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Il lavoro di Ennio Calabria si è
svolto in due direzioni parallele:
quella del contenuto e quella della
forma. Un contenuto spesso pressante
e aggressivo che è servito quasi
come un difficile esercizio sul
quale il pittore ha provato e
rafforzato le proprie ossa. Diciamo
subito che non era facile con quei
temi cronachistici e polemici
salvare la pittura: e Calabria — ben
conscio del pericolo — ha talvolta
oscillato e sbandato tra un
espressionismo favoloso alla
Kokoshka e una tagliente cronaca
satirica alla Levine, fusi e confusi
da schermi di gusto futurista pur di
evitare un trito verismo di genere.
Gli ultimi e più compiuti esempi di
questi impegnati esercizi tra
visione e stile — o, se si
preferisce, più semplicemente tra
contenuto e forma — sono
rappresentati nella mostra odierna
delle vaste tele intitolate La
grande scultura e Nuovo
acquisto. [...]
(Calabria,
“La fiera letteraria”, 8 maggio
1960).
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