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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 18
- Giulianova, 22
aprile 1999
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
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I Liburni di Castrum Novum
di Sergio Di Diodoro
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La
regione "Sabina et Samnium" fu definita nelle sue linee geografiche e
politiche quando Augusto, nel desiderio di dare assetto amministrativo
alla penisola, creò la IV regione d'Italia, sulla costa, tra i fiumi
Tifernus, Trinus e Aternus. Tra questi il Trinus appariva allora adatto
agli sbarchi ed agli approdi mentre l'Aternus, per la sua particolare
conformazione e per la sua navigabilità veniva regolarmente percorso
dalle imbarcazioni. Così Plinio il Vecchio nel terzo libro della sua
Naturalis Historia delinea i contorni del territorio abruzzese,
precisamente di quello più a sud, abitato dai Frentani, dai Marrucini di
Teate, dai Peligni, dai Marsi, dagli Albensi e da altre popolazioni
considerate "tra le più forti d'Italia".
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Per quanto attiene il territorio su cui ai tempi insisteva l'agro di
Castrum Novum bisogna invece ricercare precisi riferimenti ad
un'altra menzione, sempre nel terzo libro della citata N.H., nella
quale si individua l'Ager Hadrianus a poco più di sei miglia dal
mare. All'interno di tale fascia geografica vengono citati il fiume
Vomanus, il fiume Batinus, la città di Truentum e, appunto, Castrum
Novum. Va specificato, in proposito, che tale porzione di
territorio, pur appartenendo all'Abruzzo, non era allora ricompresa
nella IV regione di cui si è detto, ma faceva parte del Picenum
(così come l'intera fascia costiera a nord dell'Aternus) e quindi
apparteneva a buona ragione completamente alla V Regione di quelle
amministrativamente suddivise da Augusto.
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- Gli agri sud piceni nella rappresentazione di F. Barnabei. La
Salaria interna (Caecilia) e i suoi rami.
- Le località segnate con nomi di oggi corrispondono a vici e pagi
dell’età preromana e romana. (da: “Storia illustrata di Teramo” di
Riccardo Cerulli - Abruzzo Oggi Editore Teramo - Prima edizione
1967)
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Secondo
Plinio la zona ricompresa tra Castrum Novum e la foce del Tronto era abitata
dalla popolazione dei Liburni, probabilmente provenienti dalle regioni
asiatiche, i quali in epoche remote avrebbero spaziato e dominato in lungo e
in largo su tutto l'Adriatico (cfr. J. Berard, "la Magna Grecia" cap. X). Lo
stesso Plinio, però, segnala accanto a questo popolo nel medesimo periodo
storico, la presenza dei "Siculi" che invece testimonianze storiche
riferiscono come popolazione presente nel Piceno, in epoche assai
posteriori. Lo stesso Berard confuta la posizione dell'illustre storico
latino ritenendo che la presenza di insediamenti siculi sulla costa
adriatica nel Piceno, addirittura fino ad Ancona, non siano da mettere in
relazione con quelle popolazioni illiriche chiamate "Siculoti" e certo per
errata interpretazione accostate ai Liburni. D'altro canto le colonie
presenti nella zona cui Plinio fa riferimento con tutta probabilità altro
non erano che insediamenti fondati all'epoca di una consistente emigrazione
di popolazioni sicule quando regnava a Siracusa Dionigi il Vecchio. Questo
starebbe a spiegare per certi versi la confusione generatasi al momento
dell'accostamento di Liburni e dei Siculi da parte di Plinio che deve aver
erroneamente preso in considerazione stanziamenti di epoche assai successive
e comunque relative a ben altra parte del Picenum. |
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Il Pretuzio preromano e romano, in una antica carta giografica (da:
“Storia Illustrata di Teramo”
di Riccardo Cerulli - Abruzzo Oggi Editore Teramo - prima edizione
1967)
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I
Liburni, quindi, avrebbero abitato nel periodo di riferimento il
territorio della costa adriatica e più in particolare l'area dell'antica
Castrum Novum, introducendo usi costumi abitudini e idioma del proprio
patrimonio culturale, e gettando le basi di successive elaborazioni ed
evoluzioni nel campo socio economico e linguistico. Quest'ultimo aspetto
aprirebbe sconfinati campi di ricerca a chi volesse cimentarsi
nell'analisi dei mutamenti linguistici, fonetici e semantici, nella non
facile ricostruzione delle fasi evolutive da quelle primitive parlate in
vernacolo fino all'acquisizione di una lingua "locale" consolidatasi in
epoche successive. È possibile in proposito presumere pur
nell'inarrestabile evoluzione idiomatica avvenuta nel corso dei secoli,
la persistenza anche in epoca attuale di alcuni elementi chiave, in
termini, frasi, locuzioni avverbiali, forse cognomi derivanti da antichi
soprannomi, che potrebbero far risalire l'attento ricercatore a precisi
riferimenti col passato, sia pure così remoto. Un'indagine di enorme
portata, di difficile realizzazione e di grande impegno, ma forse
proprio per questo di indiscutibile fascino.
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La
zona di Sebenico, fino alla fasce montane interne, divenne poi
successivamente territorio stanziale dei Liburni che fondarono lì le
loro città tra le quali Jader (Zara) e anche Albona e Fianona in Istria.
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L'antica Illiria pertanto fu territorio di un popolo che mai riuscì a
costituire uno stato unitario ma che ebbe grande influenza su altre
popolazioni stanziali nel corso di frequenti movimenti migratori.
Elementi di civiltà e comunque bagagli di culture che l'insufficienza di
ricerche archeologiche in Dalmazia rendono oggi di non facile se non di
impossibile conoscenza. Riferimenti non certi, ma almeno attendibili,
confermerebbero la discendenza della stirpe da un eroe eponimo Illirio,
per quanto attiene l'antica origine, e individuerebbero la discendenza
odierna nelle popolazioni albanesi a confine con l'Adriatico.
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