|
[...] Se nei ritratti degli anni
Sessanta e Settanta, da Stalin a Mao,
da Gramsci a Gandhi, l’immagine
derivava, pur nell’invenzione
formale, fortemente originale e di
grande impatto, da contenuti
identificabili e condivisi, in
questi recentissimi, della serie
Un volto e il tempo, la figura,
quando non anonima, non solo non è
costruita in rapporto a precisi
valori culturali, ma non si propone
neanche come citazione figurale del
personaggio pubblico.
Focalizzandosi sull’immagine
mediatica del personaggio, l’artista
ne restituisce, insieme ai tratti
del volto, una complessità che non
appartiene necessariamente ed
unicamente al personaggio, ma che
invece prende corpo nel momento in
cui l’immagine virtuale attraverso i
codici della pittura si fa ritratto,
visione trasmutata. Trasmutazione
che non significa riconversione.
Ennio Calabria non opera infatti sul
piano della transcodificazione dei
codici, quanto sulla
radicalizzazione del linguaggio
pittorico. La virtualità e le
tecnologie digitali non lo
interessano per le loro potenzialità
creative, ma solo perché ritiene
fondamentale oggi rifondare l’arte
su nuove ragioni che non possono
prescindere dalle nuove possibilità
percettive e conoscitive generate
dagli attuali media. Un confronto
necessario, al quale l’artista non
si sottrae, ma che anzi lo spinge a
individuare i caratteri specifici
dell’immagine pittorica in rapporto
alle trasformazioni della società
contemporanea e, al contempo, del
gesto dell’artista, che solo può
restituire l’immagine come una
realtà “viva”.
Se i ritratti di Calabria sono
distanti alla virtualità e dagli
esiti formali di un linguaggio
legato all’uso di tecnologie
digitali, non per questo appaiono
obsoleti. In rapporto allo stato
delle cose, proprio l”accidente
sintattico”, capace di innescare il
pensiero oltre il “già pensato”,
contiene in sé i germi di una nuova
possibilità di “essere” nella
storia.
(Verso il Ritratto,
presentazione al catalogo della
mostra Ennio Calabria. Opere
2003—2007, Chiesa S. Giovanni,
Pescocostanzo (Aq) 2007). |