Al Mas, Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, dal 14 dicembre 1997 al 15 febbraio 1998, "Giorgio Morandi", pittore e incisore, ideazione e progetto della mostra, Giuseppe Bonini.
 
 
Al Mas di Giulianova:
“Giorgio Morandi”
pittore e incisore
dal 14 dicembre1997
al 15 febbraio 1998

Giorgio Morandi

Si ringraziano per la preziosa collaborazione Alfredo Paglione e tutti i collezionisti e le gallerie che con il prestito delle opere hanno consentito la realizzazione di questa mostra.
In particolare il Comune di Forlì, i Sigg. Astoree Andraghetti, Elsa e Pier Paolo Cimatti, Raffaele Siervo.
 
 
 
 
 
 
 
 
Giorgio Morandi
Giorgio Morandi
Paesaggio, 1942 ca.
Olio su tela, cm. 40x30.
 
 
Giorgio Morandi
Giorgio Morandi
Fiori, 1958.
Olio su tela, cm. 25x21.
     
Comitato Direttivo del
Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova -Teramo-
Padre Serafino Colangeli
Presidente Piccola Opera
Antonio Ragionieri
Presidente MAS
Carlo Di Maurizio
Vice Presidente MAS
Osvaldo De Fabiis
Direttore Responsabile
 
Delegato della provincia
dei P.P Cappuccini
Consigliere
Domenico Rega
Consigliere
Piera Fagnani
Segreteria
Comitato Scientifico
Enzo Di Martino
Direttore artistico
Marilena pasquali
Storico dell'arte e Responsabile Museo Morandi, Bologna
Alfredo Paglione
Operatore culturale
 
Gianfranco Bruno
Storico dell'arte e Direttore Accademia Ligustica, Genova
Carlo Pirovano
Storico dell'arte
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Ideazione e progetto della mostra
Giuseppe Bonini
Collaboratori
Piero Amaretti
Marco Pettina'
Progetto Grafico
Giorgio Fioravanti, G&R Associati
Assicurazioni
Lloyd's of London - Lonham Broker Italia s.r.l.
Segreteria della mostra
Giovanna Giottolo
Ufficio Stampa
Marta Paraventi
 
Catalogo
Giuseppe Bonini
Organizzazione
Studio Appiani Arte Trentadue - Milano
Fotografie
Giorgio Liverani, Forlì
Studio Perotti, Milano
Sarath Pitigala, Trezzano s/N
Fotolito
Fotolito Galli Thierry, Milano
Litografia
Galli Thierry Stampa, Milano
Trasporti
Soc. Lareg 2-Mosciano S. Angelo

Presidenza

Da Aligi Sassu a Giorgio Moranti

Conosco molte opere di Aligi Sassu e ciò che mi ha colpito è la forza travolgente con cui aggredisce la realtà. Anche l’arte religiosa di Sassu mi è parsa un’arte veristica dove la forza vitale e la gioia di vivere si trasformano fino ad esprimere l’altra faccia drammatica della realtà umana: la sofferenza e la morte che hanno il punto culminante nella morte cruenta di Cristo. Mi fermo un momento sulla Deposizione del 1966, dove la immane tragedia esplode nel rosso acceso che domina la composizione e che si gioca tutta nelle sfumature; e più ancora nel corpo esanime di Cristo riverso sulla terra, nella immobilità della morte.

Ho pensato subito alla figura conturbante del Cristo Morto di Holbein il Giovane, che però è privo di ogni luce di speranza. Qui invece il corpo di Gesù è circondato dalla tenerezza straziante della Madre e delle pie donne, coperto di un lino bianchissimo. Quel panno bianco sta forse ad indicare che l’innocenza non può essere annientata dalla ferocia umana, ma continua ad essere presente nella storia drammatica dell’uomo, e che niente può togliergli la nostalgia di Dio la quale solo può farsi che la sorte dell’assassino e della vittima non sia la stessa? E quell’angelo vicino al capo del Signore che con l’indice della sinistra indica il corpo straziato e con l’indice della destra invita a guardare in alto? E’ un gesto che Sassu ha inserito lì consapevolmente, oppure è effetto dell’inconscio dell’uomo che cerca una soluzione al suo dramma, ma in alto, al di la della storia nell’attesa della Resurrezione? L’angelo con l’indice puntato in alto mi richiama tanto l’ultima opera incompiuta di Piero della Francesca: La Natività della National Gallery di Londra: una capanna, il Bambino disteso per terra, la Vergine in adorazione e un personaggio che indica con la destra l’alto.

L’arte dell’ultimo Piero ci può introdurre alla mostra di Giorgio Morandi. Conosco pochissimo, per visione diretta, la sua produzione, però nella biblioteca c’è la sua opera intera, pittorica e grafica, e l’idea che mi sono fatta è questa: la pura e geometrica bellezza di Piero, che “astrae” dalla realtà sensibile la più alta spiritualità, mi prepara ad accogliere Morandi.

Certamente Morandi “recupera la fisicità delle cose di una natura corposa e densa, riscoperta nell’ambiente quotidiano”; però è lungi da lui una riproduzione fotografica se Giorgio De Chirico ha potuto coniare per lui la famosa definizione «Metafisica delle cose quotidiane»; e se è vero che dal 1937 i suoi dipinti divengono sempre più “preziose gemme d’arte e sempre meno brani di natura”.

Con un lungo, ininterrotto lavoro di semplificazione, nell’ultimo scorcio della sua vita “raccoglie e condensa attraverso una estrema economia di mezzi la sua musica più pura: un discorso intimo e fervente”.

Ma, se mi è lecito condensare in una immagine la differenza che io percepisco tra Sassu e Morandi è questa: il primo mi introduce nel vasto e variegato teatro del mondo “che è bello e meraviglioso, anche se drammatico e doloroso”. Quando guardo le opere di Morandi mi viene spontaneo chiudere gli occhi per essere introdotto nella contemplazione del paesaggio interiore.

                                                Il Presidente del MAS
                                          Padre Serafino Colangeli
     

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