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MAS - Museo d'Arte dello Splendore, Viale dello Splendore n°112 -  64021  Giulianova (Te) - Italy - “Personale” di opere del M° e Architetto Ireneo Janni, con dipinti, disegni e sculture dal 1968 al 2008.

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Madonna dello Splendore, giulianova, Santuario della SS. Maria dello Splendore di Giulianova, Museo, biblioteca

Visualizza in tempo reale il Lungomare di Giulianova (Te) Abruzzo - Italy La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova, presenta: “Personale” di opere del M° e Architetto Ireneo Janni, con dipinti, disegni e sculture dal 1968 al 2008,  con testi di Marialuisa De Santis e Michele Prospero. La Mostra resterà aperta dal 21 giugno al 20 agosto, col seguente orario: dal martedì al sabato ore 10-13 e 16-20. La domenica dalle 16 alle 20. La situazione meteo attuale a Giulianova (Te) - Abruzzo - Itlay
Giulianova - Il complesso della Madonna dello Splendore a Giulianova Alta. Il Santuario della SS. Maria dello Splendore di Giulianova, il Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova e la Biblioteca Candido Donatelli di Giulianova

  La metafora della pittura (nell’opera di Ireneo Janni) di Marialuisa De Santis *

MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova: I dipinti di Ireneo Janni

 I dipinti di Ireneo Janni

  MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova: I disegni di Ireneo Janni

 I disegni di Ireneo Janni

  MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova: Le sculture di Ireneo Janni

 Le sculture di Ireneo Janni

  MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova: Le mostre personali di Ireneo Janni

 Le mostre di Ireneo Janni

 
La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova, presenta: “Personale” di opere del M° e Architetto Ireneo Janni, con dipinti, disegni e sculture dal 1968 al 2008,  con testi di Marialuisa De Santis e Michele Prospero. La Mostra resterà aperta dal 21 giugno al 20 luglio, col seguente orario: dal martedì al sabato ore 10-13 e 16-20. La domenica dalle 16 alle 20.
 
“Personale” di opere del M° e Architetto Ireneo Janni, con dipinti, disegni e sculture dal 1968 al 2008
 
 

La pittura di Ireneo Janni si inquadra nella solida tradizione della figurazione italiana la cui vitalità è declinata oggi in numerose e diversificate soluzioni artistiche, nonostante l’irruzione, nei primi anni del Novecento, dell’astrattismo e, nel secondo dopoguerra, dell’informale e del concettuale che ne prevedevano un sostanziale depauperamento quando non addirittura l’estinzione.

La nuova figurazione, benché viva e vegeta, non può ovviamente prescindere dal superamento dell’idea dell’arte come riproduzione del reale tout court e pur avvalendosi di forme riconducibili alla realtà circostante, se ne serve per veicolare la visione esistenziale e del tutto personale dell’artista in una comunicazione il cui codice è da rintracciare e studiare di volta in volta.

Salta agli occhi subito che la suggestiva pittura di Ireneo Janni si giova di una raffinata tecnica e opera nella figurazione con un’attenzione particolare alla struttura prospettica, rigorosissima e curata e preparata come fosse una sorta di palcoscenico ideale destinato allo svolgimento dell’azione di personaggi per lo più femminili tracciati con bruniti colori e con  una gestualità quasi simbolica.

Sicuramente non estranea a questa rigorosa costruzione dello spazio è la formazione dell’artista architetto e, come tale, alla ricerca di una bellezza “proporzionata” rapportata alle parti della figura umana in genere identificata con quella femminile.

L’architettura rappresenta una parte importante sulla tela di Janni; è l’elemento razionale che accoglie l’elemento vitale della femminilità. Interviene e definisce la relazione mentale e persino affettiva dell’artista con lo spazio. A volte l’architettura affiora come prepotente e ribadito legame con la tradizione, semplice capitello, fuga di variegate colonne o addirittura tempietto o linee di un soffitto; a volte, invece, si assottiglia in ipotetiche mura leggere, in pareti quasi sospese o in archi semplici, solitari e metafisici a ricordarci con Benjamin che l’architettura non ha conosciuto e non conosce pause e in un mondo di incertezze assurge al ruolo di mandala quasi simbolo di interezza che contiene in sé tutti gli opposti. La prospettiva è esibizione di tecnica sapiente, adoperata per concorrere ad un clima “straniante” in cui la pittura realistica, proprio nell’accumulo di particolari, apre inspiegabilmente ed improvvisamente al “visionario”.

Al nitore delle linee prospettiche si contrappone il calore barocco delle colorazioni. La figura femminile si dà nella sua pienezza carnale e nell’abbandono delle pose, col volto spesso coperto, o girato o rimandato  improbabilmente da uno specchio. Questo allude alle istanze nascoste nel subconscio e nello stesso tempo è disvelamento o anelito al disvelamento di ciò che può essere riportato alla luce; quando addirittura la donna non si mostri del tutto senza testa, statua vivente e mutilata dall’impossibilità di riconoscersi nei vuoti stereotipi contemporanei.

Franco Simongini ha avuto modo di scrivere di Janni che nella sua “pittura c’è tutta una suggestione teatrale, barocca, sontuosa, l’ossessione cioè del personaggio, sia esso una donna nuda o una compagnia di figure in mostra o mascherate, che sembrano narrarci le loro storie…”. L’ossessione barocca è proprio in questa costrizione come subita che privilegia l’aspetto esteriore rispetto ai contenuti interiori, nella separazione tra l’essere e l’apparire e nella constatazione che quasi mai ciò che si vede è ciò che è, come avviene nella contraddittoria condizione esistenziale contemporanea. Il gioco barocco dell’esagerazione e dell’ambiguità è anche nel sopra ricordato simbolo dello specchio, allegoria sì di vanità e superbia, ma anche della conoscenza interiore. È pure diaframma tra il mondo del raziocinio e della realtà sensibile che la pittura non può più rappresentare pedissequamente, limitandosi a darne un pallido riflesso. Lo specchio è dal Rinascimento, proprio in ossequio all’acquisita convenzione prospettica, il simbolo stesso della Pittura. E alla grande tradizione pittorica italiana Janni si rifà nell’uso esclusivo e dichiarato dei colori ad olio, certo più complessi nell’uso rispetto ai moderni colori acrilici. Ma essi, oltre al dichiarato motivo “ideologico” di fedeltà alla antica tradizione pittorica italiana, rispondono sicuramente meglio alla sua esigenza di una pittura “calda” cromaticamente e “grassa” nello spessore, lontana dalla lucentezza  resistente all’azione del tempo propria degli acrilici. La sua è una pittura che sfida l’azione di imbrunimento temporale e incanta come le velature del tramonto , metafore del mistero e dei fini dell’esistenza di cui le sue mirabili creature sembrano sempre più ignare.

Così le città “citate” da Ireneo Janni, Roma e Venezia ci seducono con la sensualità e la lievità del presente ma insieme annunciano le crepe del tempo e l’ossessione di una vita a cui troppo spesso non diamo un senso se non quello di un fatuo teatro.

 

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* Critica d’Arte e Conservatrice del Museo d’Arte dello Splendore

 
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