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[...] egli non ha voluto e non vuole
filtrare i dati del mondo reale per
trascegliere soltanto quelli che gli
paiono “convenienti”. Egli invece
accetta la “congerie” del reale
nella sua totalità, utilizzando, per
esprimerne il senso o il non senso,
le varie categorie del grottesco,
del visionario, del realistico,
dispiegando in simile impresa una
inesauribile capacità di mantenere,
in ogni fase differente
dell’espressione, il segno della sua
personalità. È in questa luce che
vanno considerati i suoi vari
ritratti: quello desolato e
solitario di Paolo VI, che si alza
sopra un gruppo ondeggiante di
fedeli; quello sornione e
monumentale di Stalin; quello
tormentato di Ingrao; quello
doloroso e potente di Di Vittorio o
quello di De Gasperi, stretto in
lacci sottili, dal profilo di
locusta [...]
(Per esplorare l’enigma, la
violenza, la bellezza.
Presentazione al volume monografico
Ennio Calabria, mostra
antologica. Rotonda della Besana,
Milano, 1985).
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