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- Saverio Sechini
- (1920)
- Saverio Sechini a
Roma
- Deputato alla
Consulta Nazionale
- (1947-48)
- Saverio Sechini
negli ultimi anni di vita a Pescara
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La vita e le opere del Prof.
Saverio
Sechini |
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M° di giornalismo e Deputato |
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Attraverso
i ricordi di mia nonna, Barbara Cordone |
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“A mia moglie Lucia Temperini,
per avermi regalato
un fiore,
…di nome Chiara”
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di
Walter De Berardinis |
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Mi ritrovo con piacevole amore a ricordare la
vita e le opere dello zio della mia nonna
materna Barbara Cordone, il Prof. Saverio
Sechini, uomo dalle tante qualità umane che
amò tanto la sua
terra d’Abruzzo. Si distinse nel campo
dell’insegnamento, del giornalismo, ma
soprattutto in politica. La storia della sua
famiglia è stata già ricordata nel precedente
intervento dedicato alla festa in onore della
Madonna dello Splendore, in quell’occasione ebbi
modo di ricordare la figura del fratello Don
Concezio, che purtroppo morì
giovanissimo per un male incurabile. Devo
dire che raccontare
la vita di quest’uomo così speciale non è stato
facile, anche perché è caduto nell’oblio,
pensate che a Notaresco (paese natio), non
sapevano chi fosse, mentre a Giulianova (dove
visse con la famiglia, fu Vicesindaco e
fondatore del PPI) era conosciuto soltanto dagli
studiosi locali, anche se poi la città di
Giulianova, per ricordare la sua figura gli ha
dedicato una via “F.lli Sechini”. Saverio
Giuseppe Pasquale Sechini, nasce alle ore 08:46
del giorno 29 maggio 1887, nella casa posta su
di un colle denominato “Colle Magnone”, in
contrada “Cantalupa” della frazione di
“Grasciano” di Notaresco (TE).
I Genitori, Vincenzo (di
Giulianova) e Giovanna Vagnozzi (di Notaresco),
avevano l’uso di mettere ai propri figli sempre
tre nomi, pensate che una delle sue sorelle (la
mia bisnonna) si chiamava Maria Francesca
Erminia. I genitori di Saverio, si
sposarono nel 1876 a Notaresco e suo padre
decise di andare a vivere a Notaresco, anche
perché sua moglie era proprietaria di vasti
appezzamenti di terra, ma come tutte le cose
nella vita anche per loro le avversità non
tardarono ad arrivare e dopo aver dato alla luce
2 femmine e 4 maschi la madre Giovanna Vagnozzi
morì (era
giovanissima), lasciando 6 figli in tenera età.
Il padre Vincenzo, non potendo andare avanti da
solo, anche perché doveva sfamare 6 bambini,
decise di riprendere moglie e si sposo con
Rosaria Faloni, trasferendosi a cavallo dell’800
inizio ‘900 a Giulianova, la seconda moglie si
rilevo una donna
inportatissima per la vita di questi 6 figli.
Durante la fase evolutiva dei
figli la “matrigna”
si era accorta che Concezio e Saverio avevano
grosse attitudini allo studio, e non senza
grosse discussioni con suo marito - il quale
voleva braccia per le sue terre - mentre lei
voleva far entrare entrambi in seminario a
Teramo, e come accade spesso tra marito e moglie
l’ultima è sempre quella che decide. Nel
frequentare a Teramo il Seminario, gli educatori
capirono subito che mentre il fratello Concezio
era portato per la vita ecclesiastica -
infatti diventò
sacerdote - il fratello Saverio era portato più
per le materie umanistiche, Saverio finito il
ginnasio si trasferì a Roma dove si laureo in
Lettere e in seguito a Macerata in Legge. Fin
dall’età ginnasiale, iniziò l’attività di
giornalista ma anche quella politica, le prime
collaborazioni avvennero con “Il Giornale
D’Italia” (quotidiano indipendente, fondato nel
1901 a Roma, da Alberto Bergamini), il quale fu
corrispondente per Teramo dal 1913-1915, tra i
numerosissimi articoli
voglio citare (Vincenzo Bindi e
l’Abruzzo, del 25-3-1912), (L’Abbazia di San
Clemente, del 8-10-1912), (Francesco Paolo Tosti
nel ricordo di Vincenzo Bindi, del 18-12-1916) e
(La grande anima di Francesco Crispi attraverso
le righe di una lettera inedita, del
20-10-1927). Negli stessi anni collaborò anche
con “L’Italia Centrale” (Trisettimanale, poi
bisettimanale d’ispirazione
moderata-conservatrice, ma
fascistizzatasi alla fine del 1926, fondato nel
1898 a Teramo, da Giovanni Fabbri). Fu ispettore
per la testata giornalistica “L’Idea Nazionale”
per le regioni, Marche, Emilia Romagna e Veneto,
ma anche dell’”Azione di Genova”, dal 1942
corrispondente da Pescara, dove si era da poco
trasferito, del “Popolo” (organo ufficiale del
Partito Popolare,
fondato nel 1923 a Roma, da Giuseppe Donati). Ma
anche durante la vita a Giulianova intraprese
molte collaborazioni con quotidiani, settimanali
e periodici della provincia teramana come;
“L’Idea Abruzzese” ( d’ispirazione
conservatrice-sociale regionalistica, nel ’21
diventa organo dei fasci di combattimento,
fondata nel 1920 a Pescara, da Zopito Valentini
); con “L’Adriatico degli Abruzzi” ( giornale
politico letterario amministrativo, fondato nel
1920 a Giulianova, da Livio De Luca); “Il Popolo
Abruzzese” ( settimanale d’ispirazione
democratico-sociale, fondato nel 1912 a Teramo),
da segnalare un bellissimo articolo (Interessi
Giuliesi: Il Porto scritto
il 4-1-1913); “Il Risorgimento D’Abruzzo
e Molise” (giornale ufficiale del Partito
Nazionale Fascista, fondato 1919 a Roma);
“L’Araldo Abruzzese” (organo ufficiale della
Diocesi di Teramo, fondato nel 1904 a Teramo);
“La Difesa Del Popolo” (organo dei popolari
pescaresi, da lui fondato nel 1945); ed altri
ancora, che meriterebbero di essere menzionati.
Dal 1912 era iscritto nell’albo giornalistico,
come decano dei giornalisti abruzzesi,
dal 1946 al 1959 fu Presidente
dell’Associazione pescarese della Stampa. E il
12 maggio 1962, dalle mani del Prefetto di
Pescara, il Dott. Castelucci, gli fu consegnata
la medaglia d’oro per la pluridecennale attività
giornalistica, conferitagli dall’Associazione
della stampa romana. Nel Ottobre del 1912 a
Teramo convolò a giuste nozze con la signorina
Sofia Canzanese figlia di un disegnatore orafo e
di un insegnate, dall’unione nacquero due
splendide figliole, Carmen Sylva a Teramo il 16
ottobre 1916 e Soave a Giulianova il 14-11-1918.
La famiglia rimase a Giulianova fino al 1927,
dove alloggiò in un elegante villino sul
lungomare della città, nei pressi del Kurssal
Lido (luogo di ritrovo del medio Adriatico). A
Giulianova insegnò nel “Regio Istituto
Industriale” materie letterarie, finché non
chiese il trasferimento prima a Chieti nel 1927,
e negli anni ’30 approdò definitivamente a
Pescara sempre come insegnate negli Istituti
superiori e prima di congedarsi dalla
professione d’Insegnante fu Preside all’Istituto
Tecnico Industriale a Pescara e dell’Istituto
Magistrale di Roseto Degli Abruzzi. Ma il Prof.
Sechini era anche un attento cultore delle
materie umanistiche, ed innamorato della poesia,
che lo portarono inevitabilmente a pubblicarne
alcune. Nell’aprile del 1913 scrive e dedica a
una donna, Silvia De Vito, una serie di poesie
dal titolo “Il Trittico dei Fiori”, che verrà
stampato nel 1916 per i tipi del Premiato
Stabilimento Tipografico del Lauro a Teramo.
Nella primavera del 1924 esce per i tipi della
Società Editoriale Porta di Piacenza, una
raccolta di nuove poesie dal titolo “I Sonetti
di Ele”, è la prima recensione che riceve appare
sul “Il Popolo Abruzzese” del 28 gennaio 1924
che così reca <“E’ una centuria di sonetti ne
quali il giovine nostro collega in giornalismo
svolge, in sottilissima trama, i motivi di un
sentimento e di una passione ideali” Apprendiamo
la notizia con vero compiacimento, perché
conosciamo il valore dell’amico Prof. Sechini,
la cui poesia è sempre vibrante di serene
idealità, con vigore di sentimento e nobiltà di
forma. Ricordiamo un suo trittico che già
pubblicammo per i tipi del nostro stabilimento
del Lauro, tre fulgidi sonetti che già davano
una certa promessa di un arte piena è sicura.
Attendiamo quindi il bel volume, al quale siamo
certi arriderà il favore della critica e degli
intellettuali.>, ma anche l’attuale libro
conservato nella Biblioteca Civica di
Giulianova, reca la dedica dell’autore per
l’illustre umanista giuliese “Vincenzo Bindi”,
suo grande amico. Il 28 settembre 1927, presso
lo stabilimento tipografico “Talia” di Mario
Leone di Giulianova, dà alle stampe un opuscolo
di poesie “Per le belle Nozze”, in onore del
matrimonio tra la Signorina Bice De Annibalis e
il Dott. Bernardo Cancrini. Negli anni ’40 fa
pubblicare altre poesie e raccolte su diversi
periodici specializzati, ma la soddisfazione
maggiore arriva con la casa editrice francese
“Duparnasse” di Parigi, che gli pubblica una
poesia in francese, il titolo della raccolta di
poesie in Italiano era “S.O.S.
Salvami, Salvami” curato da francese Jan Dolaine.
Come già detto prima oltre ad aver iniziato
giovanissimo la professione giornalistica, si
dedicò attivamente all’attività politica, ed
oltre ad essere un fervente cattolico, si
dimostrò molto portato per la carriera
dirigenziale all’interno del movimento popolare.
Il 18 gennaio del 1919, Don Luigi Sturzo
annunciava la nascita del Partito Popolare,
dando così via al pieno inserimento dei
cattolici alla vita politica del paese e due
intraprendenti giuliesi raccolsero l’invito
fatto dal prete di Caltagirone, è il Prof.
Saverio Sechini e Francesco Iaconi (
commerciante di legname), il 20 marzo del 1920 a
Giulianova aprirono una locale sezione del
partito, ma nello stesso tempo fu anche ottimo
conferenziere e animatore dei gruppi giovanili
di Azione Cattolica. Nelle elezioni che si
tennero nell’ottobre del 1920, si candidarono
anche il Prof. Saverio Sechini e Francesco
Iaconi, ed entrambi furono cooptati nel nuovo
consiglio comunale dove fu eletto come sindaco
il Dott. Giuseppe De Bartolomei, mentre il
Sechini assunse alla carica di Vicesindaco di
una cittadina all’epoca sotto a 10.000 abitanti.
Nel settembre del 1921 il segretario del P.P.I.
provinciale, l’Avv. Berardo Nisii, lascia la
segreteria e l’affida al giovane Sechini, la
direzione politica dell’Araldo Abruzzese, il 1
ottobre 1921 esordisce con un editoriale al
“vetriolo” contro l’organizzazione del partito.
Da Direttore politico intervenne spesso sulle
colonne del suo giornale, anche polemizzando con
altre testate dell’epoca e con le altre
formazioni politiche che denigravano la sua
formazione politica. Il 15 maggio del 1922, esce
un editoriale del Direttore del Il Popolo
Abruzzese, dal titolo “Ancora intorno alla
Cooperativa Edilizia di Giulianova”, dove il
Sechini viene tirato in ballo dal Direttore
Gaetano Panbianco, circa dei presunti aiuti di
Don Sturzo alla Cooperativa giuliese. Il 7
dicembre del 1922, chiese a gran voce il
ripristino del Vice Commissariato di Pubblica
Sicurezza nella sua città, anche perché si stava
facendo sentire le minacce di bande di
squadristi, che spesso è volentieri venivano da
altri centri limitrofi. Infatti sempre in quel
periodo, c’erano state delle intimidazioni nei
confronti dei militanti cattolici, dove gli fu
vietata la vendita del “Le Battaglie Del
Mezzogiorno”, organo del partito popolare
napoletano. Ma senza aver paura rispose con un
duro articolo: <Noi restiamo al nostro posto,
assegnatoci da un pensiero che non vacilla e se
l’On. Mussolini non fosse a Londra vorremmo a
lui rivolgerci per sapere che cosa egli pensa di
tali fatti di obbedienza Fascista. Egli ha
decantato nei suoi seguaci un vero misticismo
dell’obbedienza, i ferrovieri di Napoli e le
camice nere di Giulianova non ci sembra che
confermino con il loro operato la tesi
presidenziale >, era il 16 dicembre del 1922.
Il 23 dicembre del 1922, il Sechini ufficializza
che la Regia Scuola Industriale della città gli
veniva riconosciuta il 2° grado di tirocinio,
grazie al suo interessamento presso il
Ministero, del resto era anche insegnante in
quella scuola Nello stesso anno con
l’avvento del Fascismo la giunta municipale fu
sciolta, il 12 aprile del 1923 partecipò al IV°
congresso nazionale del P.P.I. a Torino, come
delegato, il 6 aprile del 1924 si candida
(tutt’oggi a Giulianova e presente sulla fine di
via Cerulli (parte opposta del tribunale), su di
un muro della villa Cerulli, la scritta con
vernice nera “Votate Saverio Sechini”), ben
sapendo di non potercela fare, causa la “legge
Acerbo”, denominata anche “Legge truffa”,
pensate che anche l’Araldo Abruzzese sorvolò
sulla sua candidatura. Il 9 novembre del 1926 si
chiude l’avventura con il P.P.I., in tutta
l’Italia viene sciolto il partito popolare con
Regio Decreto del 6 novembre del 1926 n°1648,
per attività contraria all’ordine nazionale
dello stato e di riflesso i cattolici teramani
compreso il Sechini non resta che mettersi da
parte. Forse, preso dall’attimo di sbandamento,
dovuto alla chiusura di tutta l’attività
politica del PPI, decide di aderire al PNF,
prendendo la tessera e l’incarico di Segretario
dei Fasci Agricoli di Giulianova. Ma il Sechini
resosi protagonista, sulla stampa di diversi
attacchi contro lo strapotere Fascista,
soprattutto nella negazione della libertà di
stampa e poi dell’entrata in guerra , nel 1940 è
oggetto di ripetuti vessazioni da giovinastri
del luogo, ma la minaccia più pesante la riceve
nella sua abitazione (tutt’ora esistente, sul
lungomare nei pressi del Kursaal), in piena
notte alcuni giovani fascisti si avvicinarono
alla casa del Sechini e mentre inveivano contro
di lui e le sue idee, fecero bersaglio la casa
di grosse pietre, e in quella notte prese campo
l’idea di trasferirsi altrove, come in seguito
fece, e nel 1940 si trasferì definitivamente a
Chieti e alla fine degli anni 40! approdò con la
sua famiglia a Pescara sempre come insegnante di
Istituti Superiori. Allo scoppio della guerra,
la famiglia conduceva sempre la vita di tutti i
giorni, ma nell’estate del 1944 a causa dei
bombardamenti degli “alleati”, la famiglia
lasciò Pescara per prendere dimora a Bellante
Stazione in una casa colonica dove ancora
c’erano i dei terreni di proprietà, alla fine
della guerra quando tornarono nella loro
abitazione di Pescara, ritrovarono la loro casa
distrutta e il Sechini perse anche il suo
preziosissimo archivio personale. Ma un uomo
come lui, non si perse d’animo e nel 1945
insieme all’Avv. Giuseppe Spataro, fondarono la
DC a Pescara e ne divento primo Segretario
Provinciale, e nello stesso anno fu cooptato
come deputato alla Consulta Nazionale e
partecipò attivamente alla realizzazione dell’
attuale ordinamento della Repubblica Italiana,
fu anche membro negli stessi anni delle
commissioni: Pubblica Istruzione, dell’Interno e
Affari Esteri. Quando si ritirò dall’attività
politica nazionale, si dedicò a quella della
propria città d’adozione, prima dai banchi della
minoranza in quota DC, e poi dopo la vittoria
alle comunali del 1956, dove strapparono ai
Social-Comunisti lo scettro del potere, diventò
Assessore ai Lavori Pubblici fino al 1960 per
poi essere riconfermato per il successivo
quadrimestre 1960-64. Durante questi anni ebbe
un ruolo determinante le sue scelte per il
riassetto urbanistico della città di Pescara,
incentivò la costruzione di ben 11 edifici
scolastici (era sovente ripetere che bisognava
stare dalla parte del popolo, dandogli i servizi
primari per il loro riscatto sociale). Ma il 25
agosto del 1963, in piena attività (morì all’età
di 76 anni), il giorno successivo alle solenni
onoranze funebri, furono pronunciati i discorsi
dal ViceSindaco Ivo Di Blasio e il Segretario
della DC, Ermanno Liberi, ricordarono il grande
carisma che aveva trasmesso il Prof. Sechini, in
quanto grande lavoratore instancabile, di
carattere mite ma soprattutto impregnato di alti
valori cattolici. Mentre mi accingo alla fine di
questo racconto, ho avuto modo di scambiare
delle impressioni con l’ On. Avv. Remo Gaspari,
che è stato l’erede diretto dell’Avv. Spataro,
nonché esponente di primo piano della DC
abruzzese nel periodo della cosiddetta “Prima
Repubblica”, lui stesso in una delle tante
missive, ricordando la figura del Prof. Sechini,
che vedendolo in tantissime riunioni o incontri
pubblici ne aveva ricavato una buona
impressione, ma che però non gli consentivano di
tracciarne un giudizio personale. Ma una cosa
invece gli è rimasta impressa, quando l’Avv.
Giuseppe Spataro e l’On. Antonio *Manecirei *(mi
scuso se non è esatto), ne parlavano bene. Ecco
cosa ricorda l’On. Gaspari: <Entrambi lo
ritenevano esemplare come professionista, come
dirigente di partito ed eccellente
amministratore pubblico. Che come controllo
nell’esercizio del suo impegno professionale e
politico, operava in modo da realizzare quei
principi religiosi e morali che avevano sempre
ispirato la sua vita. Questo me lo diceva
soprattutto Spataro che lo aveva conosciuto sin
dagli anni venti.>. Ecco questa in sintesi
la vita del Prof. Saverio Sechini, vorrei
chiudere ricordando che altre cose si devono
ancora studiare di quest’uomo, come per esempio
il ruolo politico che ebbe col PPI e la DC poi,
come decano dei giornalisti abruzzesi, come
poeta, ma anche come amministratore pubblico a
Giulianova e Pescara. Il mio piccolo lavoro non
vuole sostituirsi a quello di più validi e
competenti storici di questa rivista, ma vuole
essere una finestra aperta per far conoscere chi
era quest’uomo, che purtroppo era caduto
nell’oblio.
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Ringraziamenti:
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Prof.ssa Carmen Sylva Sechini (figlia del Prof.
Sechini), Dott.ssa Carmen Sacco (nipote, figlia
di Soave), Sig.ra Giovaninna Sechini in Funaro
(nipote, figlia del fratello Samuele Giulio)
Dott. Sandro Galantini, Dott. Ludovico Raimondi
e il personale dell’Archivio di Stato di Teramo.
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Nota dell’autore: Dopo aver concluso questa breve ricerca e lo scritto è già stato
impaginato per la stampa, su segnalazione dello
storico giuliese Sandro Galantini, sono venuto
in possesso di un documento inedito, riguardante
il Sechini conservato nell’archivio privato del
signor Nevio Piccinini. Il documento, riguarda
il Sindacato Fascista dei Coloni e Mezzadri di
Giulianova, che era capo-mandamento, con sede
nell’ex Ufficio di Registro della nostra città.
Llo scritto,
inviato ad un colono di Colleranesco, Giovanni
Piccinini, nella zona di “Campocelletti” (oggi
anche via ) era una richiesta di iscrizione allo
stesso sindacato oltre che al ritiro del
Libretto Colonico, è il fiduciario mandamentale
era proprio il Prof. Saverio Sechini, era il 15
agosto 1927. Devo dire con tutta onestà che, non
ho voluto giudicare l’operato del Sechini, ma
indubbiamente si apre uno scenario nuovo per
chi, in futuro, vorrà approfondire la vita
politica di quest’uomo che tanto ha dato alle
nostre istituzioni. Può darsi che collaborò alla
vita amministrativa del “ventennio” ricoprendo
quest’incarico, ma che successivamente i
rapporti tra Lui e il potere si fecero più
freddi, tali da fargli cambiare idea, portandolo
così fuori dalla sua città d’adozione.
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Giulianova è una terra che ha prodotto e produce
dei figli illustri, ai quali non sempre vengono riconosciuti i giusti
meriti da parte dei propri concittadini.
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L'affermazione “nemo propheta in patria” risulta
d’attualità. L’insensibilità nel valorizzare la ricchezza interiore
dell’uomo e la conseguenza dell’interesse per altri aspetti della vita
più facilmente palpabili.
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Però si ha la percezione che un passo avanti si
stia compiendo in tal campo, nel senso che una maggiore attenzione
sembra si voglia porre ai valori artistici e culturali che i cittadini
esprimono. Avviene che d’estate arrivino a Giulianova turisti stranieri
che vanno in cerca della tracce del violoncellista
Gaetano Braga, tutt’ora
più conosciuto in alcuni paesi d’Europa che nella sua terra d’origine.
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Così avviene anche per altri figli benemeriti,
che potremmo dire siano numerosi, fra i quali merita un posto di rilievo
lo scultore
Raffaello Pagliaccetti, trasferitosi come tanti altri giuliesi fuori degli angusti confini territoriali, dove pote’ meglio
sviluppare le sue qualità innate. Un ultimo caso, di un artista locale
ancora vivente, si è avuto nell’autunno scorso, allorchè, da Roma, in
cui temporaneamente risiede, piombò a Giulianova una giovane giapponese,
la Sig.ra Mackiko Akanegakubo, bruciata dall’ansia di raccogliere nel
luogo di nascita dello scultore
Venanzo Crocetti notizie inerenti alla
prima infanzia dell’insigne artista contemporaneo. Finì purtroppo per
raccogliere poco o nulla, tanto la popolazione non è sufficientemente
informata delle vette raggiunte in campo nazionale e internazionale, dal
Crocetti, il quale non ha avuto più contatti con la città d’origine, nè
sul posto esistono iniziative per riallacciare i rapporti con questo
figlio che s’è fatto onore (avvenuto il 2 Luglio del 2000, due anni e
mezzo prima della sua morte).
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Nel contesto di un tal discorso crediamo sia il
caso di fare un breve cenno intorno ad uomini. il cui riconoscimento,
per quanto sono riusciti a realizzare come messaggio artistico,
scientifico, letterario, è giunto magari troppo tardi. E’ tuttavia
importante che questo riconoscimento ci sia stato e che i posteri ne
possano conservar memoria. In proposito ci limitiamo ad una breve
elencazione con una succinta biografia di ognuno.
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