In copertina: “Madonna dello Splendore” di Vincenzo Zanchiello. Vincenzo Zanchiello, pittore meritatamente affermato, vive e lavora a Martinsicuro. La sua opera, ricca di atmosfere classicheggianti, di colori magici e rarefatti, rappresenta le scene fondamentali dell’esistenza umana. Da noi invitato ad
Rivista "Madonna dello Splendore
Giulianova, 22 aprile 1997
Questo fascicolo è stato curato
da Mario Orsini e Pierino Santuomo
 
 
 
 
Vincenzo Cermignani - In Via XXIV Maggio, si trova la casa del pittore Cermignani, nato a Giulianova nel 1902 e quivi morto nel 1971, dopo essere vissuto in Francia dal 1922 per quarantadue anni per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Egli ha lasciato al Comune le sue opere, tutte di pregevole fattura, che sono appunto esposte nella casa che abitò negli ultimi anni di vita.
Vincenzo Cermignani
(1902 - 1971)

 

 

 

 

 

 

 

Il suo è un continuo viaggiare alla ricerca di nuovi stimoli, di nuovi paesaggi, organizzando mostre, per far conoscere la sua abilità oltre che di paesaggista anche di ritrattista, settore in cui eccelle mirabilmente. Ha una visione esatta delle atmosfere e in ogni suo quadro traspare un fascino particolare.
Vincenzo Cermignani a 50 anni

 

 

 

 

 

Pasquale Di Odoardo (1902-1980), meccanico: gli assidui studi in Italia e in Francia, dove fu fuoriuscito (assieme a Cermignani e Albani), gli permisero geniali invenzioni per il funzionamento e il perfezionamento dei motori anche d’aereo; partigiano-combattente con la Banda giuliese Garibaldi; primo segretario eletto dalla ricostituita Sezione del PCI. di Giulianova; consigliere comunale dal 1946 al 1951.
Gli "esuli"
Vincenzo cermignani
Tiberio Albani (al centro)
Pasquale Di Odoardo (a sinistra)

 

 

 

 

 

È il 1967, Vincenzo Cermignani ha 65 anni e con la sua fedele moto, una possente BMW con sidecar torna nuovamente a Giulianova dove espone per la seconda volta al Kursaal e al Circolo ENEL di Teramo, predisponendo contemporaneamente il suo definitivo rientro in patria. Ritorna in Francia per assolvere agli impegni presi, con il proposito di rientrare poi definitivamente a Giulianova perché il pensiero che lo assilla maggiormente, come lui stesso riferisce in una lettera ad un suo caro amico giuliese, è che”.. .questo Paese (la Francia) che ha assorbito la mia gioventù, non divenga la mia tomba morale e fisica! Volerò verso la terra che mi fece nascere, contando di terminare la mia esistenza fra gli amici superstiti. Se mi spengo qui tutto il sacrificio della mia vita artistica sarà manomesso al beneficio di solite canaglie, che profittando della mia scomparsa ignota faranno man bassa del mio patrimonio artistico e dei miei beni intimi, senza essere importunati da Voi amici veri, ai quali ciò è destinato”. Dopo alcuni mesi provvede alla spedizione, con due container, di tutto ciò che gli è caro, nel suo nuovo alloggio giuliese concessogli gentilmente dall’Avv. Riccardo Cerulli. Finalmente il suo sogno si avvera, torna nel suo paese natale, non per riposarsi ma, come afferma in una ennesima lettera“...per propagare il meglio della mia opera morale e materiale”.
Vincenzo cermignani e il suo "sidecar"

 

 

 

 

 

Oltre alla bellissima tela “Vue de l’Eglise d’Oradour S/Glanes aprés l’incendie par les Allemands” (acquistata dalla Direction Generale des Arts et des Lettres), ci lascia un minuzioso reportage fotografico, corredato da didascalie cariche di feroce ironia, che rispecchiano il suo stato d’animo nel vedere calpestati la libertà ed il rispetto per l’uomo.
Vincenzo Cermignani
ad una esposizione
VINCENZO CERMIGNANI
"Il mago della Luce"

di Giovanni BOSICA

Vincenzo Cermignani nasce a Giulianova il giorno 19 del mese di luglio dell’anno 1902, in Via della Rocca, da Florindo e da Maria Filippetta Antonia Corda.
La sua infanzia trascorre come quella dei tanti coetanei con una situazione economica generale non certo rosea. Il mestiere di suo padre, orafo ma più particolarmente “corallaro” (mestiere sì diffuso in quel periodo a Giulianova), gli dà la possibilità di entrare subito nel mondo dell’arte. Difatti Vincenzo, dopo aver frequentato le scuole elementari, la maggior parte del suo tempo lo trascorreva nella bottega che il genitore aveva lungo “il Corso” oppure nei mercati dei paesi vicini. La nascita della prima sezione socialista in provincia di Teramo, la posa della prima pietra della Casa del Popolo, la posa della lapide “Ai proletari vittime della guerra borghese”, sono avvenimenti che fanno di Giulianova la culla della sinistra.
Sono tutte cose che influenzeranno la formazione di Vincenzo Cermignani. Diventa Segretario dei Giovani Socialisti. Poco dopo parte per Milano, dove vuole approfondire l’arte orafa.
Entra subito a far parte del Circolo anarchico di Enrico Malatesta, iscrivendosi alla Sezione Italiana della Lega per i Diritti dell’Uomo. Torna a Giulianova, trova eccellenti maestri nel pittore Clodomiro IEZZI e nello scultore Ulderico ULIZIO, ma all’arte alterna sempre il suo impegno di antifascista.
È il 29 Agosto 1922. Una colonna di fascisti vuole distruggere la lapide alle vittime della la Guerra Mondiale e dare così la lezione all’ultimo baluardo dell’antifascismo, Giulianova.
Un gruppo di antifascisti tra cui Lidio Ettorre
1, Pasquale Di Odoardo2, Tiberio Albani e lo stesso Cermignani resistono per ben cinque ore, poi sono costretti alla resa.
Per loro non è più il caso di restare a Giulianova. Alcuni si trasferiscono a Roma, altri come Vincenzo Cermignani, Tiberio Albani e Pasquale Di Odoardo partono da Pescara, aiutati da uno zio del Di Odoardo dipendente delle Ferrovie e si dirigono verso Milano, dove Vincenzo Cermignani contatta il Malatesta. Raggiungono Ventimiglia ed un compagno di fede, li aiuta a raggiungere la Francia.
Faranno la strada degli “spalloni”, dei contrabbandieri, per evitare così il posto di confine.
Nessuno sa dove i tre giovani si sono diretti, ma una missiva del Di Odoardo alla propria famiglia fa conoscere la loro condizione.
Sono già consci che rimettendo piede in Italia saranno arrestati. Più tardi solo Di Odoardo deciderà di tornare in Italia. A Madane sarà arrestato e arriverà a Giulianova in manette. Per Cermignani comincia un esilio che durerà sino al 1953, anno del suo primo ritorno a Giulianova.
I primi mesi sono duri, lavora come decoratore e la sua è una vita che ricorda quella di tanti pittori del periodo romantico.
A Parigi, si inserisce subito nell’ambiente artistico, frequenta corsi di perfeziona mento all’arte pittorica e partecipa, nel 1933, ad una prima mostra ricevendo il suo primo riconoscimento in terra straniera, un Diploma d’Onore ed una Medaglia d’oro. Aderisce al movimento degli “Artistes lndépendents” e si occupa del Sindacato dei decoratori d’Arte.
Tra una mostra e l’altra non tralascia il suo impegno politico occupandosi soprattutto degli operai italiani isolati, spesso terrorizzati dai vari consolati, raggruppandoli nel Sindacato.
Entra a far parte dei “maquis” diventando membro della “Force unies de la Jeunesse patriotique”.
Nel 1940 lascia Parigi che pullula di Tedeschi e si rifugia a Limoges, continuando a produrre opere e dove Cermignani rappresenta “la natura in tutta la sua verità, il Midi in tutto il suo splendore” ed è colui che”...canta divinamente la luce e il colore che sono i gusti della vita”.
Il 9 Dicembre 1940 sposa Germaine Alphonsine Albertine Langlois da cui divorzierà quattro anni più tardi.
 
Goélette italienne, 1935 - olio su tavola,  cm.70x90 - Casa Museo "Vincenzo Cermignani".          Porticato di Place de Biôt, s.d. - olio su tela, cm 60x40 - Collezione privata.
           Goélette italienne, 1935                            Porticato di Place de Biôt, s.d.
            olio su tavola,  cm.70x90                                olio su tela, cm 60x40

Il suo è un continuo viaggiare alla ricerca di nuovi stimoli, di nuovi paesaggi, organizzando mostre, per far conoscere la sua abilità oltre che di paesaggista anche di ritrattista, settore in cui eccelle mirabilmente.
Tanti sono gli angoli suggestivi immortalati nelle sue tele, ma nessun luogo comune. Va sempre alla ricerca dell’angolo più particolare.
Ha una visione esatta delle atmosfere e in ogni suo quadro traspare un fascino particolare.
Chi sarà quel vecchio “bohéme” che non si sentirà emozionato guardando una tela di Place Pigalle, la sua gaiezza mattutina, quel fascino prettamente “montmartrois” in primavera o guardando un acquerello, dai toni bagnati nella sua atmosfera dove sale (come in una poesia di Verlaine) la nostalgia grigia dei bordi della Senna, in contrasto netto con i paesaggi incendiati dal sole di marsiglia?
Rappresenta anche il dolore, la crudeltà e l’orrore della guerra.
Nel 1944 è uno dei primi ad accorrere a Oradour Sur Glane distrutta dai Nazisti, strage questa che viene paragonata, per crudeltà, a quella di Marzabotto in Italia e a Lidice in Iugoslavia.
Oltre alla bellissima tela “Vue de l’Eglise d’Oradour S/Glanes aprés l’incendie par les Allemands” (acquistata dalla Direction Generale des Arts et des Lettres), ci lascia un minuzioso reportage fotografico, corredato da didascalie cariche di feroce ironia, che rispecchiano il suo stato d’animo nel vedere calpestati la libertà ed il rispetto per l’uomo.
La stessa drammaticità, mista a pietà, si percepisce guardando le foto e la tela dell’internato di Buchenwald. Alla fine della guerra riceve la prima riconoscenza dall’Associazione dei Partigiani Garibaldini, per la sua attività partigiana. Il 20 maggio 1947, a Parigi sposa M.lle Suzanne WOLTOCK. Anche questo matrimonio si rivela un fallimento in quanto divorzierà nel 1963.
 
Autoritratto, 1964 - olio su tela, cm.130x97 - Casa Museo "Vincenzo Cermignani".         La Goulette s.d. - olio su tavola, cm.55x46 - Casa Museo "Vincenzo Cermignani".            Papà Néstor, 1957 - olio su tavola cm.65x50 - Casa Museo "Vincenzo Cermignani".
     Autoritratto, 1964                    La Goulette s.d.                    Papà Néstor, 1957
 olio su tela, cm.130x97          olio su tavola, cm.55x46                 olio su tavola cm.65x50
 
Ritorna a Giulianova nel 1953 dove organizza una sua personale al Kursaal. Espone anche a Chieti. È un successo. Ma l’unico obiettivo di Cermignani è quello di tornare nel suo paese natio, anche se ormai in Francia è diventato a pieno titolo il “Mago della Luce” e il più “Montmartois dei Parigini”.
È il 1967, Vincenzo Cermignani ha 65 anni e con la sua fedele moto, una possente BMW con sidecar torna nuovamente a Giulianova dove espone per la seconda volta al Kursaal e al Circolo ENEL di Teramo, predisponendo contemporaneamente il suo definitivo rientro in patria. Ritorna in Francia per assolvere agli impegni presi, con il proposito di rientrare poi definitivamente a Giulianova perché il pensiero che lo assilla maggiormente, come lui stesso riferisce in una lettera ad un suo caro amico giuliese, è che”...questo Paese (la Francia) che ha assorbito la mia gioventù, non divenga la mia tomba morale e fisica! Volerò verso la terra che mi fece nascere, contando di terminare la mia esistenza fra gli amici superstiti. Se mi spengo qui tutto il sacrificio della mia vita artistica sarà manomesso al beneficio di solite canaglie, che profittando della mia scomparsa ignota faranno man bassa del mio patrimonio artistico e dei miei beni intimi, senza essere importunati da Voi amici veri, ai quali ciò è destinato”. Dopo alcuni mesi provvede alla spedizione, con due container, di tutto ciò che gli è caro, nel suo nuovo alloggio giuliese concessogli gentilmente dall’Avv. Riccardo Cerulli. Finalmente il suo sogno si avvera, torna nel suo paese natale, non per riposarsi ma, come afferma in una ennesima lettera“...per propagare il meglio della mia opera morale e materiale”.
Ed è ancora la sua fedele moto, “carica all’inverosimile” come ricorda un amico, a riportarlo nel suo ultimo viaggio verso il paese natale, dove riceve a periodi alterni la visita di una cara amica, molto più giovane di lui, tale Simone Truxillo, conosciuta dall’artista nel 1965.
Ben presto il suo stato di salute comincia a destare preoccupazione in chi gli resta vicino sino alla morte, avvenuta il 14 Febbraio 1971.
Conscio della fine prossima, mantenne quell’atteggiamento ironico che aveva contraddistinto la sua vita, tanto che una delle sue ultime frasi fu “è arrivata l’ora di ingoiare il mio certificato di nascita.”
Subito dopo la sua morte, grazie anche alla disponibilità dell’Avv. Cerulli, la sua abitazione divenne Museo Comunale.
A pochi mesi dalla sua scomparsa, il 28 Agosto venne allestita al Kursaal una mostra postuma.
Da allora la figura del Pittore Vincenzo Cermignani è stata quasi dimenticata, anche se nei suoi più cari amici vivo è rimasto il ricordo oltre che per la sua bravura, per la sua dirittura morale e politica.
Il suo testamento, una lettera indirizzata ai suoi più cari amici, è uno specchio della sua idea: “…essendo io ateo, desidero che il mio funerale abbi un carattere schiettamente civile. Non desidero né fiori, né corone, …………… nessuna setta religiosa dovrà essere autorizzata ad appormi il marchio del suo passaporto …………… nessuna allocuzione funebre deve essere pronunciata sulle mie spoglie …………… desidero indossare la mia camicia rossa di garibaldino con la decorazione ottenuta nella Campagna di Francia, combattendo contro le orde nazifasciste …………… desidero essere accompagnato dall’esecuzione della nona di Beethoven …………… sul mio “sarcofago” dovrà essere chiaramente scritto “né Dio, né Padroni” disponendovi la mia testa di marmo bianco, come pure la testa di bronzo del mio caro e fedele cane Willy”.
Purtroppo la sua tomba si trova relegata in un angolo buio ed umido del vecchio Cimitero Comunale. Sarebbe, almeno, giusto che venga traslata in un posto più dignitoso, alla luce del Sole, a quella luce e quella luminosità di cui i suoi quadri sono pieni.

 
NOTE:
 
1. Pasquale Di Odoardo (1902-1980), meccanico: gli assidui studi in Italia e in Francia, dove fu fuoriuscito (assieme a Cermignani e Albani), gli permisero geniali invenzioni per il funzionamento e il perfezionamento dei motori anche d’aereo; partigiano-combattente con la Banda giuliese Garibaldi; primo segretario eletto dalla ricostituita Sezione del PCI. di Giulianova; consigliere comunale dal 1946 al 1951.
 
2. Lidio Ettorre (1893-1977). Ebanista di raro talento (presso la vetrina dei suo negozio di Corso Garibaldi spesso esponeva disegni, caricature e infiammare proteste riferiti a personaggi e situazioni locali), fu tra i primissimi iscritti alla Sezione giovanile del Partito Socialista, poi confluito in quello comunista. Espulso dal partito nel 1922, aderì all’idea anarchica. Nell’immediato dopoguerra, l’Ettorre era stato a contatto, a Torino, con il gruppo dell’ordine Nuovo”. Aveva conosciuto Gramsci e, sempre nel dopoguerra, riprese i contatti con gli amici Alfonso Leonetti, Pia Carena, Andrea Viglongo. Autore del diario inedito Memorie di un perseguitato politico antifascista, copia del quale è ora depositato oltre che nell’Archivio dell’Istituto Abruzzese per la storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza, presso le quattro biblioteche di Giulianova.

 
·         Tratto dall'articolo Vincenzo Cermignani "il mago della luce" di Giovanni Bosica, rivista La Madonna dello Splendore n°16.