- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 10
- Giulianova, 22
aprile 1991
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
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Il
culto di S. Flaviano a Giulianova
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di Mario Montebello
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La
tradizione locale ci dice che le spoglie del Santo Patriarca di
Costantinopoli, morto nel 449, sarebbero approdate miracolosamente sulle
nostre coste, portate da una imbarcazione senza equipaggio; ma ci sono
molti elementi, anche a non voler tener conto di questa ingenua
leggenda, che la rendono assolutamente inverosimile dal punto di vista
strettamente storico. Non ci dilunghiamo su questo punto. Ma ricordiamo
che già nel sec. XVIII, in clima di revisione critica del patrimonio
agiografico cattolico, un ricercatore di primo piano come il Tillemont
affermava che il nostro patrono era più verosimilmente un santo vescovo
locale; l’affermazione è stata ripresa ai primi dell’Ottocento dal
canonico alsaziano Vogel, e più recentemente (1932) dal Benedettucci
studioso recanatese. Nella recente e monumentale Bibliotheca Sanctorurn
lo Stiernon riesamina tutta la questione, anche se è poco informato su
alcuni punti di storia locale, e giunge alla conclusione e la tesi sopra
esposta (S. Flaviano santo vescovo di Castrum Sancti Flaviani) è l’unica
che potrebbe risolvere il problema di un santo orientale ‘emigrato’ da
noi non si sa come; anche se bisognerebbe dimostrare che Castrum fu sede
vescovile, cosa fino ad oggi affermata esplicitamente dal Vogel ma che
lo Stiernon dice non sufficientemente provata. Riesaminando a nostra
volta tutta la questione, e grazie a nuovi contributi di carattere
storico-topografico e documentario, noi siamo giunti alle seguenti
conclusioni. Il nostro S. Flaviano non ha niente a che fare con il
Patriarca di Costantinopoli; egli è stato invece un vescovo di Castrum
Novum (che dunque è stata sede vescovile in età molto antica,
probabilmente fin dagli ultimi tempi dell’impero romano), vissuto nel
tempo delle grandi invasioni barbariche. Il crollo delle istituzioni
politiche romane lo portò ad assumere il ruolo di massima autorità
spirituale e civile della città e del circondano, come avveniva
normalmente in quei tempi, di vero signore feudale; cosicché la città
stessa si denominò Castello di S. Flaviano non nel senso di ‘abitato
dedicato a S. Flaviano’ ma di ‘abitato appartenente a S. Flaviano’. La
sua opera in difesa delle popolazioni locali contro i barbari si svolse
anche a favore degli abitanti del circondano, i quali facilmente
trovavano rifugio durante scorrerie e disordini dentro le mura della sua
città. Questo spiega il detto, rimasto vivo ancora oggi a Giulianova,
che 5. Flaviano protegge i forestieri; e c’è una punta di sarcasmo e
implicito rimprovero, perché per accoglierli caritatevolmente in tempi
turbinosi e di disagi, di guerre, carestie e fame, bisognava stringersi
e sacrificarsi. Questo spiega anche il diffondersi del suo culto al di
fuori dell’ambito urbano, in molti luoghi dell’Abruzzo e forse anche
delle Marche; un culto di cui sopravvivono ancora testimonianze. Ci sono
segni per noi indubbi che la sede vescovile durò fino all’età carolingia,
nei primi decenni del sec. IX (Cartulario teramano), quando un nuovo
pericolo si profilò per la nostra città, tanto più grave per essa in
quanto era estremamente selettivo, colpendo una determinata categoria di
centri abitati e lasciando praticamente intatti gli altri, anzi
rafforzandoli demograficamente: le incursioni arabe che spopolavano le
nostre coste, spingendo le popolazioni a rifugiarsi verso l’interno. Fu
in questa occasione che la nostra sede vescovile fu traslata a Teramo,
confluendo beni e privilegi fra quelli del vescovo di questa città. Il
depauperamento del nostro centro, a livello economico e culturale in
tempi nei quali la vita si accentrava nel vescovado, fu assai grave; e
l’antagonismo tradizionale fra i due abitanti dovrebbe risalire proprio
a questo episodio, di cui localmente si sentì tutto il peso.
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Via della Pescheria (oggi piazza Buozzi) nel 1910; sullo
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sfondo la cupola della Chiesa di San Flaviano,
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dove sono custodite le reliquie del Santo
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Naturalmente, visto in quest’ottica il nostro personaggio dal punto di
vista storico, e anche per l’adesione emotiva e religiosa che suscita, è
incomparabilmente più ricco della evanescente figura venuta dall’Oriente
non si sa quando, non si sa come, non si sa perché; ma come mai questa
trasposizione e confusione di figure? Naturalmente, la sede vescovile di
Teramo nei primi secoli dopo la traslazione ebbe tutto l’interesse a far
scomparire ogni traccia documentaria sull’altro vescovado per evitare
rivendicazioni, ed è stata ben felice che piano piano venisse
dimenticato; dall’altra parte, il clero locale si è consolato
dell’innegabile frustrazione identificando un santo vescovo ormai
sconosciuto dopo secoli di degrado della vita urbana, con l’omonimo e
noto Patriarca di Costantinopoli, che dava lustro alla chiesa locale;
tanto è vero che sono stati ignorati del tutto fino ad oggi gli studi
svolti altrove, che tanto direttamente ci riguardavano. Tutto questo si
svolgeva prima della fondazione di Giulianova; con il nuovo abitato
appare il culto della Madonna dello Splendore, che riposa su tradizioni
molto antiche ed è la fase di una lunga evoluzione; e tutti e due i
culti, nella loro interazione, si possono leggere anche a livello
sociologico, senza per questo impoverirli dei loro significati
religiosi. Resta per noi il fatto che il culto di S. Flaviano deve
essere vicino al nostro cuore almeno quanto quello della Madonna, e
invitiamo il clero e il popolo giuliesi a non lasciarlo decadere, ma
anzi a riprenderne la tradizione in una nuova consapevolezza storica
della sua figura, così radicata nella nostra storia.
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Abbiamo sintetizzata, per gentile concessione della Deputazione di
Storia Patria, i risultati di uno studio che vede la luce proprio in
questi giorni nel Bollettino della depurazione Abruzzese di Storia
Patria, annata LXXVIII (1989)
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