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Raffaele Roscioli nasce a Giulianova il 14 aprile
1861. Rampollo di una delle famiglie più abbienti
della città (un Giovan Domenico Roscioli compare tra
i decurioni nella prima metà dell’800) e dove
certo non mancano i necessari stimoli culturali. Sua
madre è Secondina Tarquini, suo padre è quel don
Tommaso (omonimo dello zio, cappellano-curato della
chiesa di San Flaviano nel primo decennio
dell’Ottocento), medico-chirurgo stimatissimo e
dotato, a giudizio di Vincenzo Bindi, di «ingegno
versatile e di varia cultura», cui non difettano né
valentia professionale (sintomatica è l’amicizia
intrattenuta con il celebre clinico abruzzese
Salvatore Tommasi), né passione civile, avendo egli
partecipato attivamente - e non in posizione
subalterna - alle vicende politiche del periodo
preunitario (ritroviamo Tommaso, infatti, a fianco
dell’altro giuliese Raffaele Cavarocchi nella
sommossa di Teramo del 1848, oltre che al centro di
una fitta rete di rapporti intrattenuti con Giuseppe
Devincenzi e Silvio Spaventa) ed alla vita cittadina
(è nella deputazione incaricata di ricevere nel 1857
Leopoldo Borbone, sarà ufficiale nella Guardia
Nazionale. collaboratore del sindaco Gaetano
Ciaffardoni, membro della giunta municipale formata
il 19 dicembre 1861 ed uno dei primi presidenti
della Congregazione di Carità. A lui, peraltro, si
attribuisce il merito di aver fondato l’istituto
femminile di S. Rocco).
Compiuti gli studi ginnasiali nel seminario di Atri
e quelli liceali in Teramo, Raffaele Roscioli si
iscrive all’Università di Napoli, meta allora
obbligata per le intelligenze abruzzesi, laureandosi
precocemente.
Nel 1884 il ventitreenne dottor Roscioli inizia la
sua brillante carriera con la nomina ad assistere,
per concorso, presso il Frenocomio di Reggio Emilia
- allora, il più rinomato centro di studi
psichiatrici della penisola - sotto la guida di
quell’Augusto Tamburini considerato uno dei
rinnovatori, insieme con Cesare Castiglioni,
Serafino Buffi, Carlo Livi, Gaspare Virgilio e
Cesare Lombroso (tutti luminari, questi, che in più
occasioni ebbero modo di esprimere apprezzamento nei
confronti del Nostro), dell’assistenza psichiatrica
in Italia. In questo stesso anno vedono la luce in
rapida sequenza presso l’editore Enrico Detken di
Napoli, due sue monografie, le prime di una
bibliografia che diverrà, in prosieguo di tempo,
copiosissima: Della neurotinite e dell’atrofia
del nervo ottico in alcune malattie cerebro-spinali
e Contribuzione allo studio della paralisi spinale
spastica. A queste seguono, l’anno successivo,
un interessante saggio relativo alla morfologia
cellulare delle circonvoluzioni frontali, apparso
nella prestigiosa “Rivista sperimentale di
freniatria e medicina legale”, e, in volume, Due
casi di lesioni dei peduncoli celebrali, per
conto della tipografia del Manicomio
lnterprovinciale “Vittorio Emanuele II” di Nocera
Inferiore. Sarà proprio al “Vittorio Emanuele” di
Nocera Inferiore - vera fucina di tanti futuri
direttori e certamente il miglior Istituto del
Mezzogiorno continentale, per molto tempo rimasto
tale anche per la rete di rapporti intrattenuti con
l’Università di Napoli - che il brillante Raffaele
Roscioli, sempre più vocato a “magnifiche sorti e
progressive’, si trasferirà nel 1886 dopo aver
superato l’ennesimo concorso a medico ordinario,
classificandosi primo assoluto.
La sua eccezionale preparazione, la sua operosità ed
il suo impegno pubblicistico notevole (solo nel
periodo compreso tra il 1886 ed il 1890 vedono la
luce ben otto nuove monografie scientifiche) portano
presto il Roscioli, per quanto giovane, ad essere
considerato uno tra gli alienisti più noti d’Italia
ed uno tra i più apprezzati nella pratica
frenocomiale, tanto da venir nominato nel 1891 - lo
stesso anno nel quale partecipa, presentando un
interessante studio clinico e statistico sulla
paralisi progressiva nell’Italia meridionale, al VII
Congresso Freniatrico - Direttore del Manicomio
“Fleurent” di Napoli, la rinomatissima struttura
privata di Capodichino. La venuta del Roscioli a
Teramo data all’agosto del 1892, quando, dietro
sollecitazione dei colleghi abruzzesi, partecipa e
brillantemente vince il posto messo a concorso di
direttore del locale Manicomio, il primo e per tanto
tempo ancora unico presidio del genere in Abruzzo,
sorto - giova rammentano - nel 1881, su determinante
impulso dell’allora presidente della Congregazione
di Carità Berardo Costantini, come reparto
dell’Ospedale.
Sarà proprio sotto la direzione Roscioli che quella
struttura assurgerà, in un lasso di tempo nemmeno
troppo esteso, a durevole fama, allineandosi ad
altre Istituzioni consimili più “blasonate” ed anzi
divenendo, insieme con il Manicomio di Anversa,
l’approdo privilegiato di gran parte degli
“alienati” dell’intero Sud continentale. Difatti -
scrive in proposito un vero esperto come Fernando
Galluppi - è proprio con Raffaele Roscioli che
«inizia il lavoro scientifico specialistico condotto
attraverso la puntuale osservazione dei ricoverati e
la redazione delle loro storie cliniche. Ed a Teramo
cominciano ad affluire malati dell’intera regione ed
anche da Campobasso. Nel 1904 poi se ne aggiunge un
primo nucleo proveniente da Roma, mentre prosegue la
edificazione di nuovi fabbricati e comparti che
prelude alla definitiva scissione del Manicomio
dall’Ospedale», per l’autonomia logistica del quale,
oltretutto, il Roscioli riuscirà a far acquistare
dalla Congregazione il terreno ubicato sul colle in
Fontana della Regina, dove in effetti la nuova
struttura - come sognava il Roscioli, che tuttavia
non farà in tempo a vedere - qualche tempo dopo
sorgerà. Grazie dunque al Roscioli, il Manicomio di
Teramo acquisisce non solo un pieno riconoscimento
nel circuito scientifico nazionale (dai 185
ricoverati del 1892 si passa a 601 nel 1911), ma
conosce anche - come apprendiamo da un puntuale
saggio di Marco Quarchioni - una felice fase di
trasformazione. Questa investe sia agli aspetti
edilizi e le attività svolte (nel febbraio 1905 si
inaugura la prima colonia agricola, destinata ad un
grande sviluppo successivo; nel 1907 l’ingegnere
Marcozzi mette mano, dietro sollecitazione del
direttore, al primo di una lunga lista di progetti;
nel 1910 viene aperto un Asilo speciale per alienati
cronici e tranquilli e, sempre in quell’anno, si
attiva per tali categorie di malati anche
l’assistenza omo-familiare), sia quelli più
propriamente professionali (il personale medico
viene finalmente ben definito e si attesta sulle 5
unità stabili; si mette mano al primo regolamento
interno utilizzando come modello quello di Arezzo;
l’ergoterapia conosce una massiccia diffusione;
prende il suo abbrivo la scuola professionale per
infermieri con preparazione specifica, fiorente fino
allo scoppio della prima guerra mondiale).
A questa felice temperie va ricondotta l’uscita nel
1893, per i tipi della teramana Bezzi e Appignani
(la medesima impresa tipografia che proprio in
quest’anno pubblica il volume Tre casi di
pellagra nella provincia di Teramo, ennesimo
lavoro scientifico del Roscioli. ma il primo
relativo all’area geografica aprutina), del
bimestrale “Cronaca del Manicomio di Teramo”.
Attraverso questo periodico, per la struttura
teramana indubbiamente rappresentativo di
un’esperienza assolutamente nuova, il Roscioli (che
ne sarà il direttore responsabile sino al 1909,
coadiuvato da Cleto Pierrannunzi in veste di
redattore) riuscirà ad attivare un proficuo dialogo
scientifico tra gli operatori abruzzesi ed i
colleghi di altre regioni, pubblicando informazioni
e considerazioni statistiche, articoli di
approfondimento, notizie sanitarie e persino
resoconti criminologici.
Insomma, quello di Roscioli è un attivismo che fa
compiere alla struttura da lui diretta un passaggio
decisivo e storico e, indubbiamente, “prepara” ad
uno splendido avvenire il Manicomio teramano, che
conoscerà il suo momento di massimo prestigio con la
direzione affidata a Marco Levi Bianchini.
Purtroppo, però, quella che appare una non
resistibile ascesa (alle numerose ed autorevoli
attestazioni di stima tributate dal mondo
scienfitico italiano fa pendant una
bibliografia che si infoltisce di nuovi titoli, tre
solo nell’anno 1892) viene bruscamente interrotta
nel 1914, con la morte di Domenico, l’amatissimo
Mimì, unico figlio maschio di Raffaele Roscioli,
evento terribile, questo, che lo getta in uno stato
di profonda costernazione. È lo stesso Umberto
Biancone a ricordare attraverso un lungo articolo
apparso nel giornale da lui diretto, “Il Risveglio”,
nell’edizione 16 luglio 1916, che l’esimio
professore «non seppe mai darsi pace» e che ogni
«oggetto, ogni ricordo che gli rappresentasse
davanti agli occhi la dolce figura del suo figliolo
era per lui uno strazio; e correva ogni mese
immancabilmente, con matematica precisione, a
Giulianova, laggiù ove riposan le ossa giovanette, a
deporre i fiori più belli della stagione, e quelli
ancora più santi: i fiori del suo affetto».
Si tratta, sembra sin troppo evidente, di un dolore
totale e profondissimo, che neanche l’affetto della
moglie e delle figlie Elena, Bice, Secondina e
Silvia riesce a lenire. Da qui a non molto il
Roscioli verrà aggredito, L’11 giugno del 1916, da
una terribile ed esiziale malattia. Alle 22.30 del 4
luglio di questo stesso anno, dopo una lancinante
agonia, Raffaele Roscioli, come ricorda Umberto
Biancone con bellissime espressioni che non possiamo
fare a meno di riportare. «reclinò il bel capo, e
stette gelido e muto».
Se ne andava uno tra i più illustri psichiatri
d’Italia, un uomo che aveva speso la sua esistenza -
sono ancora parole del Biancone - «tra lo studio e
le opere buone, tra l’affetto per la scienza, e
quello ancora più grande e santo, per la famiglia».
Tratto dall'articolo Un illustre psichiatra
giuliese del passato: Raffaele Roscioli di
Sandro Galantini, rivista La Madonna dello
Splendore n°18. |