Rivista "Madonna
dello Splendore
Giulianova, 22
aprile 1997
Questo fascicolo è
stato curato
da Mario Orsini e
Pierino Santuomo
- Vincenzo
Cermignani
- (1902 - 1971)
- Vincenzo
Cermignani a 50 anni
- Gli "esuli"
- Vincenzo
cermignani
- Tiberio Albani
(al centro)
- Pasquale Di
Odoardo (a sinistra)
- Vincenzo
cermignani e il suo "sidecar"
- Vincenzo
Cermignani
- ad una esposizione
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VINCENZO
CERMIGNANI
-
"Il mago della
Luce"
di Giovanni BOSICA
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Vincenzo Cermignani nasce a
Giulianova il giorno 19 del mese di luglio dell’anno 1902, in Via
della Rocca, da Florindo e da Maria Filippetta Antonia Corda.
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La sua infanzia trascorre come quella
dei tanti coetanei con una situazione economica generale non certo
rosea. Il mestiere di suo padre, orafo ma più particolarmente
“corallaro” (mestiere sì diffuso in quel periodo a Giulianova), gli
dà la possibilità di entrare subito nel mondo dell’arte. Difatti
Vincenzo, dopo aver frequentato le scuole elementari, la maggior
parte del suo tempo lo trascorreva nella bottega che il genitore
aveva lungo “il Corso” oppure nei mercati dei paesi vicini. La
nascita della prima sezione socialista in provincia di Teramo, la
posa della prima pietra della Casa del Popolo, la posa della lapide
“Ai proletari vittime della guerra borghese”, sono avvenimenti che
fanno
di Giulianova la culla della sinistra.
Sono tutte cose che influenzeranno la formazione di Vincenzo
Cermignani. Diventa Segretario dei Giovani Socialisti. Poco dopo
parte per Milano, dove vuole approfondire l’arte orafa.
Entra subito a far parte del Circolo anarchico di Enrico Malatesta,
iscrivendosi alla Sezione Italiana della Lega per i Diritti
dell’Uomo. Torna a Giulianova, trova eccellenti maestri nel pittore
Clodomiro IEZZI e nello scultore Ulderico ULIZIO, ma all’arte
alterna sempre il suo impegno di antifascista.
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È il 29 Agosto 1922. Una colonna di fascisti
vuole distruggere la lapide alle vittime della la
Guerra Mondiale e dare così la lezione all’ultimo baluardo
dell’antifascismo, Giulianova.
Un gruppo di antifascisti tra cui Lidio Ettorre1,
Pasquale Di Odoardo2,
Tiberio Albani e lo stesso Cermignani resistono per ben cinque ore,
poi sono costretti alla resa.
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Per loro non è più il caso di restare
a Giulianova. Alcuni si trasferiscono a Roma, altri come Vincenzo
Cermignani, Tiberio Albani e Pasquale Di Odoardo partono da Pescara,
aiutati da uno zio del Di Odoardo dipendente delle Ferrovie e si
dirigono verso Milano, dove Vincenzo Cermignani contatta il
Malatesta. Raggiungono Ventimiglia ed un compagno di fede, li aiuta
a raggiungere la Francia.
Faranno la strada degli “spalloni”, dei contrabbandieri, per evitare
così il posto di confine.
Nessuno sa dove i tre giovani si sono diretti, ma una missiva del Di
Odoardo alla propria famiglia fa conoscere la loro condizione.
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Sono già consci che rimettendo piede
in Italia saranno arrestati. Più tardi solo Di Odoardo deciderà di
tornare in Italia. A Madane sarà arrestato e arriverà a Giulianova
in manette. Per Cermignani comincia un esilio che durerà sino al
1953, anno del suo primo ritorno a Giulianova.
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I primi mesi sono duri, lavora come
decoratore e la sua è una vita che ricorda quella di tanti pittori
del periodo romantico.
A Parigi, si inserisce subito nell’ambiente artistico, frequenta
corsi di perfeziona mento all’arte pittorica e partecipa, nel 1933,
ad una prima mostra ricevendo il suo primo riconoscimento in terra
straniera, un Diploma d’Onore ed una Medaglia d’oro. Aderisce al
movimento degli “Artistes lndépendents” e si occupa del Sindacato
dei decoratori d’Arte. Tra una mostra e l’altra non tralascia il suo impegno politico
occupandosi soprattutto degli operai italiani isolati, spesso
terrorizzati dai vari consolati, raggruppandoli nel Sindacato. Entra a far parte dei “maquis” diventando membro della “Force unies
de la Jeunesse patriotique”.
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Nel 1940 lascia Parigi che pullula di
Tedeschi e si rifugia a Limoges, continuando a produrre opere e dove
Cermignani rappresenta “la natura in tutta la sua verità, il Midi in
tutto il suo splendore” ed è colui che”...canta divinamente la luce
e il colore che sono i gusti della vita”.
Il 9 Dicembre 1940 sposa Germaine Alphonsine Albertine Langlois da
cui divorzierà quattro anni più tardi.
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Goélette italienne,
1935
Porticato di Place de Biôt, s.d.
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olio su tavola, cm.70x90
olio su tela, cm 60x40
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Il suo è un continuo viaggiare alla ricerca di nuovi stimoli, di
nuovi paesaggi, organizzando mostre, per far conoscere la sua
abilità oltre che di paesaggista anche di ritrattista, settore in
cui eccelle mirabilmente.
Tanti sono gli angoli suggestivi immortalati nelle sue tele, ma
nessun luogo comune. Va sempre alla ricerca dell’angolo più
particolare.
Ha una visione esatta delle atmosfere e in ogni suo quadro traspare
un fascino particolare.
Chi sarà quel vecchio “bohéme” che non si sentirà emozionato
guardando una tela di Place Pigalle, la sua gaiezza mattutina, quel
fascino prettamente “montmartrois” in primavera o guardando un
acquerello, dai toni bagnati nella sua atmosfera dove sale (come in
una poesia di Verlaine) la nostalgia grigia dei bordi della Senna,
in contrasto netto con i paesaggi incendiati dal sole di marsiglia?
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Rappresenta anche il dolore, la
crudeltà e l’orrore della guerra.
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Nel 1944 è uno dei primi ad accorrere
a Oradour Sur Glane distrutta dai Nazisti, strage questa che viene
paragonata, per crudeltà, a quella di Marzabotto in Italia e a
Lidice in Iugoslavia.
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Oltre alla bellissima tela “Vue de l’Eglise
d’Oradour S/Glanes aprés l’incendie par les Allemands” (acquistata
dalla Direction Generale des Arts et des Lettres), ci lascia un
minuzioso reportage fotografico, corredato da didascalie cariche di
feroce ironia, che rispecchiano il suo stato d’animo nel vedere
calpestati la libertà ed il rispetto per l’uomo.
La stessa drammaticità, mista a pietà, si percepisce guardando le
foto e la tela dell’internato di Buchenwald. Alla fine della guerra
riceve la prima riconoscenza dall’Associazione dei Partigiani
Garibaldini, per la sua attività partigiana. Il 20 maggio 1947, a
Parigi sposa M.lle Suzanne WOLTOCK. Anche questo matrimonio si
rivela un fallimento in quanto divorzierà nel 1963.
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Autoritratto, 1964
La Goulette s.d. Papà Néstor, 1957
- olio su tela, cm.130x97
olio su tavola, cm.55x46 olio su tavola cm.65x50
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Ritorna a Giulianova nel 1953 dove organizza una sua personale al
Kursaal. Espone anche a Chieti. È un successo. Ma l’unico obiettivo
di Cermignani è quello di tornare nel suo paese natio, anche se
ormai in Francia è diventato a pieno titolo il “Mago della Luce” e
il più “Montmartois dei Parigini”.
È il 1967, Vincenzo Cermignani ha 65
anni e con la sua fedele moto, una possente BMW con sidecar torna
nuovamente a Giulianova dove espone per la seconda volta al Kursaal
e al Circolo ENEL di Teramo, predisponendo contemporaneamente il suo
definitivo rientro in patria. Ritorna in Francia per assolvere agli
impegni presi, con il proposito di rientrare poi definitivamente a
Giulianova perché il pensiero che lo assilla maggiormente, come lui
stesso riferisce in una lettera ad un suo caro amico giuliese, è
che”...questo Paese (la Francia) che ha assorbito la mia gioventù,
non divenga la mia tomba morale e fisica! Volerò verso la terra che
mi fece nascere, contando di terminare la mia esistenza fra gli
amici superstiti. Se mi spengo qui tutto il sacrificio della mia
vita artistica sarà manomesso al beneficio di solite canaglie, che
profittando della mia scomparsa ignota faranno man bassa del mio
patrimonio artistico e dei miei beni intimi, senza essere
importunati da Voi amici veri, ai quali ciò è destinato”. Dopo
alcuni mesi provvede alla spedizione, con due container, di tutto
ciò che gli è caro, nel suo nuovo alloggio giuliese concessogli
gentilmente dall’Avv. Riccardo Cerulli. Finalmente il suo sogno si
avvera, torna nel suo paese natale, non per riposarsi ma, come
afferma in una ennesima lettera“...per propagare il meglio della mia
opera morale e materiale”. Ed è ancora la sua fedele moto, “carica all’inverosimile” come
ricorda un amico, a riportarlo nel suo ultimo viaggio verso il paese
natale, dove riceve a periodi alterni la visita di una cara amica,
molto più giovane di lui, tale Simone Truxillo, conosciuta
dall’artista nel 1965.
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Ben presto il suo stato di salute
comincia a destare preoccupazione in chi gli resta vicino sino alla
morte, avvenuta il 14 Febbraio 1971.
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Conscio della fine prossima, mantenne
quell’atteggiamento ironico che aveva contraddistinto la sua vita,
tanto che una delle sue ultime frasi fu “è arrivata l’ora di
ingoiare il mio certificato di nascita.”
Subito dopo la sua morte, grazie anche alla disponibilità dell’Avv.
Cerulli, la sua abitazione divenne Museo Comunale.
A pochi mesi dalla sua scomparsa, il
28 Agosto venne allestita al Kursaal una mostra postuma. Da allora la figura del Pittore Vincenzo Cermignani è stata quasi
dimenticata, anche se nei suoi più cari amici vivo è rimasto il
ricordo oltre che per la sua bravura, per la sua dirittura morale e
politica. Il suo testamento, una lettera indirizzata ai suoi più cari amici, è
uno specchio della sua idea: “…essendo io ateo, desidero che il mio
funerale abbi un carattere schiettamente civile. Non desidero né
fiori, né corone, …………… nessuna setta religiosa dovrà essere
autorizzata ad appormi il marchio del suo passaporto …………… nessuna
allocuzione funebre deve essere pronunciata sulle mie spoglie ……………
desidero indossare la mia camicia rossa di garibaldino con la
decorazione ottenuta nella Campagna di Francia, combattendo contro
le orde nazifasciste …………… desidero essere accompagnato
dall’esecuzione della nona di Beethoven …………… sul mio “sarcofago”
dovrà essere chiaramente scritto “né Dio, né Padroni” disponendovi
la mia testa di marmo bianco, come pure la testa di bronzo del mio
caro e fedele cane Willy”.
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Purtroppo la sua tomba si trova
relegata in un angolo buio ed umido del vecchio Cimitero Comunale.
Sarebbe, almeno, giusto che venga traslata in un posto più
dignitoso, alla luce del Sole, a quella luce e quella luminosità di
cui i suoi quadri sono pieni.
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NOTE:
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1.
Pasquale Di Odoardo (1902-1980), meccanico: gli assidui studi in
Italia e in Francia, dove fu fuoriuscito (assieme a Cermignani e
Albani), gli permisero geniali invenzioni per il funzionamento e il
perfezionamento dei motori anche d’aereo; partigiano-combattente con
la Banda giuliese Garibaldi; primo segretario eletto dalla
ricostituita Sezione del PCI. di Giulianova; consigliere comunale
dal 1946 al 1951.
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2.
Lidio Ettorre (1893-1977). Ebanista di raro talento (presso la
vetrina dei suo negozio di Corso Garibaldi spesso esponeva disegni,
caricature e infiammare proteste riferiti a personaggi e situazioni
locali), fu tra i primissimi iscritti alla Sezione giovanile del
Partito Socialista, poi confluito in quello comunista. Espulso dal
partito nel 1922, aderì all’idea anarchica. Nell’immediato
dopoguerra, l’Ettorre era stato a contatto, a Torino, con il gruppo
dell’ordine Nuovo”. Aveva conosciuto Gramsci e, sempre nel
dopoguerra, riprese i contatti con gli amici Alfonso Leonetti, Pia
Carena, Andrea Viglongo. Autore del diario inedito Memorie di un
perseguitato politico antifascista, copia del quale è ora depositato
oltre che nell’Archivio dell’Istituto Abruzzese per la storia
d’Italia dal Fascismo alla Resistenza, presso le quattro biblioteche
di Giulianova.
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Tratto dall'articolo Vincenzo Cermignani
"il mago della luce" di
Giovanni Bosica, rivista La Madonna dello Splendore
n°16.
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