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A 20 anni dalla scoperta dei
primi resti d’epoca romana presso Bivio Bellocchio, il 3 Marzo
2001 è stata inaugurata la Sezione Archeologica dei Musei Civici
di Giulianova, allestita all’interno del Torrione “Il Bianco”.
Il polo museale giuliese si è arricchito di un ulteriore
Importante tassello sulle origini e sulla storia della città.
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Brevi cenni storici su Giulianova
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Le origini dl Giulianova sono
remote. Nel III sec. a.C. I Romani impiantarono alla foce del
fiume Batinus (l’odierno Tordino) una colonia maritta
chiamandola Castrum Novum. Per l’impianto della colonia
furono scelte le propaggini meridionali di un sistema collinare
parallelo alla costa, al fine di evitare un problematico
insediamento di pianura in zona paludosa. Recenti scavi hanno
documentato che la città romana fu edificata in un’area
precedentemente abitata; frammenti di coppette e vasetti per
unguenti dl fabbrica apula testimoniano, inoltre, contatti
commerciali già in corso con l’Italia meridionale. Raggiunta da
una diramazione della Salaria, Castrum Novum divenne un
importante centro commerciale e snodo stradale verso le città
costiere adriatiche. Dopo un silenzio quasi totale sul periodo
di vita post-romano, documenti d’archivio del IX secolo
testimoniano la rinnovata importanza acquisita dalla città nel
momento del passaggio di potere dall’area civile all’area
religiosa. Intorno all’anno Mille, secondo una suggestiva
leggenda, le spoglie dl San Flaviano, Vescovo di Costantinopoli,
approdarono miracolosamente sulle sponde di fronte al borgo
medievale, che mutò il proprio nome in Castel San Flaviano.
Tra il XIV e Il XV secolo la città fu oggetto di distruzioni che
costrinsero gli Acquaviva, padroni del feudo, allo spostamento
del nucleo urbano sulla sommità della collina. Giuliantonio
Acquaviva, Duca d’Atri e Conte di Conversano, fece ricostruire
la città che nel 1470 fu ribattezzata Giulia in suo onore. Le
soluzioni davvero interessanti utilizzate dal progettista hanno
indotto più d’uno studioso a formulare varie ipotesi sulla sua
identità. Mentre fino ad oggi la tesi prevalente individuava in
una delle menti più brillanti del secolo quattrocento, Il senese
Francesco di Giorgio Martini, l’autore del piano di fondazione
di Giulianova, alcune recentissime scoperte d’archivio hanno
puntato l’attenzione, sulla base di maggiori dettagli probanti,
su Leon Battista Alberti.
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Per molti secoli la cittadella
rinascimentale, stretta nel munitissimo quadrilatero con la sua
chiara organizzazione socio-politica degli spazi, rimarrà
sostanzialmente integra, nonostante ripetuti saccheggi e
aggressioni. Solo negli anni settanta-ottanta dell’ottocento, sotto
la vivace spinta demografica ed in virtù di un generale
miglioramento economico, la vita inizierà a debordare fuori dalle
mura.
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La città romana
L’insediamento romano, probabilmente, sottolineò le difese
naturali del terreno con la costruzione di fortificazioni lungo
il ciglio del pianoro, scegliendo i punti d’accesso in funzione
di un rapporto ottimale tra impianto urbano e collegamenti
interregionali. Le ricerche archeologiche condotte negli anni
Ottanta hanno portato in luce strutture in pietre di fiume,
laterizi e frammenti dl anfore insieme a resti di pavimentazioni
domestiche in mosaico lungo via Gramsci. Due cisterne di diverse
dimensioni, site nella parte orientale più scoscesa della città,
documentano il sistema di approvvigionamento idrico in una casa
urbana e in una villa. Una zona occupata da sepolcri è stata
scoperta recentemente sul versante nord-orientale della collina.
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La necropoli sul mare
La necropoli si trovava lungo il pendio della collina sulla
quale sorgeva l’antica colonia di Castrum Novum. Le quindici
tombe finora ritrovate non sono tutte sullo stesso livello,
bensì a quote diverse, a volte le une sulle altre, a seconda del
periodo della sepoltura. Alcune di esse sono molto vicine tra
loro formando dei gruppi, forse perché appartenenti allo stesso
nucleo familiare. La copertura delle sepolture, scavate su fosse
terraqhe, è formata da frammenti di tegoloni e coppi di
riutilizzo; a volte sono tegoloni interi (bipedales); in un paio
di casi si tratta di lastre di terracotta utilizzate
precedentemente come basi per gli Infissi di stipiti di porte o
finestre. Era usanza seppellire il proprio parente defunto con
gli oggetti a lui più cari, anche in base al ceto sociale a cui
apparteneva. Solo quattro tombe, in effetti, sono state
rinvenute sprovvista di corredo; nelle altre sono stati trovati
boccalini, coppe ed ollette in una ceramica denominata a pareti
sottili, oltre a lucerne ed altri oggetti personali; alcune
presentavano solo i resti di piccole borchie in ferro dei
sandali che il defunto indossava.
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Le anfore
In epoca precedente alla necropoli, in età repubblicana, l’area
aveva avuto una destinazione completamente diversa. Infatti sono
state rinvenute numerose anfore in strati di terra sottostanti
alle sepolture. L’ipotesi più attendibile è che si trattasse di
un magazzino utilizzato per il carico e lo scarico delle merci.
In base alla forma dell’anfora si può identificare il tipo
d’appartenenza e, di conseguenza, l’area di produzione. Quelle
rinvenute nel sito di Giulianova, di forma Lamboglia 2, venivano
prodotte lungo le coste del Mare Adriatico tra la fine del II
secolo a. C. e la fine del I secolo a. C. I contenitori prodotti
sul versante adriatico erano molto diffusi in tutto il
Mediterraneo, soprattutto nella parte orientale. Essi venivano
utilizzati per il trasporto, soprattutto via mare, del vino, un
prodotto molto abbondante già nell’antichità in Abruzzo,
dell’olio e del garum, una salsa di pesce molto in voga.
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Le lucerne
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Il quadro della vita della città
nel I secolo d. C. è stato arricchito dalla scoperta di un
deposito di lucerne, che probabilmente apparteneva ad un
laboratorio artigianale. La disposizione ordinata degli oggetti
al di sopra di strato con consistenti tracce di bruciato
suggerisce l’ipotesi di una esposizione su un bancone ligneo.
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Tra i vari oggetti di uso
quotidiano la lucerna era una compagna inseparabile, la cui
personalizzazione veniva affidata alla decorazione del disco. In
questo caso la varietà dei temi iconografici risulta notevole;
dalla mitologia alle scene erotiche, gladiatorie e venatorie,
dai soggetti di vita reale ai motivi zoomorfi e floreali.
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È possibile ammirare presso il Museo
Archeologico “Il Bianco” due splendide vetrine dedicate alle anfore
e alle lucerne.
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Torrione “Il Bianco”
È la più grande, e la meglio conservata, delle torri delle
antiche mura fatte costruire da Giuliantonio Acquaviva a
protezione della cittadella rinascimentale. Costruita in pieno
fervore umanistico, è il luogo di ideale di congiunzione tra le
memorie e i reperti della storia più remota di Giulianova, e la
loro conservazione e valorizzazione per il presente.
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Per informazioni rivolgersi a: Biblioteca Civica tel. e Fax 085
8021215
dal lunedì al venerdì - ore 9.00 - 12.00 / 15.00 - 18.30
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Torrione “Il Bianco”, Via del Popolo incrocio Via Acquaviva
Fino all’8 Settembre il Museo rimarrà aperto nei seguenti
giorni:
Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica dalle 21.00 alle
ore 23.00
Ingresso Gratuito
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Si ringrazia la Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Chieti ed
in particolare la Sovrintendente dott.ssa A. Sestieri, per aver
donato al Comune di Giulianova i numerosi reperti provenienti
dagli scavi archeologici effettuati negli ultimi anni.
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I testi sono stati elaborati con i
aiuto del dott. Glauco Angeletti (Sovrintendenza Beni Archeologici
Chieti) e dalla prof.ssa Luisa Migliorati (Università “La Sapienza”
di Roma).