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Per saperne di più |
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Raffaello
Pagliaccetti
(1839 - 1900)
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| Alcune opere |
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- Testa di Baccante
- (1859-61)
- Donata dallo
scultore al conte di Castellana, suo amico e mecenate, l'opera
confluì successivamente nella Pinacoteca del Comune di Giulianova e
in un secondo tempo fu esposta nella Sala dedicata all'artista
giuliese,
- dove si trova
ancora oggi. L'opera è una replica della statua rappresentante l'Antinoo
Braschi (Roma, Musei vaticani) eseguita dallo scultore negli anni
dell'Accademia, tra il 1859 e il 1861. La testa, realizzata in
gesso, misura cm. 57 per 65, ed è alta 97 cm.
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- Sua Altezza
Reale il Duca di Aosta
- (1868)
- L’opera fu
realizzata da Pagliaccetti dopo l’esecuzione di un busto
raffigurante la Principessa Margherita. Sull’onda del successo
tributato alla scultura, tentò di ripeterlo con quest’opera
esemplata nel “pittoresco costume di capo di torneo (trecentesco)
tenuto in Firenze per le feste nuziali del fratello” (Parroni 1927).
In relazione a tale scultura, nel 1870 l’artista Giovanni Duprè
sottoscrive un attestato al Pagliaccetti in cui afferma: “Il Signor
Raffaello Pagliaccetti scultore ha ultimato una statua in gesso
esprimente S.A.R. il Duca di Aosta, nel quale lavoro si è distinto
per appropriata imitazione dal vero di tutte le più piccole
particolarità come il soggetto lo richiedeva. Somiglianza
atteggiamento espressione, tutto concorre a rendere questo lavoro
del Pagliaccetti materiale di molta lode ed io son lieto di porgli
qui ulteriore giusto tributo di lodi”. La statua è realizzata in
gesso patinato ad imitazione del bronzo, è firmata e datata al 1868.
Misura cm. 80 per 60, con un’altezza di 192 cm., ed è oggi
conservata presso la Sala Pagliaccetti a Giulianova.
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- Il Maresciallo
Moltke
- (1873)
- Pagliaccetti
tradusse quest'opera sia in marmo sia in bronzo. Il busto riscosse
un notevole successo all'Esposizione universale di Vienna, come pure
la versione marmorea all'esposizione della Promotrice napoletana del
1877 che fu venduta e di cui si sono perse le tracce. La traduzione
in bronzo si trova presso la galleria d'arte Moderna di Roma.
- All'esposizione
universale di Vienna l'artista inviò un busto di Moltke in
terracotta di cui i biografi parlano spesso. Di quest'opera non si
hanno notizie. in effetti, la scultura in questione servì da modello
per la fusione in bronzo che fu eseguita dalla ditta Conversini di
Pistoia. Il busto però non fu mai riconsegnato all'artista
(Pagliaccetti 1889), il quale si trovò costretto ad apllicare
su un calco in gesso una bellissima patina ad imitazione della
terracotta, dando così via all'opera che oggi sostituisce
praticamente il busto premiato a Vienna. L'opera misura cm. 40 per
70, ed è alta 79 cm.
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Autoritratto
- (1873)
- Questo autoritratto è uno dei
primi lavori di Raffaello Pagliaccetti, e fu realizzato tra il 1873 ed il
1877 (Parroni 1927). Proviene dalla donazione di pasquale Ventlj ed è oggi
conservato presso la sala pagliaccetti di giulianova. E' realizzato in gesso
e misura cm. 50 per 25, con un'altezza di 70cm.
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- Il cenotafio
- (1874)
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Il monumento funebre si trova nella
cappella Dé Bartolomei, situata in Piazza della Libertà a Giulianova
Paese. Narra Bindi nel 1916: “L’egregio ingegnere Gaetano Dé
Bartolomei
... volendo onorare la
memoria dello zio Angelo Antonio Cosimo, commise al Pagliaccetti
l’incarico di eseguire in marmo un monumento sepolcrale, che stesse
testimonio della sua pietà e del suo riverente affetto verso il caro
ed illustre congiunto”. Nacque così un opera d’arte davvero insigne,
e per i superbi bassorilievi rappresentanti i tre Genii della
Storia, dell’Archeologia e della Poesia (...), e
per i vaghi e belli
intagli di fiori simbolici, papaveri, spighe, lauro e mortelle,
condotti con sì rara perfezione e grazia, e con tanto mirabile
magistero da parere opera non di marmo, ma delicatissimo ricamo; e
finalmente per lo stupendo busto del De Bartolomei, che corona il
semplice ed elegante monumento, così naturale che par vivo. Il
monumento è alto 4 metri e 30 per una larghezza di 2 metri, mentre
il particolare raffigurato misura cm. 100 per 79.
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- Pio IX
- (1877)
L'opera fu realizzata nel 1877, come conferma
la scritta incisa sul basamento in legno, e fu inviata nel 1878
all’Esposizione Universale di Parigi. Qui riscosse un notevole
successo, tuttavia l’autore non fu premiato. Rispetto alla
successiva traduzione in bronzo, questo gesso si differenzia
soprattutto per la posizione del Papa che risulta qui più rialzata.
È
realizzata in gesso e misura cm 165 per
120, con un altezza di 2 metri. |
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Sant'Andrea
(1884)
Si tratta del modello
in gesso della statua marmorea ubicata sulla facciata della chiesa
di Santa Maria del Fiore di Firenze. La facciata, opera del De
Fabris, fu inaugurata nel 1887, pertanto la datazione dell’opera è
sicuramente anteriore di qualche anno a questa data. L’opera misura
1 metro e 20 per 1 metro, con un’altezza di 2 metri e mezzo, ed è
oggi conservata presso la Sala Pagliaccetti di Giulianova.
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- Monumento a
Vittorio Emanuele II
- (1889)
- E' la grande
statua in bronzo che sorge nella ottocentesca Piazza della libertà,
nel centro storico di Giulianova Paese. La statua fu tradotta in
bronzo dalla fonderia Conversini di Pistoia nel 1889, ha un peso di
circa 35 quintali ed è alta circa 4. metri.
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- Maestro Elia
Crocetti
- (1899)
- Quest’opera non è
citata da alcun critico o
biografo dell’artista. Sulla base reca la seguente iscrizione: M.tro
Elia C.tti MDCCCXCVIV. La scultura fu donata negli anni ‘80 da
Giuseppe
Crocetti, nipote dell’effigiato, al Comune di Giulianova affinché
potesse essere esposta nella Sala dedicata a Raffaello Pagliaccetti,
dove è oggi custodita. Il busto è realizzato in gesso e misura cm.
54 per 35,
con un’altezza di 70
cm.
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M° e Scultore |
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Raffaele Pagliaccetti nasce a Giulianova il 31
ottobre 1839, da Andrea, piccolo commerciante, e
Chiara Trifoni.
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Negli anni tra il 1849 e il 1850 il pittore
giuliese Flaviano Bucci e la moglie Laura
impartiscono lezioni di disegno al ragazzo che
già in tenerissima età aveva evidenziato una
certa inclinazione per l’arte.
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A seguito delle ripetute pressioni esercitate
dai coniugi Bucci e da altre personalità, tra
cui il conte di Castellana e l’ingegner Gaetano
Dé Bartolomei, sulla famiglia Pagliaccetti, nel
1857 il giovane Raffaele viene finalmente
mandato a Roma per frequentare l’Accademia di
Francia e successivamente quella di San Luca.
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Il 1859 è l’anno della chiusura dell’Accademia
di San Luca.
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Nel 1860 Pagliaccetti ottiene il II premio della
terza classe della scultura.
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Nel 1861 è documentata una sua presenza nella
stessa Accademia dove tra l’altro il 28 giugno
partecipa al concorso scolastico «delle pieghe»
per la scultura senza ottenere alcun premio,
mentre il 4 luglio nel concorso scolastico di
scultura, vince il primo premio della prima
classe con la copia in gesso dell’Apoilino
mediceo.
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L’opera che non fu premiata risulta essere la
copia della scultura rappresentante Sileno che
tiene tra le braccia un Bacco bambino (Roma,
Musei Vaticani).
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Nello stesso anno si apre a Firenze
l’Esposizione Nazionale e lo scultore, forse
dopo un soggiorno a Giuilianova o forse dalla
stessa Roma, si reca a visitarla grazie ad un
assegno concessogli dall’Amministrazione
Provinciale di Teramo. A seguito di ciò decide
di rimanere definitivamente a Firenze e questa
scelta dipenderà molto dal pensionato che la
stessa Amministrazione deciderà di assegnargli.
Tra gli scultori onorari esercenti
nell’Accademia fiorentina, il giovane
Pagliaccetti trova Aristodemo Costoli, Giovanni
Dupré, Pio Fedi ed Emilio Santarelli. Dopo
l’esperienza romana con il Tenerani egli si
giova ora dell’insegnamento dei nomi più
prestigiosi della scultura.
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Tra il 1862 e il 1863 Pagliaccetti partecipa
alle Esposizioni dell’Accademia ed esegue molti
disegni. Realizza in questi anni un’opera di un
certo impegno: il busto in marmo di Melchiorre
Delfico che donerà all’Amministrazione
Provinciale di Teramo quale atto di
riconoscenza.
-
La scultura reca la seguente iscrizione:
«Raffaello Pagliaccetti da Giulianova nel 1863
scolpiva».. Per la prima volta, dunque, egli si
firma Raffaello e non Raffaele ed aggiunge «da
Giulianova».
-
Da questa data in poi il nome Raffaello sarà una
costante, mentre il nome della città natale in
seguito non verrà più menzionato.
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Il biennio 1864-66 è caratterizzato da una gran
mole di lavoro. Esegue alcuni studi in gesso tra
cui ritratti di giovani donne e molti disegni.
Realizza il busto di Rossini, un Ritratto di
vecchia donna e nel 1866 il bozzetto per un
ipotetico monumento dedicato a Cappellini alla
battaglia di Lissa, e il busto di Garibaldi a
Caprera; esegue anche il Galileo Galilei.
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Il 1867 lo vede protagonista di frequenti viaggi
a Giulianova (secondo il Parroni, 1927). Il 3
ottobre il Dupré gli sottoscrive una lettera in
cui dichiara che “la statua in plastica
esprimente il Generale Garibaldi è opera
dell’Artista Raffaello Pagliaccetti che da
qualche tempo si distingue anche per varie altre
prove”.
-
Questo giudizio servirà da sprone al giovane
scultore che già progetta il busto in creta
della Principessa Margherita. Partecipa a tutte
le esposizioni dell’Accademia fiorentina.
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Su invito della stessa principessa Margherita,
nel 1868 traduce in marmo il busto: grande
successo. Il principe Umberto gli tributa le
lodi. Pagliaccetti scrive all’Ingegner Gaetano
Dé Bartolomei, suo concittadino, inviandogli un
progetto per l’erigenda Cappella Gentilizia:
traccia così per grandi linee il carattere
architettonico dell’edificio.
-
All’Esposizione della Società Promotrice delle
Belle Arti ottiene la medaglia d’oro per l’opera
Un ritratto di donna, realizza anche il busto
del musicista Gioacchino Rossini e la grande
statua di Sua Altezza Reale il Duca d’Aosta.
-
Tra il 1869 e il 1870 lavora sempre a Firenze in
Via Leonardo Da Vinci. Ancora il Dupré attesta
che la statua raffigurante il Duca d’Aosta è
un'opera che si distingue per «appropriata
imitazione del vero in tutte le più piccole sue
particolarità». Nello stesso anno realizza anche
uno studio per decorazione e la statua in gesso
Zena la schiava.
-
Negli anni a cavallo tra il 1871 e il 1873 lo
scultore si dedica alla preparazione di opere
che saranno inviate nel 1873 all’Esposizione
Universale di Vienna. Realizza per tale
occasione il busto del maresciallo Moltke, il
Bacio al tabernacolo e Ritorno in parrocchia ed
infine una tazza in porcellana raffigurante il
Trionfo di Venere e di Amore.
-
Sempre tra il 1871 e il 1873, Pagliaccetti
partecipa a tutte le esposizioni della Accademia
fiorentina e nel 1873, appunto, invia a Vienna i
pezzi di scultura. Per assistere alla grande
Esposizione chiede un contributo alla Provincia
di Teramo, che però non potrà corrispondere
nessun sussidio. Amareggiato l’artista non si
perdonerà mai l’assenza di Vienna. In una
lettera al Bindi (1877) lo scultore scrive “Ho
sempre dimenticato dirti che il busto di Moltke,
all’Esposizione di Vienna fece fermare per molto
tempo l’imperatore d’Austria che era insieme al
principe ereditario di Prussia». Il Busto del
Maresciallo Moltke, riceve la medaglia dell’arte
ed anche il Trionfo di Venere e di Amore, viene
premiata per il settore delle arti ceramiche.
Nel 1873 riceve dalla Società promotrice delle
Belle Arti in Firenze la Menzione Onorevole per
il busto in marmo Ritratto.
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Nel 1874, sull’onda del successo ottenuto
all’Esposizione Universale di Vienna, lo
scultore riceve la commissione per un importante
lavoro. Si tratta della statua della
giovanissima Emma Faldi per il cimitero di San
Miniato a Firenze. È senza dubbio il primo
importante lavoro insieme alla grande
commissione giuliese per il cenotafio ad Angelo
Antonio Cosimo Dé Bartolomei, già iniziato
probabilmente l’anno precedente.
-
Nel 1875 traduce in marmo la statua di Emma
Faldi, che firma «Raff. Pagliaccetti Architetto
scolpì». Il Consiglio d’Arte della Società
Promotrice di Belle Arti in Firenze lo dichiara
degno di Menzione Onorevole per il busto in
terracotta raffigurante il Maresciallo Moltke.
Viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere
dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.
L’accademia Fiorentina delle Arti e del Disegno
lo ammette nel numero degli Accademici di merito
corrispondenti. Porta a termine i tre monumenti
della cappella Dé Bartolomei.
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All’Esposizione Universale di Filadelfia del
1876 espone il Garibaldi a Caprera in gesso che
il Comune di Teramo qualche anno prima
desiderava tradurre in marmo. Viaggio a Roma,
ove incontra il pontefice Pio IX.
-
Nel corso del 1877 scrive spesso al suo unico
fratello Domenico che vive a Giulianova. Il 28
febbraio di quello stesso anno invia una lettera
allo storico giuliese Vincenzo Bindi per
incaricarlo di occuparsi della rappresentanza
all’Esposizione Nazionale di Napoli, dove egli
manda due busti di Moltke, uno in terracotta già
premiato a Vienna e l’altro in marmo, Il primo
ha il prezzo il 1.500 lire, il secondo di 3.000
lire. «Non potendo per circostanze partirmi da
Firenze, intendo dare a te la mia
rappresentanza, ritenendoti per grande amico,
corredato di sveltezza e di sapere, ed
all’occasione la tua penna potrebbe far il suo
ufficio», Il 19 marzo, sempre a Firenze, scrive
ancora all’amico Bindi: «Avrai già ricevuto una
mia cartolina nella quale ti facevo sapere che
il busto della Milli era stato spedito,
ritenendo per sicuro che venisse ricevuto, come
appresi da una lettera dello scultore Grati in
cui si esprimeva così “spedisci il tuo busto, ne
ho parlato a Salazaro”. Ora accade
l’inconveniente che il busto non solamente
rimarrà fuori di catalogo ma ancora fuori
dell’esposizione». Il 6 aprile risponde da
Firenze all’amico Bindi circa la richiesta di
alcune notizie biografiche che dovevano servire
allo storico giuliese per stilare il libro
Artisti Abruzzesi (1883). «Non posso tanto
fornirti di quelle notizie che mi chiedi su di
me, giacché non è il momento di parlare della
mia vita, morte e miracoli ! No amico mio car(issi)mo
non è questo il momento per fare biografia. I
lavori da me fatti sono ben pochi, ed in gran
parte sono rimasti semplici modelli del mio
studio a causa di poca fortuna e pochissimi
mezzi, e tu ben ricorderai il Garibaldi a
Caprera, il Duca d’Aosta, il Cappellini a Lissa,
il Galvani, ecc. I miei lavori in marmo che
hanno veduto un po’ di luce sono i tre monumenti
sepocrali del Dé Bartolomei a te noti, un altro
monumento grande (Emma Faldi) è qui in Firenze
nella necropoli di S. Miniato al Monte, busti
sparsi qua e l’a che non so dove siano ad
eccezione di quello della Principessa Margherita
esistente nell’appartamento del Re qui in
Firenze, e di quelli semicolossali di Delfico e
di Rossini, il primo sta in Teramo, il secondo
al Ministero della Pubblica Istruzione di Roma.
Ma non bisogna illudersi, questi lavori senza
escludere il Moltke, bisogna che siano
appoggiati da una grande opera». Difatti proprio
sul finire dell’anno modella la grande statua in
gesso del pontefice Pio IX che tra l’altro aveva
incontrato a Roma l’anno precedente.
Nell’Esposizione Artistica industriale
Fiorentina riceve la medaglia di bronzo per
accurata modellatura di un Ritratto e per
accurata esecuzione di lavori in terracotta,
riprodotti dal vero. (Opere di cui si è persa
ogni traccia).
-
Nel dicembre del 1877 ultima la statua di Pio IX
ed il 27 gennaio la espone al pubblico fino al 3
febbraio nel suo studio in via Leonardo Da
Vinci, 9. Successivamente l’opera viene esposta,
in coincidenza con la morte del Pontefice, nelle
sale dell’Accademia di Firenze ed il 18 febbraio
Pagliaccetti insieme alla sua scultura parte per
Parigi alla volta dell’Esposizione Universale (Parroni,
1927). Grande successo di critica, articoli di
Le Monde, ma nessun riconoscimento.
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Secondo Parroni, nel 1879 l’artista si ammala di
cuore ed è costretto a trascorrere diversi mesi
a Giulianova. Questo periodo è contrassegnato da
una produzione di disegni e dalla ideazione
della Cieca che porta a termine l’anno
successivo a Firenze.
-
Oltre alla Cieca, nel 1880 realizza anche il
busto in marmo raffigurante Virgo. Inoltre
esegue i medaglioni a Giusseppina Rossi
Sorricchio e quello di Alessandro Ventilj. Il 31
dicembre il Municipio di Giulianova delibera di
erigere un monumento in marino dedicato a
Vittorio Emanuele II e affida all’artista il
lavoro.
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Il periodo che va dal 1881 al 1884 è
contrassegnato da una serie di studi e di
bozzetti per il monumento. Inizia anche la
grande statua raffigurante Sant’Andrea per la
facciata del Duomo di Firenze. Nello stesso anno
è di nuovo tra gli Accademici residenti
nell’Accademia Fiorentina delle Arti e del
Disegno. Realizza il busto in porcellana del
Marchese Ginori.
-
Nel 1885 esegue il Galvani e all’Esposizione
permanente fiorentina gli viene conferito il
diploma di cooperazione «per avere esposto nella
sezione scultura alcune figure in terracotta».
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Nel 1886 appronta il bozzetto per il monumento a
Donatello e modella il busto di Augusto Conti
che sarà tradotto in bronzo l’anno successivo,
Un altro lavoro di una certa importanza è quello
del busto di Gioacchino Rossini. Ultima la
colossale statua in gesso di Vittorio Emanuele
II ed il 19 giugno la espone a Firenze nel suo
studio, in via Leonardo Da Vinci, 9.
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Nel 1887 gli viene commissionato il busto di
Concezio Ciafardoni ed esegue un altro ritratto
di Gioacchino Rossini.
-
L’anno successivo riesce, grazie all’aiuto del
filosofo Augusto Conti, a tradurre in bronzo la
grande statua del Pio IX che sarà donata nello
stesso anno dai fiorentini al Pontefice Leone
XIII, il quale accorderà allo scultore la Croce
«Pro Eclesia et Pontifice». Sempre nel 1888
viene eletto Membro Corrispondente della
Accademia Imperiale di Belle Arti di Rio de
Janeiro. Primi contatti con la ditta Conversini
di Pistoia per la fusione in bronzo della statua
di Vittorio Emanuele II.
-
Nel 1889 viene realizzata in bronzo la statua di
Vittorio Emanuele non senza grosse difficoltà.
Prima di giungere a Giulianova l’opera viene
esposta a Firenze a cura della Fonderia
Conversini. L’artista rimane diverso tempo nella
sua città natale per seguire da vicino le fasi
di costruzione del basamento a cui collaborerà
anche manualmente per porre in qualche modo
riparo alla struttura irrimediabilmente
modificata dall’Amministrazione Comunale per
ragioni economiche. Viene eletto Presidente
Onorario Perpetuo dell’Unione Operaia Umberto I,
delle Società di Mutuo Soccorso di Napoli e
fuori. Riceve la grande Medaglia d’Oro
all’Esposizione Internazionale Partenopea
Permanente «per aver esposto una testa in
terracotta rappresentante il Maestro Gioaccbino
Rossini».
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Nel 1890 viene nominato a far parte della
Commissione tecnica delle RR. Gallerie di
Firenze. Matrimonio con la fiorentina Maria
Niccoli. Da tale unione non nasceranno figli.
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Nel corso del 1891 continua, forse, la
collaborazione iniziata con Lorenzo Ginori
presso la sua manifattura di Doccia dove
realizza opere di grande interesse. Esegue il
busto di Cesare Guasti e di Luigi Dragonetti.
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Nel 1892 viene tradotto in bronzo il busto di
Cesare Guasti. Sono questi gli ultimi anni di
soggiorno a Firenze ove il nostro artista si
sente sempre più isolato e non riesce più ad
avere commissioni.
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Nel 1894 si inaugura a Giulianova il monumento a
Vittorio Emanuele II dopo che lo scultore già
nel 1889 ha portato a termine la traduzione in
bronzo. A seguito delle polemiche intercorse con
l’Amministrazione Comunale della sua città per
le note vicende del monumento, del resto
raccontate in un suo manoscritto dello stesso
anno, lo scultore si rifiuta di essere presente
alla cerimonia di inaugurazione.
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Nel 1895 Pagliaccetti realizza una serie di
busti femminili ed idea il monumento alla
poetessa Giannina Milli per il Cimitero di San
Miniato. Nel frattempo continuano i disagi
procurati dall’ambiente fiorentino.
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L’anno successivo (1896) partecipa al concorso
per il monumento a Gioacchino Rossini e
realizza, appunto, il Monumento a Giannina Milli
che solo in anni recenti viene trasferito da
Firenze a Teramo e collocato nei giardini della
Villa Comunale.
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Pagliaccetti ritorna definitivamente a
Giulianova nel 1897, sia per problemi economici
che di salute. Qui esegue una piccola statua
raffigurante Garibaldi a cavallo, molte opere in
terracotta, il busto di giovane donna e il nudo
di donna. Esegue anche un bozzettino dedicato al
Senatore De Vincenti.
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Nel corso del 1898 il suo paese lo sostiene
offrendogli anche molte occasioni di lavoro
mediante l’esecuzione di alcuni ritratti
Aristodemo Ventilj, Andrea Pagliaccetti e Maria
Trifoni.
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Nel 1899 traduce in marmo il busto di Ventilj e
quelli del padre e di Maria Trifoni che
collocherà nelle rispettive cappelle nel
Cimitero di Giulianova. La ritrovata atmosfera
familiare ed i sinceri vecchi amici
contribuiscono a creare una condizione ottimale
per esprimere una rinnovata vena artistica.
Viene eletto consigliere comunale.
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La mattina dell'8 maggio 1900, alle ore 3,
l’artista muore, probabilmente vittima di un
attacco di cuore.
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▪ PER SAPERNE DI PIU'
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▪ Tratto dall'opuscolo Raffaello Pagliaccetti
L'Artista del Comune di Giulianova e realizzato
dall'Associazione Atlandide Onlus, Giulianova.
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Giulianova è una terra che ha prodotto e produce
dei figli illustri, ai quali non sempre vengono riconosciuti i giusti
meriti da parte dei propri concittadini.
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L'affermazione “nemo propheta in patria” risulta
d’attualità. L’insensibilità nel valorizzare la ricchezza interiore
dell’uomo e la conseguenza dell’interesse per altri aspetti della vita
più facilmente palpabili.
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Però si ha la percezione che un passo avanti si
stia compiendo in tal campo, nel senso che una maggiore attenzione
sembra si voglia porre ai valori artistici e culturali che i cittadini
esprimono. Avviene che d’estate arrivino a Giulianova turisti stranieri
che vanno in cerca della tracce del violoncellista
Gaetano Braga, tutt’ora
più conosciuto in alcuni paesi d’Europa che nella sua terra d’origine.
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Così avviene anche per altri figli benemeriti,
che potremmo dire siano numerosi, fra i quali merita un posto di rilievo
lo scultore
Raffaello Pagliaccetti, trasferitosi come tanti altri giuliesi fuori degli angusti confini territoriali, dove pote’ meglio
sviluppare le sue qualità innate. Un ultimo caso, di un artista locale
ancora vivente, si è avuto nell’autunno scorso, allorchè, da Roma, in
cui temporaneamente risiede, piombò a Giulianova una giovane giapponese,
la Sig.ra Mackiko Akanegakubo, bruciata dall’ansia di raccogliere nel
luogo di nascita dello scultore
Venanzo Crocetti notizie inerenti alla
prima infanzia dell’insigne artista contemporaneo. Finì purtroppo per
raccogliere poco o nulla, tanto la popolazione non è sufficientemente
informata delle vette raggiunte in campo nazionale e internazionale, dal
Crocetti, il quale non ha avuto più contatti con la città d’origine, nè
sul posto esistono iniziative per riallacciare i rapporti con questo
figlio che s’è fatto onore (avvenuto il 2 Luglio del 2000, due anni e
mezzo prima della sua morte).
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Nel contesto di un tal discorso crediamo sia il
caso di fare un breve cenno intorno ad uomini. il cui riconoscimento,
per quanto sono riusciti a realizzare come messaggio artistico,
scientifico, letterario, è giunto magari troppo tardi. E’ tuttavia
importante che questo riconoscimento ci sia stato e che i posteri ne
possano conservar memoria. In proposito ci limitiamo ad una breve
elencazione con una succinta biografia di ognuno.
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