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[...] Dopo aver congedato nel ‘65
Ricordo di Togliatti, Ricordo di
Nehru e il più impegnativo
Funerali di Togliatti, nel ‘66
Ennio Calabria firmava tele di
palese ispirazione comunista (Il
teatro di Mao, Ispirato al Vietnam,
Ingrao, Stalin memoria presente),
con l’eccezione di Paolo VI
all’Onu, a cui, nel ‘67, faceva
seguire Ricordo di Krusciov,
Gramsci, Sentinella vietnamita, Ho
Chi Min, il cui profilo spiccava
poi sopra l’alveare del coevo Un
Vespaio, e, nel ‘68, Giap,
Che Guevara, Ipotesi per un
monumento equestre a Che Guevara
e Mao pianeta. Ma niente di
più lontano da Spadari. Gramsci era
rappresentato con un solo occhio al
centro del volto. Quasi fosse
l’ultimo dei Ciclopi, il volto di
Mao nel dipinto del ‘66 era una
maschera conficcata su una sorta di
sfaccettata roccia pittorica, fatta
di verdi, neri, azzurri, violetti,
da cui uscivano delle enormi mani
plaudenti, mentre quello dipinto nel
‘68 era come riflesso su uno
specchio frantumato che gli mutava
il sorriso in ghigno a denti
scoperti, per non dire della
violacea irregolare testa di Ingrao
dalla bocca protesa a parlare verso
alcuni microfoni (uno dei quali
rosso) con le bianche mani
avvinghiate all’asta di uno: e
sembrava una caricatura
dell’esponente comunista. [...]
(Storia dell’Arte del ‘900
volume Generazione anni trenta,
Ed. Bora. 2000). |