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Mao, Moro, Stalin, Togliatti sino
all’ottimo Ingrao non sono
personaggi ma situazioni complesse,
a più facce, in cui trovano
espressione univoca, da un lato, la
svariata storicità che in ognuno si
riassume e si personalizza e,
dall’altro, la presenza individuale
ironica o sarcastica, ambigua o
violenta, fino al tagliente realismo
dell’Ingrao di un’esattezza
realistica fantasticamente accesa.
I modi plurimi nello spazio e nel
tempo dei “linguaggi” divengono
un’unica scrittura di varie
dimensioni, storicizzata entro e
oltre la couche che è
propria, conoscenza e giudizio
insieme, un grumo univoco nelle
varie accentuazioni di fuoco ottico
e di intensità morale. La formula
felice di Micacchi “Ennio Calabria
pittore di storia” è vera proprio in
questo senso: che, lungi dal
giungere all’icona assoluta, c’è una
dispiegata convergenza di
attualizzazione, di quota fantastica
e di giudizio. [...]
(La mostra di Ennio Calabria da
Gissi,
“L’Unità”, 4 maggio 1966). |