LA NOSTRA COPERTINA: Carmen Di Odoardo è una giovane artista giuliese dotata di uno stile particolarmente sensibile e delicato. è infatti quanto ha dimostrato in questa immagine della Madonna dello Splendore, stupendamente realizzata, dal titolo «L’Apparizione». Non nuova alla tematica religiosa, ha così «visto» l’attimo nel quale la Madonna, circonfusa di una luce divina, apparve all’incredulo Bertolino, nel lontano 1557.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 2
Giulianova, 22 aprile 1983
 
La data del miracolo
Particolarità della festa
 
di Riccardo Cerulli
 
Negli ultimi decenni, le notizie storiche del Santuario dello Splendore «apud lulian» e dell’annesso Convento, una volta dei Celestini, ora dei Cappuccini, sono notevolmente aumentate. Si e potuto stabilire, senza incertezze, che il culto mariano sull’eminenza, collinare, a nord del borgo murato acquaviviano, data da ben prima del 22 aprile 1557, il giorno della «apparizione della Madre di Dio» al Pio Bertolino, secondo la «Cronica» seicentesca del Padre Capullo, aquilano, ritenuta «degna di fede» dal Palma.
Due documenti provano l’anteriorità al 1557 del miracolo e della costruzione del Tempio, (durata moltissimi anni), nonché del suo affidamento ai Celestini, quale «grancia» di S. Onofrio di Campli, originariamente, quale priorato, dopo la bolla di Innocenzo X del 1652. (Il vecchio Tempio era di semplice e molto piacevole architettura: purtroppo fu abbattuto alla vigilia della seconda guerra mondiale).
Nelle «Costituzioni», riguardanti l’Ordine dei Celestini, fatte ed ordinate dal Capitolo Napoletano, congregato il 20 maggio 1547, è elencato tra i Monasteri della Provincia, «ultra Pischariani», «Santa Maria dello Splendore di Giulianova, con due monaci». «Gli articoli e i brievi dei Monaci Celestini», raccolti dall’abate generale lacopo Alethinus, ossia da Lezze, pubblicati nel 1552, contengono «il rotolo delle voci..., al modo che si chiamano nel Capitolo». Ivi, al n. 106, si legge: «Prior Sanctae Mariae Splendoris, extra Juliam Novam». Non pare, però, che la Comunità affidataria del complesso architettonico potesse essere tanto cresciuta, negli appena cinque anni passati dal 1547 al 1552, da richiedere la nomina, nei modi prescritti, del priore. Il titolo «prior» del «rotolo», riferito al nostro Monastero, appare, perciò, come un’attribuzione affatto impropria negata dall’iniziale limitatissima presenza monastica.
Che il Santuario sia più antico del 1557, e dimostrato anche, per implicito, da alcuni dati di fatto, evidenziati dal Capullo e dal Palma.
I due autori informano che i Celestini “furono chiamati alla cura di Santa Maria dello Splendore, dopo alcuni anni,,, trascorsi dalla visione di Bertolino.(Ad una sua ripetizione avevano assistito Clero e popolo di Giulianova, processionalmente portatisi nel luogo del prodigio, a pressante richiesta del buon vecchio contadino). Tra la stessa visione e la fondazione del Cenobio Celestino, l’università gesti, per il tramite di un “procuratore,, e di un “custode,,, delegati dai Signori del Reggimento, “le oblazioni dè fedeli i quali concorrevano da paesi anche lontani,,. (Venivano convertite, “in spese di fabbrica e di culto”). Queste risultanze contribuiscono, all’evidenza, a retrocedere fino ai principi del Cinquecento, se non addirittura, alla fine del Quattrocento, lo straordinario evento dal quale deriva la plurisecolare festa del 22 Aprile. Si sa con quale lentezza progredivano, allora, le opere murarie. E impensabile che i Celestini subentrassero agli agenti del Comune senza la disponibilità del primo, ancora riconoscibile, nucleo del Convento: alcune stanze al primo piano dell’imponente edificio innalzato per volontà e munificenza degli Acquaviva, in specie del XIV Duca d’Atri, Giosia III, vissuto tra il 1631 e il 1679, “dotto nelle latine lettere e nelle greche,, eccellente verseggiatore nell’una e nell’altra lingua.
Non va dimenticato, infine, che il 22 Aprile 1557 “la guerra del Tronto,, tra i franco-pontefici del Duca di Guisa, da una parte, e gli ispano-napoletani del Duca d’Alba, dall’altra, era in pieno corso.
Monsignor di Sipier, Maestro di campo generale dell’armata del Guisa, aveva espugnato e saccheggiato Campli da appena una settimana. La cavalleria francese scorreva il Teramano fino alle località marittime e Giulianova ne sarebbe stata occupata, forse proprio nel supposto giorno del miracolo, ovvero subito prima, o subito dopo, per essere tra breve riconquistata, non senza un “saccomanno”, da don Garzia di Toledo, alto ufficiale dell’armata vicereale! Di questi luttuosi avvenimenti non si rinviene alcun cenno nel racconto della celeste apparizione, tradizionalmente tramandato, e compendiato dal Capullo. L’assenza di qualsiasi riferimento a circostanze coeve, tanto notevoli, dimostri anch’essa, che “lo Splendore,, poté apparire a Bertolino non il 22 aprile 1557, ma un 22 aprile molto precedente.
Rispetto al miracolo, il 1557 è dunque nient’altro che il millesimo dell’iscrizione esistita sopra la porta della primitiva chiesa, non si sa se in permanenza, o in qualche occasione particolare. Rivolgeva ai fedeli l’invito a entrare, per venerare la madre di Dio, nel suo Splendore, dopo aver scosso la polvere dai piedi a scopo di purificazione. “Anno a mundi libertate 1557”. Come si vede non richiamava alcun fatto memorabile. A meno che non l’avessero apposta su quell’architrave, proprio in dolorosa contemplazione degli orrori della guerra combattuta nel 1557 nel nostro territorio!
Quanto alle manifestazioni sacre e profane della “festa,,, i registri del Decurionato successivi al 1846 e quelli della Giunta e del Consiglio, redatti a partire dal 1860, recano accenni al lavoro preparatorio, affidato a “deputati,, di nomina Comunale, e al programma, di poco variante di anno in anno, incentrato sulla grande processione, preceduta e seguita da funzioni solenni nel tempio dello Splendore, accompagnata da “primarie bande,, ingaggiate in Abruzzo e fuori; sulla corsa dei cavalli; sui fuochi artificiali. Non più, come nel Cinque-Sei-Settecento, la gara di lotta e la corsa di uomini ignudi, il lancio di “pizze di pecorino”, dal Largo da piedi verso la via del Sole, e il pranzo pantagruelico offerto dal “Capitano,, capo della “festa,,. Di volta in volta qualche novità. Così nel 1862. il 2 marzo di detto anno il Sindaco Daniele Cavarocchi scrive al Prefetto di Teramo, chiedendo la prescritta autorizzazione “per la celebrazione della festa di Maria SS. dello Splendore,,, nei dì 21 e 22 aprile con gli spettacoli seguenti: due bande, due fuochi d’artificio, due corse di cavalli, sparo di mortaletti (sic!), elevazione di globi areostatici, tombola di ducati cento. (Pari a £. 500).
     
... Una carrozzabile in dolce salita ...
(Via dello Splendore com’era intorno al 1890 - Foto collezione Francesco Ciafardoni)
     
I predetti registri consentono anche di ricostruire l’ambiente fisico circostante la chiesa e il convento nella prima metà dell’Ottocento, Il complesso era quasi completamente isolato. Poche case coloniche sparse, a qualche centinaio di metri dì distanza. Una carrozzabile rettilinea in dolce salita partendo dal largo da Capo, avanti la porta Madonna, conduceva e tuttora conduce al piazzale antistante l’antico convento. Di là si raggiungeva come si raggiunge la chiesa mediante un raccordo in sensibile discesa. Detta strada sarebbe stata ricostruita ex novo e sistemata a viale alberato nell’imminenza della prima guerra mondiale, Sindaco Giuseppe de Bertolomei, con il suo rilevante contributo economico. Vi si svolge la fase finale della corsa dei cavalli, nota in passato come (gran) premio dei barbari.
 
Riccardo Cerulli