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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 18
- Giulianova, 22
aprile 1999
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
Tre casi di pellagra
nella provincia di
Teramo
Dottor Raffaele Roscioli
La coscienza e la
libertà degli
atti nei Delinquenti Pazzi
per il Dottor
Raffaele roscioli
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Un illustre psichiatra giuliese del passato:
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Raffaele Roscioli
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di Sandro Galantini
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Passeranno gli anni
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impallidirà anche il ricordo del tuo strazio immeritato
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ma come quel canto presso il tuo frale
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durerà fra i superstiti la memoria tua buona
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e saranno allora in terra la pace e l’amore che sognasti
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[Epigrafe per Raffaele Roscioli dettata il 4 luglio 1916 da Luigi
Savorini]
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È un mesto e grandioso corteo quello che alle 11
antimeridiane del 6 luglio del 1916, subito dopo la messa celebrata
presso la chiesa teramana di S. Agostino, accompagna la bara del
professor Raffaele Roscioli al cimitero del capoluogo aprutino, per
essere tumulata - stante le disposizioni luogotenenziali vigenti per i
paesi in zona di guerra - non nella cappella di famiglia a Giulianova,
come doveva essere, bensì in quella gentilizia, a Teramo, del dottor
Cleto Pierannunzi, uno tra i più cari e stimati amici del Roscioli,
nonché vice direttore di quel manicomio presso il quale l’illustre
alienista giuliese aveva dato eloquenti esempi di «ingegno poderoso e
versatile, fattiva e pertinace volontà, carattere integro, animo
superlativamente buono e leale», secondo le commosse parole pronunciate
dallo stesso Pierannunzi il giorno delle esequie.
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«Con Raffaele Roscioli se ne va l’ultimo
superstite di quella schiera di veri eruditi, che onorarono la mia
Giulianova, e la Provincia tutta», esattamente rilevava nell’estremo
vale pronunziato in prossimità di Porta Madonna, subito dopo i
discorsi di Pierannunzi, del maggiore Raffaele Petrilli e del
rappresentante dell’Ordine dei Medici Camillo Urbani, un amico e parente
del Roscioli, l’allora ancor giovane dottor Nicola De Martiis,
corrispondente in questi anni del “Giornale d’Italia” oltre che del
partenopeo “Il Mattino” e che ritroveremo, dopo i lavori di
ristrutturazione avviati nel dicembre 1922, titolare della omonima
farmacia prospiciente l’attuale Piazza della Libertà.
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In quella «schiera di veri eruditi» - per dirla
con Nicola De Martiis - nati all’ombra della Cupola di S. Flaviano e
dedicatisi con successo all’ars medica, in effetti
sufficientemente folta (basterebbe ricordare, tra i più importanti,
Eusebio Caravelli, Ignazio Cerio e Raffaele Castorani, tutti medici con
interessi che vanno dall’omeopatia, alle scienze naturali,
all’oculistica), non solo il nostro Roscioli ha diritto di cittadinanza,
ma gli andrebbe addirittura riconosciuta una posizione di assoluto
rilievo, se non per le grandi doti di umanità, almeno per quelle
eminentemente professionali, visto che secondo un autorevolissimo
giudizio, quello datone dal ministro Leonardo Bianchi nel suo telegramma
del 9 luglio 1916 inviato alla famiglia del defunto, il Roscioli «tanta
luce portò nella scienza psichiatrica».
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Raffaele Roscioli nasce a Giulianova il 14
aprile 1861, rampollo di una delle famiglie più abbienti della città (un
Giovan Domenico Roscioli compare tra i decurioni nella prima metà
dell’800) e dove certo non mancano i necessari stimoli culturali. Sua
madre è Secondina Tarquini, suo padre è quel don Tommaso (omonimo dello
zio, cappellano-curato della chiesa di San Flaviano nel primo decennio
dell’Ottocento), medico-chirurgo stimatissimo e dotato, a giudizio di
Vincenzo Bindi, di «ingegno versatile e di varia cultura», cui non
difettano né valentia professionale (sintomatica è l’amicizia
intrattenuta con il celebre clinico abruzzese Salvatore Tommasi), né
passione civile, avendo egli partecipato attivamente - e non in
posizione subalterna - alle vicende politiche del periodo preunitario
(ritroviamo Tommaso, infatti, a fianco dell’altro giuliese Raffaele
Cavarocchi nella sommossa di Teramo del 1848, oltre che al centro di una
fitta rete di rapporti intrattenuti con Giuseppe Devincenzi e Silvio
Spaventa) ed alla vita cittadina (è nella deputazione incaricata di
ricevere nel 1857 Leopoldo Borbone, sarà ufficiale nella Guardia
Nazionale, collaboratore del sindaco Gaetano Ciaffardoni, membro della
giunta municipale formata il 19 dicembre 1861 ed uno dei primi
presidenti della Congregazione di Carità. A lui, peraltro, si
attribuisce il merito di aver fondato l’Istituto femminile di S. Rocco).
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Compiuti gli studi ginnasiali nel seminario di
Atri e quelli liceali in Teramo, Raffaele Roscioli si iscrive
all’Università di Napoli, meta allora obbligata per le intelligenze
abruzzesi, laureandosi precocemente.
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Nel 1884 il ventitreenne dottor Roscioli inizia
la sua brillante carriera con la nomina ad assistere, per concorso,
presso il Frenocomio di Reggio Emilia - allora, il più rinomato centro
di studi psichiatrici della penisola - sotto la guida di quell’Augusto
Tamburini considerato uno dei rinnovatori, insieme con Cesare
Castiglioni, Serafino Biffi, Carlo Livi, Gaspare Virgilio e Cesare
Lombroso (tutti luminari, questi, che in più occasioni ebbero modo di
esprimere apprezzamento nei confronti del Nostro), dell’assistenza
psichiatrica in Italia. In questo stesso anno vedono la luce in rapida
sequenza presso l’editore Enrico Detken di Napoli, due sue monografie,
le prime di una bibliografia che diverrà, in prosieguo di tempo,
copiosissima: Della neurotinite e dell’atrofia del nervo ottico in
alcune malattie cerebro-spinali e Contribuzione allo studio della
paralisi spinale spastica. A queste seguono, l’anno successivo, un
interessante saggio relativo alla morfologia cellulare delle
circonvoluzioni frontali, apparso nella prestigiosa “Rivista
sperimentale di freniatria e medicina legale”, e, in volume, Due casi
di lesioni dei peduncoli celebrali, per conto della tipografia del
Manicomio Interprovinciale “Vittorio Emanuele II” di Nocera Inferiore.
Sarà proprio al “Vittorio Emanuele” di Nocera Inferiore - vera fucina di
tanti futuri direttori e certamente il miglior Istituto del Mezzogiorno
continentale, per molto tempo rimasto tale anche per la rete di rapporti
intrattenuti con l’Università di Napoli - che il brillante Raffaele
Roscioli, sempre più vocato a “magnifiche sorti e progressive’, si
trasferirà nel 1886 dopo aver superato l’ennesimo concorso a medico
ordinario, classificandosi primo assoluto.
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La sua eccezionale preparazione, la sua
operosità ed il suo impegno pubblicistico notevole (solo nel periodo
compreso tra il 1886 ed il 1890 vedono la luce ben otto nuove monografie
scientifiche) portano presto il Roscioli, per quanto giovane, ad essere
considerato uno tra gli alienisti più noti d’Italia ed uno tra i più
apprezzati nella pratica frenocomiale, tanto da venir nominato nel 1891
- lo stesso anno nel quale partecipa, presentando un interessante studio
clinico e statistico sulla paralisi progressiva nell’Italia meridionale,
al VII Congresso Freniatrico - Direttore del Manicomio “Fleurent” di
Napoli, la rinomatissima struttura privata di Capodichino. La venuta del
Roscioli a Teramo data all’agosto del 1892, quando, dietro
sollecitazione dei colleghi abruzzesi, partecipa e brillantemente vince
il posto messo a concorso di direttore del locale Manicomio, il primo e
per tanto tempo ancora unico presidio del genere in Abruzzo, sorto -
giova rammentarlo - nel 1881, su determinante impulso dell’allora
presidente della Congregazione di Carità Berardo Costantini, come
reparto dell’Ospedale.
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Sarà proprio sotto la direzione Roscioli che
quella struttura assurgerà, in un lasso di tempo nemmeno troppo esteso,
a durevole fama, allineandosi ad altre Istituzioni consimili più
“blasonate” ed anzi divenendo, insieme con il Manicomio di Anversa,
l’approdo privilegiato di gran parte degli “alienati” dell’intero Sud
continentale. Difatti - scrive in proposito un vero esperto come
Fernando Galluppi - è proprio con Raffaele Roscioli che «inizia il
lavoro scientifico specialistico condotto attraverso la puntuale
osservazione dei ricoverati e la redazione delle loro storie cliniche.
Ed a Teramo cominciano ad affluire malati dell’intera regione ed anche
da Campobasso. Nel 1904 poi se ne aggiunge un primo nucleo proveniente
da Roma, mentre prosegue la edificazione di nuovi fabbricati e comparti
che prelude alla definitiva scissione del Manicomio dall’Ospedale», per
l’autonomia logistica del quale, oltretutto, il Roscioli riuscirà a far
acquistare dalla Congregazione il terreno ubicato sul colle in Fontana
della Regina, dove in effetti la nuova struttura - come sognava il
Roscioli, che tuttavia non farà in tempo a vedere - qualche tempo dopo
sorgerà. Grazie dunque al Roscioli, il Manicomio di Teramo acquisisce
non solo un pieno riconoscimento nel circuito scientifico nazionale (dai
185 ricoverati del 1892 si passa a 601 nel 1911), ma conosce anche -
come apprendiamo da un puntuale saggio di Marco Quarchioni - una felice
fase di trasformazione. Questa investe sia agli aspetti edilizi e le
attività svolte (nel febbraio 1905 si inaugura la prima colonia
agricola, destinata ad un grande sviluppo successivo; nel 1907
l’ingegnere Marcozzi mette mano, dietro sollecitazione del direttore, al
primo di una lunga lista di progetti; nel 1910 viene aperto un Asilo
speciale per alienati cronici e tranquilli e, sempre in quell’anno, si
attiva per tali categorie di malati anche l’assistenza omo-familiare),
sia quelli più propriamente professionali (il personale medico viene
finalmente ben definito e si attesta sulle 5 unità stabili; si mette
mano al primo regolamento interno utilizzando come modello quello di
Arezzo; l’ergoterapia conosce una massiccia diffusione; prende il suo
abbrivo la scuola professionale per infermieri con preparazione
specifica, fiorente fino allo scoppio della prima guerra mondiale).
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A questa felice temperie va ricondotta l’uscita
nel 1893, per i tipi della teramana Bezzi e Appignani (la medesima
impresa tipografia che proprio in quest’anno pubblica il volume Tre
casi di pellagra nella provincia di Teramo, ennesimo lavoro
scientifico del Roscioli, ma il primo relativo all’area geografica
aprutina), del bimestrale “Cronaca del Manicomio di Teramo”. Attraverso
questo periodico, per la struttura teramana indubbiamente
rappresentativo di un’esperienza assolutamente nuova, il Roscioli (che
ne sarà il direttore responsabile sino al 1909, coadiuvato da Cleto
Pierrannunzi in veste di redattore) riuscirà ad attivare un proficuo
dialogo scientifico tra gli operatori abruzzesi ed i colleghi di altre
regioni, pubblicando informazioni e considerazioni statistiche, articoli
di approfondimento, notizie sanitarie e persino resoconti criminologici.
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Insomma, quello di Roscioli è un attivismo che
fa compiere alla struttura da lui diretta un passaggio decisivo e
storico e, indubbiamente, “prepara” ad uno splendido avvenire il
Manicomio teramano, che conoscerà il suo momento di massimo prestigio
con la direzione affidata a Marco Levi Bianchini. Purtroppo, però,
quella che appare una non resistibile ascesa (alle numerose ed
autorevoli attestazioni di stima tributate dal mondo scienfitico
italiano fa pendant una bibliografia che si infoltisce di nuovi
titoli, tre solo nell’anno 1892) viene bruscamente interrotta nel 1914,
con la morte di Domenico, l’amatissimo Mimì, unico figlio maschio di
Raffaele Roscioli, evento terribile, questo, che lo getta in uno stato
di profonda costernazione. È lo stesso Umberto Biancone a ricordare
attraverso un lungo articolo apparso nel giornale da lui diretto, “Il
Risveglio”, nell’edizione 16 luglio 1916, che l’esimio professore «non
seppe mai darsi pace» e che ogni «oggetto, ogni ricordo che gli
rappresentasse davanti agli occhi la dolce figura del suo figliolo era
per lui uno strazio; e correva ogni mese immancabilmente, con matematica
precisione, a Giulianova, laggiù ove riposan le ossa giovanette, a
deporre i fiori più belli della stagione, e quelli ancora più santi: i
fiori del suo affetto».
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Si tratta, sembra sin troppo evidente, di un
dolore totale e profondissimo, che neanche l’affetto della moglie e
delle figlie Elena, Bice, Secondina e Silvia riesce a lenire. Da qui a
non molto il Roscioli verrà aggredito, l’11 giugno del 1916, da una
terribile ed esiziale malattia. Alle 22.30 del 4 luglio di questo stesso
anno, dopo una lancinante agonia, Raffaele Roscioli, come ricorda
Umberto Biancone con bellissime espressioni che non possiamo fare a meno
di riportare, «reclinò il bel capo, e stette gelido e muto».
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Se ne andava uno tra i più illustri psichiatri
d’Italia, un uomo che aveva speso la sua esistenza - sono ancora parole
del Biancone - «tra lo studio e le opere buone, tra l’affetto per la
scienza, e quello ancora più grande e santo, per la famiglia».
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Notizia bibliografica
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Per la stesura della presente nota lo scrivente
si é avvalso, oltre che delle notizie contenute nel fascicolo personale
relativo a Raffaele Roscioli (conservato presso l’Azienda USL di Teramo,
Archivio storico), dei lavori di Marco QUARCHIONI, Il Manicomio di
Teramo e Marco Levi Bianchini, in “Abruzzo Contemporaneo”, a.
I(1991), n. 1, pp. 147-150, e di Fernando GALLUPPI, Medici e medicina
nell’Ottocento Abruzzese, in AUTORI VARI, L’Abruzzo
nell’Ottocento, Pescara, Ediars, 1996, pp. 152-153. Inoltre si
vedano l’opuscolo commemorativo Raffaele Roscioli, Teramo, Soc.
Tip. Edit. “Il Risveglio”, 1918, e gli articoli giornalistici apparsi su
“Il Popolo Abruzzese”, 12 luglio 1916 e “Il Risveglio”, 16 luglio 1916
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*Nel consegnare alle stampe questo modesto ma
non inutile lavoro, se non altro perché aggiunge un nome ulteriore a
quell’ormai lungo elenco di giuliesi tanto illustri quanto purtroppo
dimenticati, l’Autore confida nella possibilità che al Roscioli, così
come agli altri egregi personaggi che in passato hanno onorato con le
loro opere la nostra città, venga dedicata una via, una piazza, una
strada, auspicabilmente in un futuro non troppo lontano. Sarebbe un
gesto di grande significato e civiltà, oltre che di considerazione nei
confronti così di quei cittadini di ieri, come di quelli attuali.
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