La nostra copertina: “MADONNA DELLO SPLENDORE” di Renato Coccia. Non conoscevamo sufficientemente l’opera pittorica di Renato Coccia, nato a S. Omero e residente a Genova. L’occasione per un approfondimento ce l’ha fornita la “Rassegna di Pittura, scultura, fotografia” tenutasi l’estate del 1998 a Giulianova, presso la Cripta della Chiesa di S. Flaviano, organizzata dal Gruppo di Opuscula. L’impressione riportata è stata veramente sorprendente, così come sono sorprendenti i suoi dipinti, che “scatenano, attraverso immagini, ataviche rimembranze e struggenti emozioni” (Egidio Colombo). Di quanto esposto nella Rassegna suddetta ci ha molto colpito il dipinto raffigurante S. Flaviano, Protettore di Giulianova. Ma l’opera di Renato Coccia non si ferma all’arte sacra. Ha illustrato, con successo, diverse fasi della Storia della provincia di Teramo, fra le quali il fenomeno del brigantaggio nel XVII secolo.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 18
Giulianova, 22 aprile 1999
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 
 
Da Napoli una testimonianza che ci riempie d’orgoglio
Un incentivo da un incontro occasionale
 
LA SCUOLA DI POSILLIPO A GIULIANOVA
 
                                         di Simona AMALFITANO
                Guida turistica della Regione Campania
 
Il patrimonio artistico della Pinacoteca Civica “Vincenzo Bindi” che riguarda soprattutto la Scuola di Posillipo, ma anche il ‘600 napoletano, è conservato nell’appartamento del piano superiore del palazzo lasciato in eredità al Comune dallo storico giuliese cui appunto é intitolata la pinacoteca. Anche la Biblioteca, sita al piano inferiore, conserva pregiati testi inerenti la Scuola artistica napoletana e la cultura locale.
Lo storico Vincenzo Bindi venne in possesso di tale patrimonio poiché sposò la figlia di Consalvo Carelli, tra i massimi esponenti della Scuola di Posillipo. Alla sua morte, avvenuta a Napoli il 2 maggio 1928, Bindi donò al Comune di Giulianova il suo antico palazzo insieme al patrimonio “artistico-storico-bibliografico” che aveva raccolto e sistemato nella sua antica dimora.

     Lo scorso autunno a Napoli, mentre conducevo un gruppo di turisti in visita guidata nel Capoluogo Partenopeo, conobbi il Consigliere Provinciale Alfonso Aloisi, giuliese, politicamente e culturalmente impegnato per lo sviluppo e la promozione turistica del suo territorio. Subito é nato un rapporto di sincera amicizia e collaborazione. A dicembre, nel 70° anniversario della morte di Vincenzo Bindi, si é tenuta nel palazzo che ospita la pinacoteca giuliese una mostra riguardante la Scuola di Posillipo e i Carelli: una bella occasione che per una volta mi ha trasformata in turista permettendomi di rivisitare la bellissima terra d’Abruzzo.

     

“Temporale in campagna”

di Consalvo Carelli (dal catalogo “La Scuola di Posillipo”)

 
     
Infine ho scoperto, nella cittadina di Giulianova, non solo un centro turistico balneare, ma anche un luogo ricco di fascino per storia, arte, cultura e bella gente. È fuori di dubbio che d’ora in avanti, quando a Napoli nelle visite guidate verrà trattata la pittura dell’800 (come avvenne con l’amico Alfonso Aloisi) e si parlerà ai visitatori provenienti da tutto il mondo della Scuola di Posillipo, la collezione presente nella Pinacoteca di Giulianova sarà un punto fermo d’informazione e potrebbe rappresentare anche un ottimo e qualificante incentivo ai fini di future scelte turistiche.
Nei primi decenni del XIX secolo l’ambiente artistico napoletano era particolarmente vivace per il persistere della tradizione vedutista del secolo precedente. Già da tempo erano vive ed operanti le tendenze al rinnovamento, volte ad un sano realismo naturalismo, le cui radici affondavano nei caratteri fondamentali dei pittori partenopei del Seicento. Ma il secolo della conquista della natura può considerarsi l’Ottocento.
     

“Temporale”

di Consalvo Carelli (dal catalogo “La Scuola di Posillipo”)

 
     
L’origine della denominazione Scuola di Posillipo, va posta in riferimento alla ubicazione ove risiedevano i liberi pittori di paesaggio. Molti di essi avevano studiato in Accademia dove venivano guardati dall’alto in basso e disprezzati. Dipingevano ad acquerello ed a olio i più bei punti del Golfo di Napoli, Pozzuoli, Sorrento e i costumi del popolo. Gli inglesi pagavano molto bene questi lavori. Fu perciò necessario migliorare e la Scuola di Posillipo fece progresso e crebbe di numero. Questi artisti viaggiavano molto più degli altri; andavano in Francia, Inghilterra e osservavano le nuove scuole; andavano in Oriente e tornavano con molti lavori studiati dal vero. Cominciarono finalmente a provarsi nell’esposizione e, prima disprezzati, arrivarono poi ad essere discussi e quindi considerati. L’artista, libero da vincoli di convenzioni o di accademia, interpretava il soggetto pittorico, lo vedeva attraverso la propria emozione visiva e spirituale, vi trasfondeva la propria sensibilità cromatica, “lo rendeva da un soggettivo angolo prospettico”.
Si affermò, insomma, la personalità creatrice e con essa il lirismo.
A questa nuova concezione pittorica diede inizio e sviluppo il Pitloo. Fra quelli che meglio recepirono la lezione pitlooiana, emersero Duclère, Smargiassi e Gigante. Dopo gli iniziatori, uniti intorno a Pitloo, la scuola ebbe - sia pure in maniere diverse e con differenziate realizzazioni - validi esponenti in Salvatore Fergola, Raffaele Carelli, Consalvo Carelli, Gabriele Carelli, gli abruzzesi Filippo e Giuseppe Palizzi: nomi, questi, maggiormente rappresentativi fra una ben più numerosa schiera di artisti che per circa un trentennio operarono all’insegna della “scuola” con sinceri e sani intendimenti estetici e dei quali molti, al concludersi del glorioso ciclo di Posillipo, si dispersero verso altre luminose mete.
 
Napoli, febbraio 1999