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ARALDICA - Lo stemma del Comune di Giulianova contiene un cavaliere medioevale a cavallo che rappresenta Giulio Antonio Acquaviva, il fondatore della città tardomedioevale. Lo stemma è sormontato da cinque torri che raffigurano le antiche fortificazioni quattrocentesche della città. Giulia Nova o Giulianova, che deve il suo nome, appunto, al fondatore, anticamente si chiamava Castrum Novum, colonia fondata dai romani sulle rive del Batinus, l'odierno Tordino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, nel corso del Medioevo, le fu dato il nome di Catel S. Flaviano, in onore delle reliquie del martire che, secondo la leggenda, sarebbero state rinvenute, forse portatevi via mare, in quel sito.
 
Il Duca Giulio Antonio Acquaviva, riconquistando San Flaviano, decise di trasferire la popolazione in un luogo più sicuro, lontano dagli attacchi dei pirati Saraceni a dalla malaria, sulla collina più vicina. Fece costruire una città che dal suo nome si chiamò Gulia ed essendo completamente nuova, divenne Gulia Nova, ossia Giulianova, come è chiamata oggi.
Giulioantonio Acquaviva d'Aragona
fondatore di Giulia
 
Lo stemma ducale degli Acquaviva. Il 30 aprile 1479, ebbe l’alto onore di poter aggiungere al cognome dì Acquaviva quello Reale d’Aragona, e inquartare al proprio stemma gentilizio quello della Reale Casa d’Aragona.
Lo stemma ducale degli Acquaviva,
inquadrato nello stemma
Reale degli d'Aragona.

 

La copertina del libro "Illustri Giuliesi" Brevi e sommarie notizie da servire per la denominazione delle vie e piazze della Città - di VINCENZO BINDI, pubblicato nel n°808 del «Popolo Abruzzese». Teramo, 17 ottobre 1925.
La copertina del libro "Illustri +
Giuliesi" Brevi e sommarie
notizie da servire per la
denominazione delle vie e piazze
della Città - di VINCENZO BINDI,
pubblicato nel
n° 808 del «Popolo Abruzzese»
Teramo, 17 ottobre 1925
 

Giulioantonio Acquaviva

Duca di Atri e Conte di Conversano

 

Giuliantonio Acquaviva, Duca di Atri e Conte di Conversano, figliuolo del grande ed infelice Giosia - è bene qui ricordarlo, - fu uno de’ capitani più famosi ed illustri del suo tempo marito a Caterina Orsino, figliuola prediletta del principe di Taranto, amato da Ferdinando di Aragona, che lo insignì del Reale Ordine dell’Armellino, guida e consigliere nella impresa di Toscana al Duca di Calabria, e che dallo stesso Ferrante, con diploma del 30 aprile 1479, ebbe l’alto onore di poter aggiungere al cognome dì Acquaviva quello Reale d’Aragona, e inquartare al proprio stemma gentilizio quello della Reale Casa d’Aragona.
Di lui, delle sue fortunose imprese, della parte cospicua che ebbe negli affari del Regno, in momenti difficilissimi, sono piene le istorie del tempo: la sua gloriosa morte, avvenuta in Otranto, il 7 febbraio 1481, difensore della Religione e del Regno in memoranda battaglia contro i Turchi, mentre l’altro famoso capitano Matteo de Capua, che già aveva tenuto la Contea di S. Flaviano e il Ducato di Atri, si salvava con la fuga, celebrarono scrittori e poeti, e tra essi il Sannazaro, il Marullo e il Pontano.
Fu padre di Andrea Matteo, insigne nelle armi, nella politica, nelle discipline storiche, filosofiche e letterarie, protettore e mecenate degli uomini illustri del suo tempo, onore ed orgoglio dell‘Accademia Pontaniana, fondatore nella sua casa di una tipografia nella quale vennero, tra le altre, stampate nel 1525 l‘opera sua De Virtute Morali di Plutarco con commenti in 4 libri, e De Partu Virginis di Sannazaro, in rarissime e pregiate edizioni, da me possedute.
Ma, per noi, il merito maggiore di Giuliantonio fu la fondazione della città nostra, che da lui prese il nome, divenuta oggi una delle più belle, più colte e fiorenti città dell’Abruzzo Tramano. Dopo la famosa battaglia combattuta in S. Flaviano tra lo Sforza e il Piccinino il 25 Luglio 1460, e il sacco a cui si abbandonarono le soldatesche di Matteo de Capua l’anno appresso, S. Flaviano era ridotto un mucchio di rovine. A restaurare la città, devastata dal furore degli uomini e degli elementi, Egli preferì di edificarne una nuova in luogo più elevato e non lungi dall’antica; e così, su deliziosa collina, in terra fertilissima, produttiva di ogni ben di Dio, sotto un cielo ridente e sereno, in prossimità del mare, con un vastissimo orizzonte a cui servono di confine le azzurre onde dell’Adriatico e la superba e maestosa catena degli Appennini, sorse Giulianova, Ebbe forma di quadrilatero, fu cinta da fortissime mura a scarpa con profonda fossato, difesa da otto torri munitissime, e adorna di ampia piazza decorata dal palazzo ducale e dal magnifico tempio, con la mirabile cupola, insigne e caratteristico monumento dell’arte nostra nel XV secolo. In questo tempio si conservano ancora alcune egregie opere di oreficeria ed alcuni sacri paramenti di gran valore, da me minutamente descritti nella mia monografia su L‘antico Tempio di S. Flaviano, la Madonna dello Splendore e S. Maria a mare, alla quale rimando il lettore.
Da Giuliantonio in poi, la città fu sempre in possesso degli Acquaviva, che la ressero col titolo di Conti, e la predilessero. L’impresa di Castrum novum, poi Castel S. Flaviano, era formata da un castello con una torre all’angolo ed intorno il motto:
 
S. CV. PA. ET. DO. H. IS.
Sit cum patre ed domino honor jesu Chiristo.
 
La nuova Città prese per stemma l’effigie del suo fondatore, sotto la forma di un guerriero del secolo XV a cavallo, coperto della sua armatura e non altro. Ecco perchè il dono della Principessa di Boiano ha un’importanza storica di grande valore: ci ricorda la nostra origine ed è segno di gloria e di onore per noi.
 
     ▪ Tratto dal libro “Illustri giuliesi” - Brevi e sommarie notizie da servire per la denominazione delle vie e piazze della Città - di VINCENZO BINDI.
 
 
 
 
Giulianova è una terra che ha prodotto e produce dei figli illustri, ai quali non sempre vengono riconosciuti i giusti meriti da parte dei propri concittadini.
L'affermazione “nemo propheta in patria” risulta d’attualità. L’insensibilità nel valorizzare la ricchezza interiore dell’uomo e la conseguenza dell’interesse per altri aspetti della vita più facilmente palpabili.
Però si ha la percezione che un passo avanti si stia compiendo in tal campo, nel senso che una maggiore attenzione sembra si voglia porre ai valori artistici e culturali che i cittadini esprimono. Avviene che d’estate arrivino a Giulianova turisti stranieri che vanno in cerca della tracce del violoncellista Gaetano Braga, tutt’ora più conosciuto in alcuni paesi d’Europa che nella sua terra d’origine.
Così avviene anche per altri figli benemeriti, che potremmo dire siano numerosi, fra i quali merita un posto di rilievo lo scultore Raffaello Pagliaccetti, trasferitosi come tanti altri giuliesi fuori degli angusti confini territoriali, dove pote’ meglio sviluppare le sue qualità innate. Un ultimo caso, di un artista locale ancora vivente, si è avuto nell’autunno scorso, allorchè, da Roma, in cui temporaneamente risiede, piombò a Giulianova una giovane giapponese, la Sig.ra Mackiko Akanegakubo, bruciata dall’ansia di raccogliere nel luogo di nascita dello scultore Venanzo Crocetti notizie inerenti alla prima infanzia dell’insigne artista contemporaneo. Finì purtroppo per raccogliere poco o nulla, tanto la popolazione non è sufficientemente informata delle vette raggiunte in campo nazionale e internazionale, dal Crocetti, il quale non ha avuto più contatti con la città d’origine, nè sul posto esistono iniziative per riallacciare i rapporti con questo figlio che s’è fatto onore (avvenuto il 2 Luglio del 2000, due anni e mezzo prima della sua morte).
Nel contesto di un tal discorso crediamo sia il caso di fare un breve cenno intorno ad uomini. il cui riconoscimento, per quanto sono riusciti a realizzare come messaggio artistico, scientifico, letterario, è giunto magari troppo tardi. E’ tuttavia importante che questo riconoscimento ci sia stato e che i posteri ne possano conservar memoria. In proposito ci limitiamo ad una breve elencazione con una succinta biografia di ognuno.
 
 

Webmasters: Alex e Umberto Raimondi - Giulianova (Te)

 
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