|
[...] Il pittore volante non
è solo un quadro ma anche una
professione di fede, un test, una
chiave, insomma, per la comprensione
del pittore, cui l’idea è venuta da
certi suoi dialogues de sourds
con i pittori di evasione. [...]
Il pittore volante, quest’infelice
che è baroccamente librato nell’aria
e che attraversa orizzontalmente
tutto il quadro, è, appunto, uno di
quei tali impossibili interlocutori
dell’artista di cui si ragionava più
sopra. Una sorta di autoritratto è,
invece, quella figura sghemba e
tarchiata che trattiene il pittore
volante per i piedi: un autoritratto
che sembra essere nato dalla
“costola” dell’operaio disegnato da
Daumier per la sua nota incisione
polemica sulla libertà di stampa. Il
fantastico — e come trasparente —
uccello blu, bello e repellente ad
un tempo, che si trascina dietro,
per la manica, la sua vittima è un
po’ l’incarnazione allegorica della
pena spettante al deracinè,
per la sua ignavia, per il sciocco
divorzio dalla spessa, viva,
affascinante sostanza del mondo.
[...]
(Presentazione al catalogo della
mostra Ennio Calabria,
Galleria l’Obelisco, Roma. 1962). |