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Nel mese di aprile del 1992 si spegne a Giulianova
in Viale dello Splendore Alfonso Tentarelli seguito
cinque mesi più tardi dalla sua compagna Anna
Sacchini che nella vita dell’artista è stata una
vera e propria forte presenza, fondamentale in tutti
i momenti legati sia alle difficoltà che ai
successi. Nato a Giulianova l’8/8/1906 da umile
famiglia, frequenta prima la scuola elementare e poi
all’età di dieci anni deve abbandonare gli studi in
seguito alla morte del padre avvenuta sul fronte
della prima guerra mondiale. Primo di cinque figli è
costretto a lavorare con la madre presso una locale
fornace di mattoni dove inizia il suo rapporto
privilegiato con l’argilla che durerà per tutta la
vita. La riprova è che la maggior parte della sua
produzione è composta da terrecotte per lo più
patinate e tradotte in alcuni casi in bronzo. Questo
rapporto con l’argilla è fondamentale per
comprendere lo sviluppo del suo fare artistico senza
per altro trascurare le sue esecuzioni di opere in
marmo, travertino, legno e ceramica. Dopo la morte
della prima moglie, all’età di trentadue anni si
risposa ed inizia ufficialmente la carriera di
scultore. I tempi sono veramente difficili: ottiene
qualche committenza nell’ambito delle
rappresentazioni sacre. La seconda guerra mondiale
segna una battuta d’arresto nella sua vita ed è
costretto a svolgere svariati lavori manuali per
poter garantire il mantenimento della famiglia. Alla
fine del conflitto inaugura una consistente
produzione artistica che lo vede maturato
soprattutto nel linguaggio tendente al recepimento
dei grandi Martini e Manzù. Nel 1951 è ammesso a
partecipare alla sesta Quadriennale di Roma dove
presenta la scultura Pensiero alla luna,
nello stesso anno esegue anche Le ore tristi, La
sonnambula e L’assetata. L’anno successivo, su
invito, espone al Salone Capitolare di Palazzo
Venezia la scultura Il guado e realizza anche
la terracotta Figura di donna.
Fonda nel 1953 a Montesilvano una scuola d’arte che
riscuote molto successo grazie all’iscrizione di
moltissimi allievi, alcuni dei quali diventeranno
più tardi dei validi artisti. Sempre nello stesso
anno continua il processo di perfezionamento di un
interessante procedimento di produzione ceramica in
cui il colore è impastato con la materia tanto che
qualcuno ha voluto paragonare tale tecnica “ai
biscuit bianchi della fabbrica borbonica di
Capodimonte” (A. Sorrentino); l’opera intitolata
Bambino del 1952 è senz’altro un esempio di come
quella tecnica potesse assurgere ad elemento
materico non tanto di un piccolo oggetto quanto di
una scultura. Nel 1954 espone a Palermo al circolo
della Stampa e l’anno successivo inaugura una mostra
presso l’istituto per l’Unione Culturale di Torino.
In quegli anni esegue le opere Il cammino e
Amore e arte. Tra il 1950 e il 1955 oltre alle
mostre già ricordate partecipa a moltissime altre
esposizioni tra cui quella importantissima di
Parigi, di Trieste, l’Aquila e Cava dei Tirreni.
Gli anni lo vedono dunque al centro di una frenetica
attività espositiva e decide di trasferire il suo
studio a Roma ove espone nel 1956 alla Galleria la
Capannina. Intanto gli vengono commissionate le
pitture parietali per l’interno del Santuario della
Madonna dello Splendore. Nel 1958 è invitato ad
Assisi all’esposizione dell’arte Sacra Pro Civitate
Cristiana. Numerosi i lavori che esegue: Donna al
fiume, Il circo e La testa di adolescente,
mentre continua a dirigere la scuola di Montesilvano
e a lavorare nello studio di Roma. Si concludono
così gli anni ‘50 con una serie di riconoscimenti
accademici e con positivi giudizi critici.
Nel 1963 espone a Barletta e a Belluno su invito, e
l’anno successivo tiene una personale a Ginevra.
Durante gli anni sessanta il suo lavoro si concentra
essenzialmente sulla realizzazione di importanti
opere monumentali. Realizza in travertino
l’imponente monumento dedicato a San Francesco
che sarà ubicato ad Arpino ed inaugurato nel 1972 e
nella sua città nel contempo lavora anche ad
un’altra grande opere dedicata ai Caduti del mare.
Esegue anche il monumento ai Caduti per la
città di Corropoli e molti altri lavori di minor
mole commissionati per buona parte da Enti pubblici.
Accanto alle opere di un certo impegno ne realizza
altre come Prigioniero nei campi di sterminio
(vedi foto lato), I giocolieri, Testa di donna,
In attesa e La famiglia. Agli inizi degli
anni ‘70 decide di modificare la sua grammatica
artistica a favore di nuove forme spaziali proposte
nelle opere quali Donna in riposo, Uomo in
riposo, Passo di danza, Il ballo e Guerrieri
abbandonandola subito dopo a favore della
riproposizione di quanto già collaudato e fatto
proprio dal punto di vista stilistico. Tutto questo
anche in ragione del fatto che egli fin dalle prime
esperienze aveva già individuato, forse, le ragioni
formali della sua poetica. Nel 1975 inaugura nel suo
studio di Viale dello Splendore una interessante
mostra antologica in cui sono esposte opere
rappresentative per la comprensione della sua
vicenda artistica. Da quella data inizia un periodo
di riflessione e di silenzio dettati in primo luogo
dagli oscillamenti del gusto e dai nuovi linguaggi
artistici emergenti nonché dal rapporto sempre più
complesso e sofisticato tra artista e committenze.
Agli inizi degli anni ottanta una grave malattia lo
costringe ad abbandonare il suo studio ed il suo
lavoro.
Si spegne a Giulianova nella propria abitazione il
13 aprile 1992.
▪ Tratto da Giulianova - Storia - Arte - Cultura - Economia
Turismo di Pasquale Rasicci. |