Questo libro ne diventa una traccia indelebile. Una autentica memoria storica. Di tale fortunata coincidenza ringrazio il Presidente Mario Orsini ed i suoi collaboratori, la cui tenacia e la cui passione hanno fatto sì che i festeggiamenti in onore della Madonna dello Splendore entrassero nel cuore della gente del Centro Storico, dove è disegnato il tragitto lungo il quale fu diffusa la lieta novella dell’Evento miracoloso, e della città intiera, che di quella luce ancora oggi si inebria.
"UNA CITTà IN FESTA"
Comune di Giulianova  - Assessorato alla Cultura
Finito si stampare dalla Edigrafital S.p.a.
nel mese di aprile 1977
 
La festa oggi (1982-1996)
 
Nel 1982, anno dal quale si vuole far iniziare la seconda parte di una ideale divisione temporale del periodo in esame, si costituisce un nuovo Comitato di festeggiamenti il cui principale obiettivo è quello di apportare a tutta l’organizzazione nuova linfa vitale, sulla spinta di un entusiasmo collettivo che animerà poi anche le future edizioni della Festa. Naturalmente il nuovo gruppo, alla cui presidenza è chiamato Mario Orsini, persona infaticabile e laboriosa e di piena e totale disponibilità (tuttora confermato nell’incarico) deve fornirsi di adeguati strumenti per poter bene operare. Così sulla scia di quanto avveniva nel passato, anche ora vengono divisi e ripartiti compiti e ruoli, in modo da creare settori distinti di lavoro e di intervento, a beneficio di una struttura che si rivela sempre più solida ed efficace.
Se sul piano pratico si cerca di guardare al nuovo, orientandosi su scelte che consentano di stare al passo con i tempi, viene tuttavia assunto a principio regolatore quello di non perdere mai di vista il senso vero dell’avvenimento, tutelando in ogni modo l’aspetto profondamente mistico e religioso della ricorrenza. In pratica seguendo questo filo conduttore il nuovo Comitato riesce dal 1982 in poi a operare tenendosi nel giusto mezzo, salvaguardando la vera spiritualità della festa e offrendo nel contempo un ricco programma ricreativo del quale finiscono per far parte nomi importanti dell’arte contemporanea, divi in voga nel momento, personaggi di prestigio della cultura e della musica, gruppi provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo. Il 22 aprile diventa, a poco a poco, data di richiamo turistico, tanto che ad essa fanno riferimento molti villeggianti provenienti soprattutto dalla Germania che aprono, proprio in aprile, il periodo delle vacanze estive. Di grande interesse anche il contorno di manifestazioni di carattere culturale: mostre, annulli postali, concerti, pubblicazioni.
Tra queste ultime la citata rivista “Madonna dello Splendore” il cui primo numero viene dato alle stampe proprio nel 1982. Se di questo importante documento si tratta più dettagliatamente in altra parte del volume, è opportuno dedicare invece spazio ad un altro evento editoriale di grande rilevanza culturale e storica. Il “Cerchio inconchiuso” di Sandro Galantini, dato alle stampe lo scorso anno e presentato nel corso della ricorrenza del 22 aprile, va ad analizzare “momenti di storia giuliese attraverso le pagine della rivista «Madonna dello Splendore»” e ne propone una rivisitazione con evidenti riferimenti alla storia civile e religiosa della città. L’opera di Galantini è più di un’antologia, potrebbe dirsi uno strumento di cui servirsi per adire ricerche puntuali e mirate prendendo lo spunto da contributi volutamente lasciati nella loro indeterminatezza metodologica e contenutistica, ma abilmente racchiusi in un’unica matrice storiografica.
La storia della festa, quindi, dal 1982 in poi si veste di nuovo aprendosi anche a sollecitazioni di carattere culturale artistico e folkloristico. Si susseguono negli anni, oltre ai tradizionali appuntamenti con la Processione, la corsa dei cavalli, la lotteria, le Bande e i fuochi pirotecnici, anche particolari innovazioni, come la Mostra Mercato dell’artigianato del 1982, la 1a Mostra dell’Agricoltura e la gimkana motociclistica del 1984, gli stand gastronomici di Tonno del 1988, l’annullo speciale e il concorso ippico del 1990, la sfilata delle macchine d’epoca del 1991. Si vede come ci sia da parte degli organizzatori la determinazione di arricchire sempre l’avvenimento con la ricerca del nuovo e dell’inedito, oltre che con la conferma di ciò che risulta intoccabile per tradizione. Il livello di un avvenimento che può ormai essere definito a buona ragione un fatto culturale cresce e dismisura, tanto che cantanti e artisti famosi tra i più richiesti non disdegnano di esibirsi in piazza: transitano sul palco dei festeggiamenti via via nomi prestigiosi come quelli di Anna Oxa, Rettore, Lorella Cuccarini, Peppino di Capri, Riccardo Fogli, Fausto Leali, Edoardo Bennato, Loredana Berté, Ron, Enrico Ruggeri, Ricchi e Poveri. La Festa acquista col trascorrere degli anni una sua valenza socio-culturale e conferma di rappresentare un possesso irrinunciabile per il popolo giuliese.
Il processo innovativo voluto dal Comitato procede di pari passo con l’incedere del progresso tecnologico che finisce per avere il sopravvento in modo inarrestabile. Così accanto al sempre presente ambulante di arachidi tostate trova posto il nuovo gioco elettronico, vicino alla vecchia cara giostra con i seggiolini volanti trovano posto i più attuali sistemi computerizzati di divertimento collettivo. Si mescolano modernità e tradizione, voglia di antico e necessario adattamento al presente.

 

 

 

 Quest’ultimo prevede anche interventi tecnici, provvedimenti che se limitano la partecipazione diretta al pubblico ne salvaguardano e ne tutelano però l’incolumità. È il caso, ad esempio, delle sempre più rigorose misure di sicurezza assunte negli ultimi tempi in occasione della tradizionale corsa di cavalli con fantino per le vie del centro storico. Una volta il pubblico che assisteva alla gara era, per così dire, parte integrante di essa, e poteva sostare ai bordi della strada, incitare cavalli e fantini quasi fino a toccarli. Oggi una rete divide, non solo materialmente, chi osserva da chi partecipa e ciò penalizza, forse, quella straordinaria simbiosi che si creava una volta quando, narrano gli anziani, assistere alla corsa dei cavalli era un po’ come viverne direttamente l’atmosfera, partecipando in prima persona ad emozioni, speranze, illusioni e piccoli drammi dei fantini.

Oggi l’aspetto della corsa è certo più professionale, meno estemporaneo ma forse - d’altro canto per motivi più che giustificabili - anche meno caldo e meno coinvolgente. E in fondo anche questo fa parte del prezzo che bisogna pagare per mettersi al passo con i tempi e per rispettare le regole di una società assai diversa da quella che appare da qualche ingiallita immagine del passato. In tutto ciò che si fa, però, sia per adeguare la Festa a nuove misure di sicurezza, sia per renderla “a misura dei tempi”, non viene mai meno quell’irrinunciabile attaccamento alle cose di ieri che, in un evento del genere, appare ancora più amplificato, quasi come se al passato si debba dar conto di ogni innovazione.

La storia della festa dal 1982 evolve in questo senso, in modo più rapido ed immediato di quanto non sia avvenuto negli anni passati. La cosa riveste particolare importanza, soprattutto se in sede di analisi si tiene conto di come in genere per le feste di paese e per tutto l’apparato tradizionale ad esse connesso si sia sempre riluttanti ad apportare modifiche ed innovazioni che, se gestite male, rischiano di deturpare, attenuandolo, il vero significato dell’avvenimento. In questa mirabile fusione di religiosità e di divertimento sta forse il segreto del successo che il Comitato ha ottenuto dal 1982 ad oggi, periodo nel quale si è registrato sempre maggiore afflusso di visitatori nella giornata del 22 aprile.
Ed oggi questa ormai famosa giornata assume in città importanza pari ad altre conclamate festività religiose e trova sempre inediti spunti oltre che in nuove programmazioni anche in particolarità, curiosità, aneddoti, ricordi che si intrecciano a comporre un mosaico sempre più imprevedibile, ricco e variegato.