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Uomo d’armi, nato a Giulianova il 7 luglio 1663, morto a
Roma il 14 agosto 1709.
Secondo di questo nome e XV duca di Atri.
Figlio di Giosia III, studio a Napoli dove pare avesse tra i
suoi maestri Doinenico Aulisio per le lettere e Tommaso
Cornelio e Leonardo di Capua per la filosofia. Tornato in
Abruzzo nel giugno del 1683, collaborò col vicerè don
Gasparo de Haro alla lotta contro i briganti.
Nel 1701 gli fu conferito dal Medinaceli il vicariato
generale nei tre Abruzzi. Ristabilita la calma tra i
feudatari ribelli, prestava giuramento di fedeltà nelle mani
di Filippo V (maggio 1702) ed otteneva la nomina a sergente
generale di battaglia e le insegne del Toson d’oro; l’anno
appresso ebbe il grandato di Spagna di prima classe.
Nel 1707 difese l’Abruzzo dall’entrata del corpo di
spedizione austriaco comandato dal Daun. Durante la ritirata
generale presiedé, con forze insufficienti, costituite in
prevalenza da suoi vassalli, la fortezza di Pescara, che fu
costretto a cedere al generale Wallis con gli onori delle
armi il 12 settembre 1707. Cinque giorni dopo esultò in
Ascoli Piceno per non venir meno al giuramento portato a
Filippo V e, dopo sei mesi, essendoglisi confiscati i beni
si ritirò poverissimo a Roma in casa del fratello cardinale
Francesco, dove mori.
Ascritto all’Arcadia di Roma nel 1691 col nome di Idalmo
Trigonio, compose diverse rime pubblicate nella raccolta
degli Arcadi (Roma, A. Rossi, 1716‑1747, to. IV, pp.
145-146), in quella delle Rime Italiane, (Parigi, 1744, vol.
1°, p. 173, vol. 2°, p. 188) e nella Istoria della Poesia
del Crescimbeni (2° vol., p. 530).
Fu sepolto in Roma nella chiesa di Santa Cecilia. |