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[...] Si prenda in considerazione,
ad esempio, fra le opere recenti di
Ennio Calabria, lo straordinario
ritratto “cristologico” di Pantani
(“Pantani: nell’accadere del
ricordo”, 2005), trionfante nel
successo sportivo ma sconfitto nella
vita, una figura emblematicamente
collegata all’immagine della Croce
ma capace di lanciare infiniti
interrogativi sull’uomo
dell’avvenire.
[...] Questo viaggio dall’interno
verso l’esterno trova uno dei suoi
momenti culminanti nella serie di
opere che Ennio Calabria ha dedicato
a Papa Giovanni Paolo II e che
rivelano una sconfinata complessità
interiore, non costituendo
semplicemente un ciclo di ritratti.
È, in realtà, una sorta di
psicodramma in cui il volto del
Pontefice sembra guardare dentro se
stesso per dialogare con squarci di
luce e premonizioni di tenebre.
Trova così immagine quella che è
stata l’individualità sofferente di
Giovanni Paolo II, quasi
soprannaturale ma comunque radicata
nelle cose e visualizzata tramite
un’apocalisse della forma.
Questi ritratti ( da “Luce e
gravità”, del 2002 a “Rosso taglio”,
del 2004, solo per citarne due)
rivelano infatti un sommovimento
psichico e una vitalità interiore
che si fanno tutt’uno con i percorsi
metamorfici della pittura stessa e
quindi hanno un’essenza mutante,
danno l’impressione di cambiare
davanti ai nostri occhi, di apparire
sempre diversi in quanto innervati
dalla corrente della coscienza e del
pensiero. Sospesi tra vita e morte,
tra libertà e costrizione, tra luce
ed ombra, non sono né l’una né
l’altra ma tutte al tempo stesso: e
ciò è appunto rivelato da una forma
che si costruisce e autodistrugge,
che si dà e che si nega senza
soluzione di continuità, con una
drammatica “catastrofe” visiva che
sovrappone realtà, sogno e
inconscio. La linfa vitale di queste
forme sta nel fatto che non
sono mai rappresentazioni
cristallizzate di certezze
aprioristiche: esse si generano
nello sguardo di chi le osserva per
acquisire ogni volta una completezza
relativa alla percezione individuale
dell’osservatore. E ciò avviene
perché Ennio Calabria riesce a
stabilire un cortocircuito fra il
suo magma profondo e quello
dell’altro, di colui che guarda
l’opera. [...] In questi ritratti
Ennio Calabria osserva la superficie
dal profondo per vedere come la voce
dell’anima si rispecchi nell’effigie
del Papa. In sostanza, ha studiato
l’azione esercitata da forze
invisibili sul volto del Pontefice
mentre quest’ultimo assolveva alla
propria missione terrena e forse
ultraterrena. Non a caso, in queste
opere sono spesso protagoniste
l’”oscurità” e le ombre di Giovanni
Paolo II. [...]
(Presentazione al catalogo della
mostra Ennio Calabria. Latenze
della luce, Palermo, Palazzo dei
Normanni, 2005. Fondazione Federico
II ed.). |