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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 17
- Giulianova, 22
aprile 1998
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
Vincenzo Cermignani
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VINCENZO CERMIGNANI:
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La sua arte, il suo tempo.
di Carmen Di Odoardo
Nel settembre 1997, dopo circa un anno di
ricerche, è stato pubblicato il libro "Vincenzo Cermignani. Vita d'Artista". Il
testo è stato molto apprezzato da Madame Simone Truxillo, compagna del pittore,
che dopo aver ricevuto il volume dall'avv. Riccardo Cerulli, si è messa in
contatto con lo stesso, esprimendo il desiderio di donare alla collettività
giuliese tutta la ricca collezione Cermignani in suo possesso. Il presente
contributo non si colloca nella sfera della critica d'arte, bensì vuole essere
l'ennesimo omaggio ad un pittore che attende ancora di essere compreso
adeguatamente.

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L'iter artistico di Vincenzo Cermignani,
storicamente parlando, si colloca in uno spazio di tempo che va dagli anni
Venti alla sua morte avvenuta nel 1971.
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Cinquant'anni di storia umana ed artistica non
sono poca cosa, soprattutto alla luce di quanto è accaduto in quei
particolarissimi decenni. Anni in cui si sono succeduti molti movimenti:
cubismo, futurismo, dadaismo, surrealismo e così via di seguito.
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Avanguardie che hanno tracciato e lasciato dei
solchi profondissimi capaci di sconvolgere tutto l'apparato tradizionalista.
Eppure osservando le opere di Cermignani si ha l'impressione che egli sia
vissuto ai margini di tutto ciò e che, tutto sommato, il nuovo fosse per lui
una strana alterità non molto coinvolgente.
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Certamente non si può evitare, prendendo in
considerazione una sorta di analisi rudimentale dell'arte di Cermignani, il
contatto con la Parigi che fin dai primi anni '20 diede ospitalità al nostro
pittore. Allo stesso tempo ci si rende conto di quanto ardua sia l'impresa
di offrire anche solo un piccolo scorcio di quegli anni così densi, così
affollati di gente e di arti da scoppiare.
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A dire il vero sembra quasi che le avanguardie,
sia quelle che hanno precedute temporalmente Cermignani e sia quelle che in
seguito egli ha incontrato lungo il suo cammino, non lo abbiano
impressionato più di tanto. Ed è questo, a mio avviso, un elemento molto
importante nel momento in cui si decide di capire la sua tensione artistica.
Ci si rende conto che, comunque, bisogna un po' perdere i contatti con
quello che era il suo presente per ricollocare l'artista e l'uomo nella
sfera del viaggio personale. Occorre possedere la lungimiranza di una
prospettiva allungata per evitare il luogo comune delle tendenze
avanguardiste più famose che, come si diceva, nella prima metà del '900
hanno riempito di sé il mondo, senza per altro dimenticarle.
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Non è questo un atteggiamento negatore di una
realtà così rivoluzionaria, bensì si fa strada l'esigenza di toccare e
conoscere ciò che dentro le rivoluzioni non trova posto. Se la
rivoluzione parte dall'esigenza di cambiare un dato di fatto, c'è sempre
qualcuno che partendo da quello stesso dato di fatto ritrova se stesso.
Va da sé che non è possibile, umanamente parlando, perdere l'essenza di
un uomo semplicemente perché non ha concepito all'interno di un pensiero
rivoluzionario.
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Rispetto alla comprensione dei movimenti della
prima metà del XX secolo si rimanda alle analisi ed illustrazioni di
insigni critici d'arte. In questa sede preme comprendere in che modo
Cermignani si sia posto rispetto al grande calderone artistico
dell'epoca e come sia arrivato alle sue personali conclusioni rispetto
ad un'arte indipendente, fedele solo al principio di dare libera
espressione al mondo poetico dell'artista.
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Sono passati tanti anni e si può guardare alla
prima metà di questo secolo con quel giusto distacco dovuto alla
mancanza di entusiasmo, conseguenza della lontananza stessa, della non
partecipazione agli eventi contingenti.
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La lontananza consente di portar fuori e di
guardare a tutto quello che nella foga entusiastica non viene preso in
considerazione: il folto gruppo dei minori. Come è già stato
detto altrove, non si vuole minimamente cercare il genio o il grande
artista in Cermignani. La prospettiva allungata ed allargata ci consente
di collocarlo, senza ombra di dubbio, nel folto gruppo dei minori e di
coloro che con la loro arte quotidiana hanno tessuto la struttura
connettiva di un secolo, hanno consentito il travaglio di grandi idee.
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Il folto gruppo dei minori ha dalla sua perte il
merito di rappresentare uno degli aspetti più toccanti di un'epoca
affascinante ma difficile: la coniugazione del proprio sentire con il
proprio vedere alla ricerca di consensi per combattere la solitudine. I
minori di ogni epoca, in fondo, hanno avuto la forza della loro
condizione e non a caso nel 1884 fiorì il gruppo degli Indipendenti
e più tardi, nel 1927 quello dei Vrais Indépendants
insieme all'altro dei SurIndépendants. E' straordinario
osservare che questi gruppi, in momenti diversi, furono indipendenti
rispetto alla condizione generale, nel senso che gli artisti innovatori
di fine '800 avevano bisogno di un luogo proprio in cui potersi
esprimere rispetto ad un'arte più tradizionale
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mentre gli indipendenti della fine degli anni
'20 sentivano l'esigenza di una libera espressione tradizionale rispetto
alle avanguardie nascenti.
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Tra grandi e minori l'esigenza è identica: c'è
la necessità di una zona franca nella quale recuperare la propria
energia, esprimerla e mostrarla senza cadere in facili rifiuti di
genere.
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- Vincenzo
Cermignani
- in una sua
esposizione del 1930
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Se le opere di Picasso, Duchamp, Max Ernst,
Mondrian, Kandisky, per citare alcuni degli artisti che caratterizzano
la scuola parigina, nascono come momento di contraddizione rispetto al
loro tempo e alla società espressa da quel tempo, essi esprimono anche
una forte volontà di modificazione che attraverso le forme innovative e
l'incompatibilità con le consuetudini correnti, non possono non colpire
l'immaginario.
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Su questa linea interpretativa la scelta del
paesaggio in Cermignani diventa la sublimazione della sua mancanza di
radici oltre che la lotta per la sopravvivenza fisica. Vincenzo
Cermignani è stato capace di seguire la sua voce interiore, tra luci ed
ombre, tra il bisogno di sopravvivere e quello di vivere. E seguendo la
sua voce interiore, la sua vocazione non poteva riconoscersi in una
rivoluzione formale. Il suo lungo viaggio interiore alla ricerca di
luce, di sole, di calore lo ha posto non contro la consuetudine della
forma, ma alla ricerca delle forme del suo cuore. Il paesaggio allora
diventa "LA" forma essenziale, una sorta di archetipo da un lato ed un
epifenomena dall'altro.
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La sua appartenenza al gruppo dei Vrais
Indépendants, le stesse esposizioni al Salon des Indépendants non
potevano essere scelta migliore in quanto testimonianza della sua
libertà spirituale ed umana.
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Cermignani attraverso i suoi paesaggi
soprattutto, sembra essere il protagonista di una sorta di transfert
psicologico per mezzo del quale si è poi realizzato il suo risveglio in
terra di Francia. In un certo senso la ferita procuratagli dalla fuga
dall'Italia a causa delle milizie fasciste, sembra aver determinato nel
suo io profondo un desiderio-bisogno di ricreare e recuperare le
immagini dei luoghi della sua infanzia e della sua giovinezza per poter
riscoprire altrove il senso della vita.
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Il paesaggio diventa allora una sorta di
coazione a ripetere per non morire ancora di più, per tornare a sperare
nella libertà. Ed è un paesaggio molto preciso quello che sta a cuore a
Cermignani, luoghi nei quali il sole splende rifrangendo la sua luce
ovunque, dove le acque rivelano delle trasparenze inusitate, dove le
trasformazioni climatiche hanno la loro ragion d'essere, dove i sassi
hanno una loro armonia.
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Non è un caso che, attraverso i numerosissimi
articoli ritrovati nella Casa-Museo di Giulianova, i giornalisti
dell'epoca scrivano e riscrivano di luce, di colori, di atmosfere
attraverso una variazione quasi diabolica delle loro espressioni per non
ripetere ad infinitum la stessa frase, gli stessi concetti: Cermignani
pittore della luce e del colore nel senso più pieno delle parole;
Cermignani incredibile maestro delle forme e della mise en page...
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Dipingendo i suoi olii era solito ser virsi,
oltre che dei pennelli, del pinceau e del couteau à palette.
Negli olii sono frequenti, grazie anche a questa tecnica, delle
impressioni che ricordano una certa eco di Utrillo.
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Inoltre, come ebbe a scrivere Léon Gerbe nel
1936, un carattere non secondario delle opere del Cermignani è dato
dalla qualità decorativa grazie alla capacità del pittore della mise
en page, cioé di costruire sullo spazio-tela il suo angolo di mondo
alla stregua di un grande architetto. L'elemento decorativo non è da
trascurare e, in un certo senso, è un aspetto della vita francese del
pittore che, arrivando in Francia nel 1922, per sopravvivere mette da
parte le sue capacità di orafo per fare il decoratore.
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Nella ricerca degli elementi della modernità di
Cermignani, non può essere trascurato il suo metodo di lavoro: la mano
sicura, il tocco leggero, l'uso sapiente del colore, dei chiaroscuri,
della luce, la precisione dell'esecuzione, l'entusiasmo della forma
ottenuta, la capacità di non essere schiavo della tecnica raggiunta e di
provare sempre nuove soluzioni.
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- Provence sur Mer
- - Le Caveau du St.
Esprit
- acquerello cm. 65x50
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- Limoges (H.V.) -
La Vielle Chapelle de Bouchers
- acquerello cm.
64x50
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Preziosi a questo riguardo gli acquerelli di
Cermignani che, attualmente, si trovano in cospicuo numero nella
Casa-Museo di Giulianova. Essi ci danni la misura non solo della
operosità senza tregua dell'artista, ma soprattutto del suo metodo di
lavoro.
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La velocità con cui dipingeva è riscontrabile
anche attraverso un semplice conteggio delle opere: la velocità potrebbe
essere paragonata ad una sorta di tarlo segreto, un modo per impedirsi
di non terminare l'opera. In fondo la velocità aveva determinato il
successo della sua fuga dall'Italia e conseguentemente la sua salvezza
in Francia. Completare velocemente una visione per lasciare una traccia,
per conservare un ricordo.
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Vincenzo Cermignani, se spesso dipingeva dal
vero i suoi olii, molto spesso fermava i suoi angoli di mondo attraverso
la costruzione in loco degli acquerelli che rappresentano, a mio avviso,
una chiara espressione delle sue visioni, dei suoi incanti e delle sue
scelte mai dettate dal caso. Si pensi ai tre olii dedicati a
Oradour-sur-Glane come testimonianza della rovina causata dalle truppe
tedesche nel 1944.
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Giustamente Eugene Hoffmann, in uno dei tanti
articoli su Le Livret des Artistes del 1939, scriveva che gli
acquerelli di Cermignani sono, in fondo, come una specie di libro di
viaggio, stracolmo di note rapide capaci di contenere le sue impressioni
del luogo visitato per poi permettergli di ricreare quell'angolo
francese nel suo atélier.
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Gli acquerelli secondo Hoffmann oltre ad essere
taccuino di viaggio sono anche opere d'arte capaci di interessare gli
amatori grazie ai loro colori vivi, alla luce brillante che da essi si
emana. I fondi di questi acquerelli sono composti con tinte piatte,
tranquille, giustapposte e quà e là ci sono sprazzi di colori più forti
capaci di creare, nell'insieme brillantezza, calore, armonia su cui il
paesaggio va poi a troneggiare.
"Cermignani, qui, sur le papier, comme sur la toile, capte le
soleil...".
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Colpiscono la gaiezza e la pienezza del senso
della vita che dalle opere di Cermignani vanno a colpire l'osservatore.
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Hoffmann affermava che visitando un'esposizione
nella quale era presente anche Cermignani, si rimaneva stregati dalle
sue opere tanto da non poter fare a meno di guardarle, di fermarsi, di
indugiare, di tornare sui propri passi.
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Quest'incantazione ci porta lontano fino al
mondo della poesia inglese e di G. M. Hopkins in particolare. Hopkins è
stato scoperto come poeta solo agli albori di questo secolo, lui poeta
vittoriano è diventato in breve il poeta delle nuove generazioni. Il suo
messaggio è stato molto intenso: ogni cosa nell'universo ha una sua
identità, un suo messaggio da far scoprire, una sua dinamicità e che il
poeta chiamò Inscape. Gli esseri umani sono in grado di
riconoscere queste "inscapes" attraverso degli atti che Hopkins chiamò
Instress. Infine si perviene al divino e per Hopkins la poesia è
l'incarnazione di questa possibilità.
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Cermignani nel suo piccolo, pur senza conoscere
Hopkins, sembra collocarsi all'interno di un percorso pittorico, dunque
artistico, dunque poetico capace di spingerlo alla liberazione e capace
di catturare il senso dell'incanto degli altri, del pubblico cioé. Un
percorso personalissimo, certamente fatto di tante piccole conquiste
attraverso la scoperta di paesaggi parlanti la sua lingua.
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Scriveva Carlo Morro nel 1937 che le opere di
Cermignani sono un inno alla luce, alla natura nella sua purezza
incontaminata e quindi priva di personaggi. Opere nelle quali, a tutt'oggi
possiamo osservare i contrasti di colore, gli accostamenti tonali di una
dolcezza infinitesima.
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Un'arte che in virtù del suo messaggio intimo
appare semplice, di facile lettura, e dove lo spirito dell'artista
sembra essere alla portata di ognuno.
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Ed è proprio questa semplicità esteriore, questa
reiterazione paesaggistica che ci fa precipitare nel dubbio della
non-conoscenza dell'artista.
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In un articolo del 18 aprile 1950, pubblicato su
Provins, troviamo:
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" Vincent Cermignani est un des grands noms actuels de la peintre qui ne
soit pas tombé dans le cubisme, le surréalisme, ou tout autre art
abstrait. Aussi, est-il un des rares artistes qui puisse
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à notre époque, produire des chef-d'oeuvre capables d'émouvoir n'importe
quel mortel. N'allez pas croire que Cermignani en est resté à la
peinture "pompier". Nous le jugeons comme un peintre moderne; la
vivacité de ses coloris, sa façon de poser des tons larges, son amour de
l'esquisse sobre et vigoureuse, son abérration du détail l'apparentent à
nos meilleurs maitres de l'art moderne...".
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Un articolo interessante che non risente delle
ovazioni degli anni Trenta, ma che cerca di tradurre in breve il senso
dell'arte del Cermignani.
Nello stesso articolo il pittore, rispondendo al giornalista, dichiara
ciò che pensa dei cubisti: "... nos peintres abstraits font comme le
fimiste qui prétendait avoir représenté quelque chose sur les murailles
de la chapelle du bon moine".
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In un articolo su L'Est Républicain del
20 novembre 1950 ci si poneva il problema di cercare una scuola entro la
quale collocare l'arte del Cermignani. L'autore di quell'articolo
pensava ad un certo classicismo, dato dalla tecnica di una precisione
perfetta, seppure non disdegnoso della modernità.
Quest'ultima ben ravvisabile nell'uso du pinceau ou du couteau.
In
un clima fatto di ipotizzazioni si potrebbe pensare ad una sorta di
rivisitazione del Preraffaellismo laddove il culto dell'oggetto e della
forma sottomette l'autore stesso, attraverso una riproduzione quasi
perfetta. Si può anche pensare ad un certo impressionismo anche se
depurato di ogni presenza umana.
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Già Carlo Morro nel 1937 aveva posto il problema
di una scuola per dedurre, attraverso l'osservazione delle opere, che
Cermignani aveva fatto tesoro di molte idee appartenenti ad indirizzi
diversi per pervenire a quell'eclettismo che per tutto il resto della
sua attività artistica gli ha permesso di creare con sempre maggiore
entusiamo visionario senza essere schiavo di nessuno se non di se stesso
e del suo bisogno di dimora...
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Parlare dell'arte di Vincenzo Cermignani pone
dunque dei problemi di interpretazione di non facile risoluzione circa
l'appartenenza o meno ad una scuola, circa il suo atteggiamento nei
confronti dei movimenti di avanguardia, circa le sue problematiche
interiori e la sua poetica.
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Questo ci permette, in parte, di comprendere il
filo rosso che lega i vari articoli sui giornali dell'epoca: un filo
rosso che si coniuga con gli aspetti esteriori delle sue opere, con la
tecnica perfetta, con il suo metodo di lavoro, con la prolificità
creativa.
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Nel 1939 Eugène Hoffmann, nell'ennesimo articolo
dedicato a Cermignani, definiva il pittore come "Le roi de la Provence
et de la Cote d'Azur". Definizione certamente suprema e superba, ma al
tempo stesso netta rispetto al raggio d'azione del pittore e mi sembra
giusto concludere in questo modo. L'operazione artistica di Cermignani
era relativa a determinati luoghi della Francia che indubbiamente lo
ricollocavano idealmente nella sua patria. Come Hoffmann, che lo ha
seguito per molti anni, non si vuole parlare di genialità o altro. Non
si è cercato né si cerca il genio a tutti i costi, ma l'uomo. E l'uomo
Cermignani colpisce per la forma e per la forza della sua idealità sia
politica che artistica, e all'interno di questa idealità colpisce la
fragilità dell'uomo con le sue emozioni, con il suo bisogno di approdo e
di ritorno in un luogo ben definito della sua memoria personale.
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Ecco allora che torna ed affascina quella
poetica del viaggio che è tutt'uno con l'uomo e il pittore Cermignani,
un pittore vagabondo e artista di sé stesso.
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Dopo l'interessante articolo proposto da Carmen
Di Odoardo, come gruppo di lavoro costituitosi in occasione della
realizzazione del volume su Vincenzo Cermignani, abbiamo pensato di
pubblicare una poesia scritta da Francesco AFRICANI, dedicata al suo amico
pittore, così come ci è pervenuta senza apportare alcuna modifica. |
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Al mio carissimo amico Cermignani
- Quand partiv er nu carocc
- Ma sempr Gigl so tenit dontr sta cocc
- E ugn quadr che faciav nov
- Mttav sempr na pzzcat de Giulianove
- So stat tant tempe fore
- Ma ting da rriè prm che more
- Da na fnestr de la balaustr
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Su nu 'ccò de culln
- Tra Turdn e Saln:
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nu mar blu nov cil sron
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na pian de ran
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nu vord pn prufum de tigl
- cumpagn mì quant'è bell Gigl
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"E mò ch m more
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- stu pttor mrator
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vò nu sol favor -
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lasciatm apert nu 'ccò la port
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pccò vuij vdò Gigl pir dapù mort".
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Panorama del
Lido ripreso dalla balaustra di Giulianova (1950) |
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Francesco Africani con questa poesia ha saputo
cogliere pienamente il più grande desiderio che covava nell'animo di
Cermignani, cioé di tornare nel suo paese natio prima di concludere i
suoi giorni.
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Anche noi, durante il lavoro di riordino della
corrispondenza del pittore nella Casa-Museo abbiamo trovato una lettera,
scritta ad un amico giuliese, nella quale Cermignani ribadiva questo suo
desiderio. Ci sembra giusto riportarne alcune righe: ... più i
giorni passano e più matura in me il progetto di rivivere
definitivamente fra di Voi... prima che sia troppo tardi vorrei avere la
soddisfazione di vivere i miei ultimi anni fra amici concittadini e
propagare il meglio della mia opera morale e materiale nella mia regione
natale... se mi spengo qui sarà manomesso tutto il sacrificio della mia
vita artistica... faranno man bassa del mio patrimonio artistico e dei
miei beni intimi, senza essere importunati da Voi amici veri, ai quali
ciò é destinato. M.me Simone Truxillo, dopo aver letto il volume
dedicato a Cermignani, è rimasta profondamente colpita. Ha dunque
prontamente scritto una lettera, seguita da una seconda, con le quali si
dichiara pronta a donare, alla comunità giuliese, tutte le opere del
Maestro in suo possesso, affinché possano essere riunite a quelle
custodite nella Casa-Museo, ultima dimora dell'Artista.
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Da parte nostra non possiamo che provare enorme
soddisfazione per la decisione presa da M.me Truxillo, anche perché
stiamo continuando con impegno lo studio dell'iter pittorico di
Cermignani, con l'intento di pubblicare al più presto un Catalogo
dettagliato delle opere del pittore giuliese.
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Cogliamo l'occasione per rivolgere un accorato
appello all'Amm.ne Comunale, affinché raccolga l'offerta di questo
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sincero e prezioso dono. Nello stesso tempo,
qualora l'Amm.ne lo ritenga opportuno, ribadiamo la nostra disponibilità
a qualsiasi collaborazione.
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Il gruppo di lavoro costituitosi in occasione della
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commemorazione del Pittore Vincenzo Cermignani
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