La nostra copertina: “Madonna dello Splendore” di Piergiorgio Colautti (cortesia: Galleria Magazzeni - Giulianova). Piergiorgio Colautti nato a Roma e formatosi artisticamente negli ambienti figurativi della Scuola Romana, Piergiorgio Colautti che illustra la copertina di questo numero della Rivista, ricerca con assiduo impegno una sintesi tra il senso vero dell’arte e la fredda tecnologia moderna. A scapito di quest’ultima propone un simbolismo che fa leva sui sentimenti puri e autentici dell’uomo, quelli che nessuna macchina potrà mai intaccare. Pittore e scultore della tradizione, ma artista moderno nello stesso tempo, Colautti inserisce tra i suoi giochi cromatici il senso di un continuo procedere che ,pure, lascia intatti i valori primi dell’animo umano, mai schiacciati nelle morse dell’inarrestabile progresso informativo. Così negli schemi di una tecnologia dilagante trovano giusto spazio, sempre e comunque, ineffabili espressioni di sentimento, di passione, di amore universale, rappresentate nel loro variegato e spesso sconcertante vigore. S.D.D.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 17
Giulianova, 22 aprile 1998
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 
 
Vincenzo Cermignani
 
VINCENZO CERMIGNANI:
La sua arte, il suo tempo.

di Carmen Di Odoardo

Nel settembre 1997, dopo circa un anno di ricerche, è stato pubblicato il libro "Vincenzo Cermignani. Vita d'Artista". Il testo è stato molto apprezzato da Madame Simone Truxillo, compagna del pittore, che dopo aver ricevuto il volume dall'avv. Riccardo Cerulli, si è messa in contatto con lo stesso, esprimendo il desiderio di donare alla collettività giuliese tutta la ricca collezione Cermignani in suo possesso. Il presente contributo non si colloca nella sfera della critica d'arte, bensì vuole essere l'ennesimo omaggio ad un pittore che attende ancora di essere compreso adeguatamente.

L'iter artistico di Vincenzo Cermignani, storicamente parlando, si colloca in uno spazio di tempo che va dagli anni Venti alla sua morte avvenuta nel 1971.
Cinquant'anni di storia umana ed artistica non sono poca cosa, soprattutto alla luce di quanto è accaduto in quei particolarissimi decenni. Anni in cui si sono succeduti molti movimenti: cubismo, futurismo, dadaismo, surrealismo e così via di seguito.
Avanguardie che hanno tracciato e lasciato dei solchi profondissimi capaci di sconvolgere tutto l'apparato tradizionalista. Eppure osservando le opere di Cermignani si ha l'impressione che egli sia vissuto ai margini di tutto ciò e che, tutto sommato, il nuovo fosse per lui una strana alterità non molto coinvolgente.
Certamente non si può evitare, prendendo in considerazione una sorta di analisi rudimentale dell'arte di Cermignani, il contatto con la Parigi che fin dai primi anni '20 diede ospitalità al nostro pittore. Allo stesso tempo ci si rende conto di quanto ardua sia l'impresa di offrire anche solo un piccolo scorcio di quegli anni così densi, così affollati di gente e di arti da scoppiare.
A dire il vero sembra quasi che le avanguardie, sia quelle che hanno precedute temporalmente Cermignani e sia quelle che in seguito egli ha incontrato lungo il suo cammino, non lo abbiano impressionato più di tanto. Ed è questo, a mio avviso, un elemento molto importante nel momento in cui si decide di capire la sua tensione artistica. Ci si rende conto che, comunque, bisogna un po' perdere i contatti con quello che era il suo presente per ricollocare l'artista e l'uomo nella sfera del viaggio personale. Occorre possedere la lungimiranza di una prospettiva allungata per evitare il luogo comune delle tendenze avanguardiste più famose che, come si diceva, nella prima metà del '900 hanno riempito di sé il mondo, senza per altro dimenticarle.
Non è questo un atteggiamento negatore di una realtà così rivoluzionaria, bensì si fa strada l'esigenza di toccare e conoscere ciò che dentro le rivoluzioni non trova posto. Se la rivoluzione parte dall'esigenza di cambiare un dato di fatto, c'è sempre qualcuno che partendo da quello stesso dato di fatto ritrova se stesso. Va da sé che non è possibile, umanamente parlando, perdere l'essenza di un uomo semplicemente perché non ha concepito all'interno di un pensiero rivoluzionario.
Rispetto alla comprensione dei movimenti della prima metà del XX secolo si rimanda alle analisi ed illustrazioni di insigni critici d'arte. In questa sede preme comprendere in che modo Cermignani si sia posto rispetto al grande calderone artistico dell'epoca e come sia arrivato alle sue personali conclusioni rispetto ad un'arte indipendente, fedele solo al principio di dare libera espressione al mondo poetico dell'artista.
Sono passati tanti anni e si può guardare alla prima metà di questo secolo con quel giusto distacco dovuto alla mancanza di entusiasmo, conseguenza della lontananza stessa, della non partecipazione agli eventi contingenti.
La lontananza consente di portar fuori e di guardare a tutto quello che nella foga entusiastica non viene preso in considerazione: il folto gruppo dei minori. Come è già stato detto altrove, non si vuole minimamente cercare il genio o il grande artista in Cermignani. La prospettiva allungata ed allargata ci consente di collocarlo, senza ombra di dubbio, nel folto gruppo dei minori e di coloro che con la loro arte quotidiana hanno tessuto la struttura connettiva di un secolo, hanno consentito il travaglio di grandi idee.
Il folto gruppo dei minori ha dalla sua perte il merito di rappresentare uno degli aspetti più toccanti di un'epoca affascinante ma difficile: la coniugazione del proprio sentire con il proprio vedere alla ricerca di consensi per combattere la solitudine. I minori di ogni epoca, in fondo, hanno avuto la forza della loro  condizione e non a caso nel 1884 fiorì il gruppo degli Indipendenti  e più tardi, nel 1927 quello dei Vrais Indépendants  insieme all'altro dei SurIndépendants. E' straordinario osservare che questi gruppi, in momenti diversi, furono indipendenti rispetto alla condizione generale, nel senso che gli artisti innovatori di fine '800 avevano bisogno di un luogo proprio in cui potersi esprimere rispetto ad un'arte più tradizionale
mentre gli indipendenti della fine degli anni '20 sentivano l'esigenza di una libera espressione tradizionale rispetto alle avanguardie nascenti.
Tra grandi e minori l'esigenza è identica: c'è la necessità di una zona franca nella quale recuperare la propria energia, esprimerla e mostrarla senza cadere in facili rifiuti di genere.
     
Vincenzo Cermignani
in una sua esposizione del 1930
 

     
Se le opere di Picasso, Duchamp, Max Ernst, Mondrian, Kandisky, per citare alcuni degli artisti che caratterizzano la scuola parigina, nascono come momento di contraddizione rispetto al loro tempo e alla società espressa da quel tempo, essi esprimono anche una forte volontà di modificazione che attraverso le forme innovative e l'incompatibilità con le consuetudini correnti, non possono non colpire l'immaginario.
Su questa linea interpretativa la scelta del paesaggio in Cermignani diventa la sublimazione della sua mancanza di radici oltre che la lotta per la sopravvivenza fisica. Vincenzo Cermignani è stato capace di seguire la sua voce interiore, tra luci ed ombre, tra il bisogno di sopravvivere e quello di vivere. E seguendo la sua voce interiore, la sua vocazione non poteva riconoscersi in una rivoluzione formale. Il suo lungo viaggio interiore alla ricerca di luce, di sole, di calore lo ha posto non contro la consuetudine della forma, ma alla ricerca delle forme del suo cuore. Il paesaggio allora diventa "LA" forma essenziale, una sorta di archetipo da un lato ed un epifenomena dall'altro.
La sua appartenenza al gruppo dei Vrais Indépendants, le stesse esposizioni al Salon des Indépendants non potevano essere scelta migliore in quanto testimonianza della sua libertà spirituale ed umana.
Cermignani attraverso i suoi paesaggi soprattutto, sembra essere il protagonista di una sorta di transfert psicologico  per mezzo del quale si è poi realizzato il suo risveglio in terra di Francia. In un certo senso la ferita procuratagli dalla fuga dall'Italia a causa delle milizie fasciste, sembra aver determinato nel suo io profondo un desiderio-bisogno di ricreare e recuperare le immagini dei luoghi della sua infanzia e della sua giovinezza per poter riscoprire altrove il senso della vita.
Il paesaggio diventa allora una sorta di coazione a ripetere per non morire ancora di più, per tornare a sperare nella libertà. Ed è un paesaggio molto preciso quello che sta a cuore a Cermignani, luoghi nei quali il sole splende rifrangendo la sua luce ovunque, dove le acque rivelano delle trasparenze inusitate, dove le trasformazioni climatiche hanno la loro ragion d'essere, dove i sassi hanno una loro armonia.
Non è un caso che, attraverso i numerosissimi articoli ritrovati nella Casa-Museo di Giulianova, i giornalisti dell'epoca scrivano e riscrivano di luce, di colori, di atmosfere attraverso una variazione quasi diabolica delle loro espressioni per non ripetere ad infinitum la stessa frase, gli stessi concetti: Cermignani pittore della luce e del colore nel senso più pieno delle parole; Cermignani incredibile maestro delle forme e della mise en page...
Dipingendo i suoi olii era solito ser virsi, oltre che dei pennelli, del pinceau e del couteau à palette. Negli olii sono frequenti, grazie anche a questa tecnica, delle impressioni che ricordano una certa eco di Utrillo.
Inoltre, come ebbe a scrivere Léon Gerbe nel 1936, un carattere non secondario delle opere del Cermignani è dato dalla qualità decorativa grazie alla capacità del pittore della mise en page, cioé di costruire sullo spazio-tela il suo angolo di mondo alla stregua di un grande architetto. L'elemento decorativo non è da trascurare e, in un certo senso, è un aspetto della vita francese del pittore che, arrivando in Francia nel 1922, per sopravvivere mette da parte le sue capacità di orafo per fare il decoratore.
Nella ricerca degli elementi della modernità di Cermignani, non può essere trascurato il suo metodo di lavoro: la mano sicura, il tocco leggero, l'uso sapiente del colore, dei chiaroscuri, della luce, la precisione dell'esecuzione, l'entusiasmo della forma ottenuta, la capacità di non essere schiavo della tecnica raggiunta e di provare sempre nuove soluzioni.
     
 
Provence sur Mer
- Le Caveau du St. Esprit
acquerello cm. 65x50
 
Limoges (H.V.) - La Vielle Chapelle de Bouchers
acquerello cm. 64x50
     
Preziosi a questo riguardo gli acquerelli di Cermignani che, attualmente, si trovano in cospicuo numero nella Casa-Museo di Giulianova. Essi ci danni la misura non solo della operosità senza tregua dell'artista, ma soprattutto del suo metodo di lavoro.
La velocità con cui dipingeva è riscontrabile anche attraverso un semplice conteggio delle opere: la velocità potrebbe essere paragonata ad una sorta di tarlo segreto, un modo per impedirsi di non terminare l'opera. In fondo la velocità aveva determinato il successo della sua fuga dall'Italia e conseguentemente la sua salvezza in Francia. Completare velocemente una visione per lasciare una traccia, per conservare un ricordo.
Vincenzo Cermignani, se spesso dipingeva dal vero i suoi olii, molto spesso fermava i suoi angoli di mondo attraverso la costruzione in loco degli acquerelli che rappresentano, a mio avviso, una chiara espressione delle sue visioni, dei suoi incanti e delle sue scelte mai dettate dal caso. Si pensi ai tre olii dedicati a Oradour-sur-Glane come testimonianza della rovina causata dalle truppe tedesche nel 1944.
Giustamente Eugene Hoffmann, in uno dei tanti articoli su Le Livret des Artistes del 1939, scriveva che gli acquerelli di Cermignani sono, in fondo, come una specie di libro di viaggio, stracolmo di note rapide capaci di contenere le sue impressioni del luogo visitato per poi permettergli di ricreare quell'angolo francese nel suo atélier.
Gli acquerelli secondo Hoffmann oltre ad essere taccuino di viaggio sono anche opere d'arte capaci di interessare gli amatori grazie ai loro colori vivi, alla luce brillante che da essi si emana. I fondi di questi acquerelli sono composti con tinte piatte, tranquille, giustapposte e quà e là ci sono sprazzi di colori più forti capaci di creare, nell'insieme brillantezza, calore, armonia su cui il paesaggio va poi a troneggiare. "Cermignani, qui, sur le papier, comme sur la toile, capte le soleil...".
Colpiscono la gaiezza e la pienezza del senso della vita che dalle opere di Cermignani vanno a colpire l'osservatore.
Hoffmann affermava che visitando un'esposizione nella quale era presente anche Cermignani, si rimaneva stregati dalle sue opere tanto da non poter fare a meno di guardarle, di fermarsi, di indugiare, di tornare sui propri passi.
Quest'incantazione ci porta lontano fino al mondo della poesia inglese e di G. M. Hopkins in particolare. Hopkins è stato scoperto come poeta solo agli albori di questo secolo, lui poeta vittoriano è diventato in breve il poeta delle nuove generazioni. Il suo messaggio è stato molto intenso: ogni cosa nell'universo ha una sua identità, un suo messaggio da far scoprire, una sua dinamicità e che il poeta chiamò Inscape. Gli esseri umani sono in grado di riconoscere queste "inscapes" attraverso degli atti che Hopkins chiamò Instress. Infine si perviene al divino e per Hopkins la poesia è l'incarnazione di questa possibilità.
Cermignani nel suo piccolo, pur senza conoscere Hopkins, sembra collocarsi all'interno di un percorso pittorico, dunque artistico, dunque poetico capace di spingerlo alla liberazione e capace di catturare il senso dell'incanto degli altri, del pubblico cioé. Un percorso personalissimo, certamente fatto di tante piccole conquiste attraverso la scoperta di paesaggi parlanti la sua lingua.
Scriveva Carlo Morro nel 1937 che le opere di Cermignani sono un inno alla luce, alla natura nella sua purezza incontaminata e quindi priva di personaggi. Opere nelle quali, a tutt'oggi possiamo osservare i contrasti di colore, gli accostamenti tonali di una dolcezza infinitesima.
Un'arte che in virtù del suo messaggio intimo appare semplice, di facile lettura, e dove lo spirito dell'artista sembra essere alla portata di ognuno.
Ed è proprio questa semplicità esteriore, questa reiterazione paesaggistica che ci fa precipitare nel dubbio della non-conoscenza dell'artista.
In un articolo del 18 aprile 1950, pubblicato su Provins, troviamo:
" Vincent Cermignani est un des grands noms actuels de la peintre qui ne soit pas tombé dans le cubisme, le surréalisme, ou tout autre art abstrait. Aussi, est-il un des rares artistes qui puisse
à notre époque, produire des chef-d'oeuvre capables d'émouvoir n'importe quel mortel. N'allez pas croire que Cermignani en est resté à la peinture "pompier". Nous le jugeons comme un peintre moderne; la vivacité de ses coloris, sa façon de poser des tons larges, son amour de l'esquisse sobre et vigoureuse, son abérration du détail l'apparentent à nos meilleurs maitres de l'art moderne...".
Un articolo interessante che non risente delle ovazioni degli anni Trenta, ma che cerca di tradurre in breve il senso dell'arte del Cermignani. Nello stesso articolo il pittore, rispondendo al giornalista, dichiara ciò che pensa dei cubisti: "... nos peintres abstraits font comme le fimiste qui prétendait avoir représenté quelque chose sur les murailles de la chapelle du bon moine".
In un articolo su L'Est Républicain del 20 novembre 1950 ci si poneva il problema di cercare una scuola entro la quale collocare l'arte del Cermignani. L'autore di quell'articolo pensava ad un certo classicismo, dato dalla tecnica di una precisione perfetta, seppure non disdegnoso della modernità. Quest'ultima ben ravvisabile nell'uso du pinceau ou du couteau. In un clima fatto di ipotizzazioni si potrebbe pensare ad una sorta di rivisitazione del Preraffaellismo laddove il culto dell'oggetto e della forma sottomette l'autore stesso, attraverso una riproduzione quasi perfetta. Si può anche pensare ad un certo impressionismo anche se depurato di ogni presenza umana.
Già Carlo Morro nel 1937 aveva posto il problema di una scuola per dedurre, attraverso l'osservazione delle opere, che Cermignani aveva fatto tesoro di molte idee appartenenti ad indirizzi diversi per pervenire a quell'eclettismo che per tutto il resto della sua attività artistica gli ha permesso di creare con sempre maggiore entusiamo visionario senza essere schiavo di nessuno se non di se stesso e del suo bisogno di dimora...
Parlare dell'arte di Vincenzo Cermignani pone dunque dei problemi di interpretazione di non facile risoluzione circa l'appartenenza o meno ad una scuola, circa il suo atteggiamento nei confronti dei movimenti di avanguardia, circa le sue problematiche interiori e la sua poetica.
Questo ci permette, in parte, di comprendere il filo rosso che lega i vari articoli sui giornali dell'epoca: un filo rosso che si coniuga con gli aspetti esteriori delle sue opere, con la tecnica perfetta, con il suo metodo di lavoro, con la prolificità creativa.
Nel 1939 Eugène Hoffmann, nell'ennesimo articolo dedicato a Cermignani, definiva il pittore come "Le roi de la Provence et de la Cote d'Azur". Definizione certamente suprema e superba, ma al tempo stesso netta rispetto al raggio d'azione del pittore e mi sembra giusto concludere in questo modo. L'operazione artistica di Cermignani era relativa a determinati luoghi della Francia che indubbiamente lo ricollocavano idealmente nella sua patria. Come Hoffmann, che lo ha seguito per molti anni, non si vuole parlare di genialità o altro. Non si è cercato né si cerca il genio a tutti i costi, ma l'uomo. E l'uomo Cermignani colpisce per la forma e per la forza della sua idealità sia politica che artistica, e all'interno di questa idealità colpisce la fragilità dell'uomo con le sue emozioni, con il suo bisogno di approdo e di ritorno in un luogo ben definito della sua memoria personale.
Ecco allora che torna ed affascina quella poetica del viaggio che è tutt'uno con l'uomo e il pittore Cermignani, un pittore vagabondo e artista di sé stesso.
     

     

Dopo l'interessante articolo proposto da Carmen Di Odoardo, come gruppo di lavoro costituitosi in occasione della realizzazione del volume su Vincenzo  Cermignani, abbiamo pensato di pubblicare una poesia scritta da Francesco AFRICANI, dedicata al suo amico pittore, così come ci è pervenuta senza apportare alcuna modifica.

 
Al mio carissimo amico Cermignani
Quand partiv er nu carocc
Ma sempr Gigl so tenit dontr  sta cocc
E ugn quadr che faciav nov
Mttav sempr na pzzcat de Giulianove
So stat tant tempe fore
Ma ting da rriè prm che more
Da na fnestr de la balaustr
Su nu 'ccò de culln
Tra Turdn e Saln:
nu mar blu nov cil sron
na pian de ran
nu vord pn prufum de tigl
cumpagn mì quant'è bell Gigl
"E mò ch m more
- stu pttor mrator
vò nu sol favor -
lasciatm apert nu 'ccò la port
pccò vuij vdò Gigl pir dapù mort".
   

Panorama del Lido ripreso dalla balaustra di Giulianova (1950)

 
     
Francesco Africani con questa poesia ha saputo cogliere pienamente il più grande desiderio che covava nell'animo di Cermignani, cioé di tornare nel suo paese natio prima di concludere i suoi giorni.
Anche noi,  durante il lavoro di riordino della corrispondenza del pittore nella Casa-Museo abbiamo trovato una lettera, scritta ad un amico giuliese, nella quale Cermignani ribadiva questo suo desiderio. Ci sembra giusto riportarne alcune righe:  ... più i giorni passano e più matura in me il progetto di rivivere definitivamente fra di Voi... prima che sia troppo tardi vorrei avere la soddisfazione di vivere i miei ultimi anni fra amici concittadini e propagare il meglio della mia opera morale e materiale nella mia regione natale... se mi spengo qui sarà manomesso tutto il sacrificio della mia vita artistica... faranno man bassa del mio patrimonio artistico e dei miei beni intimi, senza essere importunati da Voi amici veri, ai quali ciò é destinato. M.me Simone Truxillo, dopo aver letto il volume dedicato a Cermignani, è rimasta profondamente colpita. Ha dunque prontamente scritto una lettera, seguita da una seconda, con le quali si dichiara pronta a donare, alla comunità giuliese, tutte le opere del Maestro in suo possesso, affinché possano essere riunite a quelle custodite nella Casa-Museo, ultima dimora dell'Artista.
Da parte nostra non possiamo che provare enorme soddisfazione per la decisione presa da M.me Truxillo, anche perché stiamo continuando con impegno lo studio dell'iter pittorico di Cermignani, con l'intento di pubblicare al più presto un Catalogo dettagliato delle opere del pittore giuliese.
Cogliamo l'occasione per rivolgere un accorato appello all'Amm.ne Comunale, affinché raccolga l'offerta di  questo
 sincero e prezioso dono. Nello stesso tempo, qualora l'Amm.ne lo ritenga opportuno, ribadiamo la nostra disponibilità a qualsiasi collaborazione.
 
                                                                          Il gruppo di lavoro costituitosi in occasione della
                                                                       commemorazione del Pittore Vincenzo Cermignani