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[...] L’inafferrabile Forma, croce e
delizia di ogni grande artista, che
tutto contiene e tutto rifiuta.
L’intravisto diventa così per Ennio
Calabria l’unica possibilità di
catturare la Forma, isolandone uno
stralcio, strappandolo al contesto,
impadronendosi di una parte per
capire il tutto.
È una strada tutta in salita. Fino
ai ritratti di Giovanni Paolo II, in
cui si condensa la nuova poetica di
Ennio Calabria, intensi, dolorosi
ritratti che diventano paradigmatici
per la definizione della nuova
realtà sociale. L’arte non è
più il riflesso di un’idea
preesistente ma è l’idea stessa che
si autoproclama attraverso l’arte.
Le ultime opere comprendono diversi
ritratti del ciclo ancora in corso
“Un volto e il tempo”. Tutto lo
sforzo dell’artista sembra
concentrasi sugli occhi, ancora una
volta porta dell’anima, da quelli di
Isaac Newton a Padoa-Schioppa,
passando per un “Ritratto n.4” che,
pur non avendo un nome mostra
un’incredibile rassomiglianza con il
poeta cileno Pablo Neruda. [...]
(Calabria, ritorno al sociale.
“Corriere della Sera”, 15 Agosto
2007). |