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Rivista "Madonna
dello Splendore" n. 13
Giulianova, 22
aprile 1994
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
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Padre Candido Donatelli
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in una foto di qualche anno fa
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IN
MEMORIA DI PADRE CANDIDO DONATELLI
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Sembra non sia vero, ma è proprio così, Padre Candido Donatelli non più
fra noi. Se diamo uno sguardo al passato non può non tornarci in
mente la sua proficua collaborazione a questa rivista; i suoi articoli,
presenti fin dal primo numero, affondavano le radici nel profondo della
storia dell’apparizione della Madonna e del Santuario. Pochi giorni fa
avemmo l’ultimo incontro con lui. Ci consegnò l’articolo per la rivista
raccomandandoci di illustrarlo con fotografie e disegni del campanile
del Santuario, argomento del suo scritto.
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Non
dimenticheremo facilmente Padre Candido; la sua vita, esemplare, ci
insegna che le “buone intenzioni” non bastano più. Necessita una scelta
di vita diversa, una scelta della quale lui, Padre Candido, era valido
insostituibile esempio.
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Mario Orsini
Pierino Saniamo
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Il Comitato
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Ai Confratelli Cappuccini
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Ai parenti e agli amici
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di Padre Candido Donatelli
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Carissimi,
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quello che ciascuno di noi temeva potesse accadere - a causa della sua
conformazione fisica e anche per la mancanza di ogni riguardo per sé -
ma che noi desideravamo non avvenisse, è invece accaduto: il nostro P.
Candido se n’è andato repentinamente per insufficienza cardiaca, all’età
ancora valida di 67 anni, 50 di vita religiosa, 43 di sacerdozio.
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Era
il mezzogiorno di Giovedì Santo, la nostra piccola fraternità si
preparava a consumare insieme l’agape fraterna, quando P. Candido ci ha
lasciato, proprio il giorno in cui Gesù aveva istituito l’Eucaristia, il
Sacerdozio e attraverso segni semplici, intensi e trasparenti - la
lavanda dei piedi, lo spezzare il pane - aveva indicato come la sua vita
stava per essere donata.
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Questo gesto dello spezzare il pane era molto caro a P. Candido che,
ogni volta che si recava al suo caratteristico paese, Ateleta, ci
riportava una grossa pagnotta di pane croccante squisito, cotta nel
forno a legna e godeva della nostra gioia nel condividerla. Potremmo
dire che la caratteristica della sua vita era l’aspetto conviviale e la
sua spiritualità, così umana, era basata sull’amicizia. In questi giorni
abbiamo visto tanti amici sostare in lacrime davanti alla sua salma. Era
un amico fedele e sotto la scorza a volte ruvida, nascondeva una umanità
ricca e anche timida. Ricordo che una volta, in tono fraterno, gli
dissi: “P. Candido, ma perché non hai un po’ di riguardo per la tua
salute?” e lui socchiudendo i grandi occhi che si facevano piccoli,
piccoli, mi rispose convinto: “Hai ragione”. Appunto perché la sua
spiritualità era basata sull’amicizia, nella sua persona così imponente,
non albergava il risentimento e dopo una delle sue sfuriate (in verità
sempre più rare in questi ultimi anni) tutto finiva lì. Aveva un amore
concreto per la storia, in ogni sua manifestazione, anche le più umili;
ed in questo ci vedo una somiglianza con un altro sacerdote - fatte le
debite proporzioni - Don Giuseppe De Luca che ha fatto riscoprire il
valore della fede nelle manifestazioni anche più umili della storia.
Dando uno sguardo alla sua camera, mi sono reso conto che l’aver
raccolto tante cose, che a noi potevano sembrare inutili, per lui erano
frammenti di vita e di storia da custodire. Aveva soprattutto la
passione della nostra storia regionale che lo ha spinto a raccogliere
una ricchissima biblioteca di Abruzzesistica da far invidia a molti
cultori di essa e anche a biblioteche rispettabili. L’amore alla storia
dell’uomo gli ha dato la spinta a tramandare al futuro tante memorie che
altrimenti sarebbero andate perdute, legando in tal modo ad esse il suo
nome. Qualche giorno fa gli dissi: “P. Candido, sei contento che su gli
scaffali della nuova biblioteca conventuale che hanno accolto la tua
prestigiosa collezione scriviamo: «Fondo P.Candido Donatelli»?”. Mi
rispose: “Sì”, con un sorriso di gratitudine. Ma ora che lui non è più
tra noi io intesterei tutta la biblioteca a P. Candido Donatelli.
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L’amore alla storia che si svolge nel tempo, non gli faceva dimenticare
ciò che c’è al di là della storia. La sua era una fede semplice, senza
complicazioni, ancorata alla realtà di Dio che si è inserito nella
storia umana e teologicamente basata sul catechismo. Non è che sia
biasimevole chi si pone con acume e sofferenza davanti al pensiero
moderno, ma penso che a nutrire la sua fede bastasse la preghiera
liturgica e il libro del catechismo, come pure ad animare il suo
apostolato nelle parrocchie e nell’Ospedale Civile di Giulianova. Ciò
non toglie però che uomini dalla fede semplice possano essere valorosi
per il fatto che hanno lasciato nella storia un segno tangibile. P.
Candido per l’eredità culturale che ci lascia, rimane una figura
notevole e ben definita nella storia della Provincia Religiosa
Cappuccina d’Abruzzo, in questa seconda metà del ‘900. A lui vada la
nostra gratitudine e la nostra memoria nella fede, nella speranza, nella
preghiera.
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Per la frarernita di Giulsanova
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(fra Serafino Colangeli)
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