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Al
Mas di Giulianova:
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“Marc Chagall”
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dal 13 dicembre 1998
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al
31 gennaio 1999
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Con il patrocinio di:
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Regione Abruzzo, Provincia di Teramo, Comune di Giulianova.
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Si ringraziano per la preziosa collaborazione Giorgio Negro di
Torino, Alfredo Paglione di Milano e quanti hanno contribuito
alla realizzazione di questa mostra.
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Comitato
Direttivo del
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Museo d’Arte
dello Splendore di Giulianova -TE-
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Padre Serafino Colangeli
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Presidente Piccola Opera
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Antonio Ragionieri
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Presidente MAS
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Carlo Di Maurizio
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Vice Presidente MAS
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Osvaldo De Fabis
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Direttore
Responsabile
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Delegato della provincia
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dei P.P Cappuccini
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Gigino falconi
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Domenico Rega
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Consiglieri
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Gabriella
Magazzeni
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Pubbliche
Relazioni
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Piera Fagnani
- Segreteria
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Comitato Scientifico |
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Enzo
Di Martino
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Direttore artistico
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Marilena pasquali
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Storico dell'arte e Responsabile Museo Morandi, Bologna
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Alfredo Paglione
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Operatore culturale
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Gianfranco Bruno
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Storico dell'arte e Direttore Accademia Ligustica, Genova
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Carlo Pirovano
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Storico dell'arte
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Ideazione e progetto della mostra
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Enzo Di Martino
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Progetto Grafico
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Giorgio Fioravanti, G&R Associati
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Segreteria della mostra
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Gabriella Magazzini
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Organizzazione
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MAS – Giulianova
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Assicurazioni
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RAS - Giulianova
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Ufficio Stampa
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MAS – Giulianova
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Trasporti:
Cooperativa Sociale Piccola Opera Charitas |
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La Bibbia,
il grande libro di Chagall
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Le parole di Chagall
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In molte occasioni Marc Chagall ha espresso il suo meditato
pensiero sul complesso delle opere ispirate alla Bibbia
che, ha detto una volta, «mi ha catturato fin dall’
infanzia».
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Molta parte del suo lavoro, a ben vedere, trae ispirazione
dalle grandi storie del Vecchio Testamento e non a
caso ha affermato in una occasione che a suo parere La
Bibbia «è la più grande sorgente di poesia di tutti i
tempi».
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Parlando all’inaugurazione del Musée du Message Biblique ha
dato una chiara chiave di lettura della sua riflessione di
uomo e di artista — e dunque anche del suo lavoro —
dichiarando di aver voluto quella istituzione «affinché gli
uomini possano trovarvi una certa pace, una certa
spiritualità, una religiosità e un senso della vita».
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Probabilmente si è sentito anche un po’ profeta illustrando
il Grande Libro, un profeta di tutti, però, non
soltanto degli ebrei, tanto è vero che ha detto che i suoi
dipinti e le sue incisioni ispirate alla Bibbia «non
rappresentano il sogno di un solo popolo ma quello di tutta
l’umanità».
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Aggiungendo poi che «tutti gli uomini, di qualsiasi
religione, potranno così parlare di questo sogno». «Chagall»,
ha scritto autorevolmente Meyer Schapiro, «ha illustrato
La Bibbia con una sorta di libertà naïve, senza farsi
influenzare dalle conoscenze storiche o etnografiche, poiché
il suo scopo era quello di dare un messaggio universale e
perché, diceva con convinzione, “nell’arte come nella
vita tutto è possibile se alla base c’è l’amore”».
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Si tratta di un concetto che Marc Chagail assumeva per la
stessa funzione dell’arte contemporanea e in un discorso del
1958 ha infatti affermato che «nella nostra epoca in cui
si parla molto della decadenza della religione, l’arte si
trasforma in un fiume tecnico, in un assortimento di maniere
e, malgrado ciò, essa non ha la forza di creare un miracolo,
di darci cioè un altro messaggio».
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Davide davanti a Saul
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«E quando Davide tornò indietro dopo aver ucciso
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il Filisteo, Abner lo prese e lo introdusse alla
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presenza di Saul. Davide teneva ancora in
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mano la testa del Filisteo».
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Il re Davide
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«Distribuì infine a tutto il popolo d’Israele, sia
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agli uomini che alle donne, una focaccia, un
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pezzo di carne e uva passa...».
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La sua «Bibbia» appare un’opera impregnata di un forte
sentimento religioso — forse lo stesso che si avverte nel
«Miserere» di Rouault — ma è però riconoscibile da tutti,
nel segno dell’arte prima ancora che in quello specifico
della religione.
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Si tratta di un sentimento profondamente radicato nell’animo
dell’artista e difficile da esprimere con le semplici parole
che Chagall rifiutava infatti di utilizzare per spiegare la
sua opera, il suo lavoro, dicendo «cos‘è la mia parola,
qualcuno ha forse mai cambiato la vita con la sua parola?».
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A proposito dei dipinti ispirati al Messaggio Biblico,
l’artista ha del resto affermato che «tutte le domande e
le risposte possibili si possono vedere sui quadri stessi».
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Aggiungendo poi che «spesso nei quadri sono nascoste più
parole, silenzi e dubbi di quanto le stesse parole possono
esprimere», concludendo infine che «esse,
pronunciate, diminuiscono a volte l’essenziale e portano su
altre vie».
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L’Arca trasportata a Gerusalemme
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«Davide e tutto Israele danzavano dinanzi al Signore con
tutte le loro forze, cantando al suono di cetre, di
arpe, di timpani, di sistri, di cembali».
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Davide e Betsabea
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«Ora avvenne che un pomeriggio Davide, dopo il riposo
alzatosi. si mise a passeggiare stilla terrazza
della reggia;: e dalla terrazza egli vide una donna che
faceva il bagno. La donna era molto bella».
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Essendo stato accusato da alcuni critici di fare una
«pittura letteraria», Chagall si è posto spesso
l’interrogativo «se la fede religiosa è necessaria per
l’artista», dando una risposta che appare soprattutto un
atto di fede nell’arte perché, diceva, «l’arte è di per
sé un atto religioso».
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Con i dolorosi tormenti ed i laceranti ripensamenti che un
tale pensiero tuttavia comporta, affermando infatti di aver
«lavorato solo per me stesso, giorno e notte, cercato e
dubitato».
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Non a caso all’apertura del Musée du Message Biblique di
Nizza, per riaffermare l’universalità del suo lavoro
esprimeva il desiderio che in quel «luogo fossero esposte
opere d’arte e documenti di alta spiritualità di tutti i
popoli, per sentire la loro musica e la loro poesia dettate
dal cuore».
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Enzo Di Martino |
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