La nostra copertina: “MADONNA DELLO SPLENDORE” di Renato Coccia. Non conoscevamo sufficientemente l’opera pittorica di Renato Coccia, nato a S. Omero e residente a Genova. L’occasione per un approfondimento ce l’ha fornita la “Rassegna di Pittura, scultura, fotografia” tenutasi l’estate del 1998 a Giulianova, presso la Cripta della Chiesa di S. Flaviano, organizzata dal Gruppo di Opuscula. L’impressione riportata è stata veramente sorprendente, così come sono sorprendenti i suoi dipinti, che “scatenano, attraverso immagini, ataviche rimembranze e struggenti emozioni” (Egidio Colombo). Di quanto esposto nella Rassegna suddetta ci ha molto colpito il dipinto raffigurante S. Flaviano, Protettore di Giulianova. Ma l’opera di Renato Coccia non si ferma all’arte sacra. Ha illustrato, con successo, diverse fasi della Storia della provincia di Teramo, fra le quali il fenomeno del brigantaggio nel XVII secolo.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 18
Giulianova, 22 aprile 1999
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 

I Liburni di Castrum Novum

di Sergio Di Diodoro

La regione "Sabina et Samnium" fu definita nelle sue linee geografiche e politiche quando Augusto, nel desiderio di dare assetto amministrativo alla penisola, creò la IV regione d'Italia, sulla costa, tra i fiumi Tifernus, Trinus e Aternus. Tra questi il Trinus appariva allora adatto agli sbarchi ed agli approdi mentre l'Aternus, per la sua particolare conformazione e per la sua navigabilità veniva regolarmente percorso dalle imbarcazioni. Così Plinio il Vecchio nel terzo libro della sua Naturalis Historia delinea i contorni del territorio abruzzese, precisamente di quello più a sud, abitato dai Frentani, dai Marrucini di Teate, dai Peligni, dai Marsi, dagli Albensi e da altre popolazioni considerate "tra le più forti d'Italia".
Per quanto attiene il territorio su cui ai tempi insisteva l'agro di Castrum Novum bisogna invece ricercare precisi riferimenti ad un'altra menzione, sempre nel terzo libro della citata N.H., nella quale si individua l'Ager Hadrianus a poco più di sei miglia dal mare. All'interno di tale fascia geografica vengono citati il fiume Vomanus, il fiume Batinus, la città di Truentum e, appunto, Castrum Novum. Va specificato, in proposito, che tale porzione di territorio, pur appartenendo all'Abruzzo, non era allora ricompresa nella IV regione di cui si è detto, ma faceva parte del Picenum (così come l'intera fascia costiera a nord dell'Aternus) e quindi apparteneva a buona ragione completamente alla V Regione di quelle amministrativamente suddivise da Augusto.
     
Gli agri sud piceni nella rappresentazione di F. Barnabei. La Salaria interna (Caecilia) e i suoi rami.
Le località segnate con nomi di oggi corrispondono a vici e pagi dell’età preromana e romana. (da: “Storia illustrata di Teramo” di Riccardo Cerulli - Abruzzo Oggi Editore Teramo - Prima edizione 1967)

 

 
     

Secondo Plinio la zona ricompresa tra Castrum Novum e la foce del Tronto era abitata dalla popolazione dei Liburni, probabilmente provenienti dalle regioni asiatiche, i quali in epoche remote avrebbero spaziato e dominato in lungo e in largo su tutto l'Adriatico (cfr. J. Berard, "la Magna Grecia" cap. X). Lo stesso Plinio, però, segnala accanto a questo popolo nel medesimo periodo storico, la presenza dei "Siculi" che invece testimonianze storiche riferiscono come popolazione presente nel Piceno, in epoche assai posteriori. Lo stesso Berard confuta la posizione dell'illustre storico latino ritenendo che la presenza di insediamenti siculi sulla costa adriatica nel Piceno, addirittura fino ad Ancona, non siano da mettere in relazione con quelle popolazioni illiriche chiamate "Siculoti" e certo per errata interpretazione accostate ai Liburni. D'altro canto le colonie presenti nella zona cui Plinio fa riferimento con tutta probabilità altro non erano che insediamenti fondati all'epoca di una consistente emigrazione di popolazioni sicule quando regnava a Siracusa Dionigi il Vecchio. Questo starebbe a spiegare per certi versi la confusione generatasi al momento dell'accostamento di Liburni e dei Siculi da parte di Plinio che deve aver erroneamente preso in considerazione stanziamenti di epoche assai successive e comunque relative a ben altra parte del Picenum.

     

Il Pretuzio preromano e romano, in una antica carta giografica (da: “Storia Illustrata di Teramo”

di Riccardo Cerulli - Abruzzo Oggi Editore Teramo - prima edizione 1967)

 

 
     
I Liburni, quindi, avrebbero abitato nel periodo di riferimento il territorio della costa adriatica e più in particolare l'area dell'antica Castrum Novum, introducendo usi costumi abitudini e idioma del proprio patrimonio culturale, e gettando le basi di successive elaborazioni ed evoluzioni nel campo socio economico e linguistico. Quest'ultimo aspetto aprirebbe sconfinati campi di ricerca a chi volesse cimentarsi nell'analisi dei mutamenti linguistici, fonetici e semantici, nella non facile ricostruzione delle fasi evolutive da quelle primitive parlate in vernacolo fino all'acquisizione di una lingua "locale" consolidatasi in epoche successive. È possibile in proposito presumere pur nell'inarrestabile evoluzione idiomatica avvenuta nel corso dei secoli, la persistenza anche in epoca attuale di alcuni elementi chiave, in termini, frasi, locuzioni avverbiali, forse cognomi derivanti da antichi soprannomi, che potrebbero far risalire l'attento ricercatore a precisi riferimenti col passato, sia pure così remoto. Un'indagine di enorme portata, di difficile realizzazione e di grande impegno, ma forse proprio per questo di indiscutibile fascino.
La zona di Sebenico, fino alla fasce montane interne, divenne poi successivamente territorio stanziale dei Liburni che fondarono lì le loro città tra le quali Jader (Zara) e anche Albona e Fianona in Istria.
L'antica Illiria pertanto fu territorio di un popolo che mai riuscì a costituire uno stato unitario ma che ebbe grande influenza su altre popolazioni stanziali nel corso di frequenti movimenti migratori. Elementi di civiltà e comunque bagagli di culture che l'insufficienza di ricerche archeologiche in Dalmazia rendono oggi di non facile se non di impossibile conoscenza. Riferimenti non certi, ma almeno attendibili, confermerebbero la discendenza della stirpe da un eroe eponimo Illirio, per quanto attiene l'antica origine, e individuerebbero la discendenza odierna nelle popolazioni albanesi a confine con l'Adriatico.