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ARALDICA - Lo stemma del Comune di Giulianova contiene un cavaliere medioevale a cavallo che rappresenta Giulio Antonio Acquaviva, il fondatore della città tardomedioevale. Lo stemma è sormontato da cinque torri che raffigurano le antiche fortificazioni quattrocentesche della città. Giulia Nova o Giulianova, che deve il suo nome, appunto, al fondatore, anticamente si chiamava Castrum Novum, colonia fondata dai romani sulle rive del Batinus, l'odierno Tordino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, nel corso del Medioevo, le fu dato il nome di Catel S. Flaviano, in onore delle reliquie del martire che, secondo la leggenda, sarebbero state rinvenute, forse portatevi via mare, in quel sito.
 
 
Fonda nel 1953 a Montesilvano una scuola d’arte che riscuote molto successo grazie all’iscrizione di moltissimi allievi, alcuni dei quali diventeranno più tardi dei validi artisti. Sempre nello stesso anno continua il processo di perfezionamento di un interessante procedimento di produzione ceramica in cui il colore è impastato con la materia tanto che qualcuno ha voluto paragonare tale tecnica “ai biscuit bianchi della fabbrica borbonica di Capodimonte” (A. Sorrentino); l’opera intitolata Bambino del 1952 è senz’altro un esempio di come quella tecnica potesse assurgere ad elemento materico non tanto di un piccolo oggetto quanto di una scultura. Nel 1954 espone a Palermo al circolo della Stampa e l’anno successivo inaugura una mostra presso l’istituto per l’Unione Culturale di Torino.
Alfonso Tentarelli
(1906 - 1992)
Anno 1972.  Lo scultore Alfonso Tentarelli mentre realizza il bassorilievo da applicare alla lapide per le onoranze del letterato Adolfo Borgognoni.
 
 
 
 
Prigioniero nei campi di sterminio tedeschi, opera dello scultore-maestro Alfonso Tentarelli
Prigioniero nei campi di sterminio tedeschi
Opera di Alfonso Tentarelli
 
 

Scultore

 
di Francesco Tentarelli
 

Nel mese di aprile del 1992 si spegne a Giulianova in Viale dello Splendore Alfonso Tentarelli seguito cinque mesi più tardi dalla sua compagna Anna Sacchini che nella vita dell’artista è stata una vera e propria forte presenza, fondamentale in tutti i momenti legati sia alle difficoltà che ai successi. Nato a Giulianova l’8/8/1906 da umile famiglia, frequenta prima la scuola elementare e poi all’età di dieci anni deve abbandonare gli studi in seguito alla morte del padre avvenuta sul fronte della prima guerra mondiale. Primo di cinque figli è costretto a lavorare con la madre presso una locale fornace di mattoni dove inizia il suo rapporto privilegiato con l’argilla che durerà per tutta la vita. La riprova è che la maggior parte della sua produzione è composta da terrecotte per lo più patinate e tradotte in alcuni casi in bronzo. Questo rapporto con l’argilla è fondamentale per comprendere lo sviluppo del suo fare artistico senza per altro trascurare le sue esecuzioni di opere in marmo, travertino, legno e ceramica. Dopo la morte della prima moglie, all’età di trentadue anni si risposa ed inizia ufficialmente la carriera di scultore. I tempi sono veramente difficili: ottiene qualche committenza nell’ambito delle rappresentazioni sacre. La seconda guerra mondiale segna una battuta d’arresto nella sua vita ed è costretto a svolgere svariati lavori manuali per poter garantire il mantenimento della famiglia. Alla fine del conflitto inaugura una consistente produzione artistica che lo vede maturato soprattutto nel linguaggio tendente al recepimento dei grandi Martini e Manzù. Nel 1951 è ammesso a partecipare alla sesta Quadriennale di Roma dove presenta la scultura Pensiero alla luna, nello stesso anno esegue anche Le ore tristi, La sonnambula e L’assetata. L’anno successivo, su invito, espone al Salone Capitolare di Palazzo Venezia la scultura Il guado e realizza anche la terracotta Figura di donna.

Fonda nel 1953 a Montesilvano una scuola d’arte che riscuote molto successo grazie all’iscrizione di moltissimi allievi, alcuni dei quali diventeranno più tardi dei validi artisti. Sempre nello stesso anno continua il processo di perfezionamento di un interessante procedimento di produzione ceramica in cui il colore è impastato con la materia tanto che qualcuno ha voluto paragonare tale tecnica “ai biscuit bianchi della fabbrica borbonica di Capodimonte” (A. Sorrentino); l’opera intitolata Bambino del 1952 è senz’altro un esempio di come quella tecnica potesse assurgere ad elemento materico non tanto di un piccolo oggetto quanto di una scultura. Nel 1954 espone a Palermo al circolo della Stampa e l’anno successivo inaugura una mostra presso l’istituto per l’Unione Culturale di Torino. In quegli anni esegue le opere Il cammino e Amore e arte. Tra il 1950 e il 1955 oltre alle mostre già ricordate partecipa a moltissime altre esposizioni tra cui quella importantissima di Parigi, di Trieste, l’Aquila e Cava dei Tirreni.

Gli anni lo vedono dunque al centro di una frenetica attività espositiva e decide di trasferire il suo studio a Roma ove espone nel 1956 alla Galleria la Capannina. Intanto gli vengono commissionate le pitture parietali per l’interno del Santuario della Madonna dello Splendore. Nel 1958 è invitato ad Assisi all’esposizione dell’arte Sacra Pro Civitate Cristiana. Numerosi i lavori che esegue: Donna al fiume, Il circo e La testa di adolescente, mentre continua a dirigere la scuola di Montesilvano e a lavorare nello studio di Roma. Si concludono così gli anni ‘50 con una serie di riconoscimenti accademici e con positivi giudizi critici.

Nel 1963 espone a Barletta e a Belluno su invito, e l’anno successivo tiene una personale a Ginevra. Durante gli anni sessanta il suo lavoro si concentra essenzialmente sulla realizzazione di importanti opere monumentali. Realizza in travertino l’imponente monumento dedicato a San Francesco che sarà ubicato ad Arpino ed inaugurato nel 1972 e nella sua città nel contempo lavora anche ad un’altra grande opere dedicata ai Caduti del mare. Esegue anche il monumento ai Caduti per la città di Corropoli e molti altri lavori di minor mole commissionati per buona parte da Enti pubblici. Accanto alle opere di un certo impegno ne realizza altre come Prigioniero nei campi di sterminio (vedi foto lato), I giocolieri, Testa di donna, In attesa e La famiglia. Agli inizi degli anni ‘70 decide di modificare la sua grammatica artistica a favore di nuove forme spaziali proposte nelle opere quali Donna in riposo, Uomo in riposo, Passo di danza, Il ballo e Guerrieri abbandonandola subito dopo a favore della riproposizione di quanto già collaudato e fatto proprio dal punto di vista stilistico. Tutto questo anche in ragione del fatto che egli fin dalle prime esperienze aveva già individuato, forse, le ragioni formali della sua poetica. Nel 1975 inaugura nel suo studio di Viale dello Splendore una interessante mostra antologica in cui sono esposte opere rappresentative per la comprensione della sua vicenda artistica. Da quella data inizia un periodo di riflessione e di silenzio dettati in primo luogo dagli oscillamenti del gusto e dai nuovi linguaggi artistici emergenti nonché dal rapporto sempre più complesso e sofisticato tra artista e committenze. Agli inizi degli anni ottanta una grave malattia lo costringe ad abbandonare il suo studio ed il suo lavoro.

Si spegne a Giulianova nella propria abitazione il 13 aprile 1992.

 

Tratto da Giulianova - Storia - Arte - Cultura - Economia Turismo di Pasquale Rasicci.

 
 
 
 
Giulianova è una terra che ha prodotto e produce dei figli illustri, ai quali non sempre vengono riconosciuti i giusti meriti da parte dei propri concittadini.
L'affermazione “nemo propheta in patria” risulta d’attualità. L’insensibilità nel valorizzare la ricchezza interiore dell’uomo e la conseguenza dell’interesse per altri aspetti della vita più facilmente palpabili.
Però si ha la percezione che un passo avanti si stia compiendo in tal campo, nel senso che una maggiore attenzione sembra si voglia porre ai valori artistici e culturali che i cittadini esprimono. Avviene che d’estate arrivino a Giulianova turisti stranieri che vanno in cerca della tracce del violoncellista Gaetano Braga, tutt’ora più conosciuto in alcuni paesi d’Europa che nella sua terra d’origine.
Così avviene anche per altri figli benemeriti, che potremmo dire siano numerosi, fra i quali merita un posto di rilievo lo scultore Raffaello Pagliaccetti, trasferitosi come tanti altri giuliesi fuori degli angusti confini territoriali, dove pote’ meglio sviluppare le sue qualità innate. Un ultimo caso, di un artista locale ancora vivente, si è avuto nell’autunno scorso, allorchè, da Roma, in cui temporaneamente risiede, piombò a Giulianova una giovane giapponese, la Sig.ra Mackiko Akanegakubo, bruciata dall’ansia di raccogliere nel luogo di nascita dello scultore Venanzo Crocetti notizie inerenti alla prima infanzia dell’insigne artista contemporaneo. Finì purtroppo per raccogliere poco o nulla, tanto la popolazione non è sufficientemente informata delle vette raggiunte in campo nazionale e internazionale, dal Crocetti, il quale non ha avuto più contatti con la città d’origine, nè sul posto esistono iniziative per riallacciare i rapporti con questo figlio che s’è fatto onore (avvenuto il 2 Luglio del 2000, due anni e mezzo prima della sua morte).
Nel contesto di un tal discorso crediamo sia il caso di fare un breve cenno intorno ad uomini. il cui riconoscimento, per quanto sono riusciti a realizzare come messaggio artistico, scientifico, letterario, è giunto magari troppo tardi. E’ tuttavia importante che questo riconoscimento ci sia stato e che i posteri ne possano conservar memoria. In proposito ci limitiamo ad una breve elencazione con una succinta biografia di ognuno.
 
 

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