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[...] Tornando ancora una volta, in
via risolutiva, sulla serie del
Papa, ed in particolare sull’opera
luce e gravità, si può dire
che la sua implosione contenga tutta
una tragica e caratteristica
emblematicità. Il Papa è qui sintesi
tra una visione frontale, passiva,
un po’ la condizione tradizionale di
visione statica, ottica, di
sofferenza inerziale e d’abbandono,
ed una visione obliqua, dinamica,
accelerata, digitale, definita poco
sopra “anamorfica” e curva: è il
momento in cui si scatena l’istinto
di fuga. La crepa da cui si dissolve
della materia cerebrale, lì in primo
piano, è quel tentativo di sintesi
appunto tra energie per noi
inconsistenti come le onde
elettromagnetiche e corpuscolari
della luce e le forze di attrazione
della gravità. In questa spaccatura
e corrugamento, si rigenera la
realtà, defluisce la nevrosi di una
metamorfosi, una situazione critica
trova la sua forma informe. [...] È
ora che la pittura di Ennio Calabria
sembra affermare con il massimo
sforzo l’attraversamento del
diaframma tra reale ed irreale
(ovvero nuovo reale, carico di mille
premesse e possibilità), come se si
trovasse costretto a far fronte, da
dietro, da sotto, da dentro, da
fuori, alla consistenza del mondo ed
all’inconsistenza assoluta e
radicale del soggetto. [...]
(Presentazione al catalogo Ennio
Calabria La forma cerca forma.
Rendina ed. 2002).
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