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[...] Forse il primo dato che emerge
con grande evidenza dalla rassegna è
proprio l’impatto tutto tondo con
questa forza espressiva dell’artista
romano, con questa sua energia
figurale insieme visionaria e
realistica, capace di evocazioni e
stimolazioni straordinarie, in cui
la pittura vibra costantemente in
presa diretta con le cose ed in cui
l’osservazione o il gesto più banale
acquistano spessori ed echi
inauditi. Dai “Funerali di Togliatti”,
dai ritratti così pungenti come
quello stupendo di Mao, quello
energico e sornione di Stalin e
quello di Di Vittorio [...]
Anzi proprio questa vasta rassegna
ci insegna come un artista che
sappia essere davvero nel suo tempo
(e Calabria l’ha saputo e lo sa fare
con gli occhi del cuore e della
mente ben spalancati sulla realtà) è
capace di più di un registro poetico
ed è capace di cogliere, all’interno
di una coerenza morale, tutto lo
spazio dell’uomo, le sue dimensioni
complessive al di là d’ogni
possibile alienazione, d’ogni
estetismo, d’ogni convenienza.[...]
(Ennio Calabria, il testimone.
“L’Unità”, 26 Febbraio 1985).
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