-
Giuliantonio Acquaviva, Duca di Atri
e Conte di Conversano, figliuolo del grande ed infelice Giosia - è
bene qui ricordarlo, - fu uno de’ capitani più famosi ed illustri
del suo tempo marito a Caterina Orsino, figliuola prediletta del
principe di Taranto, amato da Ferdinando di Aragona, che lo insignì
del Reale Ordine dell’Armellino, guida e consigliere nella
impresa di Toscana al Duca di Calabria, e che dallo stesso Ferrante,
con diploma del 30 aprile 1479, ebbe l’alto onore di poter
aggiungere al cognome dì Acquaviva quello Reale d’Aragona, e
inquartare al proprio stemma gentilizio quello della Reale Casa
d’Aragona.
-
Di lui, delle sue fortunose imprese,
della parte cospicua che ebbe negli affari del Regno, in momenti
difficilissimi, sono piene le istorie del tempo: la sua gloriosa
morte, avvenuta in Otranto, il 7 febbraio 1481, difensore della
Religione e del Regno in memoranda battaglia contro i Turchi, mentre
l’altro famoso capitano Matteo de Capua, che già aveva tenuto
la Contea di S. Flaviano e il Ducato di Atri, si salvava con la
fuga, celebrarono scrittori e poeti, e tra essi il Sannazaro, il
Marullo e il Pontano.
-
Fu padre di Andrea Matteo, insigne
nelle armi, nella politica, nelle discipline storiche, filosofiche e
letterarie, protettore e mecenate degli uomini illustri del suo
tempo, onore ed orgoglio dell‘Accademia Pontaniana, fondatore nella
sua casa di una tipografia nella quale vennero, tra le altre,
stampate nel 1525 l‘opera sua De Virtute Morali di Plutarco
con commenti in 4 libri, e De Partu Virginis di Sannazaro, in
rarissime e pregiate edizioni, da me possedute.
-
Ma, per noi, il merito maggiore di
Giuliantonio fu la fondazione della città nostra, che da lui prese
il nome, divenuta oggi una delle più belle, più colte e fiorenti
città dell’Abruzzo Tramano. Dopo la famosa battaglia combattuta in
S. Flaviano tra lo Sforza e il Piccinino il 25 Luglio 1460, e il
sacco a cui si abbandonarono le soldatesche di Matteo de Capua
l’anno appresso, S. Flaviano era ridotto un mucchio di rovine. A
restaurare la città, devastata dal furore degli uomini e degli
elementi, Egli preferì di edificarne una nuova in luogo più elevato
e non lungi dall’antica; e così, su deliziosa collina, in terra
fertilissima, produttiva di ogni ben di Dio, sotto un cielo ridente
e sereno, in prossimità del mare, con un vastissimo orizzonte a cui
servono di confine le azzurre onde dell’Adriatico e la superba e
maestosa catena degli Appennini, sorse Giulianova, Ebbe forma di
quadrilatero, fu cinta da fortissime mura a scarpa con profonda
fossato, difesa da otto torri munitissime, e adorna di ampia piazza
decorata dal palazzo ducale e dal magnifico tempio, con la mirabile
cupola, insigne e caratteristico monumento dell’arte nostra nel XV
secolo. In questo tempio si conservano ancora alcune egregie opere
di oreficeria ed alcuni sacri paramenti di gran valore, da me
minutamente descritti nella mia monografia su L‘antico Tempio di
S. Flaviano, la Madonna dello Splendore e S. Maria a mare, alla
quale rimando il lettore.
-
Da Giuliantonio in poi, la città fu
sempre in possesso degli Acquaviva, che la ressero col titolo di
Conti, e la predilessero. L’impresa di Castrum novum, poi Castel
S. Flaviano, era formata da un castello con una torre all’angolo
ed intorno il motto:
-
-
S. CV. PA. ET. DO. H. IS.
-
Sit cum patre ed domino honor jesu Chiristo.
-
-
La nuova Città prese per stemma
l’effigie del suo fondatore, sotto la forma di un guerriero del
secolo XV a cavallo, coperto della sua armatura e non altro. Ecco
perchè il dono della Principessa di Boiano ha un’importanza storica
di grande valore: ci ricorda la nostra origine ed è segno di gloria
e di onore per noi.
-
-
▪
Tratto dal libro “Illustri giuliesi”
- Brevi e sommarie notizie da servire per la denominazione delle vie
e piazze della Città - di VINCENZO BINDI.