|
[...] Quello che salta subito
all’occhio, comunque, è che ci
troviamo di fronte ad un pittore di
razza, lontanissimo dai paradigmi di
accomodamento e dalle sopraffazioni
ideologiche. [...] Di fronte alla
realtà l’atteggiamento di Ennio
Calabria non è mai asettico,
indolore: la cronaca non gli scivola
via come una serie di lastre
fotografiche. Ogni rapporto è per
lui... indaginoso. [...] La
morte di Papa Giovanni, la folla,
la mitologia della bellezza
umiliata dal presagio della caducità
quasi a sconfessare il paradosso di
Winckelmann del “bello ideale
eterno”, le spiagge, Paolo VI al
Colosseo, alcuni dipinti di
ispirazione sociale ma niente
affatto condizionati dalla oratoria
del realismo, portano in sé non solo
i segni di quella coesistenza di
motivazioni culturali personalizzate
e ricreate sul meglio dell’arte
moderna e contemporanea... ma
anzitutto di quella contraddizione
salvifica di cui ci parla lo stesso
Ennio Calabria. [...]
(Oltre la muraglia.
“Secolo d’Italia”, 21 Maggio 1987).
|