In copertina: “La Madonna dello Splendore” di Miriam Salvalai. Nata a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) il 31 ottobre 1955, Miriam Salvalai ha conseguito il diploma di “maestro d’arte” presso l’Istituto ‘Paolo Toschi” di Parma nel 1973. Dal 1973 ad oggi ha partecipato a diverse mostre collettive nazionali, personali ed a numerosi premi di pittura dove ha ottenuto sempre dei lusinghieri riconoscimenti. Le presenze più recenti: Galleria Riviera (Giulianova Lido). Castellarie ‘90 (Castelbasso), XL Rassegna d’Arte GB. Salvi e Piccola Europa (Comune di Sassoferrato - Università degli Studi di Urbino), Mostra di Artigianato Abruzzese (Teramo).
Rivista "Madonna dello Splendore n. 10
Giulianova, 22 aprile 1991
Stampato dalla Tipolito Braga
di Giulianova Lido.
 
 
 
 
Il culto di S. Flaviano a Giulianova
 
di Mario Montebello
 
La tradizione locale ci dice che le spoglie del Santo Patriarca di Costantinopoli, morto nel 449, sarebbero approdate miracolosamente sulle nostre coste, portate da una imbarcazione senza equipaggio; ma ci sono molti elementi, anche a non voler tener conto di questa ingenua leggenda, che la rendono assolutamente inverosimile dal punto di vista strettamente storico. Non ci dilunghiamo su questo punto. Ma ricordiamo che già nel sec. XVIII, in clima di revisione critica del patrimonio agiografico cattolico, un ricercatore di primo piano come il Tillemont affermava che il nostro patrono era più verosimilmente un santo vescovo locale; l’affermazione è stata ripresa ai primi dell’Ottocento dal canonico alsaziano Vogel, e più recentemente (1932) dal Benedettucci studioso recanatese. Nella recente e monumentale Bibliotheca Sanctorurn lo Stiernon riesamina tutta la questione, anche se è poco informato su alcuni punti di storia locale, e giunge alla conclusione e la tesi sopra esposta (S. Flaviano santo vescovo di Castrum Sancti Flaviani) è l’unica che potrebbe risolvere il problema di un santo orientale ‘emigrato’ da noi non si sa come; anche se bisognerebbe dimostrare che Castrum fu sede vescovile, cosa fino ad oggi affermata esplicitamente dal Vogel ma che lo Stiernon dice non sufficientemente provata. Riesaminando a nostra volta tutta la questione, e grazie a nuovi contributi di carattere storico-topografico e documentario, noi siamo giunti alle seguenti conclusioni. Il nostro S. Flaviano non ha niente a che fare con il Patriarca di Costantinopoli; egli è stato invece un vescovo di Castrum Novum (che dunque è stata sede vescovile in età molto antica, probabilmente fin dagli ultimi tempi dell’impero romano), vissuto nel tempo delle grandi invasioni barbariche. Il crollo delle istituzioni politiche romane lo portò ad assumere il ruolo di massima autorità spirituale e civile della città e del circondano, come avveniva normalmente in quei tempi, di vero signore feudale; cosicché la città stessa si denominò Castello di S. Flaviano non nel senso di ‘abitato dedicato a S. Flaviano’ ma di ‘abitato appartenente a S. Flaviano’. La sua opera in difesa delle popolazioni locali contro i barbari si svolse anche a favore degli abitanti del circondano, i quali facilmente trovavano rifugio durante scorrerie e disordini dentro le mura della sua città. Questo spiega il detto, rimasto vivo ancora oggi a Giulianova, che 5. Flaviano protegge i forestieri; e c’è una punta di sarcasmo e implicito rimprovero, perché per accoglierli caritatevolmente in tempi turbinosi e di disagi, di guerre, carestie e fame, bisognava stringersi e sacrificarsi. Questo spiega anche il diffondersi del suo culto al di fuori dell’ambito urbano, in molti luoghi dell’Abruzzo e forse anche delle Marche; un culto di cui sopravvivono ancora testimonianze. Ci sono segni per noi indubbi che la sede vescovile durò fino all’età carolingia, nei primi decenni del sec. IX (Cartulario teramano), quando un nuovo pericolo si profilò per la nostra città, tanto più grave per essa in quanto era estremamente selettivo, colpendo una determinata categoria di centri abitati e lasciando praticamente intatti gli altri, anzi rafforzandoli demograficamente: le incursioni arabe che spopolavano le nostre coste, spingendo le popolazioni a rifugiarsi verso l’interno. Fu in questa occasione che la nostra sede vescovile fu traslata a Teramo, confluendo beni e privilegi fra quelli del vescovo di questa città. Il depauperamento del nostro centro, a livello economico e culturale in tempi nei quali la vita si accentrava nel vescovado, fu assai grave; e l’antagonismo tradizionale fra i due abitanti dovrebbe risalire proprio a questo episodio, di cui localmente si sentì tutto il peso.
Via della Pescheria (oggi piazza Buozzi) nel 1910; sullo
sfondo la cupola della Chiesa di San Flaviano,
dove sono custodite le reliquie del Santo
 
Naturalmente, visto in quest’ottica il nostro personaggio dal punto di vista storico, e anche per l’adesione emotiva e religiosa che suscita, è incomparabilmente più ricco della evanescente figura venuta dall’Oriente non si sa quando, non si sa come, non si sa perché; ma come mai questa trasposizione e confusione di figure? Naturalmente, la sede vescovile di Teramo nei primi secoli dopo la traslazione ebbe tutto l’interesse a far scomparire ogni traccia documentaria sull’altro vescovado per evitare rivendicazioni, ed è stata ben felice che piano piano venisse dimenticato; dall’altra parte, il clero locale si è consolato dell’innegabile frustrazione identificando un santo vescovo ormai sconosciuto dopo secoli di degrado della vita urbana, con l’omonimo e noto Patriarca di Costantinopoli, che dava lustro alla chiesa locale; tanto è vero che sono stati ignorati del tutto fino ad oggi gli studi svolti altrove, che tanto direttamente ci riguardavano. Tutto questo si svolgeva prima della fondazione di Giulianova; con il nuovo abitato appare il culto della Madonna dello Splendore, che riposa su tradizioni molto antiche ed è la fase di una lunga evoluzione; e tutti e due i culti, nella loro interazione, si possono leggere anche a livello sociologico, senza per questo impoverirli dei loro significati religiosi. Resta per noi il fatto che il culto di S. Flaviano deve essere vicino al nostro cuore almeno quanto quello della Madonna, e invitiamo il clero e il popolo giuliesi a non lasciarlo decadere, ma anzi a riprenderne la tradizione in una nuova consapevolezza storica della sua figura, così radicata nella nostra storia.
 
Abbiamo sintetizzata, per gentile concessione della Deputazione di Storia Patria, i risultati di uno studio che vede la luce proprio in questi giorni nel Bollettino della depurazione Abruzzese di Storia Patria, annata LXXVIII (1989)