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L A C H I E S
A D I S A N T A M A R I A A M A R E
- I N G I U
L I A N O V A S P I A G G I A
di Donato MARCONE
Ubicazione
Localmente
conosciuta come Chiesa
dell'«Annunziata», appellativo che ha dato il nome alla
parrocchia e al quartiere sud-orientale di Giulianova
sviluppatosi attorno ad essa, la Chiesa di Santa Maria a Mare si
trova nelle vicinanze dell'innesto della Nazionale per Teramo
con la Strada Statale Adriatica, precisamente in via
dell'Annunziata, a nord-est del cavalcavia della linea
ferroviaria. |

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Copertina del volumetto
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di Pasquale Rasicci di
Corropoli
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Storia, dimensioni e
portale
Ritenuta «l'unico avanzo dell'antico
Castrum Novum[i],
facente parte del suburbio[ii]
di San Flaviano[iii]
soggetto al vescovado aprutino[iv]»[v],
è stata: costruita anteriormente al Mille[vi],
riedificata nel XII secolo[vii],
ampliata agli inizi del XIV secolo[viii],
ristretta di una navata sul finire del XIV secolo[ix],
modificata nei secoli successivi[x],
danneggiata dai bombardamenti dell'ultima guerra[xi],
restaurata nella seconda metà del XX secolo[xii].
Lunga circa 32 metri e
larga 14, ha la facciata in mattoni orizzontali adorna di:
-
di un piccolo campanile a vela con due campane
sovrapposte[xiii];
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di 16 archetti pensili;
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di un elegante portale dell'inizio del XIV secolo
attribuito a Raimondo Di Podio[xiv],
l'autore dei portali della cattedrale di Atri e della chiesa di San
Francesco di Città Sant'Angelo[xv].
Elementi decorativi
del portale
Tra gli elementi
decorativi più caratterizzanti di questo portale troviamo:
·
il timpano, chiuso da
una liscia cornice che forma tre nodi rotondi agli angoli;
·
i due leoni accovacciati sulle basamenti
posti sopra i capitelli delle colonne esterne[xvi];
·
l'architrave in marmo
non è decorato;
·
la lunetta, in cui risalta la scultura
raffigurante la Madonna seduta che reclina il capo verso Gesù Bambino
che tiene affettuosamente in braccio[xvii];
·
l'archivolto[xviii]
"composto da quattro archi concentrici, tutti decorati con motivi
floreali, foglie, animali e volti umani"[xix];
·
le 18 piastrelle quadrate di 26 centimetri
di lato situate sotto l'arco principale e raffiguranti a rilievo i
seguenti soggetti[xx]:
1. Un uomo che mostra i propri genitali – 2. Un guerriero a cavallo che
calpesta un serpente – 3. Una testa scoperta – 4. Un busto col capo
coperto da berretto lavorato – 5. Una stella – 6. Un uomo che alimenta
un piccione – 7. Una rosa semplice – 8. Un uomo che cavalca
un ippogrifo[xxi]
– 9. Un mezzo busto a capo scoperto – 10. Una donna partoriente e una
piccola testa – 11. Un mezzo busto con capo coperto da elmo – 12. Un
cavallo – 13. Una coppia di sposi aggredita nel letto nuziale – 14. Un
ippogrifo senza cavaliere – 15. Una rosa doppia – 16. Una ghirlanda –
17. Due viaggiatori che si dissetano – 18. Un uomo curvo sotto il peso
di un orcio.
Interno
L'interno della
chiesa è diviso in due navate separate da arconi[xxii]
sostenuti da "slanciate colonne laterizie" sormontate da "schiacciati
capitelli lapidei senza decorazioni"[xxiii].
Dette colonne, sempre per quanto riguarda l'interno, rappresentano gli
unici resti dell'edificio del XII secolo che, come già accennato, era
costituito da tre navate terminanti in altrettanti absidi semicircolari.
[i]
Castrum Novum. Colonia romana fondata nel
290-289 a. C. [Cfr. Mario
Montebello, Castrum Novum Piceni e il suo territorio,
Gruppo Archeologico Romano, Viterbo 1980, pp. 11,14.
Idem, La mappa
del 1882. Problematiche interpretative, in Opuscula 2,
Direttore Giovanni Bosica (detto Nicola), Giulianova 1998, p.27].
[ii]
Suburbio, periferia.
[iii]
San Flaviano. Nome assunto da Castrum Novum
intorno all'anno Mille.
[iv]
Vescovado aprutino, diocesi di Teramo.
[v]
Ignazio
Carlo Gavini, Storia dell'Architettura in Abruzzo,
Bestetti e Tumminelli, Milano 1927-28, rist. anast. Costantini
Editore, Pescara 1980, vol. I, p.202.
[vi]
Secondo Bindi, "forse nel IX-X secolo". Cfr.
Vincenzo Bindi,
Monumenti storici e artistici degli Abruzzi, Napoli 1889,
rist. anast. Forni 1977, p. 84;
Ignazio Carlo Gavini, op. cit., p.202.
[vii]
Intorno al 1156 (Cfr.
Gavini, op. cit.,
p. 202), dal vescovo aprutino
Guido II che, dopo aver
ottenuto diversi privilegi e la supremazia sulla città di
Teramo da Guglielmo I, detto il Malo, (re di
Sicilia dal 1154 al 1156),
volle ricostruire la chiesa di Santa Maria a Mare come segno di
tangibile riconoscenza verso Castel San Flaviano che l'aveva
ospitato durante l'invasione e la distruzione di Teramo
operate dal conte di Loretello [Roberto di Bassavilla, figlio di
Giuditta d'Altavilla (sorella di Ruggiero II, re di Sicilia dal
1130 al 1154) e di Roberto di Conversano, quindi, cugino di
Guglielmo I].
[viii]
Con l'aggiunta di due campate presbiteriali,
la chiesa raggiunse la
massima ampiezza. Le absidi di fondo furono sostituite con una
parete lineare "scandita, soltanto nella spazieggiatura, dalle
semicolonne corrispondenti ai pilastri a fascio divisori fra le
campate aggiunte" (M.
Moretti, op.
cit., p. 525).
[ix]
"In seguito a
crolli venne ridotta alle due navate attuali […], forse sul
finire dello stesso secolo XIV; ciò si deduce dalla vetustà
della parete di sinistra e in genere dalla facciata adattata al
nuovo schema". (M.
Moretti, op.
cit., p. 525).
[x]
Specialmente durante il XIX secolo, quando, fu
prima restaurata [(nel 1841), cfr.
Bindi, op. cit.,
p. 7], poi deturpata sul lato orientale con la costruzione un
convento per Passionisti che, voluto dall'arciprete Valentino
Cozzi, entrò in funzione nel 1858, ospitò San Gabriele
dell'Addolorata nel 1859, fu soppresso nel 1864. San Gabriele,
proveniente da Torre San Patrizio (AP), arrivò a Giulianova la
sera di venerdì 8 luglio 1859, vi sostò nella giornata di sabato
e ripartì la domenica mattina alla volta del Convento di Isola
del Gran Sasso, dove (dopo un tragitto di 55 chilometri,
interrotto da una breve sosta a Montorio presso i Cappuccini)
giunse nel pomeriggio di domenica 10 luglio 1859, portò a
termine la sua santità, morì di tisi tubercolare il 27 febbraio
1862 (prima della consacrazione sacerdotale ritardata dagli
eventi del tempo).
[xi]
"La distruzione avviene nell'ottobre del 1943. Da
una perizia dei lavori per il completamento della chiesa, datata
11 maggio 1947 […], si evince che uniche parti rimaste in piedi,
sia pure pericolanti, sono la facciata con il portale, la
fiancata destra e il campanile". (Gaetano
Miarelli Mariani, Monumenti nel tempo, Carucci
editore, Roma 1979). Lo storico Riccardo Cerulli, in merito ai
primi provvedimenti adottati dopo i bombardamenti, scrive:
"Ricordo benissimo che nei primi giorni del mese di Luglio 1944,
essendo io sindaco di Giulianova […], ricevetti in Comune […] l'Ing.
Gino Celommi il quale mi informò che […] aveva assunto la
responsabilità della conservazione e riparazione
dell'antichissima Chiesa di S. Maria a mare […]" e "mi chiese di
disporre l'accantonamento dei materiali della facciata di quella
Chiesa e, in particolare, del portale trecentesco che le
deflagrazioni delle bombe avevano disseminato intorno al vetusto
edificio". (Riccardo
Cerulli, Un ricordo […] sul restauro della Chiesa di
S. Maria a mare di Giulianova gravemente danneggiata durante la
seconda Guerra Mondiale, in "La Madonna dello Splendore",
16/1997, p.39).
[xii]
Negli anni Sessanta furono eseguiti interventi
relativi al consolidamento della struttura, alla salvaguardia
degli avanzi di architettura romanica e all'eliminazione delle
aggiunte contrastanti con lo stile del monumento. Negli anni
Novanta sono stati eseguiti lavori attinenti
l'impermeabilizzazione del tetto e la ristrutturazione della
facciata e del portale.
[xiii]
"Si tratta di
una soluzione di ripiego dopo la scomparsa del vecchio campanile
romanico, di cui rimane la parte bassa facilmente osservabile
all'angolo sud-ovest dell'edificio, delimitata alla base da una
fila di lastre di travertino". (Pasquale
Rasicci, S. Maria a Mare di Giulianova, Unigraf,
S. Egidio alla Vibrata 1981, p. 13).
[xiv]
Raimondo di Poggio, achitetto.
[xv]
Cfr. m.
Moretti, op. cit.,
p. 525; P. Rasicci,
op. cit., p. 13.
[xvi]
"Quello di destra stringe un drago, simbolo delle
eresie, dei mali e delle persecuzioni che afflissero la chiesa
fin dai primi anni. La presenza del leone vuol rappresentare la
forza della chiesa che non teme quelle eresie e persecuzioni". (P.
Rasicci, op. cit., p. 15).
[xvii]
"La qualità artistica della statuetta è altissima e
l'opera è degna di uno scultore-architetto della fama di
Raimondo di Podio". (m.
Moretti, op. cit.,
p. 527).
[xviii]
Archivolto. Elemento di decorazione
architettonica costituito da una fascia sagomata che gira sopra
la curva di un arco. Costituisce l'elemento tipico
dell'architettura romana, romanica e rinascimentale.
[xix]
P. Rasicci,
op. cit., p. 15.
[xx]
Per l'interpretazione simbolica dei soggetti
raffigurati cfr. Angelo
Antonio Cosimo De Bartolmei, L'agro Castrense e la
porta dell'antico tempio di S. Maria a Mare, scritto nel
1839, pubblicato nel 1881 dal nipote Vincenzo Bindi, ristampato
nel 1999 dal Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo di
Giulianova (diretto dal prof. Aldo Marroni) nel volume Delle
rovine, curato da Sandro Galantini (pp. 19-23);
Maria Concetta Nicolai,
Ianua mundi immaginalis. Santa Maria a Mare di Giulianova,
in "La Madonna dello Splendore", 15/1996, pp.61-71.
[xxi]
Ippogrifo. Fantastico animale biforme avente
la parte di sopra di aquila o di altro uccello e quella di sotto
di leone o di altro quadrupede. In Dante (cfr. Purg., XXIX, 108)
e nella Chiesa viene considerato il simbolo di Cristo che
raggruppa in sé la natura divina e quella umana.
[xxii]
Realizzati durante i restauri postbellici.
[xxiii]
M. Moretti, op.
cit., p. 525.
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