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Poeta, nato a Gulianova il 2 settembre 1722, morto
ad Atri il 4 ottobre 1790.
Da piccolo si trasferì in Atri dove la madre aveva
ereditato tutta la proprietà del genitore. Quivi
attese agli studi nel collegio dei Gesuiti,
applicandosi alle materie teologiche, per poi
proseguirli in Napoli, integrandoli con quelli di
diritto pubblico.
Insegnò etica e diritto di natura prima nel convitto
di Chieti, dopo l'espulsione dei Gesuiti, indi in
quello de L'Aquila dove ricopri la carica di
sopraintendente delle scuole.
In seguito si dedicò alla poesia drammatica,
seguendo le orme del Metastasio con cui fu in
corrispondenza.
Pubblicò drammi sacri e profani con l’anagramma di
Stefano Serrario. In Arcadia assunse il nome
pastorale di Terisbo Cratideo.
Tradusse e compose altresì in latino e in greco.
Lasciò diversi mss. inediti (tra cui: traduzioni di
Salmi, componimenti latini, sonetti sacri e
filosofici, poesie italiane e scritti teologici),
che nel 1837 si conservavano ancora dagli eredi in
Atri.
▪ Tratto dall'articolo Dizionario bibliografico della gente
d'Abruzzo di Aurini Raffaele. |