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ARALDICA - Lo stemma del Comune di Giulianova contiene un cavaliere medioevale a cavallo che rappresenta Giulio Antonio Acquaviva, il fondatore della città tardomedioevale. Lo stemma è sormontato da cinque torri che raffigurano le antiche fortificazioni quattrocentesche della città. Giulia Nova o Giulianova, che deve il suo nome, appunto, al fondatore, anticamente si chiamava Castrum Novum, colonia fondata dai romani sulle rive del Batinus, l'odierno Tordino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, nel corso del Medioevo, le fu dato il nome di Catel S. Flaviano, in onore delle reliquie del martire che, secondo la leggenda, sarebbero state rinvenute, forse portatevi via mare, in quel sito.
 
Per  saperne di più
 
Raffaele Pagliaccetti fu uno dei capiscuola del verismo toscano della seconda meta' dell'800, nasce a Giulianova il 31 ottobre 1839, da Andrea, piccolo commerciante, e Chiara Trifoni. Negli anni tra il 1849 e il 1850 il pittore giuliese Flaviano Bucci e la moglie Laura impartiscono lezioni di disegno al ragazzo che già in tenerissima età aveva evidenziato una certa inclinazione per l’arte.
Raffaello Pagliaccetti
(1839 - 1900)
 
Alcune opere
Testa di Baccante - Donata dallo scultore al Conte di Castellana, suo amico e mecenate, l'opera confluì successivamente nella Pinacoteca del Comune di Giulianova e in un secondo tempo fu esposta nella Sala dedicata all'artista giuliese, dove si trova ancora oggi. L'opera è una replica della statua rappresentante l'Antinoo Braschi (Roma, Musei vaticani) eseguita dallo scultore negli anni dell'Accademia, tra il 1859 e il 1861. La testa, realizzata in gesso, misura cm. 57 per 65, ed è alta 97 cm.
Testa di Baccante
(1859-61)
Donata dallo scultore al conte di Castellana, suo amico e mecenate, l'opera confluì successivamente nella Pinacoteca del Comune di Giulianova e in un secondo tempo fu esposta nella Sala dedicata all'artista giuliese,
dove si trova ancora oggi. L'opera è una replica della statua rappresentante l'Antinoo Braschi (Roma, Musei vaticani) eseguita dallo scultore negli anni dell'Accademia, tra il 1859 e il 1861. La testa, realizzata in gesso, misura cm. 57 per 65, ed è alta 97 cm.
 
Sua Altezza Reale il Duca di Aosta - L’opera fu realizzata da Pagliaccetti dopo l’esecuzione di un busto raffigurante la Principessa Margherita. Sull’onda del successo tributato alla scultura, tentò di ripeterlo con quest’opera esemplata nel “pittoresco costume di capo di torneo (trecentesco) tenuto in Firenze per le feste nuziali del fratello” (Parroni 1927). In relazione a tale scultura, nel 1870 l’artista Giovanni Duprè sottoscrive un attestato al Pagliaccetti in cui afferma: “Il Signor Raffaello Pagliaccetti scultore ha ultimato una statua in gesso esprimente S.A.R. il Duca di Aosta, nel quale lavoro si è distinto per appropriata imitazione dal vero di tutte le più piccole particolarità come il soggetto lo richiedeva.
Sua Altezza Reale il Duca di Aosta
(1868)
L’opera fu realizzata da Pagliaccetti dopo l’esecuzione di un busto raffigurante la Principessa Margherita. Sull’onda del successo tributato alla scultura, tentò di ripeterlo con quest’opera esemplata nel “pittoresco costume di capo di torneo (trecentesco) tenuto in Firenze per le feste nuziali del fratello” (Parroni 1927). In relazione a tale scultura, nel 1870 l’artista Giovanni Duprè sottoscrive un attestato al Pagliaccetti in cui afferma: “Il Signor Raffaello Pagliaccetti scultore ha ultimato una statua in gesso esprimente S.A.R. il Duca di Aosta, nel quale lavoro si è distinto per appropriata imitazione dal vero di tutte le più piccole particolarità come il soggetto lo richiedeva. Somiglianza atteggiamento espressione, tutto concorre a rendere questo lavoro del Pagliaccetti materiale di molta lode ed io son lieto di porgli qui ulteriore giusto tributo di lodi”. La statua è realizzata in gesso patinato ad imitazione del bronzo, è firmata e datata al 1868. Misura cm. 80 per 60, con un’altezza di 192 cm., ed è oggi conservata presso la Sala Pagliaccetti a Giulianova.
 
Il maresciallo Moltke, Giulianova, Sala Pagliaccetti. Gesso patinato ad imitazione della terracotta, cm. 79x40x70. All’intero della base vi è un biglietto con scritto: Esposizione Universale di Vienna 1873. Premiato con Medaglia dell’arte. L’artista tradusse questa opera sia in marmo che in bronzo. Il busto riscosse un notevole successo alla Esposizione Universale di Vienna, come pure la versione marmorea all’Esposizione della Promotrice napoletana del 1877 che fu venduta e di cui si sono perse le tracce. Il Parroni la colloca presso il Museo di Napoli, tuttavia da ricerche effettuate in questa città non si sono avute notizie. La traduzione in bronzo si trova pressò la Galleria d’Arte Moderna di Roma. All’esposizione Universale di Vienna l’artista inviò un busto di Moltke in terracotta di cui i biografi parlano spesso. Di quest’opera non si hanno notizie. In effetti la scultura in questione servì da modello per la fusione in bronzo che fu eseguita dalla ditta Conversini di Pistoia e che non riconsegnò mai il busto all’artista (Pagliaccetti 1889), il quale si trovò costretto ad effettuare su di un calco in gesso una bellissima patina ad imitazione della terracotta che oggi sostituisce praticamente il busto premiato a Vienna.
Il Maresciallo Moltke
(1873)
Pagliaccetti tradusse quest'opera sia in marmo sia in bronzo. Il busto riscosse un notevole successo all'Esposizione universale di Vienna, come pure la versione marmorea all'esposizione della Promotrice napoletana del 1877 che fu venduta e di cui si sono perse le tracce. La traduzione in bronzo si trova presso la galleria d'arte Moderna di Roma.
All'esposizione universale di Vienna l'artista inviò un busto di Moltke in terracotta di cui i biografi parlano spesso. Di quest'opera non si hanno notizie. in effetti, la scultura in questione servì da modello per la fusione in bronzo che fu eseguita dalla ditta Conversini di Pistoia. Il busto però non fu mai riconsegnato all'artista (Pagliaccetti 1889), il quale si trovò costretto  ad apllicare su un calco in gesso una bellissima patina ad imitazione della terracotta, dando così via all'opera che oggi sostituisce praticamente il busto premiato a Vienna. L'opera misura cm. 40 per 70, ed è alta 79 cm.
 
Autoritratto - Si tratta di uno dei primi lavori dell'artista databile tra il 1873 e il 1877 (Parroni 1927). Proviene dalla donazione di pasquale Ventlj ed è oggi conservato presso la sala pagliaccetti di giulianova. E' realizzato in gesso e misura cm. 50 per 25, con un'altezza di 70cm.
Autoritratto
(1873)
Questo autoritratto è uno dei primi lavori di Raffaello Pagliaccetti, e fu realizzato tra il 1873 ed il 1877 (Parroni 1927). Proviene dalla donazione di pasquale Ventlj ed è oggi conservato presso la sala pagliaccetti di giulianova. E' realizzato in gesso e misura cm. 50 per 25, con un'altezza di 70cm.
 
Particolare del  Cenatafio De' Bartolomei - si trova nella cappella gentilizia dei De’ Bartolomei, sorta nel 1876, con sculture e bassorilievi del Pagliaccetti.
Il cenotafio
(1874)
Il monumento funebre si trova nella cappella Dé Bartolomei, situata in Piazza della Libertà a Giulianova Paese. Narra Bindi nel 1916: “L’egregio ingegnere Gaetano Dé Bartolomei ... volendo onorare la memoria dello zio Angelo Antonio Cosimo, commise al Pagliaccetti l’incarico di eseguire in marmo un monumento sepolcrale, che stesse testimonio della sua pietà e del suo riverente affetto verso il caro ed illustre congiunto”. Nacque così un opera d’arte davvero insigne, e per i superbi bassorilievi rappresentanti i tre Genii della Storia, dell’Archeologia e della Poesia (...), e per i vaghi e belli intagli di fiori simbolici, papaveri, spighe, lauro e mortelle, condotti con sì rara perfezione e grazia, e con tanto mirabile magistero da parere opera non di marmo, ma delicatissimo ricamo; e finalmente per lo stupendo busto del De Bartolomei, che corona il semplice ed elegante monumento, così naturale che par vivo. Il monumento è alto 4 metri e 30 per una larghezza di 2 metri, mentre il particolare raffigurato misura cm. 100 per 79.
 
Sulla base in legno reca la scritta: Pagliaccetti 1877. Pio IX - L'opera fu inviata all’Esposizione Universale di Parigi, qui riscosse un notevole successo, tuttavia l’autore non fu premiato. Rispetto alla successiva traduzione in bronzo, questo gesso si differenzia soprattutto per la posizione del Papa che risulta qui più rialzata. È realizzata in gesso e misura cm 165 per 120, con un altezza di 2 metri.
Pio IX
(1877)
L'opera fu realizzata nel 1877, come conferma la scritta incisa sul basamento in legno, e fu inviata nel 1878 all’Esposizione Universale di Parigi. Qui riscosse un notevole successo, tuttavia l’autore non fu premiato. Rispetto alla successiva traduzione in bronzo, questo gesso si differenzia soprattutto per la posizione del Papa che risulta qui più rialzata. È realizzata in gesso e misura cm 165 per 120, con un altezza di 2 metri.
 
Statua di Sant'Andrea, è il modello in gesso della statua marmorea ubicata sulla facciata di santa Maria del Fiore di Firenze. - Il periodo che va dal 1881 al 1884 è contrassegnato da una serie di studi e di bozzetti per il monumento. Inizia anche la grande statua raffigurante Sant’Andrea per la facciata del Duomo di Firenze. Nello stesso anno è di nuovo tra gli Accademici residenti nell’Accademia Fiorentina delle Arti e del Disegno. Realizza il busto in porcellana del Marchese Ginori. L’opera misura 1 metro e 20 per 1 metro, con un’altezza di 2 metri e mezzo, ed è oggi conservata presso la Sala Pagliaccetti di Giulianova.
Sant'Andrea
(1884)
Si tratta del modello in gesso della statua marmorea ubicata sulla facciata della chiesa di Santa Maria del Fiore di Firenze. La facciata, opera del De Fabris, fu inaugurata nel 1887, pertanto la datazione dell’opera è sicuramente anteriore di qualche anno a questa data. L’opera misura 1 metro e 20 per 1 metro, con un’altezza di 2 metri e mezzo, ed è oggi conservata presso la Sala Pagliaccetti di Giulianova.
 
E' la piu grande statua in bronzo che sorge nella ottocentesca piazza della Libertà. - Monumento a Vittorio Emanuele II - Nel 1889 viene realizzata in bronzo la statua di Vittorio Emanuele non senza grosse difficoltà. Prima di giungere a Giulianova l’opera viene esposta a Firenze a cura della Fonderia Conversini e ha un peso di circa 35 quintali. L’artista rimane diverso tempo nella sua città natale per seguire da vicino le fasi di costruzione del basamento a cui collaborerà anche manualmente per porre in qualche modo riparo alla struttura irrimediabilmente modificata dall’Amministrazione Comunale per ragioni economiche.
Monumento a Vittorio Emanuele II
(1889)
E' la grande statua in bronzo che sorge nella ottocentesca Piazza della libertà, nel centro storico di Giulianova Paese. La statua fu tradotta in bronzo dalla fonderia Conversini di Pistoia nel 1889, ha un peso di circa 35 quintali ed è alta circa 4. metri.
 
Maestro Elia Crocetti - Quest’opera non è citata da alcun critico o biografo dell’artista. Sulla base reca la seguente iscrizione: M.tro Elia C.tti MDCCCXCVIV. La scultura fu donata negli anni ‘80 da Giuseppe Crocetti, nipote dell’effigiato, al Comune di Giulianova affinché potesse essere esposta nella Sala dedicata a Raffaello Pagliaccetti, dove è oggi custodita. Il busto è realizzato in gesso e misura cm. 54 per 35, con un’altezza di 70 cm.
Maestro Elia Crocetti
(1899)
Quest’opera non è citata da alcun critico o biografo dell’artista. Sulla base reca la seguente iscrizione: M.tro Elia C.tti MDCCCXCVIV. La scultura fu donata negli anni ‘80 da Giuseppe Crocetti, nipote dell’effigiato, al Comune di Giulianova affinché potesse essere esposta nella Sala dedicata a Raffaello Pagliaccetti, dove è oggi custodita. Il busto è realizzato in gesso e misura cm. 54 per 35, con un’altezza di 70 cm.
 

Raffaello Pagliaccetti

M° e Scultore

 
Raffaele Pagliaccetti nasce a Giulianova il 31 ottobre 1839, da Andrea, piccolo commerciante, e Chiara Trifoni.
Negli anni tra il 1849 e il 1850 il pittore giuliese Flaviano Bucci e la moglie Laura impartiscono lezioni di disegno al ragazzo che già in tenerissima età aveva evidenziato una certa inclinazione per l’arte.
A seguito delle ripetute pressioni esercitate dai coniugi Bucci e da altre personalità, tra cui il conte di Castellana e l’ingegner Gaetano Dé Bartolomei, sulla famiglia Pagliaccetti, nel 1857 il giovane Raffaele viene finalmente mandato a Roma per frequentare l’Accademia di Francia e successivamente quella di San Luca.
Il 1859 è l’anno della chiusura dell’Accademia di San Luca.
Nel 1860 Pagliaccetti ottiene il II premio della terza classe della scultura.
Nel 1861 è documentata una sua presenza nella stessa Accademia dove tra l’altro il 28 giugno partecipa al concorso scolastico «delle pieghe» per la scultura senza ottenere alcun premio, mentre il 4 luglio nel concorso scolastico di scultura, vince il primo premio della prima classe con la copia in gesso dell’Apoilino mediceo.
L’opera che non fu premiata risulta essere la copia della scultura rappresentante Sileno che tiene tra le braccia un Bacco bambino (Roma, Musei Vaticani).
Nello stesso anno si apre a Firenze l’Esposizione Nazionale e lo scultore, forse dopo un soggiorno a Giuilianova o forse dalla stessa Roma, si reca a visitarla grazie ad un assegno concessogli dall’Amministrazione Provinciale di Teramo. A seguito di ciò decide di rimanere definitivamente a Firenze e questa scelta dipenderà molto dal pensionato che la stessa Amministrazione deciderà di assegnargli. Tra gli scultori onorari esercenti nell’Accademia fiorentina, il giovane Pagliaccetti trova Aristodemo Costoli, Giovanni Dupré, Pio Fedi ed Emilio Santarelli. Dopo l’esperienza romana con il Tenerani egli si giova ora dell’insegnamento dei nomi più prestigiosi della scultura.
Tra il 1862 e il 1863 Pagliaccetti partecipa alle Esposizioni dell’Accademia ed esegue molti disegni. Realizza in questi anni un’opera di un certo impegno: il busto in marmo di Melchiorre Delfico che donerà all’Amministrazione Provinciale di Teramo quale atto di riconoscenza.
La scultura reca la seguente iscrizione: «Raffaello Pagliaccetti da Giulianova nel 1863 scolpiva».. Per la prima volta, dunque, egli si firma Raffaello e non Raffaele ed aggiunge «da Giulianova».
Da questa data in poi il nome Raffaello sarà una costante, mentre il nome della città natale in seguito non verrà più menzionato.
Il biennio 1864-66 è caratterizzato da una gran mole di lavoro. Esegue alcuni studi in gesso tra cui ritratti di giovani donne e molti disegni. Realizza il busto di Rossini, un Ritratto di vecchia donna e nel 1866 il bozzetto per un ipotetico monumento dedicato a Cappellini alla battaglia di Lissa, e il busto di Garibaldi a Caprera; esegue anche il Galileo Galilei.
Il 1867 lo vede protagonista di frequenti viaggi a Giulianova (secondo il Parroni, 1927). Il 3 ottobre il Dupré gli sottoscrive una lettera in cui dichiara che “la statua in plastica esprimente il Generale Garibaldi è opera dell’Artista Raffaello Pagliaccetti che da qualche tempo si distingue anche per varie altre prove”.
Questo giudizio servirà da sprone al giovane scultore che già progetta il busto in creta della Principessa Margherita. Partecipa a tutte le esposizioni dell’Accademia fiorentina.
Su invito della stessa principessa Margherita, nel 1868 traduce in marmo il busto: grande successo. Il principe Umberto gli tributa le lodi. Pagliaccetti scrive all’Ingegner Gaetano Dé Bartolomei, suo concittadino, inviandogli un progetto per l’erigenda Cappella Gentilizia: traccia così per grandi linee il carattere architettonico dell’edificio.
All’Esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti ottiene la medaglia d’oro per l’opera Un ritratto di donna, realizza anche il busto del musicista Gioacchino Rossini e la grande statua di Sua Altezza Reale il Duca d’Aosta.
Tra il 1869 e il 1870 lavora sempre a Firenze in Via Leonardo Da Vinci. Ancora il Dupré attesta che la statua raffigurante il Duca d’Aosta è un'opera che si distingue per «appropriata imitazione del vero in tutte le più piccole sue particolarità». Nello stesso anno realizza anche uno studio per decorazione e la statua in gesso Zena la schiava.
Negli anni a cavallo tra il 1871 e il 1873 lo scultore si dedica alla preparazione di opere che saranno inviate nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna. Realizza per tale occasione il busto del maresciallo Moltke, il Bacio al tabernacolo e Ritorno in parrocchia ed infine una tazza in porcellana raffigurante il Trionfo di Venere e di Amore.
Sempre tra il 1871 e il 1873, Pagliaccetti partecipa a tutte le esposizioni della Accademia fiorentina e nel 1873, appunto, invia a Vienna i pezzi di scultura. Per assistere alla grande Esposizione chiede un contributo alla Provincia di Teramo, che però non potrà corrispondere nessun sussidio. Amareggiato l’artista non si perdonerà mai l’assenza di Vienna. In una lettera al Bindi (1877) lo scultore scrive “Ho sempre dimenticato dirti che il busto di Moltke, all’Esposizione di Vienna fece fermare per molto tempo l’imperatore d’Austria che era insieme al principe ereditario di Prussia». Il Busto del Maresciallo Moltke, riceve la medaglia dell’arte ed anche il Trionfo di Venere e di Amore, viene premiata per il settore delle arti ceramiche. Nel 1873 riceve dalla Società promotrice delle Belle Arti in Firenze la Menzione Onorevole per il busto in marmo Ritratto.
Nel 1874, sull’onda del successo ottenuto all’Esposizione Universale di Vienna, lo scultore riceve la commissione per un importante lavoro. Si tratta della statua della giovanissima Emma Faldi per il cimitero di San Miniato a Firenze. È senza dubbio il primo importante lavoro insieme alla grande commissione giuliese per il cenotafio ad Angelo Antonio Cosimo Dé Bartolomei, già iniziato probabilmente l’anno precedente.
Nel 1875 traduce in marmo la statua di Emma Faldi, che firma «Raff. Pagliaccetti Architetto scolpì». Il Consiglio d’Arte della Società Promotrice di Belle Arti in Firenze lo dichiara degno di Menzione Onorevole per il busto in terracotta raffigurante il Maresciallo Moltke. Viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. L’accademia Fiorentina delle Arti e del Disegno lo ammette nel numero degli Accademici di merito corrispondenti. Porta a termine i tre monumenti della cappella Dé Bartolomei.
All’Esposizione Universale di Filadelfia del 1876 espone il Garibaldi a Caprera in gesso che il Comune di Teramo qualche anno prima desiderava tradurre in marmo. Viaggio a Roma, ove incontra il pontefice Pio IX.
Nel corso del 1877 scrive spesso al suo unico fratello Domenico che vive a Giulianova. Il 28 febbraio di quello stesso anno invia una lettera allo storico giuliese Vincenzo Bindi per incaricarlo di occuparsi della rappresentanza all’Esposizione Nazionale di Napoli, dove egli manda due busti di Moltke, uno in terracotta già premiato a Vienna e l’altro in marmo, Il primo ha il prezzo il 1.500 lire, il secondo di 3.000 lire. «Non potendo per circostanze partirmi da Firenze, intendo dare a te la mia rappresentanza, ritenendoti per grande amico, corredato di sveltezza e di sapere, ed all’occasione la tua penna potrebbe far il suo ufficio», Il 19 marzo, sempre a Firenze, scrive ancora all’amico Bindi: «Avrai già ricevuto una mia cartolina nella quale ti facevo sapere che il busto della Milli era stato spedito, ritenendo per sicuro che venisse ricevuto, come appresi da una lettera dello scultore Grati in cui si esprimeva così “spedisci il tuo busto, ne ho parlato a Salazaro”. Ora accade l’inconveniente che il busto non solamente rimarrà fuori di catalogo ma ancora fuori dell’esposizione». Il 6 aprile risponde da Firenze all’amico Bindi circa la richiesta di alcune notizie biografiche che dovevano servire allo storico giuliese per stilare il libro Artisti Abruzzesi (1883). «Non posso tanto fornirti di quelle notizie che mi chiedi su di me, giacché non è il momento di parlare della mia vita, morte e miracoli ! No amico mio car(issi)mo non è questo il momento per fare biografia. I lavori da me fatti sono ben pochi, ed in gran parte sono rimasti semplici modelli del mio studio a causa di poca fortuna e pochissimi mezzi, e tu ben ricorderai il Garibaldi a Caprera, il Duca d’Aosta, il Cappellini a Lissa, il Galvani, ecc. I miei lavori in marmo che hanno veduto un po’ di luce sono i tre monumenti sepocrali del Dé Bartolomei a te noti, un altro monumento grande (Emma Faldi) è qui in Firenze nella necropoli di S. Miniato al Monte, busti sparsi qua e l’a che non so dove siano ad eccezione di quello della Principessa Margherita esistente nell’appartamento del Re qui in Firenze, e di quelli semicolossali di Delfico e di Rossini, il primo sta in Teramo, il secondo al Ministero della Pubblica Istruzione di Roma. Ma non bisogna illudersi, questi lavori senza escludere il Moltke, bisogna che siano appoggiati da una grande opera». Difatti proprio sul finire dell’anno modella la grande statua in gesso del pontefice Pio IX che tra l’altro aveva incontrato a Roma l’anno precedente. Nell’Esposizione Artistica industriale Fiorentina riceve la medaglia di bronzo per accurata modellatura di un Ritratto e per accurata esecuzione di lavori in terracotta, riprodotti dal vero. (Opere di cui si è persa ogni traccia).
Nel dicembre del 1877 ultima la statua di Pio IX ed il 27 gennaio la espone al pubblico fino al 3 febbraio nel suo studio in via Leonardo Da Vinci, 9. Successivamente l’opera viene esposta, in coincidenza con la morte del Pontefice, nelle sale dell’Accademia di Firenze ed il 18 febbraio Pagliaccetti insieme alla sua scultura parte per Parigi alla volta dell’Esposizione Universale (Parroni, 1927). Grande successo di critica, articoli di Le Monde, ma nessun riconoscimento.
Secondo Parroni, nel 1879 l’artista si ammala di cuore ed è costretto a trascorrere diversi mesi a Giulianova. Questo periodo è contrassegnato da una produzione di disegni e dalla ideazione della Cieca che porta a termine l’anno successivo a Firenze.
Oltre alla Cieca, nel 1880 realizza anche il busto in marmo raffigurante Virgo. Inoltre esegue i medaglioni a Giusseppina Rossi Sorricchio e quello di Alessandro Ventilj. Il 31 dicembre il Municipio di Giulianova delibera di erigere un monumento in marino dedicato a Vittorio Emanuele II e affida all’artista il lavoro.
Il periodo che va dal 1881 al 1884 è contrassegnato da una serie di studi e di bozzetti per il monumento. Inizia anche la grande statua raffigurante Sant’Andrea per la facciata del Duomo di Firenze. Nello stesso anno è di nuovo tra gli Accademici residenti nell’Accademia Fiorentina delle Arti e del Disegno. Realizza il busto in porcellana del Marchese Ginori.
Nel 1885 esegue il Galvani e all’Esposizione permanente fiorentina gli viene conferito il diploma di cooperazione «per avere esposto nella sezione scultura alcune figure in terracotta».
Nel 1886 appronta il bozzetto per il monumento a Donatello e modella il busto di Augusto Conti che sarà tradotto in bronzo l’anno successivo, Un altro lavoro di una certa importanza è quello del busto di Gioacchino Rossini. Ultima la colossale statua in gesso di Vittorio Emanuele II ed il 19 giugno la espone a Firenze nel suo studio, in via Leonardo Da Vinci, 9.
Nel 1887 gli viene commissionato il busto di Concezio Ciafardoni ed esegue un altro ritratto di Gioacchino Rossini.
L’anno successivo riesce, grazie all’aiuto del filosofo Augusto Conti, a tradurre in bronzo la grande statua del Pio IX che sarà donata nello stesso anno dai fiorentini al Pontefice Leone XIII, il quale accorderà allo scultore la Croce «Pro Eclesia et Pontifice». Sempre nel 1888 viene eletto Membro Corrispondente della Accademia Imperiale di Belle Arti di Rio de Janeiro. Primi contatti con la ditta Conversini di Pistoia per la fusione in bronzo della statua di Vittorio Emanuele II.
Nel 1889 viene realizzata in bronzo la statua di Vittorio Emanuele non senza grosse difficoltà. Prima di giungere a Giulianova l’opera viene esposta a Firenze a cura della Fonderia Conversini. L’artista rimane diverso tempo nella sua città natale per seguire da vicino le fasi di costruzione del basamento a cui collaborerà anche manualmente per porre in qualche modo riparo alla struttura irrimediabilmente modificata dall’Amministrazione Comunale per ragioni economiche. Viene eletto Presidente Onorario Perpetuo dell’Unione Operaia Umberto I, delle Società di Mutuo Soccorso di Napoli e fuori. Riceve la grande Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale Partenopea Permanente «per aver esposto una testa in terracotta rappresentante il Maestro Gioaccbino Rossini».
Nel 1890 viene nominato a far parte della Commissione tecnica delle RR. Gallerie di Firenze. Matrimonio con la fiorentina Maria Niccoli. Da tale unione non nasceranno figli.
Nel corso del 1891 continua, forse, la collaborazione iniziata con Lorenzo Ginori presso la sua manifattura di Doccia dove realizza opere di grande interesse. Esegue il busto di Cesare Guasti e di Luigi Dragonetti.
Nel 1892 viene tradotto in bronzo il busto di Cesare Guasti. Sono questi gli ultimi anni di soggiorno a Firenze ove il nostro artista si sente sempre più isolato e non riesce più ad avere commissioni.
Nel 1894 si inaugura a Giulianova il monumento a Vittorio Emanuele II dopo che lo scultore già nel 1889 ha portato a termine la traduzione in bronzo. A seguito delle polemiche intercorse con l’Amministrazione Comunale della sua città per le note vicende del monumento, del resto raccontate in un suo manoscritto dello stesso anno, lo scultore si rifiuta di essere presente alla cerimonia di inaugurazione.
Nel 1895 Pagliaccetti realizza una serie di busti femminili ed idea il monumento alla poetessa Giannina Milli per il Cimitero di San Miniato. Nel frattempo continuano i disagi procurati dall’ambiente fiorentino.
L’anno successivo (1896) partecipa al concorso per il monumento a Gioacchino Rossini e realizza, appunto, il Monumento a Giannina Milli che solo in anni recenti viene trasferito da Firenze a Teramo e collocato nei giardini della Villa Comunale.
Pagliaccetti ritorna definitivamente a Giulianova nel 1897, sia per problemi economici che di salute. Qui esegue una piccola statua raffigurante Garibaldi a cavallo, molte opere in terracotta, il busto di giovane donna e il nudo di donna. Esegue anche un bozzettino dedicato al Senatore De Vincenti.
Nel corso del 1898 il suo paese lo sostiene offrendogli anche molte occasioni di lavoro mediante l’esecuzione di alcuni ritratti Aristodemo Ventilj, Andrea Pagliaccetti e Maria Trifoni.
Nel 1899 traduce in marmo il busto di Ventilj e quelli del padre e di Maria Trifoni che collocherà nelle rispettive cappelle nel Cimitero di Giulianova. La ritrovata atmosfera familiare ed i sinceri vecchi amici contribuiscono a creare una condizione ottimale per esprimere una rinnovata vena artistica. Viene eletto consigliere comunale.
La mattina dell'8 maggio 1900, alle ore 3, l’artista muore, probabilmente vittima di un attacco di cuore.
 
▪ PER  SAPERNE DI PIU'
 
▪ Tratto dall'opuscolo Raffaello Pagliaccetti L'Artista del Comune di Giulianova e realizzato dall'Associazione Atlandide Onlus, Giulianova.
 
 
 
 
Giulianova è una terra che ha prodotto e produce dei figli illustri, ai quali non sempre vengono riconosciuti i giusti meriti da parte dei propri concittadini.
L'affermazione “nemo propheta in patria” risulta d’attualità. L’insensibilità nel valorizzare la ricchezza interiore dell’uomo e la conseguenza dell’interesse per altri aspetti della vita più facilmente palpabili.
Però si ha la percezione che un passo avanti si stia compiendo in tal campo, nel senso che una maggiore attenzione sembra si voglia porre ai valori artistici e culturali che i cittadini esprimono. Avviene che d’estate arrivino a Giulianova turisti stranieri che vanno in cerca della tracce del violoncellista Gaetano Braga, tutt’ora più conosciuto in alcuni paesi d’Europa che nella sua terra d’origine.
Così avviene anche per altri figli benemeriti, che potremmo dire siano numerosi, fra i quali merita un posto di rilievo lo scultore Raffaello Pagliaccetti, trasferitosi come tanti altri giuliesi fuori degli angusti confini territoriali, dove pote’ meglio sviluppare le sue qualità innate. Un ultimo caso, di un artista locale ancora vivente, si è avuto nell’autunno scorso, allorchè, da Roma, in cui temporaneamente risiede, piombò a Giulianova una giovane giapponese, la Sig.ra Mackiko Akanegakubo, bruciata dall’ansia di raccogliere nel luogo di nascita dello scultore Venanzo Crocetti notizie inerenti alla prima infanzia dell’insigne artista contemporaneo. Finì purtroppo per raccogliere poco o nulla, tanto la popolazione non è sufficientemente informata delle vette raggiunte in campo nazionale e internazionale, dal Crocetti, il quale non ha avuto più contatti con la città d’origine, nè sul posto esistono iniziative per riallacciare i rapporti con questo figlio che s’è fatto onore (avvenuto il 2 Luglio del 2000, due anni e mezzo prima della sua morte).
Nel contesto di un tal discorso crediamo sia il caso di fare un breve cenno intorno ad uomini. il cui riconoscimento, per quanto sono riusciti a realizzare come messaggio artistico, scientifico, letterario, è giunto magari troppo tardi. E’ tuttavia importante che questo riconoscimento ci sia stato e che i posteri ne possano conservar memoria. In proposito ci limitiamo ad una breve elencazione con una succinta biografia di ognuno.
 
 

Webmasters: Alex e Umberto Raimondi - Giulianova (Te)

 
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