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[...] L’occhio di Calabria che
guarda il mondo di quest’ultimo
mezzo secolo contiene verità.
Contiene la massima Wahreit
quando fissa su un volto — quello,
ad esempio, di Ho Chi Minh o di
Gramsci o di Che Guevara — e
riconosce nel volto dell’altro, nei
segni che lo solcano, nelle rughe e
nelle pieghe, il tracciato di
un’esistenza, di una pienezza che è
in grado di contenere la vita e la
morte, la lotta e la libertà. La sua
“lingua” rifrange la percezione, la
moltiplica, la rende falsa e
problematica. La concentrazione
estrema dell’istante esplode
nell’espressione di una pluralità
incontenibile, non solo delle cose
ma anche del soggetto raffigurato.
Il reale si perde ed emerge
l’infinita possibilità [...]
(I confini del mondo nell’Opera
incisa di Ennio Calabria,
catalogo generale opera incisa 1955
- 1996. Edit Faenza, 1999). |