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Pittore di storia e di fatti che al
sociale sempre si richiamano, Ennio
Calabria in tutti questi anni non ha
fatto altro che inseguire una
cultura dell’impegno, con l’occhio
volto però ad una evoluzione del
linguaggio che coglie i valori
attributivi della visione, e anche
nei momenti in cui la contestazione
globale è sembrata accentrarsi solo
sul significato sociale e politico
della proposta, la componente di
realtà tesa all’umanizzazione del
soggetto ha conservato la sua
capacità di presa [...]. Ne consegue
quella che potrei definire la
lucidità di Calabria, quella
consapevolezza istintiva di sentirsi
quasi sempre in uno stato di
repressione e, quindi, la necessità
di aprirsi tumultuosamente alla luce
e alla vita, sommando l’antico
dinamismo bocconiano al rantolo
barocco. Sarà la metafora, allora,
la sua arma, con tutte le cose che
essa rappresenta. [...]
(E per arma la metafora.
“Il Messaggero” 26 Febbraio, 1985). |