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[...] Ed ecco che la figura del
padre, cioè il ponte che collega
alla realtà, assume per Ennio
Calabria le sembianze di Karol
Wojtyla, personalità politica che
ben incarna l’epoca contraddittoria
che stiamo vivendo. [...] Ma in fin
dei conti è una figura di padre che
cerca di recuperare l’umano che da
tempo le spinte aggressive del
capitalismo hanno messo da parte e
tolto dalle scene della vita privata
e sociale. Ed è proprio il tentativo
di recuperare ciò che resta di un
umano ormai residuale la cifra
profonda della pittura di Calabria.
L’insistenza sulla figura, e sul suo
rinascere forma anche in un mondo
privo di orientamento, ne è la
conferma. E infatti, sebbene sulla
tela l’emersione disordinata di
stati dell’inconscio tenda a non
distinguersi dal generale vortice
della materia in movimento, il
pittore non si compiace della
avvenuta deflagrazione ma cerca di
ricreare la figura, estraendo dal
caos dei suoi vortici di colore la
resistenza di una forma, che è poi
la resistenza opposta dal corpo come
limite percettivo [...] Insomma in
questi dipinti si riapre uno spazio
al pensiero e quindi al futuro
dell’uomo e del suo discorso. [...]
Tesa verso l’uomo e la
ricomposizione percettiva del mondo
e delle sue scissioni, l’arte di
Ennio Calabria ha il merito di
riassegnare senso e funzione alla
pittura. [...]
(Presentazione al catalogo della
mostra Ennio Calabria. La forma
della percezione, Siena
Magazzini del Sale di Palazzo
Pubblico, 2005. De Luca editori
d’Arte).
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