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[...] Nella serie di Woityla
l’evidenza funzionale dell’attrattore
(sul quale torno ancora, più
diffusamente e analiticamente) è
quasi sorprendente: tutte le
componenti sintattiche (i vari
caratteri del linguaggio)
confluiscono a volta a volta sul
volto, mettendo allora sullo sfondo
la gestualità, o sul gesto,
lasciando che sia ora il volto a
retrocedere sullo sfondo, e facendo
sì che le curvature dello spazio si
dispongano in relazione a queste
diverse centralità attrattive, che
stanno a significare, o
nell’espressione o nella ieraticità
rituale, una duplice presenza di
questa figura papale: quella
essenziale e trascendente,
simbolico-rituale e quella
esistenziale, della sofferenza.
Queste “intuitive” decisioni non
sono cieche, casuali, ma insorgono
al livello di impulsi creativi
(totalmente, e non solo al parziale
livello di una manualità
stravolgente significati) e assumono
il ‘senso’ della caoticità e
della afasia confusionale: sono
cioè allusive. La manualità
dell’artista cerca di ordinare
— sotto gli impulsi molteplici e
pluridirezionali dell’atto creativo
— un non-senso, che proviene
da un universo stravolto e che
(nell’ordine di una complessità
linguistica prodotta attraverso
e nella stessa manualità)
assume il senso del messaggio
(quel sasso nello stagno, a cui
Ennio Calabria allude, della cui
onda di significazione non è dato
dire se e da chi sarà accolta:
aposteriorità di
rinormalizzazione, dopo la
provocazione del pensiero laterale).
La manualità è già l’atto
sintattico della forma della
significazione, non è immediato
caos. [...]
(Presentazione al catalogo Ennio
Calabria La forma cerca forma.
Rendina ed. 2002).
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