La nostra copertina: “MADONNA DELLO SPLENDORE” di Renato Coccia. Non conoscevamo sufficientemente l’opera pittorica di Renato Coccia, nato a S. Omero e residente a Genova. L’occasione per un approfondimento ce l’ha fornita la “Rassegna di Pittura, scultura, fotografia” tenutasi l’estate del 1998 a Giulianova, presso la Cripta della Chiesa di S. Flaviano, organizzata dal Gruppo di Opuscula. L’impressione riportata è stata veramente sorprendente, così come sono sorprendenti i suoi dipinti, che “scatenano, attraverso immagini, ataviche rimembranze e struggenti emozioni” (Egidio Colombo). Di quanto esposto nella Rassegna suddetta ci ha molto colpito il dipinto raffigurante S. Flaviano, Protettore di Giulianova. Ma l’opera di Renato Coccia non si ferma all’arte sacra. Ha illustrato, con successo, diverse fasi della Storia della provincia di Teramo, fra le quali il fenomeno del brigantaggio nel XVII secolo.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 18
Giulianova, 22 aprile 1999
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 
"La Bachicoltura a Giulianova
tra fine '800 e inizio '900

di Renata Di Remigio Magazzeni

Nel secolo scorso l'industria bacologica nella nostra provincia e specialmente a Giulianova, era molto fiorente.
"La Bachicoltura, ricordiamolo con orgoglio (come si legge nel Programma redatto per l'Esposizione delle Arti, dei Mestieri e delle Industrie, che si tenne a Teramo nel 1887) ha mosso i primi passi nelle nostre parti e nel volgere di breve tempo, è venuta estendendosi nelle provincia del Nord".
Si fa cenno anche nel programma menzionato di una vicina provincia marchigiana (Ascoli Piceno) i cui operosi industriali cercavano di toglierci il primato in questo ramo, vendendo per prodotto loro, il raccolto dei nostri laboriosi bachicultori, che arrivarono a produrre una maggiore quantità di bozzoli, di qualità nettamente superiore, come leggeremo in seguito, perché ricavati da seme serico selezionato con cura. Prima di arrivare a produrre seme selezionato, voluto dal 1° Osservatorio Bacologico sorto nella nostra provincia intorno al 1874/'75, ogni agricoltore o industriale usava procurarsi il seme per il proprio allevamento ricavandoli dai bozzoli più belli.
Bigattiera di Proprietà dei F.lli Trifoni,
così come appare oggi.
 

     
   
Ogni tanto però compariva la Pebrina, terribile nemica del filugello, che scoraggiava gli allevatori e molti desistevano dal continuare a produrre bozzoli, anzi tagliavano e mettevano al fuoco le piante di gelso, le cui foglie servivano per fare crescere i voraci bachi, quasi volessero con quest'ultimo gesto, cancellare la sconfitta di fronte all'epidemia che annullava i loro guadagni.
Dopo aver lottato contro ricorrenti epidemie di questo genere, molti volenterosi industriali e proprietari terrieri giuliesi, si avvalsero dell'uso del microscopio messo a loro disposizione dall'Osservatorio Provinciale1 per ricercare e produrre seme serico selezionato, che fece risvegliare, riemergere la fiducia nell'allevamento del baco e si ritornò anche ad abbellire le nostre campagne con alberelli di gelso, sistemati nella pianura, sulle colline, vicino alle case coloniche, lungo le linee di confine tra i poderi e in mezzo ai campi.
     
Incubatrice per i bachi da seta; l’esemplare nella foto è custodito dai F.lli Romolo e Domenico Trifoni

 

 

     
   

In campagna ogni famiglia, anche la più povera, aveva il suo piccolo allevamento di bachi, che richiedeva la collaborazione di tutti i componenti e serviva a compensare le spese, a saldare i debiti con il padrone e a ricavarne un onesto guadagno. Anche se si doveva dividere la casa per alcuni mesi con questi voraci e rumorosi ospiti, tutti si prodigavano per allevarne quanti più potevano, anche perché offrivano in cambio un prodotto migliore di quello delle altre zone. Infatti i bozzoli della nostra cittadina, come quelli di tutta la provincia teramana, erano ricercati dai commercianti delle regioni vicine ed anche da quelli che venivano dal nord. Pertanto nelle migliori annate il prodotto in bozzoli ovunque raggiungeva in media dai 35 ai 40 kilogrammi per ogni oncia di seme2, mentre nella nostra provincia e specialmente nel nostro comune dove si trovavano importanti bigattiere3 il prodotto arrivava alla sbalorditiva quantità di 64 kg. per oncia, superando anche la produzione giapponese. La notizia della migliore qualità e del maggior rendimento, si diffuse ovunque, anche se i mezzi di comunicazione non erano quelli attuali, tuttavia essa raggiunse anche il lontano Giappone, come si legge nel Corriere Abruzzese del 1889.

     
Farfalla realizzata con bozzoli di seta. Un cartellino, posto in basso a sinistra, sicuramente predisposto per la mostra dell’Agricoltura, svoltasi a Teramo del 1988, porta questa dicitura: “Farfalla baco realizzata con bozzoli di seta. Premiata all’esposizione agricoltura 1888, L’Aquila, proprietario Azienda agricola Trifoni Romolo Giulianova”.
La farfalla ha all’incirca queste dimensioni: m 1.10x0.80 e, come si può rilevare dalla foto, è sistemata su un piano di tessuto pesante; il tutto è incorniciato a giorno con queste misure: m 1.25x1.00; sul retro c’è questa annotazione: “Esposizione agricoltura L’Aquila 1888” medaglia d’oro.
 

     
   
In quegli anni infatti a Giulianova c'erano parecchie bigattiere più o meno grandi, dove trovavano lavoro dai 30 a 40 tra operai ed operaie per ognuna di esse. Molti operai provenienti dai paesi vicini ricevevano vitto ed alloggio per poter controllare meglio l'andamento del loro lavoro affidato.
     
Bigattiera di corso Garibaldi, oggi sede del
Comune di Giulianova

 

 

     

 
Troviamo due grandi bigattiere a Colleranesco, una presso la villa di Domenico Trifoni, nonno dell'ex Sindaco Romolo e dell'ingegner Domenico Trifoni, dove esiste ancora l'enorme fabbricato con annesso l'appartamento per gli operai, ormai in disuso da almeno 80 anni. Tra i cimeli più significativi troviamo l'incubatrice che si conserva ancora intatta, come si può vedere nelle foto di Pierino Santomo e che serviva per far dischiudere il seme serico mediante il calore di una lampada a petrolio posta sotto i telarini al centro dell'incubatrice.
Inoltre si può anche ammirare una enorme farfalla realizzata con bozzoli, esposta alla mostra bacologica del 1888 all'Aquila e premiata con medaglia d'oro. L'altra grande bigattiera apparteneva a Serafino Trifoni, parente di Domenico, e dislocata nelle vicinanze.
Un grosso stabilimento bacologico e bigattiera era dislocato presso l'enorme palazzo che si affaccia sul Corso Garibaldi, dove oggi ha sede il Comune ed allora apparteneva al commendator Francesco Ciafardoni, nonno del nostro concittadino Cecco che porta il  suo stesso nome ed é  custode di tanti documenti da cui i posteri potranno venire a conoscenza delle validità, della laboriosità, e del successo dei nostri avi giuliesi. Nel frontespizio dello stabilimento ci sono due stemmi per farci ricordare che Francesco Ciafardoni portava avanti una industria (premiata nel 1888 con medaglia d'oro all'Esposizione di Bacologia) insieme al Conte Francesco Acquaviva d'Aragona, il cui stemma è quello di destra, mentre quello di sinistra appartiene alla famiglia Ciafardoni.
Nel Corriere d'Abruzzo del 12 agosto 1889 leggiamo che una delegazione giapponese venne a visitare le grandi bigattiere giuliesi. Certamente questo avvenimento è da ricordare "con orgoglio" come è stato accennato all'inizio, perché i Giapponesi avranno sicuramente inviato i nostri bachicultori che "oltre ad avere un raccolto di bozzoli migliore anche il prezzo che si ricava da esso è di molto superiore alla media, come si può facilmente rilevare e controllare dalle statistiche compilate dal Regio Ministero dell'Industria, Agricoltura e Commercio".4
Il prezzo dei bozzoli da filare oscillava nelle varie zone del Regno da lire 2,6765 a lire 2,9408 al kg, mentre la media raggiunta dalla vendita del nostro prodotto risultava di lire 4,6401 al kg, e cioé il 65% al di sopra dei prezzi degli altri mercati.
Certamente "questo fatto cotanto eccezionale" come dice il Crugnola, è da attribuirsi non solo al merito della qualità dei bozzoli, ma anche alla felice posizione della zona compresa tra il Gran Sasso ed il Mare Adriatico, dove il clima è mite, l'atmosfera sana, perché mossa dalle correnti che scendendo dalle vette dell'Appennino lungo i corsi del Tordino e del Salinello "frenano e modificano il vento di scirocco, il più terribile nemico dell'ultima età del filugello". Oltre al vento di scirocco i bachi avevano anche un altro nemico: i forti rumori.
Infatti nel mese di aprile, quando essi erano in piena attività, si celebrava la festa della Madonnna dello Splendore. Dopo la solenne processione tutto il popolo si radunava nel piazzale del Belvedere per assistere alla S. Messa, alla fine della quale tutti aspettavano ed aspettano ancora la famosa e rinomata "batteria" che rappresentava e rappresenta un vanto per Giulianova e per i suoi abitanti.
     
   

     
   

Purtroppo il rumore assordante dei "botti" uccideva molti bachi. Ci fu, verso la fine del secolo, un'ordinanza con cui si vietava di fare esplodere "botti" vicino al Belvedere. Fu per quel motivo che gli artificieri si spostarono al Lido, in pianura, nella zona degli orti che ora hanno lasciato il posto ai numerosi palazzi. Ancora oggi, durante la festa, dopo la Messa di mezzogiorno, ascoltiamo con gioia "gli spari" che non ammazzano più i filugelli, perché scomparsi dalle nostre zone, ma continuano a deliziare il popolo giuliese insieme agli abitanti dei paesi vicini che accorrono numerosi alla prima grande festa religiosa di primavera.

     
 
1. Uova;
2-3-4. baco in successive fasi di sviluppo;
5. baco che comincia
a filare il bozzolo;
6. bozzolo;
7. sezione di bozzolo con crisalide;
8. farfalla maschio;
9. farfalla femmina

 

     
   
NOTE
1)       Cfr. Crugnola, "Storia della Provincia di Teramo" 1892.
2)       Unità di misura di peso usata in Italia e in altri paesi con valori diversi, ma per lo più intorno ai 30 gm.
3)       Bigattiera: luogo predisposto per l'allevamento dei bachi da seta.
4)       Cfr. Crugnola, "Storia della provincia di Teramo" 1892, pg. 299.
 
Si ringrazia Francesco Ciafardoni per aver permesso la riproduzione dei documenti relativi all'attività Bacologica a Giulianova nel secolo scorso.
Si ringraziano i fratelli Trifoni per la cortesissima collaborazione.
 
Le fotografie sono di Pierino Santomo.