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ARALDICA - Lo stemma del Comune di Giulianova contiene un cavaliere medioevale a cavallo che rappresenta Giulio Antonio Acquaviva, il fondatore della città tardomedioevale. Lo stemma è sormontato da cinque torri che raffigurano le antiche fortificazioni quattrocentesche della città. Giulia Nova o Giulianova, che deve il suo nome, appunto, al fondatore, anticamente si chiamava Castrum Novum, colonia fondata dai romani sulle rive del Batinus, l'odierno Tordino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, nel corso del Medioevo, le fu dato il nome di Catel S. Flaviano, in onore delle reliquie del martire che, secondo la leggenda, sarebbero state rinvenute, forse portatevi via mare, in quel sito.
 
 
Saverio Sechini
(1920)
 
 
 
 
Saverio Sechini a Roma
Deputato alla Consulta Nazionale
(1947-48)
 
 
 
 
Saverio Sechini negli ultimi anni di vita a Pescara
 
 

La vita e le opere del Prof. Saverio Sechini

M° di giornalismo e Deputato

Attraverso i ricordi di mia nonna, Barbara Cordone

 
“A mia moglie Lucia Temperini,
 per avermi regalato un fiore,
…di nome Chiara”
 
di Walter De Berardinis
 
Mi ritrovo con piacevole amore a ricordare la vita e le opere dello zio della mia nonna materna Barbara Cordone, il Prof. Saverio Sechini, uomo dalle tante qualità umane che amò tanto la sua terra d’Abruzzo. Si distinse nel campo dell’insegnamento, del giornalismo, ma soprattutto in politica.  La storia della sua famiglia è stata già ricordata nel precedente intervento dedicato alla festa in onore della Madonna dello Splendore, in quell’occasione ebbi modo di ricordare la figura del fratello Don Concezio, che purtroppo morì giovanissimo per un male incurabile. Devo dire che raccontare la vita di quest’uomo così speciale non è stato facile, anche perché è caduto nell’oblio, pensate che a Notaresco (paese natio), non sapevano chi fosse, mentre a Giulianova (dove visse con la famiglia, fu Vicesindaco e fondatore del PPI) era conosciuto soltanto dagli studiosi locali, anche se poi la città di Giulianova, per ricordare la sua figura gli ha dedicato una via “F.lli Sechini”. Saverio Giuseppe Pasquale Sechini, nasce alle ore 08:46 del giorno 29 maggio 1887, nella casa posta su di un colle denominato “Colle Magnone”, in contrada “Cantalupa” della frazione di “Grasciano” di Notaresco (TE). I Genitori, Vincenzo (di Giulianova) e Giovanna Vagnozzi (di Notaresco), avevano l’uso di mettere ai propri figli sempre tre nomi, pensate che una delle sue sorelle (la mia bisnonna) si chiamava Maria Francesca Erminia. I genitori di Saverio, si sposarono nel 1876 a Notaresco e suo padre decise di andare a vivere a Notaresco, anche perché sua moglie era proprietaria di vasti appezzamenti di terra, ma come tutte le cose nella vita anche per loro le avversità non tardarono ad arrivare e dopo aver dato alla luce 2 femmine e 4 maschi la madre Giovanna Vagnozzi morì (era giovanissima), lasciando 6 figli in tenera età. Il padre Vincenzo, non potendo andare avanti da solo, anche perché doveva sfamare 6 bambini, decise di riprendere moglie e si sposo con Rosaria Faloni, trasferendosi a cavallo dell’800 inizio ‘900 a Giulianova, la seconda moglie si rilevo una donna inportatissima per la vita di questi 6 figli. Durante la fase evolutiva dei figli la “matrigna” si era accorta che Concezio e Saverio avevano grosse attitudini allo studio, e non senza grosse discussioni con suo marito - il quale voleva braccia per le sue terre - mentre lei  voleva far entrare entrambi in seminario a Teramo, e come accade spesso tra marito e moglie l’ultima è sempre quella che decide. Nel frequentare a Teramo il Seminario, gli educatori capirono subito che mentre il fratello Concezio era portato per la vita ecclesiastica - infatti diventò sacerdote - il fratello Saverio era portato più per le materie umanistiche, Saverio finito il ginnasio si trasferì a Roma dove si laureo in Lettere e in seguito a Macerata in Legge. Fin dall’età ginnasiale, iniziò l’attività di giornalista ma anche quella politica, le prime collaborazioni avvennero con “Il Giornale D’Italia” (quotidiano indipendente, fondato nel 1901 a Roma, da Alberto Bergamini), il quale fu corrispondente per Teramo dal 1913-1915, tra i numerosissimi articoli voglio citare (Vincenzo Bindi e l’Abruzzo, del 25-3-1912), (L’Abbazia di San Clemente, del 8-10-1912), (Francesco Paolo Tosti nel ricordo di Vincenzo Bindi, del 18-12-1916) e (La grande anima di Francesco Crispi attraverso le righe di una lettera inedita, del 20-10-1927). Negli stessi anni collaborò anche con “L’Italia Centrale” (Trisettimanale, poi bisettimanale d’ispirazione moderata-conservatrice, ma fascistizzatasi alla fine del 1926, fondato nel 1898 a Teramo, da Giovanni Fabbri). Fu ispettore per la testata giornalistica “L’Idea Nazionale” per le regioni, Marche, Emilia Romagna e Veneto, ma anche dell’”Azione di Genova”, dal 1942 corrispondente da Pescara, dove si era da poco trasferito, del “Popolo” (organo ufficiale del Partito Popolare,  fondato nel 1923 a Roma, da Giuseppe Donati). Ma anche durante la vita a Giulianova intraprese molte collaborazioni con quotidiani, settimanali e periodici della provincia teramana come; “L’Idea Abruzzese” ( d’ispirazione conservatrice-sociale regionalistica, nel ’21 diventa organo dei fasci di combattimento, fondata nel 1920 a Pescara, da Zopito Valentini ); con “L’Adriatico degli Abruzzi” ( giornale politico letterario amministrativo, fondato nel 1920 a Giulianova, da Livio De Luca); “Il Popolo Abruzzese” ( settimanale d’ispirazione democratico-sociale, fondato nel 1912 a Teramo), da segnalare un bellissimo articolo (Interessi Giuliesi: Il Porto scritto il 4-1-1913); “Il Risorgimento D’Abruzzo e Molise” (giornale ufficiale del Partito Nazionale Fascista, fondato 1919 a Roma); “L’Araldo Abruzzese” (organo ufficiale della Diocesi di Teramo, fondato nel 1904 a Teramo); “La Difesa Del Popolo” (organo dei popolari pescaresi, da lui fondato nel 1945); ed altri ancora, che meriterebbero di essere menzionati. Dal 1912 era iscritto nell’albo giornalistico, come decano dei giornalisti abruzzesi,  dal 1946 al 1959 fu Presidente dell’Associazione pescarese della Stampa. E il 12 maggio 1962, dalle mani del Prefetto di Pescara, il Dott. Castelucci, gli fu consegnata la medaglia d’oro per la pluridecennale attività giornalistica, conferitagli dall’Associazione della stampa romana. Nel Ottobre del 1912 a Teramo convolò a giuste nozze con la signorina Sofia Canzanese figlia di un disegnatore orafo e di un insegnate, dall’unione nacquero due splendide figliole, Carmen Sylva a Teramo il 16 ottobre 1916 e Soave a Giulianova il 14-11-1918. La famiglia rimase a Giulianova fino al 1927, dove alloggiò in un elegante villino sul lungomare della città, nei pressi del Kurssal Lido (luogo di ritrovo del medio Adriatico). A Giulianova insegnò nel “Regio Istituto Industriale” materie letterarie, finché non chiese il trasferimento prima a Chieti nel 1927, e negli anni ’30 approdò definitivamente a Pescara sempre come insegnate negli Istituti superiori e prima di congedarsi dalla professione d’Insegnante fu Preside all’Istituto Tecnico Industriale a Pescara e dell’Istituto Magistrale di Roseto Degli Abruzzi. Ma il Prof. Sechini era anche un attento cultore delle materie umanistiche, ed innamorato della poesia, che lo portarono inevitabilmente a pubblicarne alcune. Nell’aprile del 1913 scrive e dedica a una donna, Silvia De Vito, una serie di poesie dal titolo “Il Trittico dei Fiori”, che verrà stampato nel 1916 per i tipi del Premiato Stabilimento Tipografico del Lauro a Teramo. Nella primavera del 1924 esce per i tipi della Società Editoriale Porta di Piacenza, una raccolta di nuove poesie dal titolo “I Sonetti di Ele”, è la prima recensione che riceve appare sul “Il Popolo Abruzzese” del 28 gennaio 1924 che così reca <“E’ una centuria di sonetti ne quali il giovine nostro collega in giornalismo svolge, in sottilissima trama, i motivi di un sentimento e di una passione ideali” Apprendiamo la notizia con vero compiacimento, perché conosciamo il valore dell’amico Prof. Sechini, la cui poesia è sempre vibrante di serene idealità, con vigore di sentimento e nobiltà di forma. Ricordiamo un suo trittico che già pubblicammo per i tipi del nostro stabilimento del Lauro, tre fulgidi sonetti che già davano una certa promessa di un arte piena è sicura. Attendiamo quindi il bel volume, al quale siamo certi arriderà il favore della critica e degli intellettuali.>, ma anche l’attuale libro conservato nella Biblioteca Civica di Giulianova, reca la dedica dell’autore per l’illustre umanista giuliese “Vincenzo Bindi”, suo grande amico. Il 28 settembre 1927, presso lo stabilimento tipografico “Talia” di Mario Leone di Giulianova, dà alle stampe un opuscolo di poesie “Per le belle Nozze”,  in onore del matrimonio tra la Signorina Bice De Annibalis e il Dott. Bernardo Cancrini. Negli anni ’40 fa pubblicare altre poesie e raccolte su diversi periodici specializzati, ma la soddisfazione maggiore arriva con la casa editrice francese “Duparnasse” di Parigi, che gli pubblica una poesia in francese, il titolo della raccolta di poesie in Italiano era “S.O.S. Salvami, Salvami” curato da francese Jan Dolaine. Come già detto prima oltre ad aver iniziato giovanissimo la professione giornalistica, si dedicò attivamente all’attività politica, ed oltre ad essere un fervente cattolico, si dimostrò molto portato per la carriera dirigenziale all’interno del movimento popolare. Il 18 gennaio del 1919, Don Luigi Sturzo annunciava la nascita del Partito Popolare, dando così via al pieno inserimento dei cattolici alla vita politica del paese e due intraprendenti giuliesi raccolsero l’invito fatto dal prete di Caltagirone, è il Prof. Saverio Sechini e Francesco Iaconi ( commerciante di legname), il 20 marzo del 1920 a Giulianova aprirono una locale sezione del partito, ma nello stesso tempo fu anche ottimo conferenziere e animatore dei gruppi giovanili di Azione Cattolica. Nelle elezioni che si tennero nell’ottobre del 1920, si candidarono anche il Prof. Saverio Sechini e Francesco Iaconi, ed entrambi furono cooptati nel nuovo consiglio comunale dove fu eletto come sindaco il Dott. Giuseppe De Bartolomei, mentre il Sechini assunse alla carica di Vicesindaco di una cittadina all’epoca sotto a 10.000 abitanti. Nel settembre del 1921 il segretario del P.P.I. provinciale, l’Avv. Berardo Nisii, lascia la segreteria e l’affida al giovane Sechini, la direzione politica dell’Araldo Abruzzese, il 1 ottobre 1921 esordisce con un editoriale al “vetriolo” contro l’organizzazione del partito. Da Direttore politico intervenne spesso sulle colonne del suo giornale, anche polemizzando con altre testate dell’epoca e con le altre formazioni politiche che denigravano la sua formazione politica. Il 15 maggio del 1922, esce un editoriale del Direttore del Il Popolo Abruzzese, dal titolo “Ancora intorno alla Cooperativa Edilizia di Giulianova”, dove il Sechini viene tirato in ballo dal Direttore Gaetano Panbianco, circa dei presunti aiuti di Don Sturzo alla Cooperativa giuliese. Il 7 dicembre del 1922, chiese a gran voce il ripristino del Vice Commissariato di Pubblica Sicurezza nella sua città, anche perché si stava facendo sentire le minacce di bande di squadristi, che spesso è volentieri venivano da altri centri limitrofi. Infatti sempre in quel periodo, c’erano state delle intimidazioni nei confronti dei militanti cattolici, dove gli fu vietata la vendita del “Le Battaglie Del Mezzogiorno”, organo del partito popolare napoletano. Ma senza aver paura rispose con un duro articolo: <Noi restiamo al nostro posto, assegnatoci da un pensiero che non vacilla e se l’On. Mussolini non fosse a Londra vorremmo a lui rivolgerci per sapere che cosa egli pensa di tali fatti di obbedienza Fascista. Egli ha decantato nei suoi seguaci un vero misticismo dell’obbedienza, i ferrovieri di Napoli e le camice nere di Giulianova non ci sembra che confermino con il loro operato la tesi presidenziale >, era il 16 dicembre del 1922. Il 23 dicembre del 1922, il Sechini ufficializza che la Regia Scuola Industriale della città gli veniva riconosciuta il 2° grado di tirocinio, grazie al suo interessamento presso il Ministero, del resto era anche insegnante in quella scuola   Nello stesso anno con l’avvento del Fascismo la giunta municipale fu sciolta, il 12 aprile del 1923 partecipò al IV° congresso nazionale del P.P.I. a Torino, come delegato, il 6 aprile del 1924 si candida (tutt’oggi a Giulianova e presente sulla fine di via Cerulli (parte opposta del tribunale), su di un muro della villa Cerulli, la scritta con vernice nera “Votate Saverio Sechini”), ben sapendo di non potercela fare, causa la “legge Acerbo”, denominata anche “Legge truffa”, pensate che anche l’Araldo Abruzzese sorvolò sulla sua candidatura. Il 9 novembre del 1926 si chiude l’avventura con il P.P.I., in tutta l’Italia viene sciolto il partito popolare con Regio Decreto del 6 novembre del 1926 n°1648, per attività contraria all’ordine nazionale dello stato e di riflesso i cattolici teramani compreso il Sechini non resta che mettersi da parte. Forse, preso dall’attimo di sbandamento, dovuto alla chiusura di tutta l’attività politica del PPI, decide di aderire al PNF, prendendo la tessera e l’incarico di Segretario dei Fasci Agricoli di Giulianova. Ma il Sechini resosi protagonista, sulla stampa di diversi attacchi contro lo strapotere Fascista, soprattutto nella negazione della libertà di stampa e poi dell’entrata in guerra , nel 1940 è oggetto di ripetuti vessazioni da giovinastri del luogo, ma la minaccia più pesante la riceve nella sua abitazione (tutt’ora esistente, sul lungomare nei pressi del Kursaal), in piena notte alcuni giovani fascisti si avvicinarono alla casa del Sechini e mentre inveivano contro di lui e le sue idee, fecero bersaglio la casa di grosse pietre, e in quella notte prese campo l’idea di trasferirsi altrove, come in seguito fece, e nel 1940 si trasferì definitivamente a Chieti e alla fine degli anni 40! approdò con la sua famiglia a Pescara sempre come insegnante di Istituti Superiori. Allo scoppio della guerra, la famiglia conduceva sempre la vita di tutti i giorni, ma nell’estate del 1944 a causa dei bombardamenti degli “alleati”, la famiglia lasciò Pescara per prendere dimora a Bellante Stazione in una casa colonica dove ancora c’erano i dei terreni di proprietà, alla fine della guerra quando tornarono nella loro abitazione di Pescara, ritrovarono la loro casa distrutta e il Sechini perse anche il suo preziosissimo archivio personale. Ma un uomo come lui, non si perse d’animo e nel 1945 insieme all’Avv. Giuseppe Spataro, fondarono la DC a Pescara e ne divento primo Segretario Provinciale, e nello stesso anno fu cooptato come deputato alla Consulta Nazionale e partecipò attivamente alla realizzazione dell’ attuale ordinamento della Repubblica Italiana, fu anche membro negli stessi anni delle commissioni: Pubblica Istruzione, dell’Interno e Affari Esteri. Quando si ritirò dall’attività politica nazionale, si dedicò a quella della propria città d’adozione, prima dai banchi della minoranza in quota DC, e poi dopo la vittoria alle comunali del 1956, dove strapparono ai Social-Comunisti lo scettro del potere, diventò Assessore ai Lavori Pubblici fino al 1960 per poi essere riconfermato per il successivo quadrimestre 1960-64. Durante questi anni ebbe un ruolo determinante le sue scelte per il riassetto urbanistico della città di Pescara, incentivò la costruzione di ben 11 edifici scolastici (era sovente ripetere che bisognava stare dalla parte del popolo, dandogli i servizi primari per il loro riscatto sociale). Ma il 25 agosto del 1963, in piena attività (morì all’età di 76 anni), il giorno successivo alle solenni onoranze funebri, furono pronunciati i discorsi dal ViceSindaco Ivo Di Blasio e  il Segretario della DC, Ermanno Liberi, ricordarono il grande carisma che aveva trasmesso il Prof. Sechini, in quanto grande lavoratore instancabile, di carattere mite ma soprattutto impregnato di alti valori cattolici. Mentre mi accingo alla fine di questo racconto, ho avuto modo di scambiare delle impressioni con l’ On. Avv. Remo Gaspari, che è stato l’erede diretto dell’Avv. Spataro, nonché esponente di primo piano della DC abruzzese nel periodo della cosiddetta “Prima Repubblica”, lui stesso in una delle tante missive, ricordando la figura del Prof. Sechini, che vedendolo in tantissime riunioni o incontri pubblici ne aveva ricavato una buona impressione, ma che però non gli consentivano di tracciarne un giudizio personale. Ma una cosa invece gli è rimasta impressa, quando l’Avv. Giuseppe Spataro e l’On. Antonio *Manecirei *(mi scuso se non è esatto), ne parlavano bene. Ecco cosa ricorda l’On. Gaspari: <Entrambi lo ritenevano esemplare come professionista, come dirigente di partito ed eccellente amministratore pubblico. Che come controllo nell’esercizio del suo impegno professionale e politico, operava in modo da realizzare quei principi religiosi e morali che avevano sempre ispirato la sua vita. Questo me lo diceva soprattutto Spataro che lo aveva conosciuto sin dagli anni venti.>. Ecco questa in sintesi la vita del Prof. Saverio Sechini, vorrei chiudere ricordando che altre cose si devono ancora studiare di quest’uomo, come per esempio il ruolo politico che ebbe col PPI e la DC poi, come decano dei giornalisti abruzzesi, come poeta, ma anche come amministratore pubblico a Giulianova e Pescara. Il mio piccolo lavoro non vuole sostituirsi a quello di più validi e competenti storici di questa rivista, ma vuole essere una finestra aperta per far conoscere chi era quest’uomo, che purtroppo era caduto nell’oblio.
 
Ringraziamenti:
Prof.ssa Carmen Sylva Sechini (figlia del Prof. Sechini), Dott.ssa Carmen Sacco (nipote, figlia di Soave), Sig.ra Giovaninna Sechini in Funaro (nipote, figlia del fratello Samuele Giulio) Dott. Sandro Galantini, Dott. Ludovico Raimondi e il personale dell’Archivio di Stato di Teramo.
 
Nota dell’autore: Dopo aver concluso questa breve ricerca e lo scritto è già stato impaginato per la stampa, su segnalazione dello storico giuliese Sandro Galantini, sono venuto in possesso di un documento inedito, riguardante il Sechini conservato nell’archivio privato del signor Nevio Piccinini. Il documento, riguarda il Sindacato Fascista dei Coloni e Mezzadri di Giulianova, che era capo-mandamento, con sede nell’ex Ufficio di Registro della nostra città. Llo scritto,  inviato ad un colono di Colleranesco, Giovanni Piccinini, nella zona di “Campocelletti” (oggi anche via ) era una richiesta di iscrizione allo stesso sindacato oltre che al ritiro del Libretto Colonico, è il fiduciario mandamentale era proprio il Prof. Saverio Sechini, era il 15 agosto 1927. Devo dire con tutta onestà che, non ho voluto giudicare l’operato del Sechini, ma indubbiamente si apre uno scenario nuovo per chi, in futuro, vorrà approfondire la vita politica di quest’uomo che tanto ha dato alle nostre istituzioni. Può darsi che collaborò alla vita amministrativa del “ventennio” ricoprendo quest’incarico, ma che successivamente i rapporti tra Lui e il potere si fecero più freddi, tali da fargli cambiare idea, portandolo così fuori dalla sua città d’adozione.
 
 
 
 
Giulianova è una terra che ha prodotto e produce dei figli illustri, ai quali non sempre vengono riconosciuti i giusti meriti da parte dei propri concittadini.
L'affermazione “nemo propheta in patria” risulta d’attualità. L’insensibilità nel valorizzare la ricchezza interiore dell’uomo e la conseguenza dell’interesse per altri aspetti della vita più facilmente palpabili.
Però si ha la percezione che un passo avanti si stia compiendo in tal campo, nel senso che una maggiore attenzione sembra si voglia porre ai valori artistici e culturali che i cittadini esprimono. Avviene che d’estate arrivino a Giulianova turisti stranieri che vanno in cerca della tracce del violoncellista Gaetano Braga, tutt’ora più conosciuto in alcuni paesi d’Europa che nella sua terra d’origine.
Così avviene anche per altri figli benemeriti, che potremmo dire siano numerosi, fra i quali merita un posto di rilievo lo scultore Raffaello Pagliaccetti, trasferitosi come tanti altri giuliesi fuori degli angusti confini territoriali, dove pote’ meglio sviluppare le sue qualità innate. Un ultimo caso, di un artista locale ancora vivente, si è avuto nell’autunno scorso, allorchè, da Roma, in cui temporaneamente risiede, piombò a Giulianova una giovane giapponese, la Sig.ra Mackiko Akanegakubo, bruciata dall’ansia di raccogliere nel luogo di nascita dello scultore Venanzo Crocetti notizie inerenti alla prima infanzia dell’insigne artista contemporaneo. Finì purtroppo per raccogliere poco o nulla, tanto la popolazione non è sufficientemente informata delle vette raggiunte in campo nazionale e internazionale, dal Crocetti, il quale non ha avuto più contatti con la città d’origine, nè sul posto esistono iniziative per riallacciare i rapporti con questo figlio che s’è fatto onore (avvenuto il 2 Luglio del 2000, due anni e mezzo prima della sua morte).
Nel contesto di un tal discorso crediamo sia il caso di fare un breve cenno intorno ad uomini. il cui riconoscimento, per quanto sono riusciti a realizzare come messaggio artistico, scientifico, letterario, è giunto magari troppo tardi. E’ tuttavia importante che questo riconoscimento ci sia stato e che i posteri ne possano conservar memoria. In proposito ci limitiamo ad una breve elencazione con una succinta biografia di ognuno.
 
 

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