La nostra copertina: “Roberto Macellaro”, pittore e scultore giuliese, è noto in campo artistico per la vasta produzione che lo pone attualmente tra i nomi più rappresentativi del momento nella nostra Regione. Presente a numerose collettive nazionali ed internazionali ha esposto anche in mostre personali che hanno riscosso notevoli consensi di pubblico e di critica. Per la copertina della nostra rivista ha inteso ritrarre in toni classici e tradizionalistici la Madonna dello Splendore, Bertolino e l’albero ormai famoso dal quale zanpillò limpida acqua.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 3
Giulianova, 22 aprile 1984
 
 
 
 
 
 
 
 
L’APPARIZIONE DELLA MADONNA DELLO SPLENDORE
A BERTOLINO
 
Bertolino ha visto quello in cui credeva...
o ha creduto a quello che vedeva?
  
La Vergine, Madre di Dio, secondo la tradizione, appare ad un umile taglialegna di nome Bertoldino, sopra un olmo, circondata da abbagliante splendore, sulla collina circostante Giulianova. L’avvenimento viene registrato in una Cronaca che, il P. Priore Pietro Capullo di Aquila, scrive a più riprese dal 1657 al 1674, come asserisce il Palma nella sua "Storia Aprutina". Nel luogo dell’apparizione viene in seguito innalzata una chiesa che intitolata "Santuario della Madonna dello Splendore" ed affidata ai PP. Celestini. Dal 1846 il Santuario, con annesso convento, è affidato ai PP. Cappuccini. I Giuliesi ogni anno, il 22 aprile, solennizzano l'anniversario dell'apparizione con grandi festeggiamenti in onore della "Madonna dello Splendore".
 
di P. VIRGILIO DI SANTE
 
Qualche tempo fa in una trasmissione televisiva (Psyco: un tentativo di mettere a fuoco i risvolti psicologici di alcuni films di successo), il francescano p. Nazareno Fabretti esprimendo la sua opinione circa le apparizioni della Vergine a Lourdes, diceva: « Bernadette, a Lourdes, ha visto ciò in cui credeva! »; e spiegava: proprio perché una fanciulla dalla fede viva e dal cuore limpido è riuscita a percepire con più immediatezza quella presenza del divino che gli altri appena intravedono; essa ha visto fuori quello che portava dentro. Una signora che seguiva la trasmissione, intervenendo telefonicamente, protestò: «no, caro padre. Bernadette ha creduto a ciò che ha visto! ». Questo episodio mi è tornato in mente quando p. Candido mi ha chiesto di scrivere qualche riflessione su come l’uomo di oggi si pone di fronte alle apparizioni in genere e alla credenza dell’apparizione della Madonna dello Splendore a Bertolino.
E’ più profonda, più sicura, più genuina la fede della signora che protestava o quella del p. Fabretti?
Il problema è d’altro genere: si tratta di due modi di leggere il fenomeno, di due modelli di interpretazione che vanno ben oltre il problema delle apparizioni e riguardano la concezione stessa del fatto religioso, in quanto costituiscono quella pre-comprensione entro cui ogni cultura e ogni persona si rapporta al religioso e al divino.
C’è un primo modello che può essere indicato con credo a quello che vedo.
Questo atteggiamento suppone che la realtà che mi circonda possa essere tutta sono il mio controllo, che nulla può sfuggirmi e pertanto deve esserci un mondo naturale che verifico e — se sono credente — deve esserci un mondo sopra-naturale che si manifesta in modo visibile e tangibile (veri-ficabile, quindi) per essere di richiamo e di fiducia all’uomo che spesso si sente tentato dalla incredulità.
Sembrerebbe a prima vista un modo molto religioso di vedere le cose e di intendere la presenza del divino; in realtà è un modello interpretativo del mondo molto recente: nasce con il Rinascimento e si afferma con l’Illuminismo e il Positivismo. E’ vero solo quello che vedo con i miei occhi; è comprensibile solo quello che riesco a capire con la mia riflessione razionale... Perciò se D’io è presente qui, debbo vedere (quindi: verificare) tale presenza divina attraverso qualche segno straordinario, deve esserci qualcosa che colpisce sopra-naturalmente i miei occhi e la mia mente. Nasce proprio qui una delle cause della incredulità odierna: dal momento che oggi pare che Dio non si mostri più attraverso segni straordinari, che non siamo più testimoni di avvenimenti sopra-naturali… allora molte tradizioni religiose non possono essere vere, non posso credere.
C’è un secondo modello, quello del vedo quello in cui credo.
E’ l’atteggiamento di chi ritiene che la realtà che ci circonda è molto più misteriosa e profonda di quanto possiamo veri-ficare o controllare: è l’atteggiamento di chi non presume di conoscere il mistero del divino ed è consapevole che i confini tra il naturale e il sopra-naturale non sono per niente netti, anzi si sovrappongono e per questo è possibile intravedere il divino nella realtà quotidiana. Questo atteggiamento non solo è più autenticamente religioso, ma affonda le radici nella riflessione più antica di tutte le fedi religiose e in quella biblica in particolare. E’ l’atteggiamento dell’uomo che assieme alla ragione coltiva il sentimento e che perciò è sensibile ai miti, ai simboli, alle immagini, ai segni... quali strumenti per percepire, individuare e descrivere quelle realtà che sfuggono ad una lettura superficiale e puramente i intellettualistica del reale.
Scorrendo qualsiasi volume che tratti delle apparizioni della Madonna si resta colpiti dal tatto che quasi tutte le apparizioni si sono verificate tra i secoli Xl e XVII e che hanno avuto per protagonisti sempre umili personaggi del popolo. Se si pensa inoltre che questi sono stati secoli in cui non era molto forte la testimonianza cristiana neppure da parte di quelle persone che nella chiesa avevano responsabilità di guida e di servizio, la sorpresa è ancora maggiore. Ma proprio questo offre la chiave di lettura del fenomeno delle apparizioni.
In un periodo della storia in cui avvengono profonde trasformazioni sociali e culturali, in cui i poveri crescono in numero e in indigenza (nasce la borghesia, si consolida la proprietà privata, le lotte civili in genere sono a scapito di chi non ha alcun potere, ecc...) e quelli che avrebbero dovuto essere voce dei senza-voce (gli uomini di chiesa) erano intenti a tutt’altre faccende... si assiste a questo fenomeno straordinario: i poveri, gli umili, gli esclusi, vedono con i loro occhi semplici, con il loro cuore puro e la loro mente aperta, la presenza del divino, in un mondo che sembrava riservare solo disperazione. Essi hanno visto quello in cui credevano: credevano che si può non disperare in questo nostro mondo, perché assieme al male, alle inautenticità, alle ingiustizie degli uomini, è presente anche il divino, il volto materno di Dio simbolizzato in genere dalla immagine materna della Madonna.
Allora: Bertolino ha visto quello in cui credeva o ha creduto a quello che vedeva?
Anche noi religiosi quando ne parliamo, come pure molti devoti, ci troviamo a rispondere secondo la personale pre-comprensione: ossia secondo quell’atteggiamento di fondo, frutto di preparazione culturale e di scelte esistenziali, che influenza il modo di vedere la realtà. Ci sono quelli che implicitamente leggono il mondo con gli occhi illuministici e positivistici e allora se non sono credenti rigettano come fantasiosa questa testimonianza dei nostri padri o, se sono credenti, la prendono alla lettera: Bertolino ha creduto a quello che vedeva! Ricordo la delusione di un gruppo di bambini di una scuola che assieme alle maestre era venuto a visitare il Santuario e non ha potuto vedere l’albero dove la Vergine si dice sia apparsa, né sapere molto dell’acqua miracolosa...
Quanti invece leggono il mondo in modo più antico (non antiquato!, come luogo dell’umano e del divino insieme, come presenza costante dell’amore materno-paterno e tenero di Dio, un amore capace di suscitare speranza anche quando tutto sembra andar male, rispondono che... Bertolino — o chi per lui: certo un figlio del popolo dal cuore limpido e dalla fede viva — ha visto quello in cui credeva!...