età del filugello".
Oltre al vento di scirocco i bachi avevano anche un altro nemico: i
forti rumori.
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Infatti nel mese di aprile, quando essi erano in
piena attività, si celebrava la festa della Madonnna dello Splendore.
Dopo la solenne processione tutto il popolo si radunava nel piazzale del
Belvedere per assistere alla S. Messa, alla fine della quale tutti
aspettavano ed aspettano ancora la famosa e rinomata "batteria" che
rappresentava e rappresenta un vanto per Giulianova e per i suoi
abitanti.
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Purtroppo il rumore assordante dei "botti" uccideva molti bachi. Ci fu,
verso la fine del secolo, un'ordinanza con cui si vietava di fare
esplodere "botti" vicino al Belvedere. Fu per quel motivo che gli
artificieri si spostarono al Lido, in pianura, nella zona degli orti che
ora hanno lasciato il posto ai numerosi palazzi. Ancora oggi, durante la
festa, dopo la Messa di mezzogiorno, ascoltiamo con gioia "gli spari"
che non ammazzano più i filugelli, perché scomparsi dalle nostre zone,
ma continuano a deliziare il popolo giuliese insieme agli abitanti dei
paesi vicini che accorrono numerosi alla prima grande festa religiosa di
primavera. |
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1.
Uova;
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2-3-4. baco in successive fasi di sviluppo;
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5. baco che comincia
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a
filare il bozzolo;
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6. bozzolo;
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7. sezione di bozzolo con crisalide;
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8.
farfalla maschio;
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9. farfalla femmina
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NOTE
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1)
Cfr. Crugnola, "Storia della Provincia di Teramo" 1892.
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2)
Unità di misura di peso usata in Italia e
in altri paesi con valori diversi, ma per lo più intorno ai 30 gm.
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3)
Bigattiera: luogo predisposto per
l'allevamento dei bachi da seta.
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4)
Cfr. Crugnola, "Storia della provincia di Teramo" 1892, pg.
299.
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Si
ringrazia Francesco Ciafardoni per aver permesso la riproduzione dei
documenti relativi all'attività Bacologica a Giulianova nel secolo
scorso.
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Si
ringraziano i fratelli Trifoni per la cortesissima collaborazione.
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Le
fotografie sono di Pierino
Santomo.
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