In copertina: “Santa Maria” di Aligi Sassu. Aligi Sassu, il grande artista italiano al quale si deve la copertina di questo numero, è nato a Milano nel 1912. Componente in gioventù del movimento futurista, passò più tardi in quello di corrente. La sua pittura è caratterizzata da un forte impeto espressivo, derivatogli dalla sua grande ammirazione per i pittori francesi dell’Ottocento quali Delacroix, Gericault, Van Gogh. E’ stato fino ad oggi coerente al suo stile; ciò gli ha permesso di realizzare tanti capolavori, custoditi nei principali musei di tutto il mondo.
Rivista "Madonna dello Splendore" n. 13
Giulianova, 22 aprile 1994
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.

 

Padre Candido Donatelli
Padre Candido Donatelli
in una foto di qualche anno fa
 
IN MEMORIA DI PADRE CANDIDO DONATELLI
 
Sembra non sia vero, ma è proprio così, Padre Candido Donatelli non più fra noi. Se diamo uno sguardo al passato non può non tornarci in mente la sua proficua collaborazione a questa rivista; i suoi articoli, presenti fin dal primo numero, affondavano le radici nel profondo della storia dell’apparizione della Madonna e del Santuario. Pochi giorni fa avemmo l’ultimo incontro con lui. Ci consegnò l’articolo per la rivista raccomandandoci di illustrarlo con fotografie e disegni del campanile del Santuario, argomento del suo scritto.
Non dimenticheremo facilmente Padre Candido; la sua vita, esemplare, ci insegna che le “buone intenzioni” non bastano più. Necessita una scelta di vita diversa, una scelta della quale lui, Padre Candido, era valido insostituibile esempio.
 
  Mario Orsini                                    Pierino Saniamo
                             Il Comitato

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                                         Ai Confratelli Cappuccini
                                         Ai parenti e agli amici
                                         di Padre Candido Donatelli
 
Carissimi,
quello che ciascuno di noi temeva potesse accadere - a causa della sua conformazione fisica e anche per la mancanza di ogni riguardo per sé - ma che noi desideravamo non avvenisse, è invece accaduto: il nostro P. Candido se n’è andato repentinamente per insufficienza cardiaca, all’età ancora valida di 67 anni, 50 di vita religiosa, 43 di sacerdozio.
Era il mezzogiorno di Giovedì Santo, la nostra piccola fraternità si preparava a consumare insieme l’agape fraterna, quando P. Candido ci ha lasciato, proprio il giorno in cui Gesù aveva istituito l’Eucaristia, il Sacerdozio e attraverso segni semplici, intensi e trasparenti - la lavanda dei piedi, lo spezzare il pane - aveva indicato come la sua vita stava per essere donata.
Questo gesto dello spezzare il pane era molto caro a P. Candido che, ogni volta che si recava al suo caratteristico paese, Ateleta, ci riportava una grossa pagnotta di pane croccante squisito, cotta nel forno a legna e godeva della nostra gioia nel condividerla. Potremmo dire che la caratteristica della sua vita era l’aspetto conviviale e la sua spiritualità, così umana, era basata sull’amicizia. In questi giorni abbiamo visto tanti amici sostare in lacrime davanti alla sua salma. Era un amico fedele e sotto la scorza a volte ruvida, nascondeva una umanità ricca e anche timida. Ricordo che una volta, in tono fraterno, gli dissi: “P. Candido, ma perché non hai un po’ di riguardo per la tua salute?” e lui socchiudendo i grandi occhi che si facevano piccoli, piccoli, mi rispose convinto: “Hai ragione”. Appunto perché la sua spiritualità era basata sull’amicizia, nella sua persona così imponente, non albergava il risentimento e dopo una delle sue sfuriate (in verità sempre più rare in questi ultimi anni) tutto finiva lì. Aveva un amore concreto per la storia, in ogni sua manifestazione, anche le più umili; ed in questo ci vedo una somiglianza con un altro sacerdote - fatte le debite proporzioni - Don Giuseppe De Luca che ha fatto riscoprire il valore della fede nelle manifestazioni anche più umili della storia. Dando uno sguardo alla sua camera, mi sono reso conto che l’aver raccolto tante cose, che a noi potevano sembrare inutili, per lui erano frammenti di vita e di storia da custodire. Aveva soprattutto la passione della nostra storia regionale che lo ha spinto a raccogliere una ricchissima biblioteca di Abruzzesistica da far invidia a molti cultori di essa e anche a biblioteche rispettabili. L’amore alla storia dell’uomo gli ha dato la spinta a tramandare al futuro tante memorie che altrimenti sarebbero andate perdute, legando in tal modo ad esse il suo nome. Qualche giorno fa gli dissi: “P. Candido, sei contento che su gli scaffali della nuova biblioteca conventuale che hanno accolto la tua prestigiosa collezione scriviamo: «Fondo P.Candido Donatelli»?”. Mi rispose: “Sì”, con un sorriso di gratitudine. Ma ora che lui non è più tra noi io intesterei tutta la biblioteca a P. Candido Donatelli.
L’amore alla storia che si svolge nel tempo, non gli faceva dimenticare ciò che c’è al di là della storia. La sua era una fede semplice, senza complicazioni, ancorata alla realtà di Dio che si è inserito nella storia umana e teologicamente basata sul catechismo. Non è che sia biasimevole chi si pone con acume e sofferenza davanti al pensiero moderno, ma penso che a nutrire la sua fede bastasse la preghiera liturgica e il libro del catechismo, come pure ad animare il suo apostolato nelle parrocchie e nell’Ospedale Civile di Giulianova. Ciò non toglie però che uomini dalla fede semplice possano essere valorosi per il fatto che hanno lasciato nella storia un segno tangibile. P. Candido per l’eredità culturale che ci lascia, rimane una figura notevole e ben definita nella storia della Provincia Religiosa Cappuccina d’Abruzzo, in questa seconda metà del ‘900. A lui vada la nostra gratitudine e la nostra memoria nella fede, nella speranza, nella preghiera.
 
                                   Per la frarernita di Giulsanova
                                        (fra Serafino Colangeli)