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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 17
- Giulianova, 22
aprile 1998
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
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S. ANTONIO, "La Chiesa
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Dentro la Chiesa"
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Testo di Manuel BASTIONI
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Foto di Pierino SANTOMO
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Nella storia di ogni città vi sono alcuni
edifici "chiave", che vengono costruiti durante la giovinezza dell'abitato,
e che poi condizionano in maniera radicale tutto il successivo sviluppo
urbano.
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E' importantissimo quindi uno studio
approfondito di questi monumenti, per capire a fondo la genesi e
l'evoluzione di qualsiasi centro abitato.
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I punti fondamentali nell'antico impianto
urbanistico giuliese sono il palazzo ducale, le torri, le piazze e gli
edifici sacri; tra questi ultimi il più importante é senz'altro il Duomo, ma
recenti studi hanno già dimostrato la valenza meno appariscente di altre
chiese minori.
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Veduta
della nuova torre campanaria costruita negli anni ’30

Affresco nella zona absidale
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Il suo interno era molto diverso da come appare
oggi, non solo per quanto riguarda le decorazioni, ma anche per le forme
e le dimensioni; infatti questo edificio presenta una caratteristica
molto rara, e senza dubbio affascinante ed enigmatica: ciò che noi
ammiriamo dentro S. Antonio é una sorta una sorta di chiesa più piccola
costruita dentro quella originale, cioè un meccanismo non diverso da
scatola cinese o da una bambolina "matrioska", ma applicato a grande
scala.
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L'edificio iniziale, costruito prima
dell'avvento del barocco, aveva una navata più spaziosa, larga
all'incirca un metro-un metro e mezzo in più, senz'altro priva degli
stucchi attuali e probabilmente anche di molte lesene e modanature, in
un composto stile tardo rinascimentale.
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Successivamente, forse in occasione di una
favorevole congiuntura economica del convento, venne incamiciato tutto
l'interno, cioè praticamente venne ricostruita, a distanza di qualche
centimetro dal muro originale, tutta una nuova parete interna,
corrispondente a quella che vediamo oggi.
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Questa stratificazione è molto difficile da
individuare senza appositi strumenti di indagine, tuttavia si vede sia
da un passaggio oggi chiuso ed adibito a sgabuzzino, sia da altri punti
meno accessibili, sopra l'ingresso nella zona dell'organo, o nella
porticina da cui si saliva per suonare le campane, di cui parleremo più
avanti.
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Inoltre, nell'ingresso della sagrestia, si può
osservare la sproporzionata profondità del muro dell'abside, e
percuotendo la sezione si avverte chiaramente il suono cupo tra il muro
antico e l'incamiciatura.
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Rimane quindi il mistero di sapere se dietro a
questo enorme paramento decorativo c'è ancora la chiesa originale, se
magari vi sono ancora affreschi o sinopie importanti per la storia
abruzzese, e se la chiesa più antica ricalchi la stessa traccia modulare
che lega tutti i principali edifici giuliesi...
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Ovviamente S. Antonio fu costruita in funzione
del complesso francescano adiacente, ed anche nella sua conformazione
attuale si possono vedere i due collegamenti principali con il convento,
o meglio ciò che ne rimane; infatti, a destra di chi entra, verso la
parte finale della navata, si scorgono due aperture di forma
rettangolare, una trasformata in nicchia, l'altra in sgabuzzino; quest'ultima
si vede prima della modifica nella pianta riportata in fig. 2, da noi
indicata con la lettera "A", invece, davanti all'altro passaggio, che si
trova spostato di circa cinque metri in direzione dell'ingresso della
chiesa, era sistemato il pulpito in legno che oggi ritroviamo come
altare, e in occasione della messa vi faceva il suo ingresso il frate,
che vi accedeva direttamente dal convento.
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L'attuale sgabuzzino poteve essere un ingresso
utilizzabile anche dal pubblico, o forse conduceva in una zona più
specifica del convento; purtroppo l'utilizzo di due passaggi a così poca
distanza è ancora da studiare...
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Figura 1 |
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Figura 2 |
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- Sulla parete sinistra, posti simmetricamente
rispetto alle aperture appena descritte, vi sono altri due ingressi.
Il più meridionale, oggi utilizzato per la discesa in strada,
portava alla vecchia sagrestia, sul lato opposto rispetto al
convento, indicata in fig. 2 con la lettera "B".
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A testimoniare l'esistenza di questo piccolo
edificio, rimane sulla parte esterna di S. Antonio, un'edicola,
purtroppo esposta a tutte le intemperie, rappresentante una deposizione
(lettera "C"), ultima superstite degli ornamenti interni dell'antica
stanzetta.
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La posizione di questo vano era alquanto
anomala, e come si osserva in figura, dava l'impressione di essere un
"corpo aggiunto"; questa sensazione suggerirebbe l'ipotesi di una
edificazione successiva all'elemento principale, magari per adeguare la
chiesa ad un funzionamento autonomo; tuttavia in mancanza di altri dati
non si può andare oltre una semplice supposizione; certo è comunque che
quel piccolo blocco ostruiva il passaggio.
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Finchè questo conduceva soltanto al pomerio, un
percorso articolato e spigoloso non dava problemi, anzi, in caso di
un'invasione nemica poteva addirittura creare delle zone "protette" da
fuoco; quando però, nel XIX secolo, vengono demolite in parte le mura e
realizzata la piazza del belvedere, la strada laterale alla chiesa
diventa uno dei principali accessi, e la sagrestia diventa un vero e
proprio ostacolo alla circolazione; l'influsso della mentalità
risanatrice dello sventramento, assai in voga in quel periodo, non la
risparmierà quindi dalla totale demolizione, con l'intento di
ricostruirla inglobando la zona absidale.
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Quindi la parte terminale di S. Antonio, che
prima dall'esterno appariva semicircolare, con mattoni a vista, venne
rinchiusa dalla struttura che si vede oggi, progettata nel 1887,
dall'ing. Gaetano De' Bartolomei, che adibì il piano superiore a
sagrestia, lasciando quello sottostante all'utilizzo comunale.
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Egli mise in comunicazione la chiesa con il
nuovo locale aprendo una porta alla fine dell'abside, dietro all'altare
(lettera "D").
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Figura 3
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Nel frattempo il convento era stato trasformato
in carcere, ed i due collegamenti di cui abbiamo parlato erano stati già
chiusi.
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La chiesa aveva quindi raggiunto l'attuale
conformazione per quanto riguarda tutti i suoi elementi principali,
tranne uno: il campanile. Questo infatti si trovava nella zona
posteriore dell'edificio (fig. 3), sul lato est, disposto di taglio come
quello attuale.
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Sin dall'inizio del secolo, la copertura della
chiesa cominciò ad accusare gravi segni di degrado: pericolosissime
infiltrazioni di acqua piovana provenivano dal tetto, ed avevano
provocato il parziale distacco dell'intonaco, nonchè la nascita di
aggressioni micotiche sugli affreschi.
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L'azione deleteria dovuta alla presenza di
umidità si estendeva dal centro del soffitto dell'abside al muro
perimetrale di levante fino a circa due metri al di sotto del piano
d'imposta della volta.
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Il compito di restaurare la chiesa venne
affidato nel 1932 al geometra giuliese Bruno Ravagnoli, che riuscì
facilmente ad individuare la causa del degrado.
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Tnfatti, per suonare le campane, il parroco
doveva compiere un ben arduo percorso: salito nella zona dove prendeva
posto il coro, tramite una porticina posta all'estrema sinistra di chi
entra nella chiesa, doveva accedere all'interno del muro di facciata,
abbastanza spesso per ospitare un passaggio che, tramite una scala a
pioli, portava nel sottotetto.
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Da qui, calpestando soffitti e volte, il povero
prete doveva percorrere tutta la lunghezza della chiesa, fino a giungere
ad un'altra apertura, analoga a quella nel muro di testa, ma aperta nel
muro perimetrale opposto, che gli permetteva di raggiungere il tetto
dell'abside.
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Camminando sopra le tegole, finalmente il
parroco giungeva alla torre campanaria.
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Questo percorso, ripetuto quotidianamente, aveva
indebolito tutto il soffitto Est dell'edificio, ma, particolarmente
aveva spaccato quasi tutte le tegole della zona absidale, dove infatti
il degrado era massimo.
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Non bastava quindi restaurare il tetto, ma
bisognava trovare una soluzione che evitasse di calpestare le tegole.
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Il geometra, piuttosto che ideare una soluzione
che consentisse di suonare le campane dall'interno della chiesa, preferì
demolire il vecchio castello campanario, per ricostruirne uno nuovo.
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D'altronde, a quel tempo la mentalità di reperto
storico quasi non esisteva, ed il campanile originale non era visto come
"antico", bensì come "vecchio".
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- Particolare delle decorazioni:
- si noti l’abbondanza delle dorature
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- Veduta dell’interno della Chiesa di S. Antonio
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La nuova torre campanaria fu ricostruita, senza
continuità stilistica, praticando un taglio nella falda di ponente del tetto
della chiesa, e costruendo un ballatoio accessibile dal sottotetto mediante
una porticina, tramite la quale il parroco poteva agevolmente suonare le
campane, senza percorrere tutto il lungo e deleterio tragitto di prima (fig.
4). |
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Figura 4 |
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Figura 5
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- Lunetta
all'esterno della Chiesa

- Statua di S.
Antonio
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La nuova torretta è naturalmente quella che noi
tutti oggi vediamo (fig. 5).
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Lo stesso geometra, in quell'occasione notò, che
a causa dei tetti sprovvisti di canale di gronda, l'acqua piovana aveva
scavato nella strada che fiancheggia S. Antonio (priva di
pavimentazione) un profondo canale che metteva in vista la muratura di
fondazione della chiesa, che pensò di riparare con una protezione in
calcestruzzo.
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A questo punto le principali trasformazioni
morfologiche dell'edificio possono dirsi concluse; tuttavia nel
dopoguerra la chiesa subì un lento ma costante saccheggio, che finì per
svuotarla completamente da tutti gli arredi sacri; il successivo stato
di semi abbandono causò il deperimento superficiale delle pitture
interne, annullando quindi completamente l'effetto di fastosa opulenza
decorativa del barocco.
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Recentemente, per porre rimedio a questo
inconveniente, l'interno è stato ridipinto dal Pittore Roberto Macellaro,
che nonostante abbia effettuato l'operazione privo di analisi
chimiche-stratigrafiche-stilistiche indispensabili per un vero restauro,
ha ridato alla chiesa la luminosità settecentesca; anzi, probabilmente
S. Antonio non è mai stata così opulenta, considerando l'abbondare di
dorature, che raggiungono il culmine nelle due statue dell'abside.
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Contemporaneamente a questi interventi
pittorici, sono state realizzate altre modifiche anche a livello di
strutture e materiali, come la ricostruzione del palchetto per il coro
posto sopra l'entrata, progettato dall'ing. Mario Branella e costruito
in cemento armato rispettando esternamente la sagoma dell'originale in
legno, ed il rifacimento della pavimentazione.
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Il pavimento è stato infatti rivestito di
moderne piastrelle in cotto, che con la loro regolarità e freddezza,
hanno sostituito l'antico e pittoresco mattonato originale.
Fortunatamente però, questo resiste ancora in piccoli ritagli laterali,
offrendoci una rara testimonianza tipologica di pavimentazione giuliese,
a dispetto del Duomo, ripavimentato in marmo, e di S. Anna, piastrellata
all'incirca all'inizio del secolo.
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Da quanto detto risulta evidente la grande
potenzialità di S. Antonio, una chiesa che dovrà ancora essere studiata
a lungo, depositaria di storia ed architettura stratificati e congelati
nel tempo, dove convivono elementi di tutte le epoche; basti osservare,
come esempio, una antica e piccola acquasantiera in marmo, probabilmente
di epoca romanica, che emerge dal paramento settecentesco nella zona
absidale, sulla parete destra, o si pensi alla moltitudine di ossa
umane, rinvenute nel dopoguerra, durante alcuni lavori nella strada
adiacente l'edificio, a testimoniare l'antica usanza di seppellire i
propri defunti sotto le chiese, ed il ruolo non secondario che S.
Antonio doveva avere nel sistema cittadino...
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Voglio concludere questo articolo dicendo che
tantissime notizie sulla nostra città, (comprese molte di quelle che ho
raccolto su questa chiesa) spesso le più interessanti, non si trovano
sui libri, ma fanno parte dei ricordi dei cittadini, e rischiano di
andare perdute per sempre qualora non vengano scritte; per questo motivo
invito chiunque abbia qualcosa da dire in proposito della nostra storia
a contattarci, perchè è importante sapere tutto di Giulianova, che ha le
stesse potenzialità di altre città (ad esempio in Toscana o nelle
Marche) che basano la loro economia sul turismo storico; noi potremmo
avere, se ben amministrati, sia il turismo storico, che quello
balneare...
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Grazie ad uno studente di Ingegneria
Elettronica, Ivan De Cesaris, abbiamo aperto un sito Internet
interamente su Giulianova: il lavoro è in continua espansione, vi si
possono trovare molte informazioni sulla storia locale, e due indirizzi
di e-mail con i quali potete contattarci.
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- L'indirizzo del sito è: www.gulliver.unian.it/~cesaris
- Potete mandare le e-mail a: cesaris@gulliver.unian.it
- oppure manuel_b@mail.advcom.it
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