Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova dal 20 dicembre 2003 al 31 gennaio 2004, espone l’Artista Alberto Giaquinto, dal titolo “Gesu' Giaquinto”, a cura di Enzo Di Martino
 
 
GESU' GIAQUINTO
opere di Alberto Giaquinto
a cura di Enzo Di Martino
20 dicembre 2003 al 31 gennaio 2004
- Giulianova -

Con il patrocinio di: Regione Abruzzo
Provincia di Teramo - Comune di Giulianova
Fondazione Piccola Opera Charitas

 

 
 
 
 
Gesù: Padre Nostro, 1998.
Olio su tela, cm.195x97
Fondazione Museo d’Arte dello Splendore
 
Consiglio di Amministrazione
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Comitato Organizzativo
P. Serafino Colangeli
Presidente
 
Enzo Di Martino
Consulente artistico
Osvaldo De Fabiis
Consigliere
 
Osvaldo De Fabiis
Direttore Responsabile
Giampiero Di Candido
Consigliere
 
Federica De Lucia
Conservatore
Leandro Di Donato
Consigliere
 
Antonio Ragionieri
Direttore Amministrativo
Antonio Ragionieri
Consigliere 
 
Sandro Galantini
Pubbliche Relazioni
Comitato Scientifico
 
Antonella Calizzi
Segreteria Amministrativa
Enzo Di Martino
Critico e storico dell'arte
 
Katia Albani
Organizzazione Interna
Friedhelm Menneks
Critico e storico dell'arte
 
 
Lionello Puppi
Critico e storico dell'arte
 
 
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Il Gesù di Gianquinto - Gerosolima: Perché?

 
È presente in questa mostra un quadro che forse tocca il suo culmine artistico, ma non solo. Gesù, altissimo, muove i passi risoluti ed insieme esitanti verso Gerusalemme; nel lato superiore la scritta in rosso: Gerosolima perché. Che cosa poi rappresentano quei tre piedi di Gesù se non la traduzione del passo del Vangelo di Giovanni: Ora l’anima mia è turbata, e che devo dire? Padre salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! (Giov. 12,27-28) Nel suo ingresso a Gerusalemme l’ora è imminente e questo lo riempie d’angoscia; ma il desiderio di compiere la volontà del Padre lo rende risoluto ad andare: proprio qui è l’altezza misteriosa e vertiginosa di Gesù.
Si è detto che il Gesù di Gianquinto è il Gesù di un laico. Non so fino a che punto Gianquinto fosse laico; direi di più: non so fino a qual punto un artista vero — e Gianquinto lo era — possa essere laico.
Ma questo suo continuo ritornare alla passione di Gesù pone un interrogativo per lui: Gianquinto perché? Chissà quante volte nel silenzio della tua coscienza te lo sei posto e non so dove sia giunta la tua risposta razionale, ma il sentimento ti spingeva verso il “tuo Gesù” e certamente derivava da una sua presenza affascinante e drammatica al tuo spirito, di una tale intensità e urgenza da costringerti a tradurre l’immagine interiore in linee e colori scabri ed essenziali, così vicini all’essenzialità del Vangelo.
Questo tuo interrogativo ora lo poni a chi si professa credente e a chi si ritiene non credente.
Secondo il Vangelo di Giovanni la risposta ha inteso darla Caifa, sommo sacerdote e politico, di pochi o nessuno scrupolo che giustificava politicamente la condanna di Gesù con queste parole al Sinedrio: Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia uno solo per il popolo e non perisca la Nazione intera. E l’evangelista Giovanni integra e corregge: Caifa essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la Nazione e non per la Nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio dispersi. (Giov. 11,50-52)
Chi sono i figli di Dio, i dispersi per i quali Gesù va a Gerusalemme incontro alla morte? Per Giovanni tutti gli uomini sono potenzialmente figli di Dio, ma nessuno è perfettamente figlio, lo è solo in divenire e Gesù deve morire per condurre in unità tutti gli uomini di tutta la terra.
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Era l’alba — così da sommo artista l’evangelista Giovanni inizia la narrazione dell’ultimo giorno di Gesù quando fu condotto al Pretorio da Pilato; alle ore 15.00 tutto sarà compiuto. Era l’alba della sua “ora” quando avendo amato i suoi li amò fino all’estremo limite; l’ora in cui fu trafitto con i chiodi e un soldato aprì il costato con la lancia e ne uscì sangue e acqua; perché da quel momento gli uomini volgessero lo sguardo a colui che avevano trafitto. E i credenti riconoscessero nel trafitto la rivelazione suprema dell’amore del Padre; affinché Gesù innalzato attirasse a se i figli dispersi, tutti, ovunque dispersi: viventi, morti, condannati, crocifissi, vittime della violenza per condurli alla salvezza che l’Apocalisse così descrive come un grandioso affresco: Apparve una moltitudine immensa che nessuno poteva contare e di ogni nazione, razza, popolo e lingua... Chi sono costoro vestiti in bianche vesti? Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello... E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. (Ap. cap. 7)
Chi si professa non credente, ma è attento e pensoso, riconosce che Gesù è l’uomo che è vissuto per gli altri e ha dato la sua vita per tutti e pertanto si pone l’interrogativo: perché? E stata una follia essere per gli altri? Questo amore incondizionato che tocca il fondo dell’umanità è solo una comunione d’amore con tutti i crocifissi della terra? Oppure apre all’uomo un “oltre” in cui cercare a tentoni il perché della vita, della sofferenza, dell’amore e della morte?
Grazie Gianquinto che con la tua arte ci hai posto il perché più essenziale per ogni uomo che viene nel mondo e che non riesce ad uccidere il principio della speranza che è in lui.
 
                                                  Padre Serafino Colangeli
                   Presidente del Museo d’Arte dello Splendore