|
[...] I nuovi ritratti sembrano
immagini recuperate all’umano con un
rigore accanito, con una deforme e
dolente naturalezza, con una
ruvidezza antisentimentale che,
nella profondità di certi neri, a
volte rasenta la violenza. Ma il
dato interessante è che qui si
esplorano nuovi spazi espressivi,
attraverso modelli di riferimento
diversi dal tradizionale repertorio.
L’artista indaga di volta involta il
volto di uno sconosciuto, povero
diavolo invisibile ai più, per
ribadire la nuova libertà dal dato
oggettivo e verificabile e
soprattutto sottrarsi alla sua
stessa storia. Si pensi, infatti, ai
numerosi e formidabili ritratti di
personaggi storici e politici, cui
ha dedicato ben prima del ciclo
sulla figura in vita ed in morte di
Giovanni Paolo II, un’intensa
stagione negli anni sessanta e
settanta. [...] Scegliendo di
ritrarre facce anonime l’artista si
sottrae al monopolio dell’immagine
da parte dei mass media.
Impegnandosi con passione e rigore
sulla tela si pone, invece, in
posizione antitetica nei confronti
di qualunque ritrattino
plastificato, tutta superficie,
scaturito da un supporto
fotografico, nonché della
conseguente serialità riproduttiva.
[...] non può che fare di questi
ritratti l’occasione di tradurre il
mondo dell’invisibile, cioè di
spiare la vita di dentro. È il suo
modo di indagare l’uomo, di
partecipare della sua singolare
essenza, di rendere manifesta la
vibrante, tormentata identità del
modello. [...]
(La vita dentro,
presentazione al catalogo della
mostra Ennio Calabria. La vita
dentro, Castello Castani di
Fondi, 2006). |