LA NOSTRA COPERTINA: Carmen Di Odoardo è una giovane artista giuliese dotata di uno stile particolarmente sensibile e delicato. è infatti quanto ha dimostrato in questa immagine della Madonna dello Splendore, stupendamente realizzata, dal titolo «L’Apparizione». Non nuova alla tematica religiosa, ha così «visto» l’attimo nel quale la Madonna, circonfusa di una luce divina, apparve all’incredulo Bertolino, nel lontano 1557.
Rivista "Madonna dello Splendore n. 2
Giulianova, 22 aprile 1983
 
 
Il Simulacro Miracoloso della Madonna
dello Splendore a Giulianova
 
di Donateili P. Candido Rettore del Santuario
 
Il Santuario che i Giuliesi innalzarono e inaugurarono nel 1557 e che hanno ricostruito, di sana pianta dal 1937 in poi, sullo stesso luogo dell’apparizione della Vergine SS. che si rivelò in mezzo ad un grande splendore, custodisce il simulacro in legno che la tradizione dice sia lo stesso che apparve a Bertolino, e costituisce il motivo dell’esistenza di questo luogo di culto, che nella Sua lunga storia è stato sempre legato profondamente al cuore di tutto il popolo della città di Giulianova e di molti altri luoghi dove è conosciuto. A conferma di ciò riporto quanto il P. Luigi da Teramo, dotto e zelante sacerdote cappuccino della seconda metà dell’ottocento, dice in un suo scritto: «Stando alle parole, devesi ritenere con indubbia fede che la statua che oggi, al momento attuale, si venera sull’Altare Maggiore nell’omonimo Santuario, sia quella apparsa a Bertolino e che il popolo fortunato di allora vide tra immenso splendore». Inoltre, in una delle preghiere del novenario che si prepone alla festa annuale di SS. dello Splendore e che sono di data antichissima, parlando di detta immagine, sta scritto: «Se non è dal ciel discesa, è certamente a noi venuta per ordine del Cielo…  …forse avvenne che l’Immagine donata da Maria al popolo a mezzo di Bertolino, rimase in possesso di questi, fino a tanto che non fu fabbricato il tempio dove di poi fu collocata»; e riportando un’antica tradizione, dice anche che: «l’albero su cui apparve la Madonna fu diviso fra i fedeli, come tante reliquie, e una parte di essa fu murata nelle pareti del Santuario».
Di questa deliziosa e devotissima Immagine, scolpita da una mano che insieme all’arte aveva per guida la fede, tacciono tutti i cultori e ricercatori d’arte nonché della scultura in Abruzzo»
     

 

 

La Vergine, Madre di Dio, secondo la tradizione, appare ad un umile taglialegna di nome Bertoldino, sopra un olmo, circondata da abbagliante splendore, sulla collina circostante Giulianova. L’avvenimento viene registrato in una Cronaca che, il P. Priore Pietro Capullo di Aquila, scrive a più riprese dal 1657 al 1674, come asserisce il Palma nella sua "Storia Aprutina". Nel luogo dell’apparizione viene in seguito innalzata una chiesa che intitolata "Santuario della Madonna dello Splendore" ed affidata ai PP. Celestini. Dal 1846 il Santuario, con annesso convento, è affidato ai PP. Cappuccini. I Giuliesi ogni anno, il 22 aprile, solennizzano l'anniversario dell'apparizione con grandi festeggiamenti in onore della "Madonna dello Splendore".

     
   
Cosi, Valerio Mariani nel suo libretto «Sculture lignee in Abruzzo», edito dall’istituto Nazionale L.U.C.E. nel 1930 nonostante che dica, «Il visitatore che a traverso l’Abruzzo, cerchi di studiare la scultura lignea della regione, resta davvero perplesso di fronte al numero grandissimo e alla varietà di questi prodotti d’arte, (e, aggiungerei di devozione e di fede) di cui la Regione si mostra estremamente ricca», nel teramano, nomina solo la Madonna di Castelli e la Madonna delle Grazie di Teramo. Altri autori ancora come: E. Carli, M. Chini, F. Bologna e F. Previtali si sono prevalentemente limitati ai maggiori legni aquilani. Lo stesso Giammario Sgattoni, pur nella ristrettezza consentitagli dal Calendario della Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo per l’anno 1978, il cui tema illustrativo è «Sculture lignee nel Teramano», non fa nessun cenno alla statua della Madonna dello Splendore. In un libretto di «Preci Novendiali» stampato a Milano nel 1914 e edito dai FF. Cappuccini in occasione dell’Incoronazione della Statua, nei «Cenni storici del Santuario», in un nota, così viene descritta la statua: «Questa Immagine è di stile greco, tutta dorata e si ritiene sia una di quelle che scomparvero dall’Oriente nell’epoca tristissima degli Inconoclasti». Prescindendo da tutte le ipotesi o narrazioni miracolose che hanno il loro fondamento nella religiosità profonda del popolo, possiamo benissimo ipotizzare il trasporto dell’Immagine sacra per mezzo di qualche nave che compiva l’itinerario commerciale da e per l’oriente; del resto, la presenza stessa delle Reliquie di San Flaviano, Titolare della Collegiata di Giulianova, che la storia dice trasportate
dall’Oriente, potrebbe confermare sopra affermato.
Solo Vincenzo Bindi, illustrissimo tra gli scrittori abruzzesi cultori di arte, descrive in un modo degno di lui nella «Rassegna d’arte» del settembre- ottobre 1919 la Venerata Immagine della Vergine che, stante, ha il Bambin Gesù sul braccio destro in atto di benedire; la Statua è alta un metro circa e ora ci si mostra come lui la poté osservare temporaneamente, infatti allora era vestita con veste riccamente ricamata in oro zecchino a manto azzurro ricoperto di ornamenti preziosi.
Ecco la sua descrizione: «Molto si è fantasticato fino ad oggi intorno alla materia di cui la Vergine è formata; ma avendo io ottenuto dal veramente egregio e venerando guardiano P. Matteo da Spoltore, che la Immagine venisse spogliata delle vestimenta, delle quali è ricoperta, ed avendola attentamente esaminata, ho visto che la statua stessa ha l’ossatura di legno, a cui è sovrapposta una composizione che pare di gesso o di scagliola, con la quale l’artista ha modellato le forme della Vergine e del Putto, la prima con ampia veste, che a larghe pieghe ben aggruppate ed armonicamente divise, le scende fino a ricoprirle i piedi, e il Bambino in abito succinto con le gambe e i piedi nudi: i visini, veduti di prospetto, molto espressivi ed in soave atteggiamento, destano venerazione ed affetto, e lasciano in chi le guarda una profonda ed indimenticabile impressione.
L’artista ricoprì le statue di dorature e pitture con bene armonici colori; gli occhi sono anche essi non formati ma semplicemente dipinti, cosa che non sembra a chi non li guardi da vicino,
tanto paiono vivi e scintillanti e producono così grande effetto da parer veri. È un’opera interessantissima della fine del XIV o dei primi anni del secolo XV». «Tale descrizione la riporta anche in «Giulianova La Posillipo degli Abruzzi» stampata nel 1927.
Questa statua della B.V. dello Splendore, come molte statue dei Santuari Mariani, era ricoperta di una ricchissima veste, e di un bellissimo manto che ancora si conserva e viene recato ai malati che ne fanno richiesta, per devozione, e molti hanno ricevuto la grazia della guarigione. Ci rimane solo una stampa che riproduce la statua come era vestita nella Sua nicchia, è della seconda metà dell’ottocento ed è in bianco e nero, ci fa vedere però che era un vestito sontuoso è degno della Maestà della Madre di Dio. Tale vestito fu tolto alla statua intorno agli anni trenta forse quando fu iniziata la costruzione della Nuova Chiesa perché, quando scriveva il Bindi, nell’anno 1927, tale vestito ancora era indossato dal veneratissimo simulacro.
Tale costumanza di vestire la statue deve risalire, senza meno, ai primi tempi nei quali si sviluppò il culto delle immagini perché le vestì, oltre a caratterizzare l’identità e l’appartenenza sociale possono indicarne anche lo stato d’animo: la gioia trionfante espressione delle nozze escatologiche della celeste Gerusalemme (Ap. 19; 21.2); la tristezza del lutto (LSAM. 14-2); la penitenza (GIONA 3-8; NIT 11-21).
Oggi le statue veneratissime che ancora vengono vestite con preziosissime vesti, secondo una ricerca personale, almeno per i Santuari Mariani, sono circa il cinquanta percento della totalità. Tra queste la più celebre è senz’altro la Madonna di Loreto. E così: la Madonna Nera del Santuario di Einsiedeln in Svizzera, che indossa i vestiti della gioia o del dolore secondo i tempi liturgici; la «Morenità» di Montserrat; la Madonna di Valencia; e la Madonna del Pilar, di Saragozza, tutte in Spagna; tutti celeberrimi Santuari che ho potuto personalmente visitare e onorare le veneratissime statue in legno raffiguranti la Vergine SS. vestita di abiti regali.
Altri celebri Santuari sono: il Santuario di Mariazell in Austria; la Madonna del Santuario di Montaigu in Belgio; la Madonna di Altötting in Baviera. In tutti questi celebri Santuari alla Immagine alla Vergine si fanno indossare vesti e manti preziosissimi che mutano ad indicare la gioia o il dolore dei vari tempi liturgici, e, si perpetua in questo rito quanto, nell’ornamento del tabernacolo le donne offrirono il giacinto, la porpora, il Bisso gli anelli ed i braccialetti, come si sa dall’Esodo 35.
Forse i nostri predecessori hanno voluto togliere questi ornamenti troppo umani al Simulacro miracoloso della Madonna dello Splendore per ripresentarlo costantemente in quella semplicità, ieraticità, autenticità e sacralità, come apparve a Bertolino, tutto risplendente di luce soprannaturale. E noi, fedeli e devoti, accorriamo ai suoi piedi se vogliamo che le nostre preghiere siano presentate e rese efficaci da Lei che è la Madre nostra, al Suo figlio Gesù che, solo, è la nostra salvezza.
 
P. CANDIDO DONATELLI
Rettore del Santuario