Giulianova sul Web, Città di Giulianova, Arte, Cultura, Società, Storia e Turismo 

Giulianova alta Giulianova lido Musei Album foto Cenni storici Manifestazioni La cucina

Giulianova: Hotel a Giulianova, Alberghi a Giulianova, Dove dormire a Giulianova,  Elenco hotel a Giulianova, Hotel località turistica, Offerte hotel, Prezzi hotel

MUSEO ARCHEOLOGICO
TORRIONE “IL BIANCO”
(Via Del Popolo angolo Via Acquaviva)

     

 

Le anfore - In epoca precedente alla necropili, in età repubblicana, l’area aveva avuto una destinazione completamente diversa. Infatti sono state rinvenute numerose anfore in strati di terra sottostanti alle sepolture. L’ipotesi più attendibile è che si trattasse di un magazzino utilizzato per il carico e lo scarico delle merci. In base alla forma dell’anfora si può identificare il tipo d’appartenenza e, di conseguenza, l’area di produzione. Quelle rinvenute nel sito di Giulianova, di forma Lamboglia 2, venivano prodotte lungo le coste del Mare Adriatico tra la fine del II secolo a. C. e la fine del I secolo a. C. I contenitori prodotti sul versante adriatico erano molto diffusi in tutto il Mediterraneo, soprattutto nella parte orientale. Essi venivano utilizzati per il trasporto, soprattutto via mare, del vino, un prodotto molto abbondante già nell’antichità in Abruzzo, dell’olio e del garum, una salsa di pesce molto in voga.
Anfora di forma Lamboglia 2
 
Le lucerne - Il quadro della vita della città nel I secolo d. C. è stato arricchito dalla scoperta di un deposito di lucerne, che probabilmente apparteneva ad un laboratorio artigianale. La disposizione ordinata degli oggetti al di sopra di strato con consistenti tracce di bruciato suggerisce l’ipotesi di una esposizione su un bancone ligneo. Tra i vari oggetti di uso quotidiano la lucerna era una compagna inseparabile, la cui personalizzazione veniva affidata alla decorazione del disco. In questo caso la varietà dei temi iconografici risulta notevole; dalla mitologia alle scene erotiche, gladiatorie e venatorie, dai soggetti di vita reale ai motivi zoomorfi e floreali. È possibile ammirare presso il Museo Archeologico “Il Bianco” due splendide vetrine dedicate alle anfore e alle lucerne.
Lucerna del II° secolo D.C.
   

         CONSULTA LA CARTINA

         Coordinate cartina: D - 1

 
A 20 anni dalla scoperta dei primi resti d’epoca romana presso Bivio Bellocchio, il 3 Marzo 2001 è stata inaugurata la Sezione Archeologica dei Musei Civici di Giulianova, allestita all’interno del Torrione “Il Bianco”. Il polo museale giuliese si è arricchito di un ulteriore Importante tassello sulle origini e sulla storia della città.
 
Brevi cenni storici su Giulianova
Le origini dl Giulianova sono remote. Nel III sec. a.C. I Romani impiantarono alla foce del fiume Batinus (l’odierno Tordino) una colonia maritta chiamandola Castrum Novum. Per l’impianto della colonia furono scelte le propaggini meridionali di un sistema collinare parallelo alla costa, al fine di evitare un problematico insediamento di pianura in zona paludosa. Recenti scavi hanno documentato che la città romana fu edificata in un’area precedentemente abitata; frammenti di coppette e vasetti per unguenti dl fabbrica apula testimoniano, inoltre, contatti commerciali già in corso con l’Italia meridionale. Raggiunta da una diramazione della Salaria, Castrum Novum divenne un importante centro commerciale e snodo stradale verso le città costiere adriatiche. Dopo un silenzio quasi totale sul periodo di vita post-romano, documenti d’archivio del IX secolo testimoniano la rinnovata importanza acquisita dalla città nel momento del passaggio di potere dall’area civile all’area religiosa. Intorno all’anno Mille, secondo una suggestiva leggenda, le spoglie dl San Flaviano, Vescovo di Costantinopoli, approdarono miracolosamente sulle sponde di fronte al borgo medievale, che mutò il proprio nome in Castel San Flaviano. Tra il XIV e Il XV secolo la città fu oggetto di distruzioni che costrinsero gli Acquaviva, padroni del feudo, allo spostamento del nucleo urbano sulla sommità della collina. Giuliantonio Acquaviva, Duca d’Atri e Conte di Conversano, fece ricostruire la città che nel 1470 fu ribattezzata Giulia in suo onore. Le soluzioni davvero interessanti utilizzate dal progettista hanno indotto più d’uno studioso a formulare varie ipotesi sulla sua identità. Mentre fino ad oggi la tesi prevalente individuava in una delle menti più brillanti del secolo quattrocento, Il senese Francesco di Giorgio Martini, l’autore del piano di fondazione di Giulianova, alcune recentissime scoperte d’archivio hanno puntato l’attenzione, sulla base di maggiori dettagli probanti, su Leon Battista Alberti.
Per molti secoli la cittadella rinascimentale, stretta nel munitissimo quadrilatero con la sua chiara organizzazione socio-politica degli spazi, rimarrà sostanzialmente integra, nonostante ripetuti saccheggi e aggressioni. Solo negli anni settanta-ottanta dell’ottocento, sotto la vivace spinta demografica ed in virtù di un generale miglioramento economico, la vita inizierà a debordare fuori dalle mura.
 
La città romana
L’insediamento romano, probabilmente, sottolineò le difese naturali del terreno con la costruzione di fortificazioni lungo il ciglio del pianoro, scegliendo i punti d’accesso in funzione di un rapporto ottimale tra impianto urbano e collegamenti interregionali. Le ricerche archeologiche condotte negli anni Ottanta hanno portato in luce strutture in pietre di fiume, laterizi e frammenti dl anfore insieme a resti di pavimentazioni domestiche in mosaico lungo via Gramsci. Due cisterne di diverse dimensioni, site nella parte orientale più scoscesa della città, documentano il sistema di approvvigionamento idrico in una casa urbana e in una villa. Una zona occupata da sepolcri è stata scoperta recentemente sul versante nord-orientale della collina.
 
La necropoli sul mare
La necropoli si trovava lungo il pendio della collina sulla quale sorgeva l’antica colonia di Castrum Novum. Le quindici tombe finora ritrovate non sono tutte sullo stesso livello, bensì a quote diverse, a volte le une sulle altre, a seconda del periodo della sepoltura. Alcune di esse sono molto vicine tra loro formando dei gruppi, forse perché appartenenti allo stesso nucleo familiare. La copertura delle sepolture, scavate su fosse terraqhe, è formata da frammenti di tegoloni e coppi di riutilizzo; a volte sono tegoloni interi (bipedales); in un paio di casi si tratta di lastre di terracotta utilizzate precedentemente come basi per gli Infissi di stipiti di porte o finestre. Era usanza seppellire il proprio parente defunto con gli oggetti a lui più cari, anche in base al ceto sociale a cui apparteneva. Solo quattro tombe, in effetti, sono state rinvenute sprovvista di corredo; nelle altre sono stati trovati boccalini, coppe ed ollette in una ceramica denominata a pareti sottili, oltre a lucerne ed altri oggetti personali; alcune presentavano solo i resti di piccole borchie in ferro dei sandali che il defunto indossava.
 
Le anfore
In epoca precedente alla necropoli, in età repubblicana, l’area aveva avuto una destinazione completamente diversa. Infatti sono state rinvenute numerose anfore in strati di terra sottostanti alle sepolture. L’ipotesi più attendibile è che si trattasse di un magazzino utilizzato per il carico e lo scarico delle merci. In base alla forma dell’anfora si può identificare il tipo d’appartenenza e, di conseguenza, l’area di produzione. Quelle rinvenute nel sito di Giulianova, di forma Lamboglia 2, venivano prodotte lungo le coste del Mare Adriatico tra la fine del II secolo a. C. e la fine del I secolo a. C. I contenitori prodotti sul versante adriatico erano molto diffusi in tutto il Mediterraneo, soprattutto nella parte orientale. Essi venivano utilizzati per il trasporto, soprattutto via mare, del vino, un prodotto molto abbondante già nell’antichità in Abruzzo, dell’olio e del garum, una salsa di pesce molto in voga.
 
Le lucerne
Il quadro della vita della città nel I secolo d. C. è stato arricchito dalla scoperta di un deposito di lucerne, che probabilmente apparteneva ad un laboratorio artigianale. La disposizione ordinata degli oggetti al di sopra di strato con consistenti tracce di bruciato suggerisce l’ipotesi di una esposizione su un bancone ligneo.
Tra i vari oggetti di uso quotidiano la lucerna era una compagna inseparabile, la cui personalizzazione veniva affidata alla decorazione del disco. In questo caso la varietà dei temi iconografici risulta notevole; dalla mitologia alle scene erotiche, gladiatorie e venatorie, dai soggetti di vita reale ai motivi zoomorfi e floreali.
È possibile ammirare presso il Museo Archeologico “Il Bianco” due splendide vetrine dedicate alle anfore e alle lucerne.
 
Torrione “Il Bianco”
È la più grande, e la meglio conservata, delle torri delle antiche mura fatte costruire da Giuliantonio Acquaviva a protezione della cittadella rinascimentale. Costruita in pieno fervore umanistico, è il luogo di ideale di congiunzione tra le memorie e i reperti della storia più remota di Giulianova, e la loro conservazione e valorizzazione per il presente.
 
Per informazioni rivolgersi a: Biblioteca Civica tel. e Fax 085 8021215
dal lunedì al venerdì - ore 9.00 - 12.00 / 15.00 - 18.30

Torrione “Il Bianco”, Via del Popolo incrocio Via Acquaviva

Fino all’8 Settembre il Museo rimarrà aperto nei seguenti giorni:
Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica dalle 21.00 alle ore 23.00

Ingresso Gratuito

 
      Si ringrazia la Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Chieti ed in particolare la Sovrintendente dott.ssa A. Sestieri, per aver donato al Comune di Giulianova i numerosi reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati negli ultimi anni.
 
I testi sono stati elaborati con i aiuto del dott. Glauco Angeletti (Sovrintendenza Beni Archeologici Chieti) e dalla prof.ssa Luisa Migliorati (Università “La Sapienza” di Roma).
Guida turistica Turismo a Giulianova Giulianova e dintorni Turismo in Abruzzo
 

www.giulianovaweb.it  - info: info@giulianovaweb.it

 

Webmasters: Alex e Umberto Raimondi - Giulianova (Te)